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10 maggio 2018

Perché Aldo Moro Doveva Morire, Ferdinando Imposimato in Ateneo

19 gennaio 2018

Le fake news e le fake memories


La morte del giudice Imposimato, ex parlamentare PDS poi staccatosi per partecipare alla formazione dei Socialisti Democratici Italiani (in quella occasione lo conobbi, proprio a Reggio Calabria) quindi candidato Presidente dei 5S, ancora una volta mi induce ad una riflessione su quanto il regime storiografico e giornalistico sia intriso di giustizialismo e su quanto, per passare quale eroe anche postumo, sia necessario cancellare ogni pericoloso sbandamento da un cursus honorum “antimafia”, specie se si tratta di sbandamento garantista. Tutti, oggi, ne parlano come di un integerrimo magistrato, impegnato nella lotta alla mafia, al terrorismo, alla corruzione e ai misteri d'Italia e Imposimato lo era. Come era stato parlamentare di chiara onestà intellettuale al punto da assumere posizioni “contro-corrente”, in epoca di Mani Pulite, a difesa di Bettino Craxi e contro l'allora pool milanese in occasione della mancata autorizzazione a procedere o quando esortò Achille Occhetto a dire tutta le verità sul finanziamento soprattutto sommerso di cui godette il PCI e i suoi successori. La maggior parte dei giornalisti, però, dimentica, oggi, un'altra pagina di onestà e coraggio di Ferdinando Imposimato allorquando manifestò pubblicamente, negli anni '90 (a partire dal massimo palcoscenico televisivo di allora, il Maurizio Costanzo Show) roso dai morsi della coscienza, la convinzione dell'innocenza di un uomo che aveva rinviato a giudizio, quale giudice istruttore dell'epoca, convinto che il processo avrebbe dipanato alcune ombre indiziarie. Quell'uomo era di Platì, Domenico Papalia, che si trovava condannato all'ergastolo per l'omicidio di un altro calabrese, Antonio D'Agostino, figlio dell'ex sindaco comunista di Canolo, Nicola D'Agostino. Fu intrapresa una iniziativa a sostegno della grazia per Domenico Papalia, all'indomani di un enorme gesto d'amore e d'altruismo da parte dell'ergastolano di Platì. Era avvenuto che l'ergastolano calabrese aveva prestato il consenso alla donazione degli organi dell'unico figlio maschio, Pasqualino, colpito a morte da un proiettile rimbalzato sulla campana della chiesa di Platì la notte di Capodanno del 1993. Un nobile gesto avvenuto anzitempo rispetto a quello del povero bimbo americano Nicholas Green. Ovviamente in pochi ricordano la donazione platiese perché il gesto d'amore di uno 'ndranghetista non merita memoria.
Imposimato sostenne quell'iniziativa assieme a mio padre, al giornalista Totò Delfino, all'allora sindaco Franco Mittiga e altri.
Ricordo che anche Saverio Zavettieri, allora deputato del Psi, avanzò una interrogazione all'allora Ministro della Giustizia Claudio Martelli per perorarne la causa.
Questo impegno di Imposimato in favore di uno ndranghetista, però, non poteva essere accettato. Iniziò una contro-offensiva. Non andava proprio giù ai magistrati milanesi che stavano, in quegli anni, procedendo nei confronti dei platiesi trapiantati a Milano con un'operazione giudiziaria denominata “Nord-Sud”. I vertici della Procura milanese si affrettarono a chiamarlo rassicurandolo che non avrebbe dovuto sentirsi in colpa perché aveva visto bene, aveva fatto il “suo dovere” nel rinviarlo a processo. Ovviamente, oltre alle rassicurazioni, il sospetto di “intelligenza col nemico” cominciò ad emergere. In un provvedimento giudiziario, un Gip milanese si espresse duramente verso Imposimato, autore “di una campagna insistente e ossessiva, finalizzata a caldeggiare la concessione della grazia a Domenico Papalia”, con “una vera arringa difensiva”, “un’agghiacciante propaganda in favore di Domenico Papalia”. Imposimato, secondo il giudice, “è stato utilizzato da scaltri manovratori, senza contare il suo preoccupante, se vera l’ipotesi, non potersi tirare indietro da pressioni o minacce provenienti da ambienti non certo di frati trappisti”. L’idea che si fanno alla procura di Milano è che l’ex magistrato sia oggetto di pressioni, di minacce, forse di ricatti. La possibile connivenza rimane sotto-traccia. Imposimato si indigna, ritiene inaccettabile che si possa ritenere condizionabile uno come lui che, da magistrato, subì l'assassinio, da parte della camorra, di un fratello sindacalista. Rilancia al punto da mostrarsi in pubblico con la figlia di Papalia per sottolineare come la perizia balistica era del tutto incerta e dimostrava che Papalia non poteva essere considerato esecutore materiale come avvenne in sentenza. Alcuni mesi fa, la Corte di Appello di Perugia, con una nuova e accurata perizia balistica e dichiarazione di un altro collaboratore, a distanza di oltre venticinque anni da quell'iniziativa, ha cancellato l'ergastolo a Domenico Papalia per l'omicidio di Totò D'Agostino, ritenendo, così come aveva sempre sostenuto Imposimato, nonostante pentiti e magistrati avessero messo in dubbio la sua onestà intellettuale, che l'ergastolano di Platì non avrebbe potuto essere l'esecutore materiale.
Non è poi così strano che su alcuni episodi significativi si possa omettere ogni ricordo. In epoca di fake news al Sud, in Calabria, terra criminale, si aggiungono le “fake memories”.
Autore: Giampaolo Catanzariti
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17 gennaio 2018

