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17 settembre 2018

VACCINI / PRECAUZIONE E PERSUASIONE, LA RICETTA DI GIULIO TARRO


Preferisce glissare sulle roventi polemiche sui vaccini, il professor Giulio Tarro, allievo di Albert Sabin, che scoprì l'antipolio.
E' sconcertato della retromarcia grillina, perchè giudicava quel provvedimneto adottato "equo e giusto". "Mi sembrava un buon passo avanti – commenta – tenuto conto della consapevolezza dei genitori dei bimbi che devono ricevere la vaccinazione e soprattutto in linea con quel che avviene negli altri Paesi del mondo".
Non intende parlare del Mago dei Vaccini, Roberto Burioni, e della sua mega intervista da 6 pagine per la 7 del Corsera, quel Burioni che non vuol confrontarsi con i "Somari", come discetta nel suo ultimo capolavoro editoriale
Ma di "IGNORANTI", di una profonda ignoranza che permea questo settore scientifico e soprattutto dell'ignoranza alla quale sono costretti i cittadini ci tiene a porre l'accento Tarro.
Ecco le sue parole.
"Da noi esiste una profonda ignoranza, cioè una non conoscenza dei problemi di cui parliamo e dei delicatissimi temi che ci troviamo ad affrontare. Non siamo in grado di fare scelte consapevoli perchè viviamo dentro un 'Grande Fratello' e detta legge la parola di chi grida più forte o riempie le pagine dei giornali, o usa i social media per diffondere le più grosse corbellerie".
"Dobbiamo metterci in testa che il vaccino è un farmaco, non una tisana o una camomilla. Va quindi utilizzato con tutte le cautele più rigorose, attuando in pieno il principio di precauzione. Le vaccinazioni multiple non possono essere rese obbligatorie, non si può inoculare qualcosa in un bimbo se i genitori non sono pienamente consapevoli dei rischi ai quali può andare incontro, perchè a volte il rimedio può essere più pericoloso del rischio che si può lontanamente correre".
"Ricordiamo che negli Stati Uniti, come in tutti i paesi anglosassoni, la scelta è libera, una scelta basata sulla persuasione, che non è coercizione, ma libero convincimento su una serie di dati che vengono forniti ai genitori dal medico e dagli operatori sanitari. Pensate che in questo modo, la già alta percentuale dei vaccinati negli Usa, è incrementata del 3 per cento. Per quale motivo, allora, scatenare battaglie terroristiche con la minaccia che i bimbi non possano nemmeno entrare negli asili o nelle aule scolastiche? Una follia".



"E ricordiamo alcuni fatti storici. Il tragico episodio dei militari mandati dagli Usa per la Guerra del Golfo. Quanti ne sono morti per le massicce dosi di vaccini inoculate? Una valanga. E nessuno ne vuole parlare (lo stesso, anche se in misura minore, è successo con la guerra in Kossovo, ndr)".
"E ricordiamo ancora che dal 1992 esiste una legge che prevede un risarcimento per chi riceve danni permanenti, se non addirittura la morte, a causa di un vaccino inoculato. C'è da dimostrare causa ed effetto, lo sappiamo: ma la legge esiste, gli specialisti e gli avvocati devono studiare i singoli casi e quando viene dimostrata l'associazione tra assunzione di vaccini e insorgenza della malattia bisogna andare avanti nella battaglia per il risarcimento. E' da paese civile, altro che".
"E infine. Vorrei ricordare che quello dei vaccini è e resta un colossale business per Big Pharma. Nel '92 le case farmaceutiche hanno avuto paura della cause civili per risarcimento danni, moltissime hanno chiuso, ne sono rimaste sostanzialmente tre. Ora il business è tornato, più forte che mai. E le case farmaceutiche sono estremamente agguerrite ".
"Quelle case che con i giganteschi mezzi finanziari a disposizione sono capaci di inventare campagne di terrorismo mediatico, creare dal nulla, con la complicità dei media, pandemie inesistenti. E la gente, ovviamente, ci casca. C'è addirittura chi ogni tanto arriva a parlare del ritorno del vaiolo. Ma nessuno sa che ne esistono solo due ceppi in tutto il mondo perfettamente isolati: uno ad Atlanta, negli Usa, e uno in Russia. Ma vedrete che prima o poi si riprenderà a suonare allarmi per una nuova suina oppure bovina".
O una caprina?
Nella foto di apertura il professor Giulio Tarro

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16 settembre 2018

VACCINI / LE GIRAVOLTE LAST MINUTE DEL MINISTRO GRILLO E LE “VERITA’ ” DI MAGO BURIONI


Abbiamo scritto questo articolo alle 17 circa del 6 settembre quando alle 19 i Tg danno notizia dell'ennesima giravolta gialloverde sui vaccini. Siamo al caos più totale: e ci chiediamo se il ministro Giulia Grillo esista sul serio o sia un clone del suo capo. Se sappia, soprattutto, che stiamo parlando della salute dei bambini e non di bambolotti.
Un articolo appunto che comunque pubblichiamo, il quale prende spunto da una maxi intervista rilasciata dal mago dei Vaccini, lo scienziato più "social" d'Italia, il Maestro del popolo bue: ma chi può essere se non Mago Roberto Burioni?
Impettito, mascella volitiva alla Mussolini, gli manca solo il Cappuccio e il Grembiulino per completare l'arredo massonico che gli è tanto familiare. Fin da quando si iscrisse al Grande Oriente d'Italia, la maggior loggia italiana con oltre 18 mila affiliati, seguita a lunga distanza dalla Gran Loggia d'Italia di palazzo Vitelleschi.

