Visualizzazione post con etichetta Rete Voltaire. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rete Voltaire. Mostra tutti i post

29 agosto 2019

Rete Voltaire I principali titoli della settimana 29 ago 2019


Rete Voltaire
Focus




In breve

 
Precisazioni sulla foresta amazzonica
 

 
Elisabetta II sospende il parlamento britannico
 

 
La propaganda sull'Amazzonia
 

 
I kurdi distruggono le fortificazioni in "Rojava"
 

 
«Giustizia per le Sorelle»
 

 
Parziale liberazione del governatorato di Idlib
 

 
Contatti segreti USA-Venezuela
 
Controversie

 
abbonamento    Reclami


Notizie su Réseau Voltaire, di Thierry Meyssan


Dopo che una banca ha illecitamente stornato i fondi raccolti a favore di Réseau Voltaire e che molte altre banche hanno chiuso o rifiutato di aprire conti per la colletta, Thierry Meyssan fa il punto sulla situazione giuridica e finanziaria dell’associazione.

 | DAMASCO (SIRIA)  
Un mese fa abbiamo sollecitato il vostro aiuto per rimborsare un debito che metteva in pericolo la continuazione del nostro lavoro. La somma dovuta è stata raccolta in pochi giorni, ma il sito internet che gestiva la colletta non ci ha inviato il denaro e l’ha illegalmente restituito ai donatori.
Nonostante questa disavventura, siamo riusciti a raccogliere 26 mila euro su un conto aperto da Alain Benajam su Paypal.
La banca che gestisce questo conto si è spaventata del trambusto suscitato dalla nostra raccolta fondi e ha bloccato le transazioni: la legge glielo consente. Siamo riusciti alla fine a recuperare il denaro e abbiamo chiuso il conto.
Consapevoli che i lettori di Réseau Voltaire sono pronti ad aiutarci a rimborsare il debito e che il problema non è raccogliere fondi ma trasferirli, abbiamo raggiunto un accordo con il creditore: gli abbiamo inoltrato il denaro raccolto e abbiamo ottenuto una dilazione per saldare il debito.
Gli ostacoli incontrati a ripetizione ci confermano l’esistenza di una lista nera internazionale che, per motivi politici, c’impedisce di usufruire dei servizi bancari.
Sulla scia di Voltaire, non abbiamo mai distinto analisi politica e difesa delle libertà fondamentali. Per noi è importante far trionfare il Diritto. Nel periodo 2001-2003 siamo stati perseguiti da una multinazionale che reclamava un milione di euro di danni e interessi perché ne abbiamo usato marca e logo in una campagna di boicottaggio. Avevamo denunciato la chiusura di un’intrapresa redditizia, quindi in attivo, soltanto perché gli azionisti della società ambivano investirne il valore in un’operazione ancora più proficua. Secondo noi bisognava affermare che il diritto di proprietà non può privare del lavoro centinaia di lavoratori per la bramosia di lucro, non per necessità economica. La vicenda si presentava come quella del vaso di terracotta che cozza contro un vaso di ferro. Siamo invece riusciti a ottenere il riconoscimento da parte della giustizia del principio che la libertà di espressione viene prima della tutela dei marchi e che, nell’ambito di un dibattito democratico, era nostro diritto indicare nominativamente e visivamente la multinazionale attraverso il suo logo. La Corte di Appello di Parigi ci ha dato ragione [1] e abbiamo vinto anche sul piano politico: in Francia è stata votata una legge che regola questo tipo di licenziamenti.
Per ovviare alle difficoltà abbiamo istituito un sistema duraturo di raccolta fondi. Occorrerà però oltre un mese per attivarlo, quindi sarà operativo dopo la scadenza concessaci per rimborsare il debito.
Indipendentemente da queste iniziative, vogliamo comunque denunciare le due società che gestivano il sito internet di raccolta fondi. L’infrazione della legge riguarda non soltanto Réseau Voltaire, ma anche voi donatori: ci avete versato il vostro contributo dietro l’impegno che ci sarebbe stato girato. Con un falso pretesto il sito vi ha invece restituito il denaro. Lo riteniamo una forma di “abuso di fiducia”.
Un donatore non è stato rimborsato perché la carta bancaria utilizzata in seguito è scaduta, ha dovuto perciò pretendere la restituzione del denaro. Un altro donatore è stato rimborsato sotto forma di credito, ma non può ritirare i contanti, e così via.
Per raccogliere quanto ci manca per saldare il debito abbiamo aperto un nuovo conto PayPal, appoggiandolo al conto bancario del nostro avvocato.
Vi chiediamo di versare urgentemente un contributo affinché possiamo continuare a tenere vivo il sito e offrirvi così le nostre analisi delle relazioni internazionali.
Un grazie anticipato.