IN MEMORIA DI FERDINANDO

lannutti-imposimato

"La libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare"
La triste notizia della morte improvvisa del giudice Ferdinando Imposimato, un fratello maggiore conosciuto negli anni novanta, compagno di tante battaglie nella tutela dei diritti, della legalità e dei valori inalienabili della Costituzione, candidato dal M5S alla presidenza della Repubblica nel gennaio 2015, mi ha sconvolto.
Giudice istruttore di importanti processi che hanno segnato la storia ed i misteri irrisolti della Repubblica negli anni del terrorismo, come la morte di Aldo Moro ucciso dalle Brigate Rosse, l'attentato a Papa Giovanni Paolo II, l'omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio Bachelet, la strage di piazza Nicosia. Magistrato integerrimo, negli ultimi anni era impegnato come avvocato nella difesa delle vittime di ingiustizia; dei risparmiatori traditi da Bankitalia e dallo Stato col Bail-in (esproprio criminale del risparmio); di Chico Forti, il velista italiano condannato all'ergastolo da un tribunale della Florida nel 2000, che si è dichiarato vittima di un errore giudiziario.
Ferdinando Imposimato, nella prefazione al libro La sporca guerra di Habib Souiada (gennaio 2001), aveva previsto l'offensiva di Al Qaeda e del terrorismo islamico contro l'occidente: "Il terrorismo va combattuto senza mezzi termini e senza incertezze, ma anche smascherando coloro che si giovano del terrorismo con il pretesto di combatterlo. L'Europa e gli Stati Uniti non si illudano. Fingendo di non vedere e di non capire, prima o poi dovranno pagare un conto molto salato. L'islamismo sta dilagando a vista d'occhio in tutto il mondo come il nuovo alfiere della libertà e della giustizia dei popoli oppressi. I segnali sono numerosi e non si possono ignorare. Basta vedere quello che oggi sta accadendo in Italia e in Europa".
"La libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare"- ripeteva come un mantra la lezione di Pietro Calamandrei, nell'autunno 2016, nei viaggi comuni in treno in lungo ed in largo per l'Italia nei numerosi comizi, nelle piazze e nelle Università, per spiegare ai giovani il valore della Costituzione nata dalle lotte partigiane, che il governo Renzi voleva riformare in ossequio ai desiderata della Banca di affari Jp Morgan, che in un documento del 28 maggio 2013, indicava la ricetta alla crisi economica provocata dal neo liberismo dittatoriale e dall'egemonia delle banche e della finanza sulla politica, indicando l'intralcio all'agire economico nelle "Costituzioni troppe socialiste dei paesi periferici" (come l'Italia), nella "debolezza dei governi rispetto al Parlamento", nelle "proteste contro ogni cambiamento", vizi congeniti del sistema italiano", replicando il Piano di Rinascita Nazionale evocato dalla P2 di Licio Gelli.
"Questa riforma – ripeteva negli incontri pubblici- è un attentato alla democrazia, come ben disse Calamandrei qualunque riforma la può fare solo il parlamento, non il governo, il governo non può stare nemmeno nei banchi del parlamento quando si fa la riforma, ed infatti è tutto il contrario la riforma l'ha fatta il governo e non il parlamento".
Pietro Calamandrei (il grande giurista che aveva partecipato ai lavori della Costituente),davanti agli studenti universitari milanesi nel 1955, aveva definito la Costituzione "un testamento di centomila morti".
Ferdinando, che non si era risparmiato nonostante l'età avanzata nelle decine di manifestazioni pubbliche in giro per l'Italia, arrivando a tenere anche 4 incontri in una sola giornata per difendere la Costituzione, che anche grazie al suo impegno ed a quello del M5S e dei suoi portavoce, è stata preservata dal disegno eversivo delle banche di affari e della finanza criminale che volevano stravolgerla, con gli italiani (specie i giovani ai quali la politica ha rubato speranza e futuro ai quali parlava nelle aule gremite delle Università per ascoltarlo), che hanno respinto con il 60% dei NO il Referendum Renzi, Boschi, Napolitano del 4 dicembre 2016, concludeva gli interventi con il discorso di Calamandrei: "Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione.". "Dietro ogni articolo della Costituzione o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta".
Una delle ultime battaglie comuni con Ferdinando, una guida sicura ed un grande italiano che mi onorava della sua amicizia, a tutela delle 500.000 famiglie espropriate da Bankitalia e dallo Stato dei loro risparmi, con la sua partecipazione attiva perfino nei sit in e nelle manifestazioni pubbliche a fianco dei truffati di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza. Da magistrato e giurista insigne, non si rassegnava alla violazione dell'articolo.47 della Costituzione, con "La Repubblica che incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito", ai decreti 'salva banche' dei Governi Renzi e Gentiloni, che oltre a regalare 20 mld di euro alle banche, impedisce ai risparmiatori di potersi rivalere sia con le banche fallite che con le nuove. Riteneva scandaloso ed in violazione della Costituzione l'ultimo decreto del Governo Gentiloni che regala ad Intesa San Paolo le due banche venete, con una dotazione di 5 miliardi di euro ed una garanzia statale di 12 miliardi di euro, contro il quale dovevamo predisporre insieme un ricorso giudiziario per tentare di scardinarlo. Ferdinando mi mandava le sue riflessioni ed i suoi appunti, sia sul M5S al quale era profondamente legato come progetto per far rinascere su basi nuove un Paese divorato dalla illegalità, ai primi posti per corruzione tra gli ultimi per libertà di stampa, le due facce della stessa medaglia, che sulla politica, bene comune.
"Vogliamo che sia risolto il conflitto di interessi impedendo ai titolari di una o varie concessioni TV la elezione in Parlamento, che siano garantiti pluralismo della informazione e libertà di stampa, cardini della democrazia, siano attuate l' eguaglianza dei diritti sociali riducendo le enormi diseguaglianze tra una piccola classe di privilegiati e enorme massa di cittadini; la tutela del lavoro dignitoso riconoscendo meno lavoro a tutti e più lavoro a tutti, riducendo la settimana lavorativa a 35 ore, la tutela delle pari opportunità dei cittadini all'accesso delle cariche elettive, tutela della scuola pubblica come presidio di libertà e garanzia di sviluppo, riconoscendo agli insegnanti stipendi dignitosi, il reddito sociale per i portatori di handicap e disoccupati involontari, che sia realizzata una società che non abbia settori marginali, zone d'ombra alle quali , quasi per una congenita e insuperabile diversità , sia riservata una sorte meno fortunata, una partecipazione meno intensa al valore della vita sociale , una diseguaglianza di posizione, un incolmabile dislivello sotto ogni riguardo. Occorre rimuovere questi settori marginali
Vogliamo che i giovani, spesso assenti dalla vita sociale e politica, indifferenti, privi di ideali, in preda a precoce scetticismo, siano protagonisti. L' assenza dei giovani significa l'esaurirsi della speranza di avvenire della nostra società.Tutto questo porta a considerare che occorre sventare il pericolo dell'omicidio della democrazia e della rappresentanza popolare'.