6 PAGINE PER IL MAGO DEI VACCINI SU 7
Sembra un servizio di Vogue o Mani di Fata, invece siamo tra le patinate pagine di 7, il supplemento del Corriere della Sera diventato utile per avvolgere nobili ortaggi, dai cavolfiori alle melanzane, da quando ne ha assunto la direzione Beppe Severgini, ospite permanente ad Otto e Mezzo di Lilli Gruber, che ha una rubrica fissa su La7, appunto 7 e mezzo. Tutto ok.
Le sei paginate a colori con foto kolossal andrebbero bene per le confessioni di Donald Trump sul Russiagate o di una Hillary Clinton che vuota il sacco sui misteri delle sue Fondazioni miliardarie gestite con il maritino Bill. Invece no.


Roberto Burioni. Sopra, il ministro Giulia Grillo

Parla un esperto di pubblicità & giornalismo: "Questo è un classico redazionale pubblicitario, dove in realtà non ci sono vere notizie perchè da mesi tutti parlano, anche le pietre, di vaccini. Ma si dà così il modo a Burioni di comparire come l'Uomo che conosce la Verità, l'Unico a possedere la Ricetta magica. La cosa grave è che il tutto avviene senza contraddittorio, senza che uno scienziato di diverso parere possa esprimersi, dire la sua, contrastare le opinioni di Burioni. E tra gli addetti ai lavori circola comunque la domanda: ma Burioni ha pagato a prezzo di tariffe redazionali o Servignini gli voluto fare un favore molto particolare? ". Boh.
Ma ecco, fior tra fiore. L'intervista, teniamo conto, è stata rilasciata in un momento di particolare commozione, quando il Maestro aveva appena ricevuto l'ennesima minaccia di morte. Anche stavolta sono le Brigate Rosse ad annunciare la sua uccisione.
"Non vale più la pena di stare in ansia per me", esordisce l'Eroe.
"Non penso di dover discutere sullo stesso piano con qualcuno che ha letto una decina di aritcoli su internet".
"Lasciar circolare tutte le fandonie che si dicono sui vaccini vuol dire permettere che vengano minate le basi del benessere di tutti, e in particolare delle generazioni dei nostri figli".
"Se in un teatro grido che c'è una bomba scappano tutti ed è difficile calmarli. La stessa cosa fanno gli antivaccinisti: diffondono timori che è complicato arginare".
Elementare, Watson.
Un Burioni che, petto in fuori stile Benito, dà del "Somaro" (dal titolo del suo ultimo capolavoro "La congiura dei Somari") ad ognuno che osi contraddire le sue Teorie: un Galileo sceso in Terra a miracol mostrare.
Quando ci fu lo "scazzo televisivo" in cui Burioni alzò i tacchi e se ne andò, o giù di lì, il confronto era con un disk-jokey (a quanto pare Red Ronnie) e con una povera famiglia che aveva perso il figlio dopo una vaccinazione. Non ti vuoi confrontare col dolore di quella famiglia perchè tu sei il Vate e loro le Capre? Bene. Almeno abbi compassione per la loro enorme sofferenza, scendi dalla cattedra che ti sei creato e confrontati. Macchè.

SOMARI ANCHE LORO, MONTAGNIER E TARRO ?

Luc Montaigner

Lo abbiamo più volte scritto su queste colonne. Ci sono due scienziati, entrambi noti a livello internazionale, il premio Nobel per la Medicina Luc Montagnier, che ha inventato il vaccino anti Aids, e il noto virologo partenopeo Giulio Tarro, due volte candidato al Nobel per la Medicina e allievo di Albert Sabin, che ha inventato, dal canto suo, il vaccino antipolio.
Non si tratta di due "signor nessun" o due presi a caso per la strada. Come mai – ci siamo più volte chiesti – un Genio del calibro di Burioni non vuole confrontarsi con Montagnier o Tarro? Di cosa ha paura? Cosa teme dalle inarrivabili Vette della sua Scienza?
Nel corso di un convegno indetto dall'Ordine Nazionale dei Biologi tenutosi mesi fa a Roma, la relazione di Montagneir non lasciava scampo ai dubbi: i vaccini vanno utilizzati non estrema cautela, occorre valutare caso per caso, occorre usare il Principio di Precauzione sancito prima dalle Nazioni Unite nel 1992 e poi ribadito dall'Unione Europea nel 2000. Il presidente nazionale dell'ordine ricevè una comunicazione piena di insulti, tendenti a delegittimare il convegno e paragonando i relatori a dei vecchi tromboni, somari, rincoglioniti o giù di lì. Da qui è scattata, ovvia, la querela da parte del presidente dell'ordine.
Ma come mai la stampa di Regime – Repubblica e Corsera in testa – per non parlare di Rai, Mediaset e strada facendo non hanno il coraggio di intervistare uno scienziato di fama mondiale che la pensa in modo diverso da Burioni? Tutti asserviti e incapucciati? Tutti genuflessi e in grembiulino?