22 agosto 2019

[Reseau Voltaire] Les principaux titres de la semaine 21 ago 2019


Réseau Voltaire
Focus




En bref

 
Libération partielle du gouvernorat d'Idleb
 

 
Contacts secrets USA-Venezuela
 

 
L'Australie pourrait adhérer à l'Otan
 

 
Affaiblir des pays en manipulant la démocratie
 
Controverses
Fil diplomatique

 
Discours d'Emmanuel Macron pour le 75è anniversaire du débarquement en Provence
 

 

« Horizons et débats », n°18, 19 août 2019
Démocratie directe
Partenaires, 20 août 2019

« Horizons et débats », n°17, 5 août 2019
Fondement de la politique étrangère suisse
Partenaires, 20 août 2019

« Horizons et débats », n°16, 22 juillet 2019
La Russie contre l'Occident – ou l'inverse ?
Partenaires, 20 août 2019
abonnement    Réclamations


21 agosto 2019

Rete Voltaire: I principali titoli della settimana 21 ago 2019


Rete Voltaire
Focus




In breve

 
L'Australia potrebbe aderire alla NATO
 

 
Indebolire Paesi manipolando la democrazia
 

 
I britannici e la "rivoluzione colorata" a Hong Kong
 

 
Macron ha la pretesa di parlare a nome degli Stati Uniti
 

 
Doha Bank inquisita per aver finanziato Al Qaeda in Siria
 

 
L'Arabia Saudita contro la Turchia
 

 
Attenzione: la Finanziaria di pagamenti elettronici sospende il conto Réseau Voltaire
 

 
La Turchia prepara un'invasione del nord della Siria
 
Controversie

 
abbonamento    Reclami


05 agosto 2019

Rete Voltaire: Chi vuole affossare Réseau Voltaire?


Rete Voltaire
A rischio lo stato di diritto
Chi vuole affossare Réseau Voltaire?
Rete Voltaire | Parigi (Francia) | 3 agosto 2019
JPEG - 23.3 Kb
Da otto anni Réseau Voltaire non riesce ad aprire un conto bancario in un Paese occidentale. In qualunque nazione, dopo un consenso iniziale, c'informano che la Banca Centrale ha respinto, senza alcuna giustificazione, il conto a noi intestato. È come se fossimo inseriti in una lista nera riservata internazionale, cui fanno riferimento tutte le Banche Centrali.
In questo momento dobbiamo pagare le spese degli ultimi anni per hosting e mantenimento del sito. Il debito ammonta a 48 mila euro.
In Francia una filiale del Crédit Mutuel Arkéa ha creato un sistema di raccolta fondi in internet, il sito Leetchi. A giugno, dopo che Leetchi ha, di propria iniziativa, chiuso la raccolta fondi a favore del pugile Christophe Dettinger, il sito è stato bloccato dalla magistratura, con l'accusa che il denaro sarebbe servito non per sostenere le spese legali per la difesa del pugile, bensì per pagare eventuali ammende: operazione non consentita dalla legge. Dettinger è stato rinviato a giudizio per aver colpito a mani nude dei poliziotti in tenuta antisommossa che, durante una manifestazione dei Gilet Gialli, spintonavano una donna.
È stato subito creato un altro sito di raccolta fondi in internet, Le Pot Commun, identico a Leetchi.
Il fatto che il nuovo sito fosse un copia-incolla del precedente ci ha indotto a credere che appartenesse alla medesima società.
Così due settimane fa gli abbiamo chiesto di organizzare una colletta a nostro favore. Domanda e documenti amministrativi presentati sono stati accettati. Tuttavia, quando gli abbiamo ordinato di trasferire il denaro raccolto sul conto bancario dedicato, non ci ha risposto. Il 25 luglio l'ordine risultava preso in carico, ma non eseguito. Abbiamo scritto a Le Pot Commun diverse volte, senza ottenere risposta. Improvvisamente, il 1° agosto, il sito ha chiuso la raccolta fondi, inviando un messaggio ai donatori per avvisarli che sarebbero stati rimborsati «su richiesta».
Riassumendo:
- Dobbiamo pagare debiti per 48 mila euro e non abbiamo un soldo. Il denaro che voi donatori avete versato non è arrivato.
- Le Pot Commun si è rifiutato di onorare il contratto, non perché sospettasse un possibile reato, bensì per un atto discriminatorio nei confronti delle nostre opinioni politiche.
- Le Pot Commun ci ha sottratto la somma già raccolta (oltre 46 mila euro). L'impegno a rimborsare i donatori lo mette al riparo da azioni legali di questi ultimi, ma non da quelle di Réseau Voltaire.
- Per rimborsare i donatori, Le Pot Commun ha incrociato dati senza averne diritto. Ha creato illegalmente una banca-dati nominativa che include, oltre alla denominazione della colletta, i nomi e i dati bancari dei donatori.
Per il momento non sappiamo chi abbia ordinato queste azioni illecite.
Réseau Voltaire è stato fondato nel 1994 all'interno del parlamento europeo. In un primo tempo vi aderirono partiti politici di governo, sindacati di rilevanza nazionale, nonché giornali, tutti uniti a difesa della libertà di opinione, in Francia minacciata da un emendamento legislativo. Dal 1999 e dall'entrata in guerra della Francia contro la Serbia, il sito si è dedicato soprattutto alla politica estera, con il medesimo spirito critico che da sempre lo contraddistingue. Dopo gli attentati del 2001 ha pubblicato numerose inchieste sull'argomento, con il sostegno di tutti i suoi membri. Quando però il fondatore, nonché presidente, di Réseau Voltaire, Thierry Meyssan, nel 2002 ha pubblicato un libro che le riassumeva, molte organizzazioni si sono dissociate. Réseau Voltaire è progressivamente diventato una fonte d'informazione e analisi dei conflitti in corso. Gli articoli sono oggi tradotti in molte lingue e sono nella rassegna stampa di molti governi.
Con la prosecuzione o la soppressione di Réseau Voltaire c'è quindi in gioco una posta di politica internazionale.
Vi chiediamo:
- di verificare se siete stati rimborsati, senza spese, per la donazione fatta a Réseau Voltaire. Nel caso Degginger diverse persone hanno denunciato di essere state derubate. Se è accaduto anche a voi, contattateci su [email protected]
- di venire in nostro aiuto al più presto, effettuando un bonifico bancario sul conto dedicato, aperto a tale scopo dal rappresentante in Francia di Réseau Voltaire, Alain Benajam. Come causale del bonifico scrivete: «Sostegno a Voltairenet.org».
Queste sono le coordinate:
Intestatario: Alain Benajam
JPEG - 25.7 Kb
IBAN : FR76 1659 8000 0113 8513 8000 182
BIC : FPELFR21
RIB : 16598 00001 13851380001 82
PayPal
Vi terremo informati degli sviluppi.
La vicenda consentirà a tutti di giudicare se la Francia è ancora o no uno stato di diritto.
abbonamento    Reclami

