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22 luglio 2018

Strage di Ustica, il depistaggio è (ri)partito


L’aveva chiesto il sindaco di Bologna  Virginio Merola chiudendo il suo intervento in occasione del 38° Anniversario della Strage di Ustica:  “e per favore non parlate in questi giorni di bomba”. Invece il depistaggio è partito, subdolamente, incuneandosi in spazi  marginali e forse non osservati con la dovuta attenzione, in programmi radiofonici Rai senza contradditorio, in pagine interne di “prestigiose” testate nazionali o in edizioni provinciali con l’avvallo di Magistrati in pensione. Sempre basandosi su falsità, ma con un nuovo obiettivo, oltre sostenere la bomba,  portare discredito sulle Sentenze della Magistratura civile che condannano i Ministeri di Trasporti e Difesa per i loro comportamenti legati alla Strage di Ustica.
Da anni si continua a sostenere la tesi bomba sulla  base di una perizia che è stata in realtà bocciata a causa dei tanti  errori riscontrati proprio dagli stessi Magistrati che l’avevano commissionata. Oggi si afferma che la Sentenza penale con la quale vengono assolti dal reato di alto tradimento i vertici dell’Aeronautica,  asserisce che il DC9 è caduto per una bomba: ancora un falso.
La Sentenza infatti sottolinea che quello che è stato giudicato è, appunto, solo il reato di Alto tradimento,  che nulla ha a che fare con la ricerca degli autori o delle cause della strage;  i Generali sono stati rinviati a giudizio e processati  per il reato di alto tradimento  per non avere  informato il Governo, nell’immediatezza dell’evento, della presenza di traffico americano in cielo, come risultava invece  dalle telefonate della notte, della presenza di un tracciato radar con una indicazione di una manovra d’attacco al DC9 e poi dell’ipotesi di una esplosione che era stata paventata dai primi soccorritori.
Lasciatemi sottolineare che gli odierni paladini della bomba sono stati processati proprio per non aver dato indicazioni sulla possibilità di una bomba, ma per aver sostenuto la tesi del cedimento strutturale! Si sostiene il falso, ma bisogna denunciare con forza ad opinione pubblica e organi di informazione che siamo in presenza di una vera e propria operazione di depistaggio. Un’operazione di depistaggio perpetuata nel momento che è in corso una  indagine della procura di Roma, alla quale si tende a togliere credibilità, e mentre sono in via di definizione processi civili sulle responsabilità dei Ministeri dei Trasporti e della Difesa.
Questo oggi è l’aspetto più preoccupante: affermando un inesistente contrasto di fondo tra Magistratura civile e Magistratura Penale si possono mettere in difficoltà davanti all’opinione pubblica collegi giudicanti. A me pare ancora importante fare queste precisazioni!
Daria Bonfietti. Presidente Associazione parenti vittime Strage di Ustica

16 luglio 2018

Caso Ciancarella... Ennesima vergogna di Stato!

Matricolare No. Non esiste in Italia un giudice a Berlino per Mario Ciancarella. Questa è l'amara costatazione dopo aver letto la sentenza del TAR di Firenze sulla restitutio in integrum del Capitano Ciancarella dopo che il Tribunale di Firenze aveva decretato la falsità della firma del Presidente Pertini sul decreto di radiazione.
Abbiamo pensato di ribaltare lo stile standard dei comunicati e quindi prima scriveremo cosa chiediamo e a chi chiediamo.
CHIEDIAMO
A CHI: al Presidente della commissione difesa, al Ministra della Difesa e al Presidente della Camera
COSA: di convocare il Capitano Mario Ciancarella presso le proprie sedi Istituzionali al fine di trovare una soluzione politica ad una palese vergogna di Stato. Chiediamo esclusivamente a loro in quanto nella precedente legislatura proprio il M5S si stupì del silenzio su questo caso presenziando alla conferenza stampa tenutasi in Parlamento dicendoci che se fossero stati al governo le cose sarebbero di certo diverse.