Ortensio Zecchino

Sale in cattedra ad Avellino a magnificare le sorti di Tigen del suo amico ex Dc Ortensio Zecchino perfino Sergio Matterella, per sottolineare l'importanza della scienza. Le solite ovvietà presidenziali del capo dello Stato robot. Ma chi ha mai messo in dubbio la necessità sempre maggiore di progressi nella scienza? Ma veri, al servizio della salute dei cittadini, per il progresso dell'ambiente in cui viviamo.
Non per genuflettersi di fronte agli interessi di Big Pharma, delle mega industrie famaceutiche che lucrano miliardi di euro e di dollari sulla salute dei cittadini: e la cosa è ancora più spregevole se ciò riguarda i bambini. Ricordate le acrobazie di Novartis per stipulare un folle contratto con il governo italiano (allora Berlusconi premier) per far comprare dosi e quantità di vaccini antinfluenzali risultati del tutto inutili? Usato solo il 10 per cento, il resto buttato nelle discariche attrezzate per i rifiuti speciali: e però il conto venne saldato fino all'ultimo milione di euro! E nessuna penale, o comunque norma minimamente favorevole allo Stato era stata prevista.

I FASTI DI SUA SANITA' & LE CARNEVALATE DI MARCUCCI 
Proprio come succedeva nell'era di Sua Sanità Francesco De Lorenzo e del re Mida Duilio Poggiolini. A proposito, il processo sulla strage per il sangue infetto in corso a Napoli da due anni e mezzo, e che vede come imputati lo stesso Poggiolini e una dozzina di funzionari del gruppo Marcucci (allora un arcipelago di società, oggi radunate sotto l'ombrello miliardario di Kedrion), ricomincia il 27 settembre e si avvia – dopo un autentico Calvario – alle battute finali.
Tra le variegate foto che immortalano le feste inscenate da Pd e fauna varia per la retromarcia (inspiegabile comunuqe) dei pentastellati sul caso vaccini, ovviamente in prima fila il capoguppo Pd al Senato Andrea Marcucci.


Duilio Poggiolini

L'ex enfant prodige del De Lorenzo team ai tempi sfolgoranti del Pli presieduto da Renato (l'Altissimo): e lui, Andrea, fu il più giovane parlamentare italiano, sotto le insegne di Sua Sanità e l'ala protettiva del ras del sangue Guelfo Marcucci. Una dinasty ingigantitasi su commerci e lavorazioni degli emoderivati e per anni – almeno fino al '92 – anche con la produzione dei vaccini attraverso la Sclavo (poi passata alla Novartis), miliardi realizzati sulle salute e sulle pelle degli italiani.
Per non doverci ripetere, vi invitiamo a leggere le inchieste realizzate alcuni mesi fa (dopo febbraio dalla Voce proprio in seguito al convegno nazionale dei Biologi). Troverete riportati i passaggi essenziali dell'intervento di Montagnier e troverete anche due articoli sulle pubblicazioni di Tarro: una recentissima, appena diffusa, "100 cose da sapere sui vaccini" – attualissima soprattutto nell'odierna bagarre – e uno studio scientifico, pubblicato anche in Cina, sui giganteschi pericoli, da qui a breve-medio termine, derivante dall'utilizzo di metalli pesanti (e tossici) nell'ambiente, cosa che produrrà un aumento esponenziale nelle percentuali di bambini autistici fra la popolazione.
Studi la cui adozione andrebbe resa obbligatoria nelle scuole: altro che obblighi vaccinali di stampo fascista!

In basso i 4 link base
ROBERTO BURIONI / IL MAGO DEI VACCINI CONTRO IL NOBEL – SOMARO LUC MONTAGNIER 
10 marzo 2018

VACCINI / CONTINUA LA CAMPAGNA DI BUFALE DEI PRO VAX. MA IL NOBEL LUC MONTAGNIER LI SPUTTANA
23 giugno 2018

VACCINI / IL MANUALE ANTI FAKE NEWS FIRMATO DAL VIROLOGO GIULIO TARRO
19 marzo 2018

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13 settembre 2018

GIALLO PANTANI / GIRO TAROCCATO & SCOMMESSE DI CAMORRA: E’ CALATO UN MURO DI GOMMA


"Voglio vederli in faccia questi bastardi che me lo hanno ucciso". Non si arrende, non arretra di un centimetro Tonina, la mamma di Marco Pantani, il nostro campione di ciclismo ammazzato ("suicidio" per la Cassazione) in un residence di Rimini il 14 febbraio 2004. Una sentenza da brividi.
Resta solo un filo di speranza a Napoli, dove da due anni esatti (fine agosto 2016) è depositata la richiesta di riapertura indigini presentata dall'ultimo avvocato della famiglia Pantani, Antonio De Rensis.


Tonina Pantani col figlio Marco

Ma ricostruiamo i fatti partendo dalle news. Una immensa folla di giovani, sportivi, turisti, concittadini e curiosi si raduna in queste ore (1 e 2 settembre) a Cesenatico per ricordare Marco, il Pirata, l'eroe della montagne, il campione che tutti gli italiani hanno nel cuore anche dopo tanti anni per il coraggio, l'eroismo, la sofferenza per la fatica che vedevi disegnata sul suo viso.
"La mia battaglia – sussurra tra le lacrime mamma Tonina – è iniziata 14 anni fa e non avrà mai fine. Ho cambiato sette avvocati e non è successo nulla. Muri di gomma, dai tribunali solo silenzi e archiviazioni. Sono andata in crisi tante volte, ma ogni volta mi rialzo e ricomincio, come faceva lui con le sue salite interminabili. Mi batto per uno sport pulito, soprattutto per i giovani, e la mia battaglia non avrà fine fino al momento in cui non avrò la verità. Voglio vederli in faccia quei bastardi".
Non sarà certo facile, un'impresa titanica, una di quelle che Marco era comunque abituato, con la sua tenacia senza confini, a compiere.
La Voce ha scritto varie inchieste sul giallo Pantani che potete trovare in archivio. Ma vogliamo riassumere gli ultimi sviluppi. O meglio, "non sviluppi".
Come abbiamo detto c'è in vita ancora un esile filo di speranza, si trova presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, visto che a fine agosto 2016 l'avvocato de Rensis depositò una articolata memoria per ottenere la riapertura delle indagini, negata dalla procura di Forlì, basandosi su una mole di elementi. E chiedendo il trasferimento del fascicolo, appunto, da Forlì a Napoli.