Piero Calamandrei
Piero Calamandrei

Diceva Calamandrei: "Per fare buona politica non c'è bisogno di grandi uomini, ma basta che ci siano persone oneste, che sappiano fare modestamente il loro mestiere. Sono necessarie la buona fede, la serietà e l'impegno morale. In politica, la sincerità e la coerenza, che a prima vista possono sembrare ingenuità, finiscono alla lunga per diventare un buon affare".
Non aveva voluto che lo andassimo a trovare in clinica prima di Natale io, ed i portavoce del M5S Riccardo Fraccaro e Daniele Pesco, mandandoci un messaggio affettuoso. Ci eravamo proposti di vederci a gennaio. L'ultimo messaggio venerdì 29 dicembre alle ore 15,00: 'Caro Elio, grazie per quello che stai facendo con intelligenza e prudenza".
Ferdinando Imposimato, segnato dal grave lutto del fratello Franco ucciso dalla camorra nel 1983, impegnato nella difesa dei diritti umani, scelto dall'Onu per il riconoscimento come simbolo della giustizia in occasione dell'anno della gioventù, autore di numerosi libri sullo stragismo, l'assassinio di Aldo Moro, i delitti impuniti, lascia un grande vuoto, non soltanto ai suoi cari, all'amato moglie ed alle due figlie, ma all'intero Paese che si riconosce nei valori e negli ideali di giustizia e legalità.
Il testamento di Ferdinando Imposimato e di Pietro Calamandrei, pietre miliari del diritto, devono illuminare il cammino da percorrere insieme ad uomini e donne traditi dalla partitocrazia avida e corrotta, soprattutto ai giovani senza futuro ed agli anziani costretti ad espatriare, alle famiglie taglieggiate perseguitate dal fisco e dalle banche, ai quali deve essere restituita la speranza ed il coraggio per far prevalere i valori di onesta', trasparenza, dignità umana, con la politica al servizio del bene comune e degli interessi generali del Paese.
Addio Ferdinando ! Un grande abbraccio da noi tutti.

Nella foto Ferdinando Imposimato con Elio Lannutti
autore: ELIO LANNUTTI

15 gennaio 2018

Ferdinando Imposimato e la sua ansia di giustizia tra i corridoi di piazzale Clodio


La morte di Ferdinando Imposimato mi ha colpito come un pugno in faccia. Ci sono persone che non pensi possano morire mai e lui era una di queste. Magistrato coraggioso, hanno ricordato tutti elencando le infinite indagini che hanno accompagnato la sua lunga vita dedicata alla giustizia, ma anche diffidente, suscettibile e talvolta iroso nel difendere le sue tesi e così prolifico da continuare a scrivere libri sui tanti misteri di cui si era occupato con l’ostinazione di chi non si rassegna a cercare la verità, andando oltre a quella sancita dalle sentenze che proprio lui aveva contribuito a scrivere. La verità giudiziaria, diceva, è fondata sulle prove, su ciò che è possibile accertare, sui responsabili che è possibile arrestare, ma poi ci sono lande inaccessibili di cui si conosce l’esistenza ma non si riescono a raggiungere. Misteri, segreti di fronte ai quali non si è mai arreso.

