20 maggio 2019

#PIRATI ALLE EUROPEE 2019



Il simbolo del Partito Pirata sarà sulla scheda elettorale nella giornata di domenica 26 maggio in tutte le circoscrizioni nazionali per l’elezione del Parlamento Europeo. Il Partito Pirata sarà inoltre presente con propri candidati e liste anche in Spagna, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Svezia, Finlandia, Slovenia e Grecia.
Sarà un’importante occasione per chiedere alle elettrici e gli elettori di aiutarci a realizzare il nostro programma europeo, sottoscritto insieme a tutti i Partiti Pirata d’Europa e già disponibile sul nostro sito web a questa pagina: #CEEP19.
Tra i candidati ricordiamo Luigi Di Liberto, fondatore della community di scambio etico TNT Village, e Luigi Gubello – in arte Evariste Gal0is -, il white-hat che ha scoperto e segnalato alcune vulnerabilità della piattaforma Rousseau, ricevendone in cambio una querela che, dopo due anni, è stata ritirata. Importante la presenza di Sara Bonanno, autrice del blog ‘La cura invisibile’, che sta combattendo una importantissima battaglia per i diritti dei caregiver.
Tutti i candidati per circoscrizione: Candidati del Partito Pirata alle europee 2019
Il Partito Pirata è la forza politica della società della conoscenza: si rivolge a chi ha consapevolezza del ruolo vitale del sapere e non ammette che le semplificazioni grossolane dei nuovi movimenti nazionalisti e totalitari possano modellare il futuro dell’Europa. Libera condivisione, trasparenza e innovazione sono la base per il benessere della società che vogliamo.

17 maggio 2019

Magaldi oscurato su Facebook: “Spieghino, o li denuncio”