Adesso possiamo ricordare i fatti:
Mario Ciancarella al momento della strage di Ustica era Capitano Pilota dell’A.M. nonché leader del Movimento Democratico dei militari (che nasceva dalla contaminazione delle forze armate con la cultura sociale e democratica). Convocato e ricevuto, nel 1979, al Quirinale dal Presidente Pertini, insieme a Sandro Marcucci Lino TotaroMario Ciancarella era divenuto referente delle rivelazioni da tutta Italia delle vere o false ignobiltà che si compivano nel mondo militare.
In questo contesto, anche il maresciallo Mario Alberto Dettori, radarista a Poggio Ballone la notte di Ustica, decise di fidarsi di lui e di confidargli: "Capitano siamo stati noi..." "Capitano dopo questa puttanata del mig libico"...
Mario Alberto Dettori verrà trovato impiccato nel 1987. Sbrigativamente chiuderanno la questione dicendo che si era trattato di un suicidio.
Per questo suo ruolo di esponente di punta il Capitano Ciancarella divenne talmente scomodo da indurre "qualcuno molto in alto" a falsificare, nell'ottobre 1983, la firma del Presidente Pertini nel Decreto Presidenziale di radiazione. Un vero e proprio colpo di Stato. La copia del decreto di radiazione gli verrà consegnata, su sua richiesta, solo 10 anni più tardi e dopo la morte di Pertini.
Nell’agosto del 2016 il Tribunale Civile di Firenze ha confermato i dubbi del Capitano Ciancarella (e anche i nostri): la firma del Presidente Pertini che compare sul quel decreto è un volgare falso. Tanto è stato accertato sulla base di due perizie - una di parte ed una disposta dal Magistrato - che hanno potuto rilevare come il falso sia tanto evidente quanto eseguito con assoluta approssimazione.
L’associazione antimafie Rita Atria scrive al Presidente della Repubblica e a tutte le alte cariche dello Stato invitandole ad attivarsi per fare luce su quello che per noi è un colpo di stato “bianco”. Ingenuamente pensiamo che falsificare una filma di un Presidente della Repubblica possa interessare ai garanti di questo Paese. Niente. Silenzio. Nel dicembre del 2016 gli onorevoli Davide Mattiello e Claudio Fava portano in Parlamento il caso. Nei mesi successivi esponenti del M5S fanno interventi affinché il governo in carica prenda provvedimenti sul caso Ciancarella.
Silenzio!
A Ciancarella non rimane che ricorrere al TAR… e quello che è successo lo sappiamo. Non sono servite le evidenze del tribunale di Firenze, le sentenze del tribunale militare; non è servito il matricolare di Ciancarella dove risultava evidente lo scempio Istituzionale sulla pelle di Ciancarella; non sono servite le dichiarazioni del sindaco Leoluca Orlando che aveva seguito, negli anni ’90, il caso Ciancarella; non è servito il nostro rapporto di venti anni di lotte. Insomma, Mario Ciancarella è arrivato tardi… lui doveva presentare carte bollate… anche di fronte ad un decreto recapitato 10 anni dopo e una famiglia da portare avanti. Non entreremo nei tecnicismi della sentenza ma adesso non c’è più tempo e a quella politica che si indignava quando era all’opposizione diciamo che è tempo di trovare una soluzione ad una vera e propria ingiustizia di Stato.
Auspichiamo quindi non prevalga in questo paese l’agghiacciante logica che il ministro dell’interno ha applicato sul caso Regeni (e non solo) e cioè che i rapporti con i poteri forti di fatto sono più importanti della vita delle persone.
2 luglio 2018
Direttivo Nazionale Associazione Antimafie “Rita Atria”

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17 giugno 2018

Morte di Dettori, ascoltati tutti i testimoni

Sospetti sul suicidio del maresciallo che era di turno la notte della tragedia, indagini della Procura