02 gennaio 2018

Addio al senatore Imposimato, lottò contro camorra e terrorismo




Si è spento questa mattina al Policlinico Gemelli di Roma il senatore Ferdinando Imposimato, 82 anni di Maddaloni in provincia di Caserta, magistrato e noto per il suo impegno politico e parlamentare.

Si è occupato della lotta a Cosa Nostra, alla camorra e al terrorismo in Italia: è stato infatti giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo, tra cui il rapimento di Aldo Moro del 1978, l'attentato a papa Giovanni Paolo II del 1981, l'omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio Bachelet e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione. Il fratello, Franco Imposimato, fu ucciso dalla camorra nel 1983.

Recentemente si occupava occupava della difesa dei diritti umani, ed era impegnato nel sociale. È stato inoltre scelto per il riconoscimento di "simbolo della giustizia" dall'ONU, in occasione dell'anno della gioventù. Era stato ricoverato nei giorni scorsi al Gemelli, purtroppo stamane il suo cuore ha cessato di battere. A Roma si svolgeranno i funerali.



16 settembre 2017

Imposimato: La Mia Risposta a Renzi

Ferdinando Imposimato
Che dire a Renzi, poveretto! Se c'è un gioco sporco, questo riguarda lui e le leggi da lui volute, tutte a favore di potenti gruppi di potere, amici e lobbies. Per me è stato un grande onore avere avuto, come candidato alla Presidenza della Repubblica, il voto del M5S, la formazione politica più vicina ai cittadini, ai lavoratori, ai pensionati, agli insegnanti, ai risparmiatori e ai giovani. Senza il Movimento la democrazia sarebbe morta prima con la modifica dell'articolo 138 e poi con l'infame legge liberticida voluta da Matteo Renzi, che si è servito di ogni mezzo per vincere, perfino dell'aiuto di Obama, Merkel e Hollande. E di una marea di opportunisti , tra cui Benigni e Eugenio Scalfari. Una delusione è stato il Presidente Sergio Mattarella che, avendo il dovere di imparzialità, si è schierato per la riforma.
Il Movimento resta la mia speranza di riscatto, di cambiamento e alternanza. Le mie critiche sono solo ad adiuvandum, come credo sia giusto fare, e non mirano a distruggere il Movimento.
Quanto al resto, il Governo Renzi e quello Gentiloni avevano il dovere di agire nella legge sui vaccini con imparzialità secondo l'articolo 97 della Costituzione. Questo dovere si estende al direttore generale del Ministero della Sanità. Sennonché un membro del Consiglio di Amministrazione di Glaxo Smith Kline, produttrice dei 10 vaccini, è anche direttore generale del ministero della "salute". Egli ha preparato il decreto sui vaccini e i provvedimenti attuativi. Un clamoroso conflitto d'interesse e abuso d'ufficio: è stato presentato esposto del Codacons all'autorità anticorruzione. Ma a parte ciò esistono nella legge sui vaccini gravi violazioni della Costituzione. In primo luogo le legge è stata approvata da un Parlamento illegittimo, secondo la sentenza n.1-2014 della Corte Costituzionale. La legge viola la libertà individuale, come emerge dai lavori preparatori dell'articolo 32 della Costituzione: "si tratta di libertà individuale che non può non essere garantito dalla Costituzione" (A. Moro, Commissione Costituzione, 28 gennaio 1947). Moro impose "un limite al legislatore, impedendo pratiche sanitarie lesive della dignità umana".
La legge è in contrasto con l'articolo 34 che prevede "la scuola dell'obbligo per almeno otto anni": sicché i ragazzi fino a 5 anni, se non vaccinati, sono esclusi dalla scuola, mentre quelli da sei anni in su, soggetti alla scuola dell'obbligo, hanno il diritto e il dovere di accedere alla scuola, anche se non vaccinati. Assurdo! L'esclusione del bambino tra i 6 e i 14 anni dalla scuola dell'obbligo per violazione della legge sui vaccini ridurrebbe in modo immotivato uno dei diritti cardine della nostra Carta fondamentale, il diritto allo studio , con un'illegittima discriminazione a totale discapito dei singoli individui.
La legge sui vaccini obbligatori viola anche l'articolo 3 sulla eguaglianza di fronte alla legge: vi è disparità di trattamento tra i bambini fino a 5 anni e quelli che hanno superato questa età. C'è disparità di trattamento tra italiani e stranieri: questi, a differenza degli italiani, devono vaccinarsi senza distinzione di età.
Un gran pasticcio dovuto all'analfabetismo dei governanti italiani che ignorano la Costituzione. La Corte Costituzionale (n. 307 14 giugno 1990 ) afferma che la legge che impone un trattamento sanitario "deve essere accompagnata dalle cautele o condotte secondo le modalità che lo stato delle conoscenze scientifiche e l'arte prescrivono". Fra queste "la comunicazione alla persona interessata di adeguate notizie circa i rischi di lesione o di contagio, nonché delle particolari precauzioni che, allo stato delle conoscenze scientifiche, siano verificabili ed adottabili". Tali informazioni sono mancate. Sono stati imposti medicinali e sieri sperimentali che possono incidere sui bambini dal punto di vista organico, come è accaduto spesso.