QUEL GIRO D'ITALIA 1999 ERA TAROCCATO 

Renato Vallanzasca

Come forse ricorderete, tutto parte da Renato Vallazzasca, che rinchiuso nel carcere di Bollate riceve alcune confidenze, molto particolareggiate, da un pentito di camorra, il quale gli consiglia, al Giro 'd'Italia del 1999, di scommettere sulla sconfitta di Marco: "'O Pelato non arriva a Milano".
E gli racconta di maxi scommesse effettuate dalla camorra, come ritualmente accade per grossi eventi sportivi, a cominciare dalla 'vendita' dello scudetto al Milan del 1989.
Vallanzasca scrive alla madre di Pantani descrivendole la storia. La signora Tonina in un baleno si precipita alla procura di Forlì, sporge denuncia e allega la lettera: il fascicolo è affidato al pm Sergio Sottani, il quale effettua una serie di riscontri. Per prima cosa individua il pentito che nel carcere aveva parlato con Vallanzasca: collabora, dà nomi e cognomi di altri camorristi con cui parlare e ulteriori elementi. Gli altri camorristi vengono sentiti dal pm, forniscono conferme, e soprattutto ribadiscono che quel Giro era taroccato: la camorra ci aveva puntato palate di soldi e 'O Pelato non doveva concluderlo.


Il pm Sergio Sottani

E' così che era successo, nel 1999, il dramma dalla tappa a Madonna di Campiglio: i valori del sangue di Marco risultano leggermente alterati, ma tali da farlo escludere dalla gara. I sanitari che hanno effettuato il prelievo sono reticenti, il capo dell'equipe, un medico svedese, Wim Jeremiasse, guarda caso un mese dopo finisce dentro un lago ghiacciato austriaco con la sua auto: e dopo quel prelievo aveva dichiarato, "oggi il ciclismo è morto". Poi è successo a lui.
Uno dei massaggiatori del campione, Roberto Bregnolato, parla espressamente di alterazione delle provette da parte dei sanitari, "convinti" con i metodi che la camorra solitamente usa. E afferma: "Marco Pantani fu ucciso quella mattina a Madonna di Campiglio".
Insomma, una montagna di elementi probatori che avrebbero dovuto condurre in dirittura d'arrivo verso il traguardo dei rinvii a giudizi e quindi l'inizio del processo. Invece niente: Forlì nicchia, sostiene che molte testimonianze sono solo "de relato", cioè di camorrristi che le riferiscono da altri camorristi. Insomma, non ci sarebbe la prova regina, la pistola fumante o, in questo caso, l'ago nella vena del campione e il sangue alterato davanti agli stessi pm.
Ma fateci il piacere… avrebbe detto Totò. La Procura di Forlì, del resto, non capisce un tubo di camorra e quindi avrebbe dovuto spedire il fascicolo a Napoli, anche perchè proprio nel capoluogo partenopeo in precedenza, e anche per altri fatti delittuosi, avevano testimoniato diversi camorristi che erano a conoscenza della combine creata intorno a quel maledetto Giro del 1999.


Il penalista Antonio De Rensis

Niente. Forlì è ben decisa a tenersi stretto il fascicolo, a far tutto da sola, ed ad archiviare il tutto. E così fa.
E' a questo punto, due anni fa, che l'avvocato De Rensis, proprio in forza di quelle carte, quei documenti, quelle verbalizzazioni, quei fatti successi, si presenta alla Dda di Napoli e deposita la richiesta di riapertura del caso.
Sono passati due anni esatti. Ma di quel fascicolo, oggi, non si ha un sola notizia. E' stato mai aperto? E' stata fatta un'indagine? E' stato sentito qualche pentito? E' stato effettuato qualche riscontro? A quanto pare no, perchè dopo un anno circa (settembre 2017) la Voce intervistò il pm incaricato Antonella Serio, che disse poche e vaghe parole: "il fascicolo è in evidenza. Quando ci sarà qualche sviluppo lo comunicheremo".
Invece, fino ad ogni lo zero più assoluto. Un muro di gomma. Ci fosse stato un minimo di sviluppo il procuratore capo avrebbe convocato una mini conferenza stampa – come di rito – e aggiornato sulle eventuali novità. Invece niente.
Abbiamo contattato anche lo studio dell'avvocato De Rensis, via telefono e via mail. Nessuna novità.
Passiamo al secondo atto, non meno sconcertante del primo. Perchè esiste un'altra inchiesta, sempre condotta dalla procura di Forlì, riguardante l'omicidio (etichettato ovviamente come "suicidio") di Marco, avvenuto appunto nella pensione Le Rose di Rimini.

UN SUICIDIO ALLA PINELLI O ALLA DAVID ROSSI 
Anche qui due inchieste parallele. Una condotta dalla polizia e dalla procura, l'altra dall'avvocato de Renzis.
La scena del crimine, per sintetizzare, è da tsunami: mobili distrutti, letto squarciato, suppellettili di ogni tipo fatte a pezzi. E il cadavere di Marco che presenta evidenti segni di ferite e di trascinamento. La scena somiglia molto a quella di un altro omicidio spacciato per suicidio, quello di David Rossi, il responsabile comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, che di segreti su Mps ne conosceva una caterva e avrebbe potuto rivelarli ai pm che l'avevano convocato per il giorno seguente al "volo" dal quarto piano di palazzo Salimbeni.