Gioele Magaldi oscurato da Facebook: «Da qualche giorno non posso più accedere alla mia pagina, da cui peraltro sono spariti tutti i contenuti. Nel caso ci fosse del dolo, a Facebook farò una causa coi fiocchi», avverte il presidente del Movimento Roosevelt, in web-streaming su YouTube il 13 maggio con Fabio Frabetti di "Border Nigths". E aggiunge: «Mi auguro che sia solo un problema tecnico momentaneo, perché i miei contenuti (politico-culturali) non sono certo considerabili "inappropriati", da Facebook». Magaldi è un personaggio pubblico piuttosto noto. «Anche nel caso si trattasse solo di un inconveniente – dice – resta comunque il danno: lo conferma una sentenza del tribunale di Pordenone, che – come ricorda l'Associazione Forense Emilio Conte – il 10 dicembre 2018 ha condannato Facebook a ripristinare il profilo di un utente arbitrariamente chiuso, infliggendo anche il pagamento di una penalità per ogni giorno di ritardo». Magaldi è perfettamente consapevole dell'occhiuta "sorveglianza" di Facebook alla vigilia delle elezioni europee: il social network ha appena chiuso 23 pagine italiane, con 2,4 milioni di follower, accusate di diffondere "fake news".
«Ricordo a Facebook che, in base alla legge italiana, non può fare tutto quello che vuole», sostiene Magaldi. «Tre giorni fa ho inviato loro una mia foto, peraltro pubblica, richiestami per verificare la mia identità, teoricamente a tutela della mia sicurezza, per Gioele Magaldievitare che altri potessero inserirsi abusivamente nella mia pagina. Ma sono ancora in attesa di risposta. E intanto il tempo passa, aggravando il danno morale e materiale che sto subendo». Massone progressista, filosofo e politologo, animatore di svariate iniziative culturali italiane, Magaldi è certamente "attenzionato" da più parti: il suo bestseller "Massoni", pubblicato nel 2014 da Chiarelettere, mette alla berlina il profilo occulto del potere "supermassonico" italiano, strettamente collegato a quello sovranazionale attraverso la rete invisibile delle Ur-Lodges, le superlogge che sorvintendono alle decisioni delle istituzioni, a cominciare dagli stessi governi. Come presidente del Movimento Roosevelt, Magaldi è attivo nel panorama politico nazionale: nel 2018 ha chiesto le dimissioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo l'esclusione di Paolo Savona dal ministero dell'economia. Poco dopo, ha accusato un commissario europeo, il tedesco Günther Oettinger (definito «massone neoaristocratico»), di essere il vero ispiratore della controversa legge-bavaglio imposta al web con il pretesto della tutela del copyright.
«Se Facebook rimedia subito al disguido, la cosa finisce qui. Se invece passerà ancora qualche ora – annuncia Magaldi – i miei avvocati faranno causa a Facebook. Una censura ai miei danni – ancorché subdolamente motivata col pretesto di problemi tecnici – sarebbe uno scandalo, di cui renderei conto in ogni sede». Il suo potrebbe ovviamente non essere un caso isolato: «Di fronte a episodi che venissero valutati scorretti dall'autorità giudiziaria – conclude Magaldi – immagino che Facebook verrebbe inondato di richieste di risarcimento come quella che mi appresto a formulare io, se l'incidente non verrà immediatamente chiarito e risolto». Citando la sentenza emessa dal tribunale di Pordenone lo scorso anno, l'associazione Emilio Conte ricorda che i giudici, in quel caso, hanno ravvisato «la sussistenza di un vero e proprio contratto tra utente e Pino Cabrassocial network», identificando tra le prestazione di Facebook quella dell'offerta «di un preciso servizio telematico basato sul libero accesso ed utilizzo della propria piattaforma web». Fin dal momento dell'attivazione dell'account, infatti – fa notare la magistratura friulana – Facebook si impegna espressamente a garantire all'utente la «possibilità di esprimersi e comunicare in relazione agli argomenti di interesse».
Secondo il giudicante, Facebook, cancellando arbitrariamente un profilo individuale «pur in assenza di una chiara, seria e reiterata violazione dell'utente delle condizioni contrattuali o della normativa», adotterebbe «un rimedio del tutto sproporzionato rispetto agli addebiti mossi», in questo modo calpestando «non solo le regole contrattuali» stabilite dal social network stesso, «ma anche il diritto di libera espressione del pensiero come tutelato dalla Costituzione». Può dare così fastidio, il presidente del Movimento Roosevelt, al punto da spingere qualcuno a forzare le regole e infrangere la legge? Nata nel 2015, l'associazione (meta-partitica) si propone di "risvegliare" la politica italiana, per recuperare la perduta sovranità democratica. A marzo, ha condotto a Londra un importante convegno economico sul New Deal di cui l'Europa avrebbe bisogno, per porre fine all'austerity. Tra i relatori Nino Galloni, Danilo Broggi,Gianroberto Casaleggio Ilaria Bifarini e l'ex manager Bnl Guido Grossi. Coraggiosa, in quella sede, la denuncia del deputato pentastellato Pino Cabras: «Lega e 5 Stelle sono divisi su tutto, ma uniti nella lotta contro il Deep State, lo "Stato profondo" che, a partire dal Quirinale, condiziona il governo in modo spesso determinante».
Dai media mainstream, silenzio di tomba sulla denuncia di Cabras, saggista e storico collaboratore di Giulietto Chiesa. Spesso, Magaldi fa notizia indicando l'appartenenza massonica degli uomini di potere: Monti, Draghi, Napolitano, D'Alema. Recente l'accusa a Luigi Di Maio: «Si è "genuflesso" davanti alla Merkel perché spera di essere accolto, prima o poi, in superlogge come la Goldem Eurasia, in cui milita la Cancelliera: per il vicepremier sarebbe un modo per sopravvivere all'eventuale naufragio dei 5 Stelle». Reiterata, la polemica di Magaldi contro «l'ipocrita massonofobia, solo di facciata», ostentata dai grillini, violando la Costituzione che proibisce la discriminazione dei cittadini in base alla loro appartenenza. «Senza contare che era massone lo stesso Gianroberto Casaleggio». Il figlio, Davide Casaleggio, smentisce: sostiene che il padre fosse estraneo alle logge. La replica di Magaldi, a stretto giro: «Si confronti con me in un pubblico dibattito, e a Davide Casaleggio spiegherò perché suo padre non intendeva ammettere la sua identità massonica». Dopo il recente convegno a Milano sulla crisi della democrazia in Europa, prendendo spunto dal socialismo liberale di Carlo Rosselli e dall'esempio di Olof Palme e Thomas Sankara (tra i relatori, anche Paolo Becchi), Magaldi è ora proiettato verso il 14 luglio, quando – a Roma – sarà varato il "Partito che serve all'Italia", laboratorio politico che intende lanciare una contestazione frontale dell'austerity Ue (Facebook permettendo, naturalmente).