01 agosto 2017

“Storie – Chi l’ha Visto?” – Emanuela Orlandi, Mirella Gregori, Josè Garramon

Il caso irrisolto di Emanuela Orlandi si intreccia a quello di Mirella Gregori e Josè Garramon nella trasmissione Chi l’ha Visto? “Storie”
Le tre vicende sulle quali ci sono ancora tanti, troppi, interrogativi.
Mirella Gregori sparì nel nulla il 7 maggio 1983 all’età di 15 anni, Emanuela Orlandi il 22 giugno dello stesso anno in una storia intricatissima che ha coinvolto lo Stato Vaticano, lo Stato Italiano, l’Istituto per le Opere di Religione, la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano e i servizi segreti. José Garramon morì il 20 dicembre del 1983: Marco Accetti è l’uomo ritenuto responsabile dell’omicidio e lui stesso ha ammesso di aver preso parte al “rapimento conseziente” delle ragazze.
Nella puntata andata in onda il 6 agosto 2014 le tre storie vengono analizzate e in alcuni casi vi si trovano circostanze comuni.

Video trasmissione

1. Margherita Gerunda -Magistrato- [00:28:04, 00:29:19, 00:33:06,  00:36:12, 00:47:11, 00:49:18]
2. Dichiarazione Raffaella Monzi [00:05:36, 00:07:04]
3. Telefonata Emanuela [00:06:07]
4. Dichiarazioni Sambuco Alfredo [00:13:10, 01:32:24]
5. Ricostruzione prima telefonata Pierluigi [00:18:17]
6. Prima telefonata di Mario [00:21:40]
7. Primo appello di Papa Wojtyla [00:32:25]
8. Prima telefonata dell’Amerikano [00:33:16]
9. Registrazione voce Emanuela (“Convitto….”) [00:36:46]
10. Attentato al Papa [00:34:25]
11. Ferdinando Imposimato [00:35:20]
12. Ritrovamento fotocopia Tessera (“Con tanto affetto…”) [00:42:04]
13. Telefonata a casa di Laura [00:42:55]
14. Audiocassetta Piazza S.Pietro e via della Dataria [00:43:34]
15. Telefonata dell’Amerikano al Cardinale Casaroli [00:44:17]
16. Scadenza ultimatum 20 luglio [00:46:30]
17. Gennaro Egidio [00:48:04]
18. Comunicato Turkesch [00:50:23]
19. Mirella Gregori [00:51:42]
20. Dichiarazioni Sonia De Vito [00:56:16]
21. Inaugurazione bar Gregori [00:58:53]
22. Dichiarazione fidanzatino di Mirella [00:59:57]
23. Inchiesta Panorama [01.01.42]
24. Telefonata Amerikano al bar Gregori (descrizione abbigliamento) [01:05:08]
25. Appello Presidente della Repubblica (Sandro Pertini) per Mirella [01:27:23]
26. Telefonata Amerikano ad Egidio [01:08:27]
27. Adele Rando (Giudice Istruttore) [01:10:09]
28. Reticenze Vaticano [01:11:04-01:35:14]
29. Raoul Bonarelli [01:12:16]
30. Telefonata Bonarelli-Superiore [01:13:29]
31. Ultimo appello Ercole Orlandi [01:15:15]
32. Telefonata anonima a ClV? [01:16:57]
33. Morte De Pedis [01:17:34]
34. Sabrina Minardi [01:18:25-01:22:14-01:28:10]
35. Banda della Magliana [01:19:13-01:33:14]
36. Don Vergari – Poletti [01:19:42]
37. De Pedis apertura tomba [01:21:13]
38. Sergio Virtù [01:27:22]
39. Testimonianza Angelo [01:28:27]
40. Angelo Cassani (Ciletto) Gianfranco Cerboni (Gigetto) [01:30:15]
41. Ior-Antonio Mancini-Rosario Priore [01:33:07]
42. Preti pedofili [01:34:08]
43. Somiglianze Orlandi-Gugel [01:35:27]
44. Marco Accetti (Flauto) [01:37:17]
45. Marco Accetti (Josè Garramon) [01:42:17]
46. Marco Accetti (Licio Gelli) [01:48:59]
47. Marco Accetti (Pista pedofila) [01:52:47]
48. Marco Accetti (Padre Stefano) [01:54:10]
49. Marina Baldi (Genetista) [01:55:58]
emanuelaorlandi.altervista.org

29 luglio 2017

Imposimato, giudice NoVax: «Io non sono contrario...»




«Io non sono contrario - dice - ma per consentire a ciascuno di decidere. Io rispetto la legge, ma quando ce vò, ce cò». La Cassazione: nessuna correlazione tra vaccini e autismo, respinta la richiesta di risarcimento di un padre