E anche Marco era una "mina vagante". Avrebbe potuto rivelare un mare di cose non solo su quel Giro taroccato, ma sul mondo della droga nello sport, sul colossale giro d'affari del doping, sui controlli taroccati, sugli organismi che sulla carta dovrebbero controllare e invece fanno esattamente il contrario, sulla maxi corruzione imperante. E poi sul mega giro di scommesse illegali e di camorra nella cui trappola era caduto.
Per gli inquirenti bazzecole, pinzellachere: si era drogato, aveva perso il controllo di sè, aveva distrutto tutto. Si era inferto quelle ferite, in palese stato di masochismo acuto, si era autotrascinato per metri.
In più, ciliegina sulla torta, due elementi che fanno a cazzotti con questa ricostruzione: un giubbotto che non apparteneva a Marco trovato nella stanza del residence e un cornetto gelato Algida nel contenitore dei rifiuti (marca che Marco non consumava). Commentano i pm: "lo aveva mangiato un poliziotto per distrarsi". E tu inquini la scena del crimine in quel modo?
Ai confini della realtà.
La controperizia redatta dall'avvocato De Renzis, soprannominata delle "100 anomalie", per la immensa mole di elementi contraddittori e mai chiariti, contiene una sequela di fatti che fanno a pugni con la ricostruzione ufficiale. La Voce li ha descritti nelle passate inchieste che potete rileggere.

ARCHIVIAZIONI KILLER
Ma alla fine di tutta questa battaglia giudiziaria cosa è partorito? L'ennesima richiesta di archiviazione della procura di Forlì. Per la quale non bastano tutti gli elementi e moventi: occorreva filmare il killer col pugnale nello stomaco di Pantani.
E pensare che anche una perizia scientifica aveva dimostrato come Pantani fosse stato costretto ad ingurgitare una pallina di coca, allo scopo di ammazzarlo con una maxi over dose. E microtracce di quella pallina si trovavano ancora sulla scena del crimine. Il filmato delle operazioni dei primi investigatori è stato poi tagliato. Perchè durava troppo, secondo alcune spiegazioni.
Come del resto è stato tagliato il filmato delle telecamere del Monte dei Paschi che documentano la caduta di David Rossi. Troppo lungo e noioso.
Dopo l'archiviazione richiesta dal pm e accettata dal gip di Forlì, tutto morto. Non è restato, a De Renzis, che fare l'estremo tentativo in Cassazione, dove quasi tre anni fa, il 19 settembre 2015, giorno di San Gennaro, le toghe non ha fatto certo un miracolo: ma semplicemente apposto una fredda pietra tombale sulla tragedia: archiviazione.  

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03 settembre 2018

NEWSLETTER VOCE DELLE VOCI 3 settembre 2018

VOCE DELLE VOCI
LA NEWSLETTER DI LUNEDI 3 SETTEMBRE 2018
LE INCHIESTE

GIALLO PANTANI / GIRO TAROCCATO  & SCOMMESSE DI CAMORRA: E' CALATO UN MURO DI GOMMA 


STAI "SERENO" ENRICO LETTA / CON TUTTA LA MONTAGNA DI POLTRONE CHE OCCUPI…









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05 agosto 2018

RAI / BURIONI ATTACCA IL CANDIDATO FOA SUI VACCINI: UN CAVERNICOLO



Attacco su tutti i fronti a 360 gradi dai media di regime al candidato presidente Rai Marcello Foa. Da Repubblica al Corsera una velina pressocchè identica: "ultrà di Putin", "contro le Ong", "sovranista", "no euro" e – tanto per aggiungere un ingrediente al minestrone che non guasta mai – anche "No Vax".
Su quest'ultimo fronte entra in scena (anzi in sceneggiata) il solito scienziato (sic) pret a porter, Roberto Burioni, il Verbo Unico sul tema, il solo degno di dare il suo parere e gli altri tutti zitti, muti e "somari" (dal titolo della sua ultima illeggibile fatica letteraria), in ginocchio ad ascoltare il verbo del Vate.
In perfetto conflitto d'interessi, Burioni, come la Voce ha più volte documetato, per i suoi rapporti d'affari con svariate società farmaceutiche in tema di brevetti.
E già ce lo immaginiamo, Fratel Burioni, tra alambicchi & provette, cappucci & grembiulini per inventare le sue miracolose pozioni: visto è iscritto al Grande Oriente d'Italia. Il fatto è che Burioni se ne vergogna, non lo ammette, dice che non è vero. Mostrando un indomito coraggio che non sarà poi tanto gradito ai confratelli del GOI, fieri invece di esserlo.
Ma eccoci all'ultima polemica.