To see the article visit www.libreidee.org

13 maggio 2019

Tesla: Ti Presentiamo l'Auto Elettrica con la Maggiore Autonomia Sul Mercato

Logo
Scopri le auto elettriche con la maggiore autonomia sul mercato, ora in grado di garantire il 10% di range in più.
Con un motore completamente ridisegnato, Model S e Model X Long Range possono raggiungere 610 km e 505 km rispettivamente. In combinazione con un nuovo sistema di sospensioni adattive, questi miglioramenti offrono autonomia, accelerazione e comfort di guida senza precedenti. Scopri di più.
Scegli subito tra le ultime opzioni e scopri l'auto più sicura al mondo. Puoi restituire la vettura e ottenere il rimborso totale entro 7 giorni o 1600 km, secondo la condizione che si verifica per prima.
L T I Y
Tesla | Tutti i Diritti Riservati | Piazza Gae Aulenti 4 20154 Milano Italia
Informazioni sulla Privacy
.
.

10 maggio 2019

Model 3 Standard Range Plus è Qui

Logo
Model 3 Standard Range Plus, con i suoi 415 km di autonomia (WLTP), accelerazione 0-100 km/h in 5.6 secondi e velocità massima di 225 km/h, è ora disponibile al prezzo di € 48.500, incentivi esclusi. Configura e ordina la tua Model 3 oggi.

Autopilot

Ogni auto Tesla ordinata è ora equipaggiata di serie con Autopilot. Questa tecnologia consente all'auto di sterzare, accelerare e frenare in maniera automatica in presenza di altre vetture o pedoni all'interno della sua corsia.

Model 3 Long Range a Trazione Posteriore

Offriremo Model 3 Long Range a trazione posteriore in edizione limitata solo in alcuni store europei. Model 3 a trazione posteriore ha un motore ad elevata efficienza, che garantisce un'autonomia di 600 km (WLTP). Visita lo store più vicino a te per saperne di più.
L T I Y
Tesla | Tutti i Diritti Riservati | Piazza Gae Aulenti 4 20154 Milano Italia
.
.

08 maggio 2019

Polizze vita civetta - Liquidità sul conto. Beppe Scienza

Polizze a danno dei vecchi clienti

Le offerte civetta dei supermercati non danneggiano altri loro clienti. Quelle delle assicurazioni italiane sì.
Da alcuni anni i giornali invitano a investire in "polizze che rendono più del 3%" e che "battono il mercato". Tutte frottole. La sostanza sono danni per i vecchi clienti e illusioni per i nuovi. Articolo «Rendite oltre il 3%, le polizze civetta che danneggiano i vecchi clienti» sul Fatto Quotidiano dell'8-4-2019.
Sugli applausi, fragorosi ma infondati, del giornalismo italiano vedi: Sole24Ore-2019-03-16-polizze-oltre-3% e peggio ancora il Corriere della Sera.

Troppa liquidità sul conto? Troppa per chi?