GROSSETO. C’è ancora un fascicolo aperto in via Monterosa: sul frontespizio c’è scritto il nome di Mario Alberto Dettori, il maresciallo che la notte del 27 giugno 1980 era di guardia al radar di Poggio Ballone. Dettori è morto, è stato trovato impiccato a un albero in un terreno lungo la strada della Sante Mariae. Era il 1987 e il caso fu frettolosamente archiviato come suicidio anche se i familiari del maresciallo, a quella ipotesi, non credettero allora e non ci credono nemmeno oggi. La figlia Barbara, insieme all’associazione antimafia Rita Atria, ha presentato un esposto alla Procura di Grosseto che un anno e mezzo fa ha deciso di aprire un nuovo fascicolo su questo caso, ordinando l’esumazione del corpo di Dettori e chiamando tutti i testimoni che allora potevano essere a conoscenza di quello che era accaduto al maresciallo. O almeno, quelli che sono ancora in vita.

Ripescare nei ricordi di trenta o quarant’anni fa non è facile. Soprattutto non lo è per chi ha deciso di tacere già allora. «Io mi auguro che si vada avanti con l’indagine - dice Barbara Dettori - Noi aspettiamo giustizia e verità. Mio padre è morto quando io ero ancora molto giovane lasciando un vuoto incolmabile. Però tutto quello che è successo prima di allora e anche dopo, non può e non deve essere taciuto». 

Chiunque parli, chiunque conosca qualcosa sulla strage di Ustica, ha un’urgenza sola, quella di ristabilire la verità. «È necessario continuare a parlare di questa vicenda - aggiunge Dettori - è necessario che in Italia si arrivi a un punto di rottura con quello che è stato il passato: ci sono tante cose che non sono mai tornate nella vicenda della morte di mio padre e troppe persone che non hanno voluto squarciare quel velo di silenzio e bugie che si è alzato quando è cominciata questa vicenda». Sulla salma di Dettori è stata fatta l’autopsia, a trent’anni dalla morte. Il radarista di Poggio Ballone aveva parlato con un collega di quella notte. E anche a casa aveva accennato a quello che era successo in cielo, mentre lui era alla sua postazione. Furono anni difficili, quelli successivi alla strage di ustica. Anni che si fermarono, per Dettori, nel 1987. «Non lo avrebbe mai fatto - dice la figlia Barbara - Amava la vita, amava la sua famiglia. Eravamo la luce dei suoi occhi, non si sarebbe mai ucciso da solo in quel modo». 

 (f.g.)

iltirreno.gelocal.it

14 maggio 2018

Montagna Longa - La strage dimenticata

Intervista di Fabio Belli a Stefania Limiti
E' stato il più grave disastro nella storia dell'aviazione italiana prima che avvenisse la tragedia di Linate nel 2001 (1). Non si tratta della strage di Superga appena commemorata, ne del noto episodio di Ustica, sebbene vi sia in comune il territorio siciliano come luogo della sciagura.
Venerdì 5 maggio 1972 il volo Alitalia AZ112, partito da Roma-Fiumicino con destinazione Palermo-Punta Raisi, si schiantò in fase di atterraggio contro la Montagna Longa nel territorio fra Cinisi e Carini: tutte le 115 persone a bordo (108 passeggeri e 7 membri dell'equipaggio) persero la vita.
Il velivolo DC-8-43, decollato con mezz'ora di ritardo in una notte calda e senza vento, comunicò per l'ultima volta con la torre di controllo tramite il pilota comandante Bartoli che annunciò l'imminente manovra di avvicinamento alla pista 25 dell'aeroporto palermitano; pochi minuti dopo avvenne il fatale impatto (2). Nel luogo del disastro è presente tutt'ora una croce in ricordo delle vittime.
La giornalista e scrittrice Stefania Limiti, che aveva menzionato la tragedia nel suo libro "Doppio Livello" (3), ha accettato di rispondere ad alcune domande a 46 anni esatti dall'incidente, fornendo un contributo illuminante sull'intera vicenda.