Roma -Giudice Ferdinando Imposimato, ha visto cosa dice la Cassazione? Non c'è correlazione tra i vaccini e l'autismo (respinta la richiesta di indennizzo di un padre che attribuiva all'antipolio l'insorgere della malattia nel figlio). Lei era uno dei sostenitori della causa. «Cosa vuole che ne capiscano i giudici della Cassazione? Non hanno la più pallida idea della materia».
Il magistrato che ha combattuto mafia, camorra, terrorismo e misteri di Stato è uno dei paladini «Free Vax». Perché è contrario ai vaccini?
«Io non sono contrario, sono per la libertà di scelta».
Qui però si parla di scienza su una perizia tecnica già accolta in primo e secondo grado, non di opinioni...
«E invece bisognerebbe parlare del conflitto di interessi del direttore sanitario del ministero, Ranieri Guerra, che figura anche nel cda di Glaxo produttrice del vaccino esavalente. C'è una denuncia del Codacons contro di lui. La Corte costituzionale mi dà ragione».
Su cosa?
«Sentenza numero 107 del 26 aprile 2012. Parla di falsa propaganda che influenza il senso comune sui vaccini e di generale clima di affidamento senza che siano conosciuti i rischi per la salute».
Da magistrato che difendeva le istituzioni ad agitatore di battaglie che sembrano riprendere le bufale del web. Perché questa sfiducia?
«Già Aldo Moro, nell'assemblea costituente, parlava di rispetto della tutela per la salute, spiegando che nessuno può essere obbligato a trattamenti sanitari per legge, nel rispetto della persona».
Vaccini a parte, il suo sembra un sentimento più generalizzato: il gasdotto in Puglia, lo stadio della Roma, le stragi di Capaci e via D'Amelio, Emanuela Orlandi viva in Turchia, il gruppo Bilderberg che guiderebbe i governi di tutto il mondo... Non c'è una tesi complottista che non la veda schierarsi.
«Io ho una posizione laica, sono dalla parte della giustizia. E molte di queste operazioni che ha citato sono portate avanti da società che non danno affidamento. Multinazionali come la Goldman Sachs».
Come si è formato questi convincimenti? Avrà documenti per provare quello che dice...
«Indagando sulla mafia e sul terrorismo. E grazie ai miei amici ebrei che mi hanno insegnato la disobbedienza civile. Rispetto la legge, ma quando ce vò ce vò».
Il Movimento Cinque Stelle la voleva presidente della Repubblica. È un fatto politico?
«Io sono per l'imparzialità e la verità. A volte mi sbaglio, ma sempre in buona fede».

roma.corriere.it

22 luglio 2017

Schettino, Bossetti – Movente zero. E i clan ringraziano

bossetti schettino

In entrambi i casi – come ormai in talmente tante vicende giudiziarie che gli italiani ci hanno fatto l’abitudine – manca “naturalmente” il movente. Che importa? Fino a prima di Mani Pulite per un inquirente era impensabile condurre indagini, specie su vicende così clamorose ed efferate, senza riuscire a trovare uno straccio di motivazione alla base dei delitti. A noi tutti lo hanno insegnato uomini come il magistrato Ferdinando Imposimato, che in un suo libro di qualche anno fa, pubblicato a stralci dalla Voce, aveva magistralmente ricostruito casi di cronaca nera rimasti irrisolti partendo proprio dalla ricerca del movente. E ci aveva sempre azzeccato, come dimostrato poi dalle successive indagini, magari venti e passa anni più tardi.Scusate, lo so, questo titolo è un po’ forte. Ma è che dopo aver scritto e documentato tante volte la presenza dei clan camorristici tanto nell’affondamento del Concordia quanto nell’omicidio della piccola Yara, non si possono trovare parole diverse. Due notizie che arrivano a poche ore di distanza: lunedì a tarda notte la condanna in appello di Massimo Bossetti, nel pomeriggio di oggi le motivazioni della Cassazione sulla condanna definitiva per Francesco Schettino, il comandante che quella notte non ne voleva sapere di salire a bordo, cazzo!
Oggi invece si fa così.
Perché un comandante di lungo corso con enorme esperienza una sera decide di mettere in pericolo la vita di migliaia di persone, giocandosi tutto per andare a sbattere a folle velocità contro scogli che conosce a menadito per aver battuto quella rotta centinaia di volte?
Boh, non si sa. Poi spunta una pista comodissima (per gli investigatori). Ecco, già, il comandante quella sera (notte fonda, isola spenta, tutti a dormire in pieno gennaio) voleva fare “l’inchino”. A chi? A se stesso? Alla sua vita che stava per essere distrutta?
Non interessa. La pista dell’inchino va benissimo. Specie se da qualche parte spuntano giornalisti che non si rassegnano. Come la Voce, che a marzo 2012 portava agli inquirenti su un piatto d’argento un super testimone: l’avvocato spagnolo Jesus Bethencourt, pronto a testimoniare su quelle torce notturne lungo la costa e i possibili trasbordi di “qualcosa” in mare aperto, dove è zona franca, off limits alle autorità, e l’unico dominus è il comandante della nave, tanto che può perfino celebrare matrimoni.
Sono passati cinque e passa anni da quel nostro primo articolo. Ma, come ha confermato pochi mesi fa la brava e giovane collega Simona Zecchi, Bethencourt non è stato mai ascoltato, né tanto meno chiamato, dall’autorità giudiziaria italiana. Il suo racconto avrebbe fatto aprire capitoli che avrebbero rimesso in discussione tutto. Perché nel frattempo altre Procure avevano condotto operazioni che dimostrano come i traffici di stupefacenti a bordo di navi da crociera siano ben altro che un “inchino” qualunque.
Per Massimo Giuseppe Bossetti manca, analogamente, qualsiasi tipo di motivazione. Sono anni che lo diciamo e lo ha ripetuto anche lui in un estremo tentativo di salvarsi, due giorni fa, in aula: quella bambina poteva essere sua figlia, non esiste nessun motivo logico – o almeno, non è mai stato trovato – per il quale avrebbe dovuto orrendamente seviziarla.
C’è invece chi quelle sevizie, impresse sul corpo di innocenti con un coltellino intrecciando croci – vedi la povera Melania Rea – le conosce bene. Perché le pratica come terrificante avvertimento. I clan camorristici del napoletano, a Brembate, erano una presenza fissa ed ingombrante ben prima dei tempi di Yara. Molti conoscevano i luoghi dello spaccio. E frequentavano i party organizzati dai costruttori di riferimento, i Locatelli, cui prendevano parte grosse autorità locali, compreso qualche vertice giudiziario.
Bossetti non aveva nessun motivo? Poco importa. La pista di Ignoto uno è perfetta per evitare di mettere al corda al collo ai notabili della zona, quelli che sapevano, o almeno immaginavano. E tacevano.
Oggi funziona così, movente zero. E nessuno che dica una parola. Fino a quando in questa assurda macelleria non ci finisce in prima persona. Tutti zitti. I clan ringraziano.