Roberto Burioni. In apertura, Foa

Scrive il Corsera: "ora riemerge dalla memoria della Rete un intervento assai dubbioso del giornalista italo svizzero sull'efficacia dei vaccini. Lo ha scoperto il virologo Roberto Burioni che ha ripescato un'intervista concessa al sito Informarexresistere in cui Foa ricorda che 'in Svizzera i vaccini non sono obbligatori. La gente può scegliere di non vaccinarsi eppure la popolazione non è particolarmente malata".
Suona la fanfara Repubblica: "Il 3 dicembre 2017 in una videointervista al videoblog 'Crescere informandosi', Foa esprime un punto critico sull'obbligatorietà dei vaccini. 'Iniettare 12 vaccini in un arco temporale di tempo molto stretto nel corpo di un bambino, provoca uno choc nel corpo. I vaccini dovrebbero esere limitati allo stretto indispensabile e solo per le malattie davvero gravi".
Ecco i commenti di Mago Burioni via twitter alle estrapolazioni effettuate dai due media di Palazzo.
Scrivono sul quotidiano di via Soferino: secondo Burioni "il presidente Foa dice menzogne sui vaccini, quelle degli antivaccinisti cavernicoli, ignoranti ed egoisti. Sulla salute ci vuole corretta informazione, non la diffusione di balle mortali con i soldi del canone". A valutare se siano o meno balle abbiamo un Giudice Unico, il Mago Burioni.
Più conciso il quotidiano diretto da Mario Calabresi: "Foa dice menzogne sui vaccini, quelle degli antivaccinisti cavernicoli, ignoranti ed egoisti".
Come del resto "cavernicoli, ignoranti ed egoisti" sono il premio Nobel per la Medicina Luc Montagnier e il virologo Giulio Tarro, allievo di Albert Sabin, l'inventore del vaccino antipolio. Forse qualcosina in più di Burioni ne sanno (ce ne vuol poco, del resto), forse qualche titoluccio accademico in più lo hanno nel loro curriculum, forse quel diritto alla Verità che il solo Burioni si arroga andrebbe un momentino rivisto.
Sorge spontanea la domanda: ma come mai l'Onnisciente Burioni non accetta un confronto pubblico con Montagnier e Tarro? Ha paura di qualcosa? Teme una figura barbina? O si scopra che il re è nudo?
E non hanno diritto di parola coloro i quali non mettono in dubbio l'utilità dei vaccini, ma le modalità di produzione (lo abbiamo scritto altre volte) e di utilizzo, da effettuare basandosi nel modo più assoluto sul principio di "Precauzione", come hanno stabilito un quarto di secolo fa la Nazioni Unite, ribadito 18 anni fa l'Unione Europea e ripetuto ad ogni convegno Montagnier, Tarro e altri scienziati che non la pensano come Mago Burioni.

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27 luglio 2018

CHIAMALE SE VUOI DONAZIONI / LE MAZZETTE MILIONARIE DAI MARCUCCI A POGGIOLINI



Sempre più bollente il processo per la strage del sangue infetto in corso a Napoli (il 19 luglio l'ultima udienza prima della pausa estiva) e che ha provocato almeno 5000 morti per la trasfusione di emoderivati non testati. Vittime e familiari da vent'anni (20) attendono giustizia, visto che il processo iniziò a Trento nel 1998. Fino ad oggi un muro di gomma.
L'ultima benzina sul fuoco arriva dalla risposta ad un fresco articolo della Voce che riportava testualmente la verbalizzazione di Duilio Poggiolini, l'ex re Mida della Sanità e braccio destro di Sua Sanità Franco De Lorenzo, resa ai carabinieri la bellezza di 23 anni fa e solo adesso venuta alla luce.
Ne ha ricevuto copia la Voce alla sua redazione, ma fa parte anche parte del fascicolo processuale davanti al giudice della sesta sezione civile del tribunale di Napoli, Antonio Palumbo, che ha condotto il processo per due anni e mezzo e si avvia alla battute conclusive: a settembre ci saranno le arringhe del pm, delle parti civili e dei difensori degli imputati, ossia di Duilio Poggiolini e di alcuni ex funzionari-dipendenti del gruppo Marcucci, all'epoca oligopolista nella lavorazione e distribuzione di emoderivati.

QUELLE SUPER MAZZETTE PER GLI EMODERIVATI
Ma procediamo con ordine, in modo cronologico, perchè la vicenda è non poco articolata.
La Voce, dicevamo, il 1 giugno scrive un'inchiesta basata su un verbale d'interrogatorio di Poggiolini.



Uno stabilimento del gruppo Marcucci. In apertura l'ingresso del Tribunale di Napoli con una "pioggia" di globuli rossi
Per completezza d'informazione, a questo punto, in basso potete leggere integralmente quel verbale da brividi. Si parla di 280 milioni (in lire) di mazzette consegnate da un funzionario del gruppo Marcucci, Edo Rinaldi, al responsabile della Commissione Unica del Farmaco, Poggiolini appunto. "Mittente" della bustarellona è il gruppo Marcucci, in particolare il patròn di famiglia, Guelfo Marcucci, passato a miglior vita circa due anni fa e ovviamente non presente al processo. Così come non è presente Edo Rinaldi, il latore della ricca missiva, anche lui passato a miglior vita.
Nel verbale redatto davanti ai carabinieri, Poggiolini ammette con estremo candore di aver ricevuto soldi & regali per 280 milioni di lire, solo per aver dato alcuni consigli e pareri circa le pratiche amministrative da svolgere per presentare istanze e domande al ministero della Salute, sul fronte degli emoderivati.
Riposte che avrebbe potuto fornire, in cambio di una cena, un qualsiasi dipendente, anche il più idiota, dello stesso ministero.
E invece i Marcucci puntano in alto, al Mago del Farmaco, al Re Mida della Sanità, al Profeta che – unico – può dar Vaticini: Poggiolini.
Un disgustoso spartito – quel verbale – a base di dazioni & pareri, consigli & soldi a palate, regali & relazioni: e il tutto sulla pelle dei cittadini.
Cosa fa a questo punto il legale della famiglia Rinaldi, Massimilano Capecchi, il cui studio si trova a Fornaci di Barga, a un tiro di schioppo dal quartier generale di casa Marcucci e dove era residente lo stesso Rinaldi?
Ci invia una lettera (che per completezza di cronaca pubblichiamo in un link in basso) nella quale viene in primo luogo contestato il fatto che l'articolo è diventato "virale" via internet e quindi gli effetti si allargano a macchia d'olio.
Poi l'avvocato contesta due fatti: il diritto all'oblio, dal momento che la vicenda risale a 23 anni fa. E la circostanza che nel frattempo – per la precisione nel 2002 – la Corte d'Appello di Napoli ha pronunciato una sentenza che assolve Edo Rinaldi dagli addebiti contestatigli, e per i quali aveva subito una condanna in primo grado.
Queste le espressioni utilizzate da Capecchi: "Lei classifica addirittura come clamorosa una notizia ampiamente coperta dal diritto di oblio, ma soprattutto completamente inveritiera perchè nell'enfasi di una narrazione scandalistica per un evento di nessun interesse pubblico verificatosi ben ventitrè anni fa si dimentica completamente di precisare che Edo Rinaldi fu definitivamente prosciolto dalla Corte d'Appello di Napoli con sentenza del 28 febbraio 2002 insieme a Duilio Poggiolini poichè il fatto non costituiva reato".