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25 agosto 2017

Stazione di Bologna e Ustica: due stragi collegate: tutti hanno visto tutti hanno taciuto

Franco Di Carlo - Riccardo Castagneri-  2 agosto 1980, una data che purtroppo evoca nell'immaginario collettivo una tragedia immane: la strage alla stazione di Bologna.
Anche quest'anno le solite passerelle, personalità delle istituzioni, della politica, le solite liturgie trite e ritrite "Si deve conoscere la verità". Naturalmente le promesse che, come sempre, si arriverà a conoscere i motivi, il perché di questa strage, senza però che nessuno ufficialmente ponga l'accento sui depistaggi che hanno contrassegnato questa, così come le altre stragi, soprattutto una: strettamente collegata.
Poco si è anche parlato del depistaggio in merito all'aereo militare libico, precipitato sulle alture della Sila, in Calabria. Aereo caduto la stessa sera della strage di Ustica, il 27 giugno 1980, e opportunamente ritrovato o meglio, fatto ritrovare il 18 luglio successivo, tre settimane dopo, con un cadavere evidentemente deceduto da tempo, mentre ne volevano far figurare la morte e la caduta del caccia, lo stesso giorno del ritrovamento.
Questo quale maldestro tentativo di depistaggio atto ad evitare collegamenti con quanto accaduto il 27 giugno precedente nei cieli di Ustica.
Il 2 agosto la strage alla stazione di Bologna, conseguenza della tragedia di quaranta giorni prima.
Tutti hanno visto, tutti hanno taciuto, e coloro che non hanno taciuto, uno ad uno sono morti in circostanze anomale, misteriose, omicidi irrisolti, incidenti stradali o aerei, suicidi, infarti improvvisi.
Continuando a depistare, raccontando inverosimili favole all'opinione pubblica, parlando di attentati terroristici. Fino ad arrivare per la strage del 2 agosto alla condanna di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, i quali pur essendosi autoaccusati di altri omicidi e scontando i relativi ergastoli , non hanno mai accettato di essere ritenuti i responsabili della strage di Bologna, dichiarandosi sempre del tutto estranei e innocenti.
Singolare, in merito a questa strage, la circostanza che il presidente dell'associazione familiari delle vittime, abbia fatto carriera politica perseveri nel sostenere l'insostenibile tesi del terrorismo di destra nostrano, senza capire o voler sentir parlare dei depistaggi di Stato che avvolgono la mattanza della stazione di Bologna.
Teoremi, sull'affaire Ustica, da quel 27 giugno 1980 ne sono stati elaborati un'infinità.
Le danze, macabre  hanno inizio a pochi giorni dalla tragedia, con la favola che il Dc9 fosse un aereo molto vecchio e quindi si era verificato un cedimento strutturale dovuto a pessima manutenzione: bugia grossolana.
Poi si inizia a parlare di atto terroristico con una bomba piazzata a bordo, precisamente nel bagno dell'aereo.
Ma come avviene nel caso di menzogne esagerate, certe verità cominciano ad emergere-
Gli inquirenti cominciano a sentire le persone che quella sera erano impegnate in attività di controllo, le indagini procedono ed emerge che nei primi anni 80 in Italia esisteva una loggia massonica segreta denominata P2 che faceva capo a Licio Gelli.
Loggia con una lista di nomi eccellenti: vi appartenevano generali di tutte le Forze Armate, Carabinieri, Guardia di Finanza, esercito, marina, aviazione, questori, qualche prefetto, uomini politici e imprenditori di chiara fama.
E ci si domanda ancora se nel Bel Paese ci sia la volontà di fare luce sulle stragi? Ecco la necessità di assemblare i depistaggi, per dare in pasto all'opinione pubblica fatti anni luce lontani dalla realtà.