Molti hanno parecchia liquidità sul conto. Per questo sarebbero ignoranti, incompetenti e persino socialmente dannosi. Invece il loro comportamento non è assurdo. Non era meglio tenere i soldi liquidi anziché per es. prendersi sul groppone diamanti a prezzi truffaldini? C'è comunque qualche alternativa che merita prendere in considerazione, fermo restando che gli impieghi più sicuri in euro offrono rendimenti negativi (!). Vedere «Liquidità, tenere i soldi sul conto non è né stupido né criminale» sul Fatto Quotidiano del 25-3-2019.
Logico che pure il Sole 24 Ore insulti chi non investe ("...cronica carenza di conoscenza finanziaria", vedi Plus24, 2-3-2019 p. 1), impedendo a banche e pseudo-consulenti di raschiargli via soldi con commissioni, spese ecc. Addirittura bloccherebbe "l'ascensore sociale-generazionale": Sole24Ore-2019-03-02-Risparmiatori-ignoranti

Lo spauracchio del bail-in

Anche i rischi per le giacenze sopra i 100.000 sono gonfiati. Vedi «Bail-in, falsi allarmismi allo sportello per piazzare fondi, polizze e certificati» sul Fatto Quotidiano del 24-12-2018, sul cattivo consiglio di ridurre in fretta la giacenza, sottoscrivendo polizze, fondi o certificati per il rischio di fallimento della banca.
Beppe Scienza

Dipartimento di Matematica
Università di Torino
via Carlo Alberto 10
10123 Torino

www.beppescienza.it
www.ilrisparmiotradito.it

06 maggio 2019

L’arresto di Assange è una messa in guardia della storia


L’immagine di Julian Assange trascinato fuori dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra è emblematica della nostra epoca. La forza contro il diritto. La brutalità contro la legge. Sei poliziotti che malmenano un giornalista malato, con gli occhi strizzati contro la prima luce naturale dopo circa sette anni.


Che questo scandalo sia avvenuto nel cuore di Londra, nel paese della Magna Charta, dovrebbe far vergognare e far arrabbiare tutti coloro che tengono alle società “democratiche”. Assange è un rifugiato politico protetto dal diritto internazionale, beneficiario di asilo in virtù di un accordo che la Gran Bretagna ha firmato. L’Organizzazione delle Nazioni Unite l’ha indicato chiaramente nella decisione giuridica presa dal suo Gruppo di lavoro sulle detenzioni arbitrarie.
 Ma al diavolo tutto questo. Lasciate entrare i teppisti. Diretta dai quasi-fascisti dell’amministrazione Trump, con la collaborazione dell’ecuatoriano Lenìn Moreno – un Giuda latinoamericano e un mentitore che cerca di nascondere lo stato moribondo del suo regime – l’élite britannica ha abbandonato il suo ultimo mito imperiale: quello dell’equità e della giustizia.

Immaginate Tony Blair trascinato fuori dalla sua casa georgiana da diversi milioni di sterline a Connaught Square, Londra, ammanettato, per essere poi spedito all’Aja.
Secondo l’esempio di Norimberga, il “crimine supremo” di Blair è la morte di un milione di iracheni.
Il crimine di Assange è il giornalismo: chiedere il conto ai rapaci, denunciare le loro menzogne e fornire alla gente del mondo intero i mezzi per agire con la verità.
Lo scioccante arresto di Assange è un avvertimento per tutti quelli che, come scriveva Oscar Wilde, “seminano i grani del malcontento [senza i quali ] non ci sarebbe progresso verso la civiltà”. L’avvertimento è esplicito ai giornalisti. Quello che è successo al fondatore e redattore capo di WikiLeaks può succedere ad un giornale, o a voi in uno studio televisivo, o a voi in una radio, o a voi che diffondete un podcast.
Il principale carnefice mediatico di Assange, The Guardian, collaboratore dello Stato segreto, ha mostrato il suo nervosismo questa settimana con un editoriale che raggiunge nuove vette di ipocrisia.
The Guardian ha sfruttato il lavoro di Assange e di WikiLeaks in quello che il suo precedente editore chiamava “il più grande scoop degli ultimi 30 anni”. Il giornale si ispira alle rivelazioni di WikiLeaks e attira lodi e fortuna. Senza versare un soldo a Julian Assange o a WikiLeaks, un libro promosso dal Guardian si trasforma in un film hollywwodiano molto lucroso (Il Quinto Potere, n.d.t.) . Gli autori del libro - Luke Harding e David Leigh –si sono rivoltati contro la loro fonte, lo hanno maltrattato e hanno divulgato la password che Assange aveva dato al giornale confidenzialmente, password concepita per proteggere un file digitale contenente dei cablogrammi degli ambasciatori degli Stati Uniti.