ALTRO CHE DIRITTO ALL'OBLIO

Duilio Poggiolini

Così risponde la Voce all'avvocato Capecchi: "La ringrazio della comunicazione, che le propongo, visti i contenuti e i toni, di pubblicare integralmente insieme alla nota che le sto inviando. Mi pare infatti corretto darne contezza ai lettori, in modo che abbiamo una visione completa sulla vicenda: il punto di vista dell'erede del Dr. Edo Rinaldi da un lato, compresa la sentenza di assoluzione, quello della redazione dall'altro".
Prosegue la nota della Voce: "Quanto al diritto all'oblio, vorrei attirare la sua attenzione sul fatto che l'interesse è attualissimo in relazione al processo penale che si sta svolgendo a Napoli e che riguarda condotte degli anni '70 e '80, e morti di persone emofiliache avvenute recentemente, in cui il Dr. Poggiolini è imputato e nel quale, in fase di indagini, prima del decesso, era stato coinvolto il medesimo Dr. Edo Rinaldi. La notizia data, che riguarda i rapporti avvenuti tra il gruppo Marcucci, ove il Rinaldi lavorava, ed il direttore del servizio ministeriale che controllava i farmaci plasmaderivati, è pertanto sicuramente di interesse attuale e concreto".
Questa è la risposta della Voce.
Alla quale ovviamente in tempo reale l'avvocato Capecchi replica: "apprezzo il garbo della sua risposta. Tuttavia il dileggio del padre accusato di aver commesso un reato dal quale è stato prosciolto in via definitiva (come da Lei richiesto allego la sentenza di proscioglimento) è motivo di sofferenza troppo grande per il mio assistito per lasciare sul web un articolo il cui presupposto è falso e che non rende giustizia alla verità. Le ricordo inoltre che il processo di Napoli non ha per niente visto coinvolto il Dott. Rinaldi che può, pertanto, liberamente opporre il diritto all'oblio, che gli compete sicuramente".
Ci sono svariati punti da chiarire. Ma è meglio partire dalla sentenza di assoluzione del 2002 cortesemente inviataci dall'avvocato Capecchi. Una sentenza che assolve tutti gli imputati (ben compreso Edo Rinaldi). Ma che, se letta con un minimo di attenzione, parla da sola. E ne racconta delle belle.
A pronunciarla, il 24 maggio 2002, il presidente della sesta sezione della Corte d'Appello di Napoli  Michele Morelli, affiancato dai consiglieri Fernando Giannelli e Francesco Paolo Caiati (relatore).
Una sentenza che in qualche modo "mescola" le due vicende "storiche" dalla sanità d'affari & morti in Campania: quella della "Farmatruffa"(per la quale De Lorenzo e Poggiolini sono stati condannati a 5 miliardi di lire di risarcimento a testa per danno all'immagine dello Stato); e quella degli emoderivati, dalla quale Sua Sanità ha sempre teso a scindere ogni sua responsabilità, pur essendo legato a doppio filo sia al re Mida Poggiolini che ai maggiori distributori di emoderivati, appunto i Marcucci: tanto che il figlio Andrea Marcucci – oggi capogruppo del PD al Senato – nel '91 si presentò alle politiche sotto l'ala protettiva di Sua Sanità con i vessilli del PLI, e il fratello Renato De Lorenzo è stato membro del CdA della Scalvo, per un paio d'anni perla dell'impero Marcucci.

DUE SENTENZE CONTRO: CORRUZIONE O DONAZIONI ? 