 

30 luglio 2019

L’Unione Europea avalla la nomina di quattro alti funzionari, di Thierry Meyssan


In forza dei Trattati, l’Unione Europea è diventata una struttura sovranazionale: dunque come potrebbero gli Stati membri nominare alti funzionari preposti a dare loro ordini? In realtà non lo fanno, si contentano di avallare le scelte NATO, discusse da Germania e Francia.


Prima delle elezioni del parlamento europeo, Stati Uniti, Germania e Francia avevano deciso che presidente della Commissione sarebbe stato il tedesco Manfred Weber, che si era impegnato a mettere fine ai lavori di costruzione del gasdotto Nord Stream 2 e a limitare l’acquisto da parte dell’Unione di idrocarburi russi, per favorire il gas USA, molto più oneroso sia per i costi di produzione che di trasporto.
Per sopire gli elettori europei, una propaganda battente sosteneva che il presidente della Commissione sarebbe stato eletto rispettando una «regola democratica»: il capolista del più importante gruppo parlamentare eletto. Nessuno dubitava che la presidenza sarebbe toccata a Manfred Weber, capo dei conservatori (PPE).
Si tratta ovviamente di una regola non democratica, dal momento che le regole della democrazia prevedono l’elezione di un esponente sostenuto da una maggioranza, non già meramente da un gruppo parlamentare. Stampa e candidati hanno però continuato a ripetere questa stupidaggine, perfettamente consapevoli che l’Unione altro non è che un’illusione.
All’ultimo momento però la Francia si è rimangiata la parola. Il presidente Emmanuel Macron ha pretestato che il suo gruppo parlamentare (ADLE, ora Renew Europe) aveva ottenuto un netto successo, tale da avanzare la pretesa a uno dei quattro più prestigiosi posti di alto funzionario. Macron ha quindi fatto insultare Weber dalla capolista del suo partito, Natalie Loiseau – che lo ha definito un «ectoplasma» – e ha posto il veto alla sua nomina. Dopo l’accordo sulla designazione della francese Christine Lagarde alla testa della Banca Centrale Europea, lo stesso Macron ha proposto un nuovo candidato tedesco, Ursula von der Leyen.
Due donne, Lagarde e von der Leyer, occuperanno così i posti di maggior prestigio; il belga Charles Michel presiederà invece il Consiglio dei capi di Stato e di governo, nonché il Consiglio dell’eurozona; lo spagnolo Josep Borrel sarà l’Alto rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza. Questi due ultimi incarichi sono puramente formali: il presidente del Consiglio si limita a dare la parola e rappresenta l’Unione all’estero; l’Alto rappresentante è invece portavoce di una politica che tutti sanno essere fissata a Washington, di certo non a Bruxelles.
Queste nomine non sono scelte del Consiglio Europeo, bensì risultato di un accordo tra la cancelliera tedesca e il presidente francese, raggiunto in un colloquio privato. Il Consiglio non ha fatto che avallarle.
In base a quali criteri sono stati selezionati i quattro più alti funzionari delle istituzioni europee? Due requisiti sono imprescindibili:
-  essere atlantisti:
-  avere qualche cosa da nascondere, sì da poter essere ricattati in caso di perdita della fede atlantista.