Quando Assange era intrappolato nell’ambasciata dell’Ecuador, Harding si è unito alla polizia che era all’esterno e si è rallegrato sul suo blog perché “Scotland Yard avrà l’ultima parola”. The Guardian ha poi pubblicato una serie di menzogne a proposito di Assange, in particolare un’affermazione falsa secondo la quale un gruppo di russi e l’uomo di Trump, Paul Manaford, avrebbero fatto visita ad Assange nell’ambasciata. Queste riunioni non hanno mai avuto luogo, era tutto falso.

Ora il tono è cambiato. “L’affaire Assange è una tela moralmente aggrovigliata” afferma il giornale. “Lui (Assange) crede nella pubblicazione di cose che non dovrebbero essere pubblicate … Ma ha sempre fatto luce su cose che non avrebbero mai dovuto essere nascoste”.
Queste “cose” sono la verità sull’aspetto mortifero con cui l’America porta avanti le sue guerre coloniali, le menzogne del Foreign Office britannico nel suo ignorare i diritti delle persone vulnerabili, come gli abitanti delle Isole Chagos, la denuncia di Hillary Clinton quale partigiana e beneficiaria dello yihaidismo in Medio Oriente, la descrizione dettagliata degli ambasciatori americani su come i governi della Siria e del Venezuela potrebbero essere rovesciati, e molto di più. Tutto questo è disponibile sul sito di WikiLeaks. 

The Guardian è nervoso e si capisce. La polizia segreta ha già fatto visita al giornale e ha chiesto e ottenuto la solita distruzione del disco fisso. Su questo il giornale non è alle prime armi. Nel 1983 una funzionaria del Foreign Office – Sarah Tisdall – divulgò dei documenti del governo britannico indicanti quando le armi nucleari da crociera americane sarebbero arrivate in Europa. Il Guardian fu coperto da elogi.

Quando un tribunale chiese di conoscere la fonte, invece di lasciare che il redattore capo finisse in prigione sulla base del fondamentale principio di protezione delle fonti, Tisdall fu tradita, perseguita e condannata a sei mesi di prigione.
Se Assange viene estradato negli Stati Uniti per aver pubblicato quello che The Guardian chiama “cose” veritiere, chi impedirà che la redattrice capo attuale, Katherine Viner, o l’ex redattore capo Alan Rusbridger, o il prolifico propagandista Luke Hardin lo seguano? E che i redattori capi del New York Time e del Washington Post, che hanno pubblicato anch’essi dei pezzi di verità provenienti da WikiLeaks, o il redattore capo di El Pais in Spagna, di Der Spiegel in Germania e del Sydney Morning Herald in Australia facciano la stessa fine? La lista è lunga.

