06 dicembre 2019

EMANUELA ORLANDI / APPELLO AL PAPA, BASTA SEGRETI


Ennesimo appello della famiglia di Emanuela Orlandi al Vaticano. Lo rivolge direttamente a papa Francesco il legale della famiglia, Laura Sgrò.
Ecco alcune sue frasi.
“Santità, Lei certamente segue con sguardo misericordioso la tragedia di Emanuela Orlandi, scomparsa il 22 giugno 1983, e di cui nulla è dato sapere alla madre e ai suoi fratelli, caricandoli di un dolore che non trova pace”.
“La famiglia mi ha incaricata di sostenere legalmente la loro ricerca della verità e per questo Le chiedo un atto di carità e di giustizia sovrana, non avendo trovato nei livelli ordinari la necessaria e aperta collaborazione che si auspicava”.

Laura Sgrò
“Testimonianze recenti e investigazioni difensive hanno fornito la certezza dell’esistenza di un fascicolo segreto sul sequestro di Emanuela, e riferiscono di attività precise e strutturate volte a ricostruire quanto è accaduto. Vi è documentazione su Emanuela, custodita nell’archivio segreto della Segreteria di Stato e mai condivisa”.
“L’accesso della famiglia a questi documenti mi viene ripetutamente negato da anni. Il silenzio ha prima avvolto la mia richiesta e poi l’ha inghiottita”.
“Santità, Lei di recente, non temendo la storia, con animo sereno e fiducioso, ha autorizzato l’apertura degli Archivi Vaticani per il Pontificato di Pio XII che, come Lei stesso ha detto, ‘si trovò a condurre la Barca di Pietro in un momento tra i più tristi e bui del secolo ventesimo’”.
“Anche la scomparsa di Emanuela rappresenta un momento triste e buio del secolo scorso. Adesso, però, sono le sue mani ferme e misericordiose a condurre la Barca di Pietro. La conduca verso quella Verità che, come ci ha insegnato Nostro Signore, rende liberi”.
Un anno e mezzo fa proprio la Voce (e poi l’Espresso) raccontarono la storia di documenti segreti custoditi nell’archivio altrettanto super segreto della Segreteria di Stato vaticana. In quelle carte, tra l’altro, erano contenuti prove relative ad un soggiorno di Emanuela per svariati mesi in un appartamento gestito da alcune suore a Londra. A quanto pare tra la documentazione c’erano messaggi, rendiconti e altri elementi importanti.
Come mai – ci siamo più volte domandati e abbiamo domandato – la Segreteria di Stato vaticana non fornisce spiegazioni in merito (o lo fa in modo del tutto rabberciato negando tout court l’esistenza di qualsivoglia documento)? Perché è calato, su quella vicenda fondamentale, un silenzio complice e omertoso?
Sarebbe il caso, una buona volta, di rompere il muro di gomma e tirar fuori le verità come implora la famiglia da anni e ora con particolare veemenza.
Ma sorge spontaneo un altro interrogativo. Un paio di mesi fa, alla notizia dell’insediamento dell’ex procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone al vertice del tribunale vaticano, lo stesso avvocato Laura Sgrò ha manifestato la sua soddisfazione.
Forse non sono giunti segnali positivi dal tribunale vaticano? O può essere questo un cortese modo per mettere qualche pressione allo stesso ex procuratore numero uno della capitale?

04 dicembre 2019

Beppe Scienza: TFR al sicuro all'INPS

Allarmismo interessato sul TFR all'INPS

Si sono intensificati gli interventi che adombrano o addirittura denunciano rischi per i lavoratori col TFR nel Fondo di Tesoreria dell'INPS, infarciti di frottole su una sua inventata scarsa redditività. In realtà non è un fondo pensione, contrariamente alle frottole dei venditori disonesti di c.d. previdenza integrativa. Si veda «Propaganda dei media contro l'INPS, ma non c'è nessun rischio per il TFR» sul Fatto Quotidiano dell'11-11-2019.