Andrea Marcucci

Nella prima parte della sentenza del 2002 viene fatto un sunto della "Farmatruffa", dell'associazione a delinquere messa in piedi dallo stesso titolare della Sanità, dal suo segretario particolare Giovanni Marone (l'uomo che soleva bruciare i documenti bollenti in un calderone) e lo stesso Poggiolini (uso invece nascondere i milioni spiccioli nei puff del salotto).
Ma eccoci al clou. Al capo 192, pagina 460 della sentenza, alla voce "Imputati Poggiolini Duilio, Rinaldi Elio", così si legge: "Il Tribunale (di primo grado, ndr) ha dichiarato Poggiolini Duilio e Rinaldi Edo colpevoli del reato loro ascritto. Avverso detta decisione ha proposto appello il Poggiolini chiedendo la assoluzione dal reato ascritto, considerato che il Rinaldi, tratto in arresto in base alle sue rivelazioni, aveva espressamente riferito di aver spontaneamente effettuato i versamenti per gli utili consigli ricevuti".
"Spontaneamente"? "Utili consigli" pagati la bellezza di 280 milioni di lire? Da neurodeliri.
Ma la catena dei fatti ai confini della realtà è appena all'inizio.
Scrivono i togati capeggiati da Morello: "Ha inoltre proposto appello il Rinaldi chiedendo la assoluzione dal reato ascrittogli, assumendo che le sue dazioni in denaro erano state spontanee e non frutto di un accordo corruttivo". Di nuovo spontanee? Beneficenza? Regali sotto l'albero della cuccagna? Corrotti e corruttori di tutto il mondo unitevi in questa linea difensiva – peraltro incredibilmente avallata da un tribunale italiano – e la farete franca a vita!
Ma la sceneggiata, tipicamente partenopea, continua.
Scrivono le toghe della sesta corte: "In sede dibattimentale Poggiolini ha dichiarato che: 'Rinaldi Edo si era recato spesso da lui per chiedere consigli sui prodotti dell'impresa di cui era titolare insieme ai fratelli Marcucci; detta impresa si interessava soprattutto di 'emoderivati'; in particolare Rinaldi gli chiedeva precisazioni tecniche sulle metodiche da seguire per istituire, nelle tecniche di produzione, quei controlli e procedure".


Piermannuccio Mannucci

Sorge spontanea a domanda: ma cosa ci stanno a fare consulenti e super esperti che un gruppo stramilionario come quello di casa Marcucci si poteva abbondantemente permettere? Uno per tutti, quel Piermannuccio Mannucci, il primo teste nella lista stilata dal pm al processo di Napoli: un pomposo pedigree, ma un un teste in palese conflitto d'interessi essendo stato, appunto, più volte consulente del gruppo Kedrion (che oggi raduna le perle di casa Marcucci).
La ciliegina sulla torta è in arrivo: "Per questi suoi consigli il Rinaldi, spontaneamente e sotto forma di regali natalizi, dagli anni '80 sino al 1992, gli aveva versato la complessiva somma di 280 milioni di lire, confluiti in parte sul suo conto corrente personale acceso presso la Banca di Roma ed in parte su quello acceso presso la Comit".
Non basta: così prosegue la sentenza della Corte d'Appello di Napoli: "successivamente, due – tre volte l'anno, a Natale e a Pasqua, aveva continuato a portare somme di danaro a Poggiolini pari a 5 milioni di lire a volta, gradualmente aumentate prima a 10 e poi a 20 milioni di lire; complessivamente aveva erogato a Poggiolini la somma di 180 miloni di lire, prelevati da un fondo 'ISI' destinato al fondo spese". Sicuramente si tratta dell'Istituto Serioterapico Italiano, del quale a inizio anni '90 Edo Rinaldi è stato al vertice del cda.
Ma ecco – comica finale – il commento delle toghe: "In cambio il Poggiolini non gli aveva fatto alcuna agevolazione, ma dallo stesso aveva ricevuto solo cortesie": evidentemente, a base di colombe pasquali d'oro massiccio e tempestate di diamanti. Uno spirito francescano coltivato negli anni? Un sorta di ipnotismo infinito? Un masochismo spinto agli estremi?
Una perizia psichiatrica potrebbe sciogliere l'arcano.
Così concludeva la sesta sezione della Corte d'Appello di Napoli nel 2002: "Orbene, ritiene la Corte di non poter condividere il ragionamento seguito dal primo Giudice. Invero, sostenere che ogni rapporto intercorso tra Poggiolini – sia pur gravemenre scorretto o censurabile sotto il profilo disciplinare per il pubblico funzionario – debba essere automaticamente ricondotto nello schema di una intesa corruttiva sol perchè inserito in un più ampio contesto effettivamente caratterizzato da una vasta serie di rapporti di tale natura, significa generalizzare senza tenere conto delle peculiari caratteristiche del caso specifico e delle risultanze probatorie".
Ma Mani pulite ce la siamo sognata o no? La Corruzione se la sono inventata i giornalisti o chi altro? E Big Pharma s'è improvvisamente trasfigurata nello Spirito Santo?

DOPO 20 ANNI, GESU' FATE LUCE
Ma non c'è mai limite alla psichiatria forense: "Nel caso in esame, dalle dichiarazioni pienamente concordanti rese dal Poggiolini e dal Rinaldi si ricava che le dazioni in questione furono davvero elargite spontaneamente dal Rinaldi a fronte dei consigli che solo un esperto come il Poggiolini poteva fornire su un settore tanto specifico e delicato, quale quello della produzione di farmaci emoderivati". Il Messia sceso in terra a miracol spiegare, l'allora Poggiolini?
Arieccoci, gli emoderivati. La tragedia che da vent'anni tormenta migliaia e migliaia di famiglie.
A questo punto, ci par d'obbigo porci e porre qualche interrogativo.
Vale il tanto celebrato diritto all'oblio rispetto ad una vera e propria carneficina per la quale dovrebbe decidere, a questo punto, solo il tribunale dell'Aja per i crimini contro l'umanità?


Una manifestazione di protesta degli ammalati per sangue infetto

Secondo noi, rispetto ad ogni diritto all'oblio, deve prevalere il diritto-dovere alla memoria, la memoria storica..

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