David McCrow, primo avvocato del New York Times, ha scritto: “Penso che l’incriminazione di Assange costituirebbe un cattivo, cattivo, precedente per gli editori … per quello che ne so egli si trova in qualche modo nel ruolo classico di un editore e la legge farebbe molto male a distinguere il New York Times da WikiLeaks”.
Anche se i giornalisti che hanno pubblicato le rivelazioni di WikiLeaks non sono stati convocati davanti ad un Gran Jury americano, l’intimidazione di Julian Assange e di Chelsea Manning basterà. Il vero giornalismo è criminalizzato da dei teppisti, visti e conosciuti da tutti. La dissidenza è diventata un’indulgenza.
In Australia l’attuale governo filo-americano perseguisce due persone che hanno rivelato che gli spioni di Canberra avevano messo sotto sorveglianza le riunioni del gabinetto del nuovo governo di Timor Est, per privare questo piccolo paese della sua parte di risorse naturali in petrolio e gas del mare di Timor. Il loro processo si svolgerà in segreto. Il Primo Ministro australiano, Scott Morrison, è tristemente celebre per il suo ruolo nella costruzione di campi di concentramento per i rifugiati sulle isole di Nauru e Manus, nel Pacifico, dove i ragazzi si auto-mutilano e si suicidano. Nel 2014 Morrison ha proposto campi di detenzione di massa per 30.000 persone.
Il vero giornalismo è nemico di questi scandali. Dieci anni fa il ministero della Difesa di Londra ha pubblicato un documento segreto che descriveva le “principali minacce” all’ordine pubblico: i terroristi, le spie russe e i giornalisti d’inchiesta. Questi ultimi sono stati definiti la minaccia principale.

Il documento è arrivato a WikiLeaks, che naturalmente l’ha pubblicato. “Non avevamo scelta – mi ha detto Assange – “E’ molto semplice. Le persone hanno il diritto di sapere e il diritto di rimettere in discussione e di contestare il potere. Questa è la vera democrazia”.
E se Assange e Manning e gli altri nella loro scia – se ce ne sono altri – fossero ridotti al silenzio e “il diritto di sapere, di mettere in discussione e di contestare” sparisse?

Negli anni ’70 incontrai Leni Riefenstahl, amica di Hitler, i cui film contribuirono a gettare l’incantesimo nazista sulla Germania.

Lei mi disse che il messaggio dei suoi film, la propaganda, non dipendeva “da ordini venuti dall’alto”, ma da quello che lei definiva il “vuoto apatico” del pubblico. “Questo vuoto apatico si estendeva alla borghesia liberale e colta?” le chiesi. “Naturalmente – mi rispose – soprattutto l’intelligencia… Quando le persone non fanno più domande serie, diventano sottomesse e malleabili. Tutto può succedere”.
Ed ecco, è successo.
Il resto, avrebbe potuto aggiungere, è storia. 

John Pilger 


Fonte: http://johnpilger.com/articles/the-assange-arrest-is-a-warning-from-history
Data dell'articolo originale: 13/04/2019
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=25867 


04 maggio 2019

[Reseau Voltaire] Les principaux titres de la semaine 3 mag 2019

Réseau Voltaire
Focus




En bref

 
Jared Kushner et le « deal du siècle »
 

 
Trump tend la main à Cuba
 

 
L'administration Trump contre le Liban
 

 
Les Frères musulmans bientôt terroristes aux USA
 

 
Coup d'État hollywoodien au Venezuela
 

 
Salvini et la Russie dans l'UE
 

 
Le faux entretien Macron-Zelentski
 

 
Beijing, Moscou et Washington s'accordent en secret sur l'Afghanistan
 

 
La Force de réaction rapide au pouvoir au Soudan
 

 
Le Parlement iranien déclare le CentCom terroriste
 
Controverses
Fil diplomatique

 
Déclaration d'Emmanuel Macron au sommet pour les Balkans
 

 
Intervention de Jean-Yves Le Drian au Second Forum sur les nouvelles routes de la soie
 

 
Discours d'Edouard Philippe lors de la cérémonie de commémoration du génocide arménien
 

 

« Horizons et débats », n°10, 29 avril 2019
Comment les USA ont créé l'UE
Partenaires, 3 mai 2019
abonnement    Réclamations