Saluti

Beppe Scienza
Docente di Metodi per le Scelte Finanziarie e Previdenziali

Dipartimento di Matematica
Università di Torino
via Carlo Alberto 10
10123 Torino

www.beppescienza.it
www.ilrisparmiotradito.it

02 dicembre 2019

Moncalvo: silenzio assordante sulla fuga della Fiat in Francia

Gigi Moncalvo «Tutti parlano giustamente del problema dell’Ilva e dei posti di lavoro a rischio a Taranto, ma nessuno – sottolineo, nessuno – parla dei posti che salteranno per la vicenda Fca-Psa». Perché nessuno ne parla? Molto semplice, risponde Gigi Moncalvo: «Nessuno osa rispondere al seguente interrogativo: quando ci sarà da decidere la sorte, la chiusura degli stabilimenti in Italia (Pomigliano d’Arco, Termini Imerese, Melfi e chi più ne ha, più ne metta), secondo voi prevarrà la volontà e la decisione dei 6 consiglieri (su 11) della corporation francese, oppure prevarrà la tesi di una società che ormai è olandese, londinese e americana?». Ormai l’ex Fiat – per decenni sorretta finanziariamente dallo Stato italiano – è infatti una società di diritto olandese con domiciliazione fiscale nel Regno Unito (e domiciliazione borsistica negli Usa). Insiste Moncalvo, dai microfoni della trasmissione web-radio “Forme d’Onda“, ripreso anche su YouTube: «Che cosa gliene importerà, all’ex Fiat, ormai olandese, londinese e americana, della sorte di Pomigliano d’Arco, Melfi, Termini Imerese e tutto il resto?». L’accusa di Moncalvo è esplicita: «I media tacciono, sull’accordo franco-italiano, perché la Fiat continua a riversare fior di soldi, in termini pubblicitari, su giornali e televisioni». Un modo per avere “buona stampa”, cioè in questo caso stimolare il silenzio dei giornalisti?
Categoria alla quale peraltro appartiene lo stesso Moncalvo, cronista di rango, già attivo su alcune tra le maggiori testate italiane (collaboratore di Maurizio Costanzo, Piero Ottone e Guglielmo Zucconi) nonché giornalista sulle reti Mediaset e infine dirigente Rai. Negli ultimi anni, con esplosivi libri-inchiesta (”I lupi e gli Agnelli“, “Agnelli segreti“, spariti dalle librerie ma disponibili attraverso il sito dell’autore), Moncalvo si è concentrato nello scavare tra “ombre e misteri della famiglia più potente d’Italia”. Fino a scoprire cosa? Questo: che un potere-ombra, finanziario e anglosassone, si sarebbe impossessato del controllo politico della Fiat già dal dopoguerra, fino poi a “imporre” che l’eredità di Gianni Agnelli finisse a John Elkann, il quale – giovanissimo – alla scomparsa dell’Avvocato mise l’impero Fiat nelle mani del manager finanziario Sergio Marchionne, campione del neoliberismo americano. Moncalvo evoca anche «rabbini francesi e grembiulini» nell’orbita di John Elkann, alludendo al ruolo del padre, il giornalista e scrittore Alain Elkann, membro del potentissimo Jewish Institute e figlio del banchiere, industriale e rabbino francese Jean-Paul Elkann. Dietro alla “real casa” torinese, attraverso il ramo Elkann oggi al comando, aleggia il potere del B’nai B’rith, elusiva massoneria sionista?
Ne parlò il saggista e massone Gianfranco Carpeoro, a proposito della strana fine di Edoardo Agnelli nel 2000: il figlio “ribelle” dell’Avvocato, che in un’intervista al “Manifesto” aveva annunciato l’intenzione di volersi occupare del destino della Fiat, si sarebbe convertito all’Islam, e addirittura alla confraternita mistica dei Sufi. Una foto lo ritrae a Teheran in una sessione di preghiera guidata dall’ayatollah Alì Khamenei, guida suprema della ierocrazia sciita. Fu proprio l’Iran ad accusare il Mossad, il servizio segreto israeliano, della morte di Edoardo Agnelli, precipitato da un viadotto autostradale in circostanze mai del tutto chiarite. Forse per motivi di pura propaganda politica anti-sionista, Teheran accusò la “lobby ebraica” di aver sostanzialmente Alain Elkannpropiziato l’eliminazione di Edoardo Agnelli (caso archiviato come suicidio) per poter poi mettere completamente le mani sull’impero Fiat dopo la morte di Gianni Agnelli. Dietrologie, semplici illazioni, addirittura insinuazioni senza fondamento? Dal lavoro di Moncalvo, incentrato per lo più sulla imbarazzante “guerra” familiare per l’eredità dell’Avvocato (seguita dall’ancora più imbarazzante silenzio dei media), emerge in sostanza l’impenetrabilità della governance Fiat, retta da logiche che ricordano quelle delle antiche monarchie.
Carte giudiziarie alla mano, Moncalvo ha scoperto che il grosso del “tesoro” degli Agnelli è depositato all’estero, lontano dall’Agenzia delle Entrate (a Panama e in un caveau dell’aeroporto di Ginevra), e che i due uomini-ombra dell’Avvocato, Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, manovrarono – insieme ai notai, e d’intesa con la vedova Agnelli, Marella Caracciolo – per favorire in modo esclusivo l’allora giovanissimo John Elkann, entrato nel board Fiat a soli 21 anni. Oggi, ragiona Moncalvo, la Exxor (finanziaria di famiglia) è stata stra-premiata con un “bonus” di oltre 5 miliardi dai futuri partner francesi, che in cambio però prenotano il controllo del colosso Fca-Psa, che verrebbe affidato a Carlos Tavares, l’uomo-Peugeot. Una maxi-buonuscita agli Elkann per lasciare il timone alla Francia, il cui governo oltretutto controlla il 13% del gruppo che include Peugeot, Citroen e Opel? Secondo “Money.it“, Fca porta in dote 102 stabilimenti e un fatturato da oltre 110 miliardi, con marchi come Fiat e Jeep, Conte e LandiniLancia, Abarth, Alfa Romeo, Maserati, Chrysler, Dodge, Fiat Professional e Ram. Da canto suo, Psa (che possiede anche Ds Automobiles e Vauxhall) mette sul piatto appena 45 stabilimenti e un giro d’affari da 74 miliardi, inferiore quindi a quello dell’ex Fiat.
In sostanza: i francesi offrirebbero di meno ma otterrebbero di più, dopo aver “premiato” a suon di miliardi i torinesi, forse ansiosi – da tempo – di disimpegnarsi dal settore auto? Se è presto per trarre conclusioni, visto che ogni giorno emergono precisazioni sullo sviluppo dell’accordo, ancora in corso nella sua definizione e motivato dalla necessità di reggere il mercato mondiale dell’auto, è sconcertante – rileva Moncalvo – il silenzio assordante del sistema-Italia, di fronte a una notizia di questa portata. Gli stessi sindacati si limitato a mormorare: forse, auspica Landini, la fusione rafforzerà il comparto industriale. Certezze, nessuna: quand’era a capo della Fiom, Landini si vide beffare dall’inesistente Fabbrica Italia, il piano di rilancio solo vagheggiato da Marchionne. Ma ancora più clamoroso è il silenzio dei media nazionali e della stessa politica, evidenziato dall’assenza totale – nella vicenda – del governo Conte. E se chiuderanno gli stabilimenti del centro-sud? Visto che a decidere saranno i francesi, come possono dormire sonni tranquilli gli operai di Melfi, Pomigliano e Termini Imerese? Nessuno sembra domandarselo: silenzio di tomba. Muti i giornali, zitti i partiti, non pervenuto Palazzo Chigi. Purtroppo, la cosa non stupisce: solo in Italia, ricorda Moncalvo con amarezza, nel 1991 – per timore di dispiacere ai signori della Fiat – fu tradotto col titolo “Il silenzio degli innocenti” il film-kolossal di Jonathan Demme, con Jodie Foster e Anthony Hopkins. Nel resto del mondo, il titolo originale (”The silence of the lambs”) fu tradotto correttamente: il silenzio degli agnelli.