Essere atlantista

Essere atlantista è qualità scontata per ogni funzionario europeo. Il Trattato di Maastricht e successivi stabiliscono infatti che la NATO, ossia l’alleanza militare antirussa, provveda alla difesa dell’Unione.
A inizio anno Ursula von der Leyen ha opportunamente pubblicato sul New York Times un intervento apologetico della NATO, che «difende l’ordine mondiale» [1].
L’atlantismo di Christine Lagarde non ha bisogno di essere dimostrato: ha iniziato la carriera politica come assistente parlamentare al Congresso USA, in seguito è diventata lobbysta dell’industria degli armamenti USA in contrapposizione a quella francese. Lagarde ha convinto la Polonia ad acquistare l’armamento Boeing e Lockheed-Martin invece che Airbus e Dassault [2].
Charles Michel è primo ministro del Paese ospite della NATO e per lui garantisce anche il padre, Louis Michel, ex commissario europeo per la Cooperazione internazionale, per gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi.
Josep Borrel, ex appartenente al kibbutz di Gal On (deserto del Negev), è stato presidente del parlamento europeo e ha difeso con fervore il principio del vassallaggio europeo all’Alleanza Atlantica.
Naturalmente questi quattro personaggi sono stati invitati alle riunioni del gruppo di Bilderberg, il club della NATO. Il mese scorso Josep Borrell non vi ha partecipato perché glielo ha proibito il primo ministro spagnolo.

“Essere alla catena”

Nonostante la fiducia in chi è al loro soldo, gli Stati Uniti gradiscono comunque disporre di uno strumento di pressione per un eventuale richiamo all’ordine. Infatti talvolta accade che alti funzionari non si accontentino di uno stipendio astronomico e abbiano velleità di servire i propri concittadini.
Era stata avviata un’inchiesta giudiziaria sulla gestione del ministero della Difesa da parte di Ursula von der Leyen. Benché l’esercito tedesco sia notoriamente sotto-equipaggiato, i colossali sforamenti dei preventivi avevano già portato all’apertura di un’inchiesta, affidata a uno studio di revisione contabile che aveva ritenuto adeguate le spiegazioni del ministero. La procura era stata però messa in allarme dalla scoperta che la vigilanza all’interno del gabinetto era stata svolta dal figlio di questa grande aristocratica. Per il diritto tedesco però la cancelleria ha il potere di bloccare le inchieste giudiziarie sui membri di governo.
Christine Lagarde è stata condannata, benché esentata dalla pena, dalla Corte di Giustizia della Repubblica Francese per «negligenza». Lagarde aveva deciso di portare una controversia finanziaria tra una banca pubblica e un ex ministro davanti a un organo di arbitraggio, invece che a un tribunale. L’arbitraggio ha dato torto allo Stato e ragione all’ex ministro, cosa che mai sarebbe dovuta accadere.
Ignoro in quali oscure vicende Charles Michel e Josep Borrel potrebbero essere implicati, ma di certo ce ne sono: il primo non ha forse accettato di capeggiare un governo minoritario e il secondo, all’apice della carriera, non si è volontariamente allontanato per una decina d’anni dalla politica?
La retribuzione di questi quattro funzionari sarà oltre due volte quella del presidente francese. Non si tratta di remunerare capacità eccezionali, bensì di garantirsi che saranno messe al servizio del sovrano: è il prezzo del tradimento.