15 novembre 2018

Livigni: ci governa la cupola che liquidò Kennedy e Mattei

Vorrei tornare su Enrico Mattei, di cui sono stato uno strettissimo collaboratore, per dire che in Italia è avvenuto qualcosa di orrendo, di sporco. Era stata fatta una inchiesta, quando l’aereo precipitò a Bascapè: un’inchiesta vergognosa, fatta da depistaggi e coperture della verità. Un’altra mezza inchiesta era stata subito chiusa. Nel 1994 ho pubblicato un libro con la Mondatori che si chiama “La grande sfida”, e sono riuscito avere documentazioni top secret dagli archivi della Jfk Library di Boston, dall’Eisenhower Library e, con mia sorpresa, ho scoperto che tra Mattei e Kennedy c’era una corrispondenza molto stretta. Dopo la crisi di Suez, quando Inghilterra e Francia erano state invitate dagli Stati Uniti a ritirarsi durante la Guerra di Suez, perché gli Usa temevano uno shock petrolifero, l’Italia avanzò la proposta di coprire un ruolo di nazione strategica, sul Mediterraneo, in sostituzione di Francia e Inghilterra. Kennedy era d’accordo, però bisognava dare stabilità politica al governo italiano, che cambiava ogni due mesi (c’era stata la crisi del governo Tambroni, che durò un mese e mezzo). Per dare stabilità politicabisognava scegliere un uomo e fare riforme. Kennedy esaminò tutti i possibili interlocutori italiani, e li scartò subito: via Fanfani, via Gronchi. E arrivò a Mattei: di lui, Kennedy era affascinato. E iniziarono delle trattative.
Una prima trattativa avvenne all’Hotel Excelsior di Roma, in grandissimo segreto. Mattei non si fece assistere da nessuno. Kennedy chiese alle grandi compagnie americane di mettere Mattei in condizioni di fare affari, di offrirgli contratti migliori di Mario Draghiquelli che aveva con l’Unione Sovietica. Dopo lunghe trattative, venne fatto un contratto tra l’Eni e la Esso per la fornitura di 12 milioni di tonnellate l’anno di greggio a condizioni veramente migliori di quelle che Mattei aveva con l’Urss. Dopo l’accordo commerciale, segretissimo, si passò alla trattativa politica. Parteciparono il responsabile della politicaestera di Kennedy e il futuro capo della Cia in Italia. Mattei doveva andare a dicembre 1962 a incontrare Kennedy. Non ne parlò con nessuno, neanche con me. Era abbastanza teso, in quei giorni: aveva ricevuto minacce. La cosa che mi colpì è che era stato in Sicilia, il 18 ottobre 1962. C’era stato un incontro a Gela, un Cda della Agip Mineraria. Lui transitò da Palermo, mi chiamò e mi disse: «Ti voglio vedere subito in aeroporto». Arrivò con l’aereo aziendale, mi diede indicazioni su fatti che stavamo svolgendo e io gli dissi: «Presidente, venga entro l’anno, perché abbiamo fatto una realizzazione, a Gela, che voleva lei: un grande deposito costiero per importare dalla raffineria di Gela i prodotti sul mercato». Lui disse: «Non posso venire, ho parecchi impegni, ci vediamo il prossimo anno».
Dopo sette giorni ricevo una sua telefonata. Io mi trovo a Palermo, avevo un incarico di “scout man”, l’uomo dei servizi segreti nel petrolio che cerca di sapere cosa fanno le altre compagnie. Mi disse: «Sto partendo per Gela». «Presidente, ma… come mai?». «Poi glielo dico». Arrivai a Gela prima di lui, andai al Motel Agip e mi dissero: «Non atterra qui». L’Agip aveva un aeroporto privato, l’aeroporto di Ponte Olivo, con una pista molto sorvegliata. Ma la sera prima avevano messo una carica di tritolo e rotto la pista per non farlo atterrare, per farlo venire con l’elicottero. E lui dovette atterrare a Catania, arrivò intorno alle 13. Abbiamo parlato di problemi in corso che riguardavano l’Iraq. Nessun libro, dei 300 e rotti pubblicati nel mondo su Mattei, ha mai parlato dell’Iraq. Sapevo che c’era una questione in Iran: non si era riusciti a entrare nel consorzio dopo la caduta di Mossadeq, fatto cadere dagli angloamericani perché aveva nazionalizzato il petrolio (fatto cadere con l’uso dei sicari Enrico Matteidell’economia). Mossadeq fu denunziato come se fosse un pazzo, e invece era molto saggio: era presidente del Consiglio del primo governo democratico iraniano, un governo eletto dal popolo.
Gli americani tornarono con gli inglesi e riaprirono le compagnie angloamericane, fecero un consorzio e noi siamo stati rifiutati. E Mattei disse: «Andiamoci a prendere il petrolio in Iraq». Che cosa era successo? Io ho conosciuto a Taormina Dino Grandi, ex ministro degli esteri del governo Mussolini, che mi ha informato che nel 1934 l’Agip, fondata nel 1926, era riuscita a ottenere in Iraq il più grande giacimento nell’area di Kirkuk, nell’area curda. Era riuscita per l’abilità di Grandi che venne a patti con gli inglesi, che avevano l’85% del territorio iracheno. Una concessione enorme, con una sessantina di concessioni. L’Iraq è un’invenzione di Churchill, che aveva capito che – tirando una linea, un rettangolo, e unificando sciiti, curdi, sunniti e turcomanni – avrebbe creato un paese in eterno confitto, facilmente governabile e dominabile da un punto di vista coloniale. Dino Grandi diede appoggio all’Inghilterra, perché scadeva il protettorato inglese nel 1934, presso la Società delle Nazioni, la futura Onu. In contropartita, l’Inghilterra accettò che l’Agip rilevasse una piccola società petrolifera, e poi accettò che questa si ingrandisse fino a diventare una concessione importante, che si chiama Mossul Oil Field.
E però avvenne che nel 1935 le truppe italiane invadono l’Etiopia, gli inglesi ricattano la Agip, dicono: «Se vuoi che noi interveniamo alla Società delle Nazioni per non fare sanzioni e un embargo petrolifero, ci devi cedere la Mossul Oil Field». Grandi trattò, e alla fine trovarono una soluzione: sarebbe andato a inglesi e americani il 51%, però l’Agip avrebbe mantenuto il 39% e una presenza strategica nella “golden share” della società, cioè avrebbe partecipato alle politiche e alle strategie. Quando Grandi tornò a Roma, Mussolini ebbe paura e disse: «No, cediamo la società, perché gli inglesi poi mi possono giocare un brutto scherzo, e io non posso fermare in Etiopia le truppe con un embargo». Mattei sapeva tutto questo, e dopo che fummo rifiutati dal consorzio iraniano disse: «Andiamoci a prendere il petrolio in Iraq». Si formò un gruppo molto ristretto. Io lavorai con l’équipe che andò in Iraq quando Khassem, nel 1958, abbatté la monarchia irachena di Re Faysal. Khassem venne contattato nel mese di agosto, in una caserma, mentre fuori si sparava. Gli fu portata una credenziale di Mattei, in cui diceva: «Vogliamo fare con voi un contratto paritetico, un partenariato, non un contratto in cui vi vede paese esattore di tasse Khassemo di royalty. Facciamolo insieme, facciamo una società paritetica che si occuperà anche di altre cose connesse al petrolio». Lui accettò e disse: «Voglio però prima cacciare via l’Iraq Petroleum Company».
E così si iniziò a dare assistenza legale a Khassem esaminando, concessione per concessione, l’Iraq Petroleum Company, per vedere dove questa società aveva mancato. Su 60 e rotti concessioni, la società ne aveva sfruttato solo tre, con un atteggiamento di scorrettezza enorme: si era mantenuta come riserva le altre risorse, privando il popolo iracheno di quelle royalty, ancorché irrisorie. Nel 1962 Khassem revocò le concessioni, queste 57 concessioni, all’Iraq Petroleum Company. Era una bomba! Una delle più grandi compagnie del mondo veniva buttata fuori, perché Khassem avrebbe fatto entrare l’Eni. Seguii da vicino la faccenda, ma non eravamo sicuri di essere sfuggiti ai servizi segreti americani e inglesi, perché in Italia c’era parecchia gente che voleva la fine di Mattei – parecchia. Lui aveva rotto con Fanfani: mandò all’opposizione i fanfaniani siciliani, che non erano gente troppo facile – erano Gioia, Lima. Avevano indirizzato i finanziamenti alla Dc, a Fanfani, a Moro. Era rottura totale, e Fanfani era presidente del Consiglio. Poi c’è la questione Cefis: Mattei lo aveva cacciato fuori, il vicepresidente, che era un uomo dei servizi inglesi.
Mattei era isolato, e durante la trattativa ho scoperto, con i documenti avuti, che c’erano stati interventi pesantissimi dell’ambasciata americana e inglese a Roma su Fanfani, per fermare Mattei, e Fanfani ha risposto: «Io Mattei non lo posso fermare, non ho il potere». È una cosa gravissima: «Fermare a ogni costo». Khassem fece una società nazionale per creare poi una società paritetica con noi, fece sapere che voleva dare un annunzio al giornalismo internazionale di questo progetto della costituzione della compagnia nazionale: non c’era più influenza esterna. Noi abbiamo detto: «Prendi tempo!». Era il 16 settembre del 1962. E Khassem, per la smania di dimostrare al popolo che stava lavorando per il bene dell’Iraq, rilasciò un’intervista che ci fece gelare. Disse: «Io ho revocato le concessioni all’Iraq Petroleum company e sto realizzando una società paritetica con l’Eni». Ci siamo sentiti persi: era grave, gravissimo. Abbiamo detto a Mattei di stare attento, di non viaggiare più in aereo. E quindi arrivò in Sicilia il giorno 26 ottobre. Eravamo terrorizzati. Io ho detto: «Presidente, non riparta questa sera per Milano. Venga con me, andiamo in campagna, mia moglie ha campagne vicino Palermo. Si riposi, non chiami neanche sua Eugenio Cefismoglie. Un amico andrà a Roma e avviserà sua moglie, ma lo farà in modo privato: per un mese, “faccia finta di…”». Lui disse: «No, devo andare. Devo incontrarmi a Milano con l’onorevole Tremelloni questa sera e poi devo partire, devo fare il contratto con l’Algeria».
Era un altro contratto molto osteggiato dagli angloamericani, ma soprattutto da Fanfani perché non voleva che Mattei portasse avanti una politica di rottura nei confronti delle Sette Sorelle (fu Mattei a definirle così, in verità all’inizio voleva dire “sorellastre” ma poi i giornalisti l’hanno modificato). E’ voluto partire lo stesso, Mattei. E quella sera l’aereo è caduto. In Italia abbiamo avuto una porcheria degna di nessun paese al mondo. Quando pubblicai “La grande sfida”, il procuratore Vincenzo Calia di Pavia, zona dove l’aereo è caduto, riaprì l’inchiesta perché la novità era il rapporto Mattei-Kennedy. Indagò con molta serietà, Calia. Ho avuto l’onore di collaborare da vicino con l’avanzamento inchiesta, e si accertò l’avvenuto sabotaggio. Si sono riesumati i corpi di Mattei e Bertuzzi, il pilota, e si sono trovate tracce di esplosivo: Compound 200, un esplosivo molto potente. Si è accertato che l’esplosivo era stato messo sotto i comandi del carrello, e si può fare attraverso il ruotino: si infila la carica con una calamita. La notte tra il 25 e il 26, l’aereo era stato portato dentro l’hangar militare della Nato (quello che vi dico è nell’inchiesta), ed è stato sabotato dai servizi: l’ho scritto. L’aereo, quando il pilota azionò la cloche per scendere, è andato in aria, è esploso.
Ebbene, quest’inchiesta, che stava arrivando ai mandanti, già individuati (il magistrato stava acquisendo ulteriori elementi per le prove) è stata archiviata nel 2003. Dicono che Mattei non si sa perché è morto, alcuni dicono in un incidente: è una vergogna che una verità sia stata occultata. Se ammazzano un uomo non succede niente: un paese indegno. (Io ci ho perduto la moglie, nel luglio 2007: una macchina ci ha speronato e mia moglie è morta. Ebbene, chi ci ha speronato – che era ubriaco e drogato – sta passeggiando tranquillo, si diverte, va alle feste. Denunziato per omicidio colposo, ma non succederà niente!).  Ritorniamo a Mattei. Archiviata l’inchiesta, io ho fatto un libro in 25 giorni, lavorando notte e giorno, che si chiama “Caso Mattei, un giallo Italiano”. Perché giallo italiano? Perché alla fine è stata gestito da italiani, da uomini per cui l’escalation di Carlos MarcelloMattei nella politica avrebbe dichiarato la fine politica o manageriale. E poi ho messo in evidenza, da una serie di documenti, un rapporto tra l’assassinio di Kennedy e quello di Mattei. A Catania c’era, quel giorno, Carlos Marcello, che è stato implicato nell’assassinio di Kennedy. Il tutto converge sull’oligarchia britannica – sulla Permidex, controspionaggio inglese.
Siamo sempre lì: il centro del mondo nella finanza è Londra, e quindi Mattei ha messo in difficoltà gli inglesi. Kennedy lo stesso, perché ha rotto i rapporti con l’oligarchia britannica della politica a fini finanziari, e ha posto fine alla guerra in Corea senza interpellare gli inglesi. Non ci sono prove, ma c’è un legame comune. Quindi Mattei è stato ucciso, anche se tutti quelli che hanno scritto libri, come Bruno Vespa, dicono è caduto per un incidente aereo. Negli anni ‘90 è accaduto qualcosa di grave, ma i giornali italiani non hanno parlato di nulla perché fanno solo propaganda, poi alla fine le verità vengono negate. E’ successo questo: cade il Muro di Berlino, e il ministro Scotti avverte il capo del governo che manovre strane stavano avvenendo da parte di importanti banche d’affari contro l’economia italiana. Poi ribadisce: me lo ha detto Parisi. Mi ha detto pure che potrebbero avvenire stragi o uccisioni. Nel ‘92 avvenne la strage di Capaci, dove la mafia ha avuto solo un ruolo di supporto militare. Invece è una strage con gruppi di potereBenito Livignipiù o meno occulto, che prepararono una svolta economica e politica: «Vogliamo sedere in Parlamento, vogliamo governare». Allora l’Italia avvia la svendita dell’economiapubblica.
Voglio parlare dell’Eni. Quando finì la guerra si avviò un dibattito tra i cattolici sociali e la sinistra italiana, guidata dai comunisti. Dovevano decidere quale struttura economica si doveva dare lo Stato italiano dopo il fascismo. I cattolici sociali hanno rifiutato il liberismo con una grande intuizione, perché il liberalismo penalizza le classi più deboli e spesso anche la vita della gente. Si creò un compromesso con lo Stato imprenditore che opera con le leggi del mercato in concorrenza, indirizzando in aree depresse anche l’economia privata. Viene privatizzato l’Eni, nel 1994 viene privatizzato l’Iri, altre aziende dello Stato nel campo delle telecomunicazioni. Alla fine di questo scempio, di questa carneficina, si sono divisi tutto. E nessuno ha mai parlato. Un pezzo alla sinistra, un pezzo alla destra: un’operazione scellerata di abbrutimento. L’unica denunzia viene fatta dal movimento civile americano di Lyndon LaRouche, ma Ciampi diventò presidente e tutto fu insabbiato. Tutto il patrimonio immobiliare dell’Eni, stimato in 100.000 miliardi, viene svenduto a un fondo Goldman Sachs. Stranamente, l’uomo che ha condotto questa operazione è stato Mario Draghi, che poi è diventato vicepresidente della Goldman. Non si può accettare, si tratta della logica più miserabile. Io l’ho denunziato, ma non è successo niente.
(Benito Livigni, dichiarazioni rilasciate in un recente incontro pubblico, ripreso da YouTube e riproposto da “Imola Oggi” il 2 novembre 2018).

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14 novembre 2018

Muos, il radar dei 5S va in tilt


Guerra Stellare. Comitati in rivolta dopo che la ministra Trenta deposita una memoria che smonta il lavoro durato anni di ambientalisti e grillini
Il Muos c’è, esiste. A Niscemi lo sanno tutti. Un dato incontrovertibile. Sull’operatività del sistema radar invece tante ombre. Certo è che il satellite è stato collegato alle antenne per smistare le comunicazioni militari a forze navali, aeree e terrestri in movimento in qualsiasi parte del mondo.
UN SISTEMA ad alta frequenza che permette di tenere in collegamento i centri di comando e controllo delle forze armate Usa, i centri logistici e gli oltre 18mila terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento, i missili Cruise e i Global Hawk (Uav-velivoli senza pilota). Anzi, si parla addirittura di un ampliamento della base. Il resto top secret. Segreto di Stato. Questione militare.
Gli Usa non transigono. Il problema però è politico. Il governo Conte è favorevole o no alla centrale di antenne costruita a Niscemi, in provincia di Caltanissetta?
Dubbi legittimi. Soprattutto tra i 5stelle, quelli che si sono intestati la lotta civile contro il Muos.
Chi si è mobilitato negli ultimi cinque anni mentre al governo c’era il Pd è rimasto choccato dalla mossa di Elisabetta Trenta: la ministra della Difesa, per il tramite dell’Avvocatura dello Stato, ha depositato la memoria difensiva di opposizione al ricorso di revocazione presentato da Legambiente alla sentenza di secondo grado del Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) che aveva in sostanza dato l’ok al Muos.
Saranno sempre i giudici amministrativi del Cga a doversi pronunciare il 14 novembre sui rilievi mossi dagli ambientalisti e dal comune di Niscemi.
Il comitato «No Muos» e le tante associazioni che si battono per fermare il sistema americano ci credono. I margini però sarebbero davvero stretti. Intanto tra i grillini che si sono schierati, senza infingimenti, contro il Muos c’è fibrillazione. Una battaglia condotta a viso scoperto, quando al governo c’erano Renzi e poi Gentiloni. In piazza, ma non solo.
IL M5S C’HA MESSO LA FACCIA anche nelle sedi istituzionali. Sempre. Raccogliendo attorno a sé migliaia di persone, tra cui le donne che hanno creato un comitato. Giampiero Trizzino è stato tra i protagonisti. Avvocato e deputato regionale da due legislature, Trizzino è stato il deus ex machina nella fronda anti-Muos del movimento. Un impegno costante, durato cinque anni. Prima a capo della commissione Ambiente dell’Assemblea siciliana, poi da esponente del cartello che raggruppa ambientalisti, comitati spontanei di cittadini, comuni dell’hinterland, no-global. In un corposo dossier i 5stelle hanno raccolto documenti, suffragati da pareri scientifici, che dimostrano come il sistema di antenne sia potenzialmente dannoso per la salute dei cittadini e per l’ambiente. Non solo.
IL MEGA-RADAR sorge nella riserva della Sughereta, un’area a vincolo Sic nella quale, secondo gli oppositori, non sarebbe stato possibile realizzarlo per paletti paesaggistici che sarebbero stati violati. «In questi giorni il governo è al lavoro sul dossier», ha detto il ministro Trenta. Una posizione che ha irrigidito i 5stelle in Sicilia. Il dossier i grillini lo hanno già stilato. Anzi. Proprio Trizzino ne diede contezza durante la convention a Palermo di «Italia a 5stelle». E dunque? Perché il ministro parla di nuovo dossier? Ci sono forse pressioni ad alti livelli nei confronti del governo Conte?
Dubbi alimentati proprio dalla memoria depositata da Trenta. Che in sostanza smonta il lavoro fatto da comitati, ambientalisti e 5stelle siciliani. Claudio Fava, presidente dell’Antimafia siciliana, chiede un intervento del Parlamento e del governo siciliani. «Mentre a parole si afferma di voler intervenire per avviare la dismissione della base di Niscemi, gli atti amministrativi vanno nella direzione opposta», attacca Fava. Nel mirino «la richiesta formulata dal ministero della Difesa, per conto del comando della US Navy, per nuovi lavori di manutenzione straordinaria all’interno della base». «Richiesta – incalza – formulata al comune di Niscemi e alla Regione siciliana e di cui poco si è saputo e ancor meno parlato».
«Al presidente Musumeci, che in più occasioni aveva dichiarato la contrarietà all’opera, e al Movimento 5 Stelle, che ora ha la responsabilità del governo del Paese – continua Fava – chiediamo di decidere una volta per tutte da che parte stare. Per questo abbiamo depositato una mozione, che chiediamo venga rapidamente discussa, affinché l’Assemblea siciliana si esprima contro le autorizzazioni a nuovi lavori nella base e chieda ai governi regionale e nazionale, ciascuno per le proprie responsabilità, di smantellare il Muos». Per Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, «il sostegno del governo nazionale, con atti formali del ministero della Difesa, alla realizzazione del Muos è un fatto grave».
PERCHÉ «RAPPRESENTA un attacco al diritto dei cittadini e degli enti locali ad essere attori nei processi decisionali che li riguardano e una negazione della vocazione pacifica della Sicilia, la cui posizione strategica deve essere spunto per promuovere azioni di pace e dialogo e non per nuove strutture e interventi militari». Sferzante Gaetano Di Rocco, tra i fondatori del meetup a Niscemi, appena fuoriuscito dal M5s: «Siamo molto delusi dalla linea che il movimento sta tenendo sul Muos da quando è al governo». Lapidario Fabio D’Alessandro, portavoce dei comitati. «Sono in tanti i delusi fra gli esponenti locali dei 5stelle che hanno gli stivali nel fango mentre i loro colleghi al governo non fanno nulla». E aggiunge: «Chi non è andato via, come il comitato delle mamme legato a Trizzino, spera in una novità che non arriva».
IL TIMORE è che il M5s, ormai al governo, si comporti come i predecessori. La prossima settimana è in programma un vertice tra il ministro Trenta e i 5stelle «No muos» capeggiati da Trizzino. In ballo ci sono interessi geostrategici Nato sul versante africano e in quello mediorientale. Basti pensare che a Sigonella ci sono gli hangar con i droni che vengono teleguidati verso gli obiettivi Isis in Medio Oriente e Africa, mentre ad Augusta e a Birgi (Trapani) ci sono le postazioni navali e dell’aviazione.
Alfredo Marsala

Visto su: comedonchisciotte.org 

13 novembre 2018

Il ritorno dei caudillos latinoamericani


La “primavera del socialismo” dell’America Latina è al termine. Dopo oltre un decennio di Presidenti progressisti socialisti che anteponevano le persone al clientelismo, gli oligarchi dell’America latina, attraverso la prevaricazione dei tribunali, dei parlamenti e dei sistemi elettorali, hanno messo dei caudillos in carica in tutta la regione. A differenza del passato, quando i generali locali, con un cenno del capo dalla base locale della CIA, chiamavano i carri armati e le truppe per cacciare i Presidenti eletti democraticamente, i leader fascisti di oggi hanno scoperto che i social media, associati a giudici e legislatori corrotti, può mettere in scena quelli che sono, essenzialmente, “colpi di stato costituzionali” soft.
La primavera del socialismo in America Latina ha visto molte nazioni adottare politiche estere indipendenti, esenti dai dettami provenienti da Washington. Con gli Stati Uniti impaludati nei pantani [delle operazioni] militari in Afghanistan e in Iraq, l’America Latina si è liberata dalle catene politiche, finanziarie e militari che la legavano a Washington. Le nuove libertà dell’America Latina hanno irritato i neo-conservatori e gli ufficiali militari negli Stati Uniti, in particolare John Bolton, l’Ambasciatore di George W. Bush non confermato dal Senato presso le Nazioni Unite, e John Kelly, Comandante del Southern Command degli Stati Uniti a Miami. Sia Bolton, Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Donald Trump, sia Kelly, Capo dello Staff di Trump, sono ora in posizioni [atte] per essere complici dell’ascesa dei caudillos in America Latina, vendicandosi dei leader progressisti e dei loro partiti politici.
La primavera progressista socialista dell’America Latina era al suo apice quando il Presidente venezuelano Hugo Chavez, a capo di un blocco di nazioni latinoamericane e caraibiche che serviva come alternativa alla neo-coloniale Organizzazione degli Stati americani dominata dagli Stati Uniti, era una fonte d’ispirazione per altri leader progressisti nella regione. Tra questi, il Presidente argentino Nestor Kirchner e la sua vedova, Cristina de Fernandez Kirchner, che in seguito è stata eletta presidente; il Presidente nicaraguense Daniel Ortega; i Presidenti brasiliani Luiz Inácio Lula da Silva (“Lula”) e Dilma Rousseff; la Presidente cilena Michelle Bachelet; il Presidente ecuadoriano Rafael Correra; il Presidente boliviano Evo Morales; il Presidente del Paraguay Fernando Lugo; il Presidente haitiano Jean-Bertrand Aristide; il Presidente honduregno Manuel Zelaya; i Presidenti uruguaiani Jose (Pepe) Mujica e Tabaré Vazquez; [il Presidente del Guatemala] Alvaro Colom; e i leader di centro-sinistra nella Repubblica Dominicana, El Salvador, Perù, St. Vincent, Dominica e St. Lucia. I critici di destra della primavera latino-americana hanno definito la tendenza “Marea rossa” in modo spregiativo.
Chavez è stato l’intuizione che sta dietro la creazione dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA)(1), non sotto il controllo americano, e della Comunità degli Stati dell’America latina e dei Caraibi (CELAC)(2).
La primavera del socialismo dell’America latina ha iniziato a svelarsi dopo che gli Stati Uniti – principalmente attraverso la CIA e il Southern Command -, hanno architettato i colpi di stato da manuale a Haiti e Honduras, un tentativo di colpo di stato militare in Ecuador e “colpi di stato costituzionali” in Paraguay e in Brasile. Dopo che a Chavez è stata diagnosticata una forma aggressiva di cancro, il suo blocco bolivariano è stato assediato da Washington. Oggi solo il Venezuela, il Nicaragua, la Bolivia e l’Uruguay rimangono come vestigia del blocco progressista e tutte sono sotto assedio, in misura diversa, da parte di Washington e dai regimi “capitalisti clientelari” in Colombia, Brasile, Argentina, Cile e Perù.
L’elezione di Jair Bolsonaro, un politico di estrema destra dell’inadeguatamente nominato Partito Social-Liberale (PSL), a Presidente del Brasile rappresenta un ritorno al periodo dei caudillos sostenuti dall’esercito, nei “giorni della diplomazia delle cannoniere” di Washington e dell’imposizione di “Repubbliche delle banane” nell’emisfero occidentale.
Bolsonaro, un auto-proclamatosi ammiratore di Adolf Hitler, di Benito Mussolini e della precedente dittatura militare del Brasile, ha iniziato a dimostrarsi come una versione di estrema destra dei passati dittatori militari latinoamericani, ancor prima di essere eletto Presidente. Bolsonaro non ha fatto mistero di voler guidare un blocco di destra delle nazioni latinoamericane, asservito alle dottrine nazionaliste e razziste dell’amministrazione Trump. Bolsonaro ha aperto un dialogo con il Presidente di destra del Paraguay, Mario Abdo Benitez – il cui padre è stato Segretario privato del dittatore nazista Alfredo Stroessner – nel promettere di stringere legami più stretti tra Brasilia e Asuncion.
Il Presidente della destra colombiana, Ivan Duque, ha anche tenuto colloqui con Bolsonaro con l’intenzione di entrare a far parte di un blocco di estrema destra delle nazioni latinoamericane per un futuro Conservative Summit of the Americas, che probabilmente attirerà la partecipazione del Signor Trump. L’ex stratega della Casa Bianca, Steve Bannon, impegnato con i suoi piani per un vertice dei partiti politici europei di estrema destra soggetto a una segreteria di Bruxelles chiamata “The Movement”, ha dato consigli a Bolsonaro e al suo ambizioso figlio, il deputato brasiliano Eduardo Bolsonaro.
Bolsonaro ha anche tenuto conversazioni con il Presidente di destra argentino Mauricio Macri, un socio commerciale di Trump, in attesa di formare una nuova alleanza di destra in America Latina. Bolsonaro ha ricevuto Jacqueline van Rysselberghe e Jose Durana, due senatori cileni di destra dell’Unione Democratica Indipendente (UDI) del Presidente cileno Sebastian Piñera, la quale considera benevolmente la brutale dittatura del generale Augusto Pinochet.
Bolsonaro e i membri di “The Movement” di Bannon con sede a Bruxelles stanno anche dando consigli alle forze boliviane di estrema destra, guidate da Maria Anelin Suarez capo della coalizione di opposizione Las Calles, che stanno cercando di estromettere Evo Morales dalla presidenza. Bolsonaro ha inviato uno dei suoi deputati eletti, Carla Zambelli, in Bolivia per organizzare, insieme a Suarez, Las Calles e gli associati di Bannon, la “marcia nazionale” contro Morales del 10 ottobre 2018. Bolsonaro ha segnalato che i suoi sforzi anti-Morales hanno il sostegno dell’Argentina di Macri e del Cile di Piñera, nel fomentare l’opposizione a Morales in Bolivia.
Bolsonaro ha detto che con lui come Presidente del Brasile, lui e l’Argentina con Macri e il Cile con Piñera sconfiggeranno il “socialismo” in Bolivia e in Venezuela. Bolsonaro è stato chiamato il “Trump dei tropici”. Bolsonaro ha promesso di sequestrare le terre delle tribù indigene del Brasile e consegnarle a uomini d’affari privati ​​per lo sfruttamento. Ha anche definito gli afro-brasiliani “obesi e pigri” e la gente proveniente da Haiti, dall’Africa e dal Medio Oriente arabo la “feccia dell’umanità”. Bolsonaro ha dato ai leader dell’opposizione brasiliana due scelte: l’esilio o l’esecuzione.
C’è una forte possibilità che Bolsonaro, Macri, Piñera, Abdo Benitez e Duque perseguano la rinascita dell’Operazione Condor(3), un’alleanza favorita dalla CIA delle agenzie di polizia segreta e di intelligence delle dittature militari latinoamericane che sono esistite dal 1968 al 1989. [L’Operazione] Condor, che aveva la benedizione del Segretario di Stato americano e del Consigliere per la Sicurezza Nazionale Henry Kissinger, era responsabile della localizzazione e dell’assassinio dei leader di sinistra che si erano rifugiati in Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Ecuador, Paraguay, Perù, Stati Uniti, e Uruguay.
La Bolivia, circondata dai governi di destra in Brasile, Argentina, Paraguay e Cile, e dal Perù arrendevole a Washington, dovrà affrontare crescenti pressioni politiche, economiche e militari per negare a Morales un quarto mandato come Presidente nel 2019. Il Venezuela, già paralizzato per le sanzioni economiche imposte dall’amministrazione Trump, vedrà il Brasile e la Colombia consentire che le loro regioni di confine siano utilizzate per operazioni paramilitari, sostenute dalla CIA, contro il governo del Presidente Nicolas Maduro, il successore scelto da Chavez.
Il governo di Ortega in Nicaragua continuerà anche a subire gli sforzi di destabilizzazione della CIA, con il sostegno del governo di Bolsonaro in Brasile.
Solo il governo entrante progressista di sinistra di Andrés Manuel López Obrador (AMLO) in Messico e [quello di] Cuba saranno in grado di aiutare la sopravvivenza delle poche sacche di populismo di sinistra nell’emisfero occidentale. I diritti dei lavoratori, dei contadini, delle popolazioni indigene, degli studenti e del clero non evangelico in America Latina saranno presto assaliti in un modo che non si è più visto dai tempi dei caudillos, delle giunte [militari] e dell’[Operazione] Condor. “Lula”, che rimane il leader politico più popolare in Brasile, è detenuto in carcere per 12 anni, con accuse inventate da un apparato giudiziario e legale di destra.
L’emisfero deve ora guardare a AMLO; al Presidente post-Castro di Cuba, Miguel Díaz-Canel; all’ex Presidente dell’Uruguay Mujica; e ai rimanenti Primi Ministri progressisti degli Stati caraibici di lingua inglese per salvare i leader di Bolivia, Venezuela e Nicaragua dall’imminente assalto fascista. Mujica ha avvertito che l’elezione di Bolsonaro rappresenta lo stesso tipo di mentalità che ha visto Hitler eletto in Germania. Mujica ha detto, alla vigilia delle elezioni brasiliane, che “gli esseri umani hanno poca memoria. Con la richiesta insistita di cambiamento, si può passare al peggio.” L’America Latina e l’opposizione anti-Trump negli Stati Uniti devono stare in guardia contro un nuovo patto fascista simile all’Asse guidato da Bolsonaro, Trump, Macri, Duque e compagni di viaggio, come Jimmy Morales, il Presidente comico del Guatemala, diventato fascista, e il dittatore della Repubblica delle banane honduregna Juan Orlando Hernandez.
Wayne Madsen
29/10/2018
Scelto e Tradotto per www.comedonchisciotte.org da NICKAL88
Note a cura del traduttore
  • L’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (spagnolo: Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América) è un’organizzazione intergovernativa basata sull’idea dell’integrazione sociale, politica ed economica dei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi. La denominazione “Bolivariana” si riferisce all’ideologia di Simón Bolívar, il leader indipendentista sudamericano del 19° secolo nato a Caracas, il quale voleva che l’America ispanica si unisse come un’unica “Grande nazione”.
Fondata inizialmente da Cuba e Venezuela nel 2004, è associata a governi socialisti e socialdemocratici che desiderano consolidare l’integrazione economica regionale basata su una visione di assistenza sociale, scambio e aiuto economico reciproco. I dieci Paesi membri sono Antigua e Barbuda, Bolivia, Cuba, Dominica, Grenada, Nicaragua, Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine e Venezuela. Il Suriname vi è stato ammesso come Paese ospite in un summit del febbraio 2012. Le nazioni dell’Alleanza Bolivariana possono condurre scambi commerciali utilizzando una valuta regionale virtuale, nota come SUCRE. Il Venezuela e l’Ecuador hanno fatto il primo accordo commerciale bilaterale utilizzando il Sucre, anziché il dollaro USA, il 6 luglio 2010. L’Ecuador si è ritirato dal gruppo nell’agosto 2018.
Traduzione dall’Inglese all’Italiano
  • Comunità degli Stati dell’America latina e dei Caraibi (spagnolo: Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños, CELAC) è un blocco regionale di Stati dell’America latina e dei Caraibi, elaborato il 23 febbraio 2010 (vertice del Gruppo Rio) e creato il 3 dicembre 2011, a Caracas, in Venezuela, con la firma della Dichiarazione di Caracas. Si compone di 33 Paesi sovrani nelle Americhe che rappresentano circa 600 milioni di persone.
La CELAC è un esempio di una spinta decennale per una più profonda integrazione in America Latina. La CELAC è stata creata per approfondire l’integrazione latino-americana e per ridurre l’influenza significativa degli Stati Uniti sulla politica e l’economia dell’America Latina. È considerata un’alternativa all’Organizzazione degli Stati americani (OAS), l’ente regionale fondato dagli Stati Uniti e da altre 21 nazioni dell’America Latina come contromisura per la potenziale influenza sovietica nella regione.
Nel luglio 2010, la CELAC ha scelto il Presidente del Venezuela Hugo Chávez e il Presidente del Cile Sebastián Piñera, in qualità di co-Presidenti del forum per redigere statuti per l’organizzazione.
Traduzione dall’Inglese all’Italiano
  • Operazione Condor (inglese: Operation Condor; spagnolo: Operación Cóndor; portoghese: Operação Condor) fu il nome dato dall’establishment dei servizi segreti statunitensi, la CIA e l’amministrazione della presidenza di Richard Nixon, a una massiccia operazione di politica estera statunitense, che ebbe luogo negli anni settanta del XX secolo, in alcuni stati del Sud America, volta a tutelare l’establishment in quegli stati dove l’influenza socialista e comunista era ritenuta troppo potente, nonché a reprimere le varie opposizioni ai governi partecipi dell’iniziativa. […]
Le procedure per mettere in atto questi piani furono di volta in volta diverse, tutte però ebbero in comune il ricorso sistematico alla tortura e all’omicidio degli oppositori politici. Spesso ambasciatori, politici o dissidenti rifugiati all’estero furono assassinati anche oltre i confini dell’America Latina. Alcune fra le nazioni coinvolte furono Cile, Argentina, Bolivia, Brasile, Perù, Paraguay e Uruguay. 

L'articolo Il ritorno dei caudillos latinoamericani

11 novembre 2018

LA VOCE rooseveltiana N° 2 di Domenica, 11 Novembre 2018


La Voce Rooseveltiana


D(i)RITTI VERSO LA LIBERTÀ DAL BISOGNO
 
Siamo una comunità di cittadini che sognano il Rinascimento democratico
di cui la società ha bisogno

 

ROMA 24, 25 Novembre
DAL NEOLIBERISMO ALLA DEMOCRAZIA
a cura della Presidenza MR



Le nostre linee di indirizzo per l'Assemblea Generale
Dalla critica del presente alla costruzione del futuro: la proposta del Movimento Roosevelt per l'affermazione di un nuovo paradigma. Verso concetti-chiave che costituiscano l'ossatura di una proposta politica di transizione: dal neoliberismo neoaristocratico alla democrazia sostanziale, partecipativa e solidale.
È il cuore del documento politico della Presidenza MR, che orienterà il lavoro collegiale dei Dipartimenti, impegnati a Roma il 24-25 novembre a confrontarsi nell'Assemblea Generale con tutti i soci, per sviluppare il contributo che il nostro movimento intende dare alla vita politica italiana in questo decisivo frangente.

 
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Editoriale
 
MR IN TUTTA ITALIA, VADEMECUM
di Patrizia Scanu



Movimento e gruppi regionali, istruzioni per l'uso
Patrizia Scanu
Cari amici rooseveltiani,
finalmente si parte! Questa è la volta dei gruppi regionali. Non è stato facile né è ancora tutto risolto, ma un pezzo per volta, grazie alla tenacia e alla pazienza di tante persone volenterose, la macchina organizzativa del Movimento Roosevelt comincia a mettersi in moto. Dopo tanto lavoro e qualche difficoltà, riusciamo da oggi a mettere a disposizione degli iscritti uno strumento utile per l'attivazione e la conduzione delle assemblee regionali, provinciali, cittadine e di sezione. Si tratta del tanto evocato Vademecum, dal titolo Gruppi MR: istruzioni per l'uso


 
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TragiComix
di Mirko Bonini

TragiComix by Mirco Bonini 02
 



Secondo Noi
   
Marco Moiso MOISO: SI SBIADISCONO LE MAGLIETTE DELLA SEDICENTE SINISTRA

Già che ci sono perché non sostituiscono Che Guevara con Mario Monti sulle loro t-shirt? L'attuale post-sinistra predica i tagli, dal deficit alla sovranità popolare 

Marco Moiso: ben strana, la sedicente sinistra di oggi che raccomanda il taglio del deficit, dichiara guerra alla sovranità popolare e sostiene, alla faccia di Marx, che l'immigrazione incontrollata non nuocia ai lavoratori. Sulle loro magliette di sbiadiscono le icone del Che e di Sankara. Perché non le sostituiscono con quelle di Monti, Draghi e Mattarella?
(Intervento sul blog MR).
MAGALDI: LE MACERIE DEI FINTI PROGRESSISTI, DAGLI USA ALLA FRANCIA

L'istrionico Donald Trump è il prodotto del deludente bionomio Obama-Clinton, mentre a Parigi il massone Attali è il padrino di Macron, cioè del faso cambiamento

Gioele Magaldi a tutto campo nello streaming YouTube con Fabio Frabetti di Border Nights il 6 novembre: massoneria e potere, gli pseudo-progressisti Obama e Clinton hanno "prodotto" Trump negli Usa, mentre a Parigi l'ambiguo supermassone Attali ha lanciato Macron, che promette il cambiamento ma bada solo allo status quo. Maltempo Italia: l'ambiente maltrattato ci presenta il conto, insieme alle infrastrutture trascurate, e intanto la Terra si surriscalda ovunque. Complotto del clima sabotato? Virtualmente possibile, ma francamente assai improbabile.
(Intervento su YouTube, ripreso sul blog MR e su Libreidee).
Gioele Magaldi
Nino Galloni GALLONI: BOND FLESSIBILI, UN DEBITO PUBBLICO PER OGNI STAGIONE

Contro lo spread, accanto a un'agenzia di rating affidabile sui debiti sovrani, servono titoli di Stato emessi al 3% ma convertibili fino allo 0% accorciandone la durata

«Lo spread non è la condanna ad aumentare il rendimento dei titoli senza mettere in campo contromisure adeguate: e se ci inventassimo un antispread?». L'economista Nino Galloni, vicepresidente MR, torna a proporre un'agenzia «il cui rating sui debiti sovrani funga da riferimento ufficiale per gli operatori, come Michelin o l'Aci certificano i rimborsi chilometrici», ma anche bond più convenienti: «Un titolo decennale al 3% che può essere convertito in un quinquennale che dà il 2%, in un triennale che dà l'1,5%, in un annuale allo 0,5%, in un semestrale allo 0% o in un trimestrale al -0,2».
(Intervento su Scenari Economici).
MOISO: LONDRA INSEGNA, SI PUÒ PERDERE SOVRANITÀ ANCHE FUORI DALL'UE

L'austerity in arrivo nel Regno Unito dimostra che la sovranità nazionale in apparenza recuperata con la Brexit non garantisce affatto il ritorno alla sovranità sostanziale 

Marco Moiso, vicepresidente del Movimento Roosevelt: sbagliato illudersi che basti rompere con l'Ue per ritrovare la sovranità perduta, se poi – come i Gran Bretagna – si teme l'arrivo di una nuova stagione basata sul rigore neoliberista. La battaglia per la sovranità sostanziale (democratica, sociale) deve coinvolgere tutti i cittadini europei, nessuno escluso.
(Intervento sul blog MR, ripreso da Libreidee).
 
Marco Moiso
Gioele Magaldi MAGALDI: UN PO' DI CORAGGIO, E L'ITALIA CESSERÀ DI ESSERE DEPREDATA

Il governo affronti a testa alta la sfida con gli oligarchi dell'Ue, che ormai temono le prossime elezioni europee, e osi chiedere una Costituzione Europea democratica

Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt: basta un po' di coraggio contro i ricattatori dell'attuale Ue, e l'Italia smetterà di essere una facile preda. Ma l'alleanza gialloverde (che almeno ha osato sfidare la consegna del rigore aumentando il deficit) deve chiedere che Bruxelles si doti di una Costituzione Europea capace di dare finalmente all'Europa una governance democratica, che rispetti la sovranità di tutti.
(Intervento su YouTube, ripreso sul blog MR e su Libreidee).
PINZAFERRI: ENERGIA DAI RIFIUTI, SENZA PIÙ I ROGHI NELLE DISCARICHE

Basta termovalorizzatori e vecchi impianti di smaltimento isalubri, è ora di investire con forza su sistemi innovativi ed ecologici per produrre energia (e lavoro) dai rifiuti

Franco Pinzaferri, nuovi direttore del Dipartimento MR per l'Ambiente, la Rigenerazione urbana e la Tutela del territorio e del mare: i troppi roghi di rifiuti testimoniano l'inefficienza del sistema di smaltimento, ancora dominato da lobby come quelle dei termovalorizzatori. Meglio puntare su tecnologie pulite e innovative, per produrre energia dai rifiuti, come quella installata nella discarica di Peccioli (Pisa), vera e propria eccellenza nazionale.
(Due interventi sul blog MR, i roghi di Milano e le nuove tecnologie).
Franco Pinzaferri
Marco Moiso MOISO: EDILIZIA AGEVOLATA, FAMIGLIE MESSE IN CROCE DALLA CASSAZIONE

Appello a Toninelli: salvi 400.000 romani "traditi" da una sentenza con effetto retroattivo, costretti a restituire i soldi dell'alloggio venduto a prezzi non calmierati

Con un appello al ministro Toninelli, Marco Moiso rilancia la denuncia proposta in video da Luciano Vattilana: edilizia agevolata, vanno salvate le famiglie dalla tenaglia giudiziaria della Cassazione. «Immensa ingiustizia, ci costringono a pagare per case che oggi la Corte sostiene fossero vincolate al prezzo calmierato. Intervenga il governo con un decreto legge».
(Intervento su YouTube e sul blog MR, ripreso da Libreidee).
HECHICH: SALVATE IL SOLDATO TRENTA, QUELLE ARMI CI SERVONO

Un elicottero, un sistema missilistico e un drone: spiegate a Di Maio che quei sistemi d'arma sono vitali per l'Italia, sia per la sicurezza che per i riflessi su lavoro e Pil

Roberto Hechich si schiera col ministro della difesa Elisabetta Trenta e contro Di Maio, che vorrebbe tagliare le spese per armamenti strategici made in Italy (un elicottero, un drone e un nuovo missile). La tesi di Hechich, direttore del Dipartimento Geopolitica e Difesa del MR: quelle armi rendono credibile l'Italia e tutelano un settore industriale strategico.
(Intervento sul blog MR, ripreso da Libreidee).
Roberto Hechich
Sergio Magaldi SERGIO MAGALDI: UNA STAGIONE DI RIFORME COSTITIZIONALI?

In arrivo riforme per snellire e migliorare l'efficienza della Carta? Ne parla lo stesso ministro Riccardo Fraccaro: referendum e quorum, meno parlamentari, via il Cnel

Sta per aprirsi una stagione di riforme della Costituzione? Sergio Magaldi, membro del Consiglio di Presidenza del MR nonché coordinatore della Commissione per le Riforme Costituzionali, segnala l'annuncio di Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti con il Parlamento: cittadini da consultare per sottoporre loro alcune riforme, tra cui referendum senza quorum, meno parlamentari (mezzo miliardo di risparmi) e chiusura del Cnel.
(Intervento sul blog MR).
 
GALLONI: L'INGANNO E LA SFIDA, LA CRISI 2019 E L'ECONOMIA DEL FUTURO

Dalla società post-industriale a quella post-capitalistica, come evitare il disastro che si sta avvicinando. Il nuovo saggio di Nino Galloni: costruire una nuova speranza

A novant'anni dalla Grande Depressione, sta arrivando una nuova grande crisi basata sulla contrazione dei consumi. Nikolaij Kondratiev e la macroeconomia ciclica, e poi le banche, l'Europa, l'euro: nel suo nuovo saggio, Nino Galloni propone di superare la moneta e tornare a una economia "sovrana", progettata per il benessere dell'umanità che favorisca l'abbondanza e la fiducia reciproca. Un progetto generale, che coinvolga tutto il pianeta.
(Intervento sul blog MR).
Nino Galloni
Patrizia Scanu SCANU: COME CONIUGARE EUROPA, UE E COSTITUZIONE ITALIANA

Democratizzare finalmente l'Unione Europea, nel rispetto della Costituzione italiana, per uscire dall'artificiosa contrapposizione tra europeismo e sovranismo

Sovranità popolare, declinata a livello nazionale e continentale. Alla vigilia dell'assise rooseveltiana del 24-25 novembre a Roma, Patrizia Scanu, Segretario generale del MR, anticipa il tema politico dei lavori: cambiare l'Ue in senso democratico, rispettando il prinicipio di sovranità contenuto nella stessa Costituzione italiana. Un modo per superare, in vista delle prossime elezioni europee, l'attuale opposizione tra europeisti e sovranisti.
(Intervento su You Tube, ripreso dal blog MR).
MOISO: GERMANIA, DEBITO-OMBRA AL 287%. I TEDESCHI LO SANNO?

Sono pronti i tedeschi ad accettare la realtà occulta del loro vero debito pubblico, abbandonando quindi il rigore che l'econocrazia teutonica impone al resto dell'Ue?


Marco Moiso, vicepresidente del Movimento Roosevelt: secondo il venture capitalist roosveltiano Fabio Zoffi, intervistato dal Giornale, il vero debito tedesco è al 287% del Pil. Riusciranno i tedeschi a prenderne atto, abbandonando le ambigue politiche di rigore imposte al resto dell'Unione Europea dall'econocrazia sponsorizzata da Berlino?
(Intervento sul blog MR).
Marco Moiso
Gianfranco Carpeoro GALLONI: CLIMATE CHANGE, URGONO CANTIERI.
ECCO COME FINANZIARLI 


La lettera di Tria, il disavanzo e le bombe d'acqua: deficit e moneta complementare per affrontare la crisi, aggravata dagli effetti della crescente emergenza climatica 

Su Scenari Economici la ricetta di Nino Galloni, vicepresidente e supervisore economico del Movimento Roosevelt, per affrontare in modo adeguato le devastanti conseguenze del surriscaldamento climatico che colpisce anche l'Italia: più deficit, per ottenere lavoro e cantieri, utilizzando anche il prezioso strumento finanziario della moneta complementare.
(Intervento su Scenari Economici, ripreso da Libreidee).
MAGALDI: L'ITALIA VERA CONTRO QUELLA DI MOODY'S (E COTTARELLI) 

Declassamento del rating: il paese reale costretto a difendersi dall'Italia immaginaria disegnata da Moody's e raccontata in televisione da Cottarelli (coi nostri soldi)

Il presidente del Movimento Roosevelt a "Magaldi Racconta", su YouTube: l'Italia declassata da Moody's (in pieno conflitto d'interessi), mentre l'Ue, Martina e Tajani fingono di allarmarsi per il 2,4% del Def. E Cottarelli – strapagato, coi nostri soldi – alla televisione di Stato continua a raccontare che l'unica possibile visione economica del mondo è la sua.
(Intervento su You Tube, ripreso dal blog MR e da Libreidee).
Gioele Magaldi
Carpeoro CARPEORO: IL GOVERNO PUÒ IMPARTIRE UNA DURA LEZIONE ALL'UE 

Se non hanno scheletri negli armadi e quindi non sono ricattabili, Di Maio e Salvini possono tener duro sul deficit previsto nel Def e imparire una lezione all'Europa

Gianfranco Carpeoro su YouTube scommette sulla tenuta del governo gialloverde, nonostante la lite tra Salvini e Di Maio sul decreto fiscale: se i leader di Lega e 5 Stelle non hanno nulla da nascondere, per cui essere ricattati, possono tenere duro sul 2,4% di deficit. La loro politica, sostanzialmente craxiana, impartirebbe una dura lezione ai boss dell'Ue.
(Intervento su YouTube, ripreso dal blog MR e da Libreidee).
MOISO: CONSAPEVOLEZZA, PER DIFENDERSI DALL'IMPERO DELLE FAKE NEWS

Quando ci dicono che l'alternativa al neoliberismo è il marxismo, ci vendono fake news: l'intero mainstream media è ormai inquinato dalla manipolazione globale


Marco Moiso, vicepresidente del Movimento Roosevelt: guerra, economia e politica, l'intero sistema mediatico è dominato dalle fake news. Abbiamo un'arma, la consapevolezza, per difenderci dalla manipolazione quotidiana: così scopriremo che la riduzione della spesa non alleggerisce il debito pubblico, che non è affatto paragonabile a quello di una famiglia.
(Intervento sul blog MR).
Marco Moiso
Nino Galloni GALLONI: UN'AGENZIA DI RATING "ITALIANA", CONTRO IL RICATTO-SPREAD

Se il rating italiano venisse ancora declassato, le banche potrebbero non comprare più i nostri titoli di Stato: occorre un'agenzia di rating nostrana, capace di supportarci


Nino Galloni, vicepresidente e supervisore economico del Movimento Roosevelt: il vero problema finanziario non è lo spread, ma il rating. Servirebbe un'agenzia di rating "nostra", da realizzare in accordo con le grandi banche, per tranquillizzare gli istituti di credito in modo che possano continuare regolarmente ad acquistare i titoli di Stato italiani,
(Intervento su La Notizia, ripreso dal blog MR e dal Libreidee).
MAGALDI: GRANDE SAVONA, MA IL DEFICIT VA ALZATO FINO AL 10%

L'ottimo Paolo Savona si richiama al New Deal nel suo intervento al Senato, ma il governo dovrebbe essere meno timido e investire di più, con un deficit al 10%

Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt: ottimo il discorso di Paolo Savona, che in Senato evoca il New Deal di Roosevelt, cioè gli investimenti realizzati in disavanzo. Però l'esecutivo Conte dovrebbe andare ben oltre il Def appena presentato, puntando su un deficit strategico molto più elevato, anche del 10%, per sostenere l'economia italiana.
(Intervento su YouTube, ripreso dal blog MR e da Libreidee).
Gioele Magaldi
 
MR MAGALDI E MOISO: PACE DI WESTFALIA O DIRITTI "GLOCAL" PER TUTTI?

L'ottimo Paolo Savona si richiama al New Deal nel suo intervento al Senato, ma il governo dovrebbe essere meno timido e investire di più, con un deficit al 10%

Marco Moiso e Gioele Magaldi in web-streaming su YouTube: meglio Savona e il suo "glocalismo" rooseveltiano, piuttosto che i sovranismi neo-nazionalisti. L'Ue ricorda i principi della Pace di Westfalia, tra nazioni con cittadini privi di diritti universali "glocali", anche economici. Dignità umana, democrazia, libertà e giustizia sociale: per tutti, non solo per gli occidentali.
(Intervento su YouTube, ripreso dal blog MR).
 
CANTIERE MR: UN'AGENZIA PER VALUTARE LA QUALITÀ DELLA VITA

Non si vive di solo Pil: meglio attrezzare l'Italia con una agenzia che si incarichi di monitorare il vero rating del paese, con i diversi indicatori del benessere sociale

Potrebbe chiamarsi Anvasisquv, letteralmente: agenzia nazionale per la valutazione sistematica della qualità della vita. Un modo per superare la limitatezza del Pil, sul quale si basa il rating ordinario delle agenzie. Un'idea letteralmente rivoluzionaria, partorita "nei pressi di Palazzo Chigi", da personaggi "con robuste rimpatie rooseveltiane".
(Intervento sul blog MR).
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MR News


MR News

 

IL NUOVO CONSIGLIO DI PRESIDENZA


Paolo Mosca, Gianfranco Pecoraro (Carpeoro), Sergio Magaldi, Roberto Tomaiuolo, Roberto Luongo, Carlo Toto, Giovanni Smaldone e Roberto Alice entrano a far parte del Consiglio di Presidenza, una sorta di "Senato" del Movimento Roosevelt.

LAUDANI:
PREVENZIONE
È SALUTE

Medico nutrizionista, manager farmaceutico e ora anche agricoltore biologico: Nino Laudani dirigerà il Dipartimento per la Salute del Movimento Roosevelt.

MARGARITI, GIUSTIZIA E DIRITTI


Diritti in primo piano, per legge: l'avvocato milanese Domenico Margariti è il nuovo direttore del Dipartimento per la Giustizia nell'ambito della Segreteria generale MR.
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HECHICH, PASSIONE GEOPOLITICA


L'Italia e il mondo, come tutelare i nostri interessi geo-strategici: è affidata a Roberto Hechich la direzione del Dipartimento per la Geopolitica e la Difesa.

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Agenda MR

 

28 settembre

13 Novembre

ASSEMBLEA GENERALE
(ROMA - Istituto S. Orsola)
 
In primo piano il rapporto fra Italia ed Europa nell'Assemblea generale del movimento, forum con i Dipartimenti per impostare insieme gli impegni 2019.

Sovranità in Italia e in Europa: a Roma il 24-25 novembre i Dipartimenti in assemblea con tutti i soci. Dialogo aperto: il Movimento Roosevelt a confronto per mettere a punto in modo condiviso la sua strategia per il 2019, in vista delle elezioni europee.

Guarda il Video  e leggi il Comunicato.

FORUM ATENIESE
(LONDRA - h 19 GMT)
 
Neofascismo ultra-nazionalista e "fascismo bianco" dell'oligarchia econocratica dell'Ue: se ne discute il 13 novembre a Londra, nella sezione del Regno Unito del MR

Peggio il cosiddetto neofascismo "sovranista" o il famigerato "fascismo bianco" dell'élite finanziaria? Se ne parlerà nella prossima riunione mensile stile 'Forum Ateniese' del MR UK, martedì 13 novembre, ore 19.00 ora locale, come sempre presso l'Inca-Cgil – Italian Advice Centre (124 Canonbury Road, London N1 2UT). L'argomento della riunione sarà l'analisi della relazione tra questi due fenomeni contemporanei. See you there! (Per partecipare, scrivete a info@rooseveltmovement.co.uk).

30 Novembre

RIUNIONE MR LOMBARDIA
(MILANO - h 19,30)
 
Al circolo milanese Ohibò la prossima riunione degli attivisti lombardi del Movimento Roosevelt, dibattito e proposte sul tema degli impegni regionali per i prossimi mesi

Venerdì 30 novembre tornano a riunirsi i soci lombardi del Movimento Roosevelt. Appuntamento alle ore 19,30 al Circolo Ohibò di via Benaco, 1. Prenotazioni per apricena:  jancy.beltrami@movimentoroosevelt.com.  


 
   



 
Movimento Roosevelt / Democrazia contro oligarchia
 
Il mondo non è mai stato così ricco, eppure la società è colpita da diseguaglianze inaudite:
senza giustizia sociale non si possono garantire né diritti né pari opportunità.
Grazie all'opposizione artificiosa tra destra e sinistra, l'élite neoliberista ha potuto privatizzare il mondo, minando, dagli anni '70, il futuro delle istituzioni democratiche.
Oggi la vera contrapposizione politica non è più tra destra e sinistra, ma tra democrazia e oligarchia. 
Il Movimento Roosevelt è un soggetto politico meta-partitico ispirato da Gioele Magaldi
e istituito da 500 soci fondatori a Perugia  il 21 marzo del 2015.
Il nostro movimento è impegnato a smascherare la pretesa scientificità economicistica
del rigore nei bilanci pubblici, contribuendo al risveglio democratico della politica italiana, europea e mondiale.
Dobbiamo utilizzare indicatori economici che siano accurati nel misurare il benessere della collettività e ricominciare a costruire ricchezza con le politiche economiche proprie del modello post-keynesiano,
fondato sull'investimento pubblico strategico per rilanciare il settore privato.
Si tratta di una sfida culturale per la quale il Movimento Roosevelt si rivolge a tutte le persone di animo sinceramente progressista, disposte a contribuire a far crescere una nuova consapevolezza.
Per ridiventare cittadini e smettere di essere "sudditi" di anonimi tecnocrati, al servizio di potentati economici privatistici, abbiamo bisogno della consapevolezza, del supporto e dell'impegno del popolo.
L'orizzonte per il quale lavoriamo è squisitamente democratico: vogliamo restituire alla collettività
un futuro prospero e degno di essere vissuto appieno.


 
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