Va ricordato che l'allora Capo dello Stato, Francesco Cossiga, dopo aver fatto visita a terroristi rossi e neri, in un'intervista aveva ammesso che a Bologna si erano attuati depistaggi, ma che in quel preciso contesto storico non si sarebbe potuto agire diversamente.
Questa l'Italia di allora, non così dissimile dall'Italia di adesso
Anche il giudice istruttore Rosario Priore, l'ultimo magistrato ad indagare sulle stragi del 1980, arrivò ad un passo dalla verità sulla strage di Ustica.
Priore si trovò di fronte a muri di gomma: militari estremamente riottosi a collaborare, Stati che si rifugiavano in sdegnati silenzi. Priore, tetragono e imperturbabile, ha continuato ad indagare fino al 1996, sino a quando da Londra rientrò in Italia un detenuto, per terminare di scontare una condanna subita in Gran Bretagna.
Il giudice Priore e il pm Giovanni Salvi lo sentirono e da quel momento si intravide uno spiraglio di verità sulle stragi di Ustica e Bologna, grazie ad un lungo e circostanziato racconto.
Considerata la gravità delle affermazioni, i due magistrati predisposero che il detenuto arrivato da Londra fosse trasferito in una struttura di massima sicurezza, temendo per la sua incolumità.
Quel detenuto era Franco Di Carlo, che dopo aver scontato 12 anni nelle carceri inglesi, aveva voluto tornare in Italia per il residuo di pena. Di Carlo cominciò a raccontare ai magistrati quanto aveva saputo sulle stragi di Ustica e Bologna.
L'ex boss di Altofonte per molti anni era stato ospite di diversi istituti di pena inglesi, dove aveva incontrato un arabo palestinese, Nizar Hindawi, che proveniva dai campi di addestramento libanesi, fino ad essere ammesso tra i ranghi dei servizi segreti siriani.
L'agente siriano ha condiviso con Franco Di Carlo i propri segreti e i mille misteri. Good Father, come rispettosamente lo chiamavano, intervenne perché Hindawi fosse lasciato in pace dalle guardie  e questi, si legò a lui riconoscente, raccontandogli la sua vita.
L'arabo fu una miniera di notizie sulle pagine più fosche della nostra Repubblica, la strage di Bologna e il mistero di Ustica.Hindawi svelò che i motivi dell'eccidio della stazione erano da ricercarsi nella strage dell'aereo Itavia  esploso in volo un mese prima.
La sera del 27 giugno i servizi di mezza Europa e la Cia avevano saputo che la Libia aveva preparato un piano di volo per il presidente Gheddafi, un viaggio segretissimo, che tanto segreto però non si rivelò e venne progettata l'eliminazione del Raìs.
I servizi italiani, americani e francesi pensarono di mettere un caccia sulla scia del velivolo sul quale volava Gheddafi e il volo Itavia avrebbe garantito l'invisibilità ai radar, ma qualcosa non funzionò a dovere, in quanto i servizi libici vennero avvisati e allertati.
Quella sera sul Mediterraneo si scatenò una battaglia, l'aereo americano venne intercettato dai libici, intervenne un secondo aereo che colpito, precipitò in mare, sino all'epilogo: il disastro di Ustica.
Lo stesso colonnello Gheddafi ammise, anni dopo, che Ustica aveva a che fare con un attentato alla sua persona.
Racconta Di Carlo "Ai libici non era andato giù che i servizi italiani e alcuni politici avessero complottato con gli americani per uccidere il colonnello. Programmarono un attentato per farcela pagare. Bologna non fu scelta a caso, era la città dal quale era partito l'aereo Itavia".
Depistaggi, trattative e mentalità mafiosa esistono e sempre sono esistite nel nostro Paese, verità emerse in tutta la loro evidenza, continuano ad essere negate e, nel contempo, si attacca coloro che lottano per la legalità, per affossare ciò che ormai è sotto gli occhi di tutti.