01 dicembre 2019

ASSANGE / IN PERICOLO DI VITA, APPELLO DI 60 MEDICI


Il fondatore di WikileaksJulien Assange, rischia la vita per la mancanza di cure mediche.
Sessanta medici di varie nazioni hanno firmato un appello indirizzato al ministro degli interni britannico, Priti Patel, affinchè intervenga, dal momento che attualmente Assange è detenuto nel carcere di Belmarsh, nella zona sudest di Londra.
Assange è in attesa di un’udienza a febbraio, per contestare l’ennesima richiesta di estradizione negli Stati Uniti, dove viene accusato di ben 18 reati: tra cui quello di aver complottato (sic) contro gli americani, hackerando un computer del Pentagono.
Così viene scritto nella lettera-appello: “Da un punto di vita medico, sulle prove attualmente disponibili, nutriamo serie preoccupazioni riguardo all’idoneità del signor Assange per affrontare un processo nel febbraio 2020. E’ soprattutto nostra opinione che Assange abbia bisogno di una valutazione medica urgente da parte di esperti sul suo stato di salute sia fisico che psicologico. Qualunque terapia medica indicata deve essere somministrata in un ospedale universitario adeguatamente attrezzato e dotato di personale esperto”.
La Svezia, intanto, ha ritirato le sue accuse ad Assange per una storia (chiaramente taroccata) di violenza sessuale che vedeva Assange sul banco degli accusati. Restano in piedi le (altrettanto taroccate) accuse a stelle e strisce per l’attacco al Pentagono…