19 luglio 2017 autore: Rita Pennarola

09 luglio 2017

“Enigma” – Rai Tre – Il caso Emanuela Orlandi

Il caso di Emanuela Orlandi nella trasmissione televisiva di Rai Tre “Enigma”.
Nella puntata del 6 febbraio 2004 il conduttore della trasmissione televisiva di Rai Tre “Enigma”, Andrea Vianello, tratta la scomparsa di Emanuela Orlandi: un caso che rimane avvolto nel mistero, e nonostante sia stato archiviato dalla Procura di Roma nel 1997 per mancanza di prove, lascia spazio a numerosi interrogativi irrisolti.
In studio saranno ospiti: Ferdinando Imposimato, magistrato e studioso del caso Orlandi, Antonio Fortichiari, autore del libro “E’ Viva“, Francesco Bruno, criminologo, e all’epoca della scomparsa consulente scientifico del Sisde, Severino Santiapichi, ex presidente Corte d’Assise che giudico’ Ali AgcaAndrea Tornielli, vaticanista, il Professore Giampiero Benedetti, perito fonico/linguistico, che analizzera’ le voci delle telefonate ricevute dalla famiglia e una cara amica di Emanuela, Patrizia Caiffa. In esclusiva una intervista al padre della ragazza scomparsa, Ercole Orlandi.
Timeline video: (capitoli automatici in “Descrizione – Mostra altro“)
– Voce Emanuela [00:00:27]
– Ercole Orlandi [00:04:22]
– Ferdinando Imposimato [00:05:35]
– Francesco Bruno [00:06:24]
– Antonio Fortichiari [00:07:01]
– Ricostruzione fatti del 22 giugno 1983 [00:08:52]
– Andrea Tornielli perito fonico [00:13:40]
– Ricostruzione Telefonate Pierluigi e Mario [00:15:06]
– Patrizia Caiffa amica Emanuela [00:22:29]
– L’Amerikano [00:26:33]
– Perizia voce Amerikano [00:33:47]
– Piste ipotizzate [00:38:14]
– Alì Agca [00:42:42]
– Severino Santiapichi [00:48:12]
– Mirella Gregori [00:52:55]
– Città del Vaticano [01:00:09]
– Cardinale Silvio Oddi – Raul Bonarelli [01:02:12]
– Messaggi rivendicazione [01:17:55]
– Voce Emanuela [01:23:48]
– Avvistamenti Emanuela [00:27:18]
– Ritrovamento teschio 13 mag 2001 [01:34:33]
– Appello Ercole Orlandi [01:41:10]
emanuelaorlandi.altervista.org

07 luglio 2017

“Blu notte misteri italiani” – I fatti della banda della Magliana

Blu notte misteri italiani – Carlo Lucarelli
“Blu notte misteri italiani” – La banda della Magliana, andato in onda l’ 08.07.2011. Il conduttore, Carlo Lucarelli, racconta, come una storia di gangster della Chicago degli anni ’30 le vicende dei componenti  della Banda della Magliana. Non solo una storia di omicidi, droga, soldi, vendette e tradimenti che si svolge nella Roma a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 ma un mistero italiano che come tutti i misteri…
emanuelaorlandi.altervista.org

02 luglio 2017

Accordo Magistratura Vaticano

Accordo Magistratura-Vaticano dal film “La verità sta in cielo”
Stralcio Agenzia Ansa del 29 marzo 2017
ANSA) – PARIGI, 29 MAR -“La verità sta in cielo“, il film di Roberto Faenza sul caso di Emanuela Orlandi, la ragazza di 15 anni figlia di un commesso pontificio, rapita a Roma il 22 giugno 1983 e mai ritrovata, è stato presentato ieri a Parigi in occasione della Giornata Internazionale per il Diritto alla Verità sulle Violazioni Flagranti di Diritti dell’Uomo e la Dignità delle Vittime. Alla serata hanno partecipato Roberto Faenza, l’attrice Greta ScaranoPietro Orlandi, il fratello di Emanuela, e il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo. Il film, interpretato da Riccardo ScamarcioMaya Sansa e Valentina Lodovini tra gli altri, è uscito in Italia a ottobre: racconta gli intrecci nascosti dietro il rapimento e ora andrà in giro per l’Europa.…” (ANSA).
emanuelaorlandi.altervista.org

14 giugno 2017

Dino Marafioti – Il Caso Orlandi: Pensieri, Parole, Opere ed Omissioni

di Dino Marafioti una produzione RadioRadicale.it
L’ultimo lavoro di Dino Marafioti trovato morto nel suo appartamento all’età di 53 anni il 17 agosto 2013. Per 22 anni giornalista e redattore di Radio Radicale. Questo era il suo primo servizio video che raccoglie in modo critico e analitico i fatti e le informazioni sul caso della scomparsa di Emanuela Orlandi. Ne andava così fiero tanto da auspicarne la sua diffusione anche attraverso altri canali, comprese le televisioni.
Grazie Dino.
Timeline Video: (capitoli automatici in “Descrizione – Mostra altro“)
– Prologo [00:01:28]
– Pietro Orlandi [00:04:54]
– Natalina Orlandi [00:09:25]
– Telefonata Amerikano [00:10:25]
– Primo appello Papa Giovanni II [00:12:33]
– La pista internazionale Alì Agca [00:12:47]
– Marco Beltrandi – ex Parlamentare Radicale [00:13:44]
– Fabrizio Peronaci – Corriere della Sera [00:15:27 – 00:27:56]
– Marco Accetti – Indagato [00:18:15 – 00:36:10]
– “Emanuela e le altre” – Panorama- Mirella Gregori [00:24:11]
– Appello Papa Giovanni II per Emanuela e Mirella [00:24:57]
– Giuseppe Nicotri[00:30:23]
– Banda della Magliana [00:31:42]
– Giuseppe Nicotri pista via Monte del Gallo [00:48:48]

10 aprile 2017

Moby Prince, la pista Usa

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«Mayday, Mayday, Mayday, Moby Prince, siamo in collisione, prendiamo fuoco! Ci serve aiuto!»: questo il drammatico messaggio trasmesso venticinque anni fa, alle 22:25:27 del 10 aprile 1991, dal traghetto Moby Prince, entrato in collisione, nella rada del porto di Livorno, con la petroliera Agip Abruzzo.
Richiesta di aiuto inascoltata: muoiono in 140, dopo aver atteso per ore invano i soccorsi. Richiesta di giustizia inascoltata: da venticinque anni, i familiari chiedono invano la verità. Dopo tre inchieste e due processi. Eppure essa emerge prepotentemente dai fatti.
Quella sera nella rada di Livorno c’è un intenso traffico di navi militari e militarizzate degli Stati uniti, che riportano alla base Usa di Camp Darby (limitrofa al porto) parte delle armi usate nella prima guerra del Golfo.
Ci sono anche altre misteriose navi. La Gallant II (nome in codi-ce Theresa), nave militarizzata Usa che, subito dopo l’incidente, lascia precipitosamente la rada di Livorno. La 21 Oktoobar II della società Shifco, la cui flotta, donata dalla Cooperazione italiana alla Somalia ufficialmente per la pesca, viene usata per trasportare armi Usa e rifiuti tossici anche radioattivi in Somalia e per rifornire di armi la Croazia in guerra contro la Jugoslavia.
Per aver trovato le prove di tale traf-fico, la giornalista Ilaria Alpi e il suo operatore Miran Hrovatin vengono assassinati nel 1994 a Mogadiscio in un agguato organizzato dalla Cia con l’aiuto di Gladio e servizi segreti italiani [1].
Con tutta probabilità, la sera del 10 aprile, è in corso nella rada di Livorno il trasbordo di armi Usa che, invece di rientrare a Camp Darby, vengono segretamente inviate in Somalia, Croazia e altre zone, non esclusi depositi di Gladio in Italia [2]. Quando avviene la collisione, chi dirige l’operazione – sicuramente il comando Usa di Camp Darby – cerca subito di cancellare qualsiasi prova. Ciò spiega una serie di «punti oscuri»: il segnale del Moby Prince, ad appena 2 miglia dal porto, che giunge fortemente disturbato; il silenzio di Livorno Radio, il gestore pubblico delle telecomunicazioni, che non chiama il Moby Prince; il comandante del porto Sergio Albanese, «impegnato in altre comunicazioni radio», che non guida i soccorsi e viene subito dopo promosso ammiraglio per i suoi meriti; la mancanza (o meglio sparizione) di tracciati radar e immagini satellitari, in particolare sulla posizione dell’Agip Abruzzo, appena arrivata a Livorno dall’Egitto stranamente in tempo record (4,5 giorni invece di 14); le manomissioni sul traghetto sotto sequestro, dove spariscono strumenti essenziali alle indagini. Così da far apparire quello del Moby Prince un banale incidente, anche per responsabilità del comandante.
I familiari delle vittime sono riusciti ora a ottenere l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, non solo per dare giustizia ai loro cari, ma per «chiudere un capitolo indegno della storia italiana». Capitolo che resterà aperto se la commissione limiterà come al solito l’inchiesta all’esterno di Camp Darby, la base Usa al centro della strage del Moby Prince. La stessa inquisita dai giudici Casson e Mastelloni nell’inchiesta sull’organizzazione golpista «Gladio». Una delle basi Usa/Nato che – scrive Ferdinan-do Imposimato, presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione – fornirono gli esplosivi per le stragi, da Piazza Fontana a Capaci e Via d’Amelio. Basi in cui «si riunivano terroristi neri, ufficiali della Nato, mafiosi, uomini politici italiani e massoni, alla vigilia di attentati».
Il Mayday del Moby Prince è il Mayday della nostra democrazia.