11 luglio 2017

Newsletter Voce delle Voci 11 luglio 2017

LA NEWSLETTER DI MARTEDI' 11 LUGLIO 2017

INCHIESTE

L'EX SOLE 24 ORE BENEDINI IN AFFARI CON I CLAN / E SPUNTA IL GIALLO AMBROSIO

di Andrea Cinquegrani
Corruzioni da milioni di euro lungo l'asse Roma-Giugliano, nel vesuviano, e a bordo personaggi eccellenti, come Benito ...Continua a leggere

BRUNO CONTRADA E LA REPUBBLICA DEI PENTITI

di Redazione
A luglio del 2001 la Voce incontra Bruno Contrada nella casa di Varcaturo del fratello Vittorio. L'ex capo del Sisde,  ...Continua a leggere

IL PM DEL CASO ALPI / IL DEPISTAGGIO E' FINITO, ANDATE IN PACE

di Andrea Cinquegrani
L'ennesimo ceffone alla memoria di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Ad assestarlo, stavolta, il pm della procura di Roma  ...Continua a leggere

mont shwazer

GIALLO SCHWAZER / ECCO LE MAIL CHE SVELANO LA COMBINE INTERNAZIONALE TRA IAAF E WADA

Alex Schwazer, è sempre più giallo. Dagli hacker russi di Fancy Bear vengono fuori una ventina di mail piratate dai siti  ...Continua a leggere

mont raiola

MINO RAIOLA, IL BOSS DEL MERCATO / TUTTE LE SIGLE IN CAMPO E I GIALLI DONNARUMMA E IBRA

Il re del mercato pallonaro in Italia, il quarto al mondo per la speciale classifica di Forbes. Ma chi è davvero Mino Raiola ...Continua a leggere

--PANTANI

GIALLO PANTANI / ANCORA APERTO, NONOSTANTE LE PROCURE E STEFFENONI

Come mai il fascicolo Pantani giace da dieci mesi sulla scrivania di un pm della procura antimafia di Napoli a far polvere?   ...Continua a leggere

---mont RAGGI

STADIO DI ROMA, IL PROGETTO FARSA / CI MANCAVA SOLO IL SEGRETO DI STATO

Non solo le patate bollenti Marra e Romeo, per il sindaco di Roma Virginia Raggi. Adesso torna la bomba ad orologeria ...Continua a leggere

MONT POMODORO

APPALTI AL TRIBUNALE DI MILANO / IL POMODORO BOLLENTE DELL'INFORMATICA

Appalti informatici al tribunale di Milano, è bufera. In fibrillazione tutti gli uffici giudiziari, a cominciare quello del ...Continua a leggere

NEWS
anti fasci

Allarmi, son fascisti 

di Luciano Scateni
Quando si sveglierà da un comodo quanto colpevole torpore l'anima democratica che in settant'anni ha tenuto a bada rigurgiti ...Continua a leggere

Carlo Lio

DIFENSORI CIVICI / DALLA LOMBARDIA ALLA CAMPANIA ZERO TITULI

di PAOLO SPIGA
Difensori civici, continua la sceneggiata dalla Lombardia alla Campania. Sul primo fronte, s'è ormai insediato da  ...Continua a leggere

POTERE
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PADOAN: DA 4 ANNI PROCLAMA STABILE UN SISTEMA BANCARIO PIENO DI BUCHI

di ELIO LANNUTTI
Anche oggi il ministro dell'Economia Padoan, dopo aver regalato le due banche venete, subendo il ricatto allo Stato  ...Continua a leggere

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SGA BANCO NAPOLI / AL LAVORO PER LA BAD BANK VENETA. E 'SCORDAMMOCE ATLANTA…

di PAOLO SPIGA
Dopo vent'anni è diventata una star, ora tutti la vogliono tutti la cercano. Si tratta della Società Gestione Attività ...Continua a leggere

armi chimiche

ARMI CHIMICHE E PREVEGGENZA – L'ULTIMA TROVATA USA

di Giulietto Chiesa
Un tempo le crisi politiche si consumavano sulla base dei fatti. Facciamo un esempio: Cuba e i missili sovietici. Oppure un ...Continua a leggere

Laboccetta

CAMERE  GIREVOLI / DOPO L'ARRESTO TORNA L'EX FASCISTA LABOCCETTA, ESCE L'OPUS DEI CALABRO'

di PAOLO SPIGA
Arrestato prima dello scorso Natale per associazione a delinquere a livello internazionale e ora fresco di sbarco in Parlamento ...Continua a leggere
MISTERI

ustica

USTICA / UCCISI PER L'ENNESIMA VOLTA, ORA DALLE CARTE VOLATE VIA

di Cristiano Mais
Uccisi per l'ennesima volta. Le 81 vittime della tragedia di Ustica del 27 giugno 1980 oggi vengono sepolte sotto una  ...Continua a leggere

vassallo

GIALLO VASSALLO / IMMERSI NELLE NEBBIE, MA SI CONTINUA FINO AL 2018

di Cristiano Mais
Sette anni fa l'omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore di Pollica. Esecutori e mandanti, ancora oggi, sono  ...Continua a leggere

caccia

GIALLO CACCIA / IL PM CADE E SI RIALZA. E GIA' SUBITO SCIVOLA

di PAOLO SPIGA
Dopo un lungo letargo ed errori macroscopici, improvvisamente si desta il pm della procura di Milano Marcello Tatangelo, che ...Continua a leggere

AMBIENTE
Ennio Cascetta

METRONAPOLI, ARRIVA ENNIO CASCETTA / SAPRA' RISOLVERE IL GIALLO COSTI ?

di Cristiano Mais
Fresco di nuova nomina al vertice di Metronapoli, Ennio Cascetta, che per evitare conflitti d'interesse ha dovuto lasciare ...Continua a leggere

TAV afragola

ALTA VELOCITA' AD AFRAGOLA / SOTTOPASSO KO, TUTTO OK PER LA CAMORRA

di MARIO AVENA
Maxi stazione TAV di Afragola nell'hinterland partenopeo. Inaugurata un mese fa dal premier Paolo Gentiloni e dal governo ...Continua a leggere

CULTURE
Premio relatori

Premio Amato Lamberti – Assegnate le borse di studio 2017

di Rita Pennarola
"Trent'anni fa, quando noi in Sicilia studiavamo e provavamo a contrastare i fenomeni mafiosi, avevamo in Italia un punto ...Continua a leggere

Philip Lymbery

Nutrire il mondo – La Dead Zone di Philip Lymbery

di Stella Cervasio
Può un animale da allevamento europeo mangiare noccioli del frutto della palma invece che erba? A chi volete che importi se ...Continua a leggere

IL RACCONTO DELLA DOMENICA
per caso

PER CASO – di Luciano Scateni


Un racconto per caso. A cominciare dal titolo, che non lo è. Esiste, altroché, un rapporto con­flittuale con la tastiera  ...Continua a leggere

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02 novembre 2015

Pasolini un delitto italiano



Pasolini un delitto italiano from Mario Rossi Network on Vimeo.

Ricostruzione, in forma di docudrama con la mescolanza di immagini "finte" e di materiale di repertorio in bianconero, del processo contro Pino Pelosi per la morte di Pier Paolo Pasolini, ucciso nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 sul lido di Ostia. Giordana e i suoi sceneggiatori Stefano Rulli e Sandro Petraglia non pretendono di raccontare la verità su quella morte, ma di spiegare perché quella verità non s'è mai saputa e perché la prima sentenza che condannò Pelosi per omicidio "con il concorso di ignoti" sia stata cassata nelle sentenze successive, rimossa dall'opinione pubblica, dimenticata. Nel film, montato con accorta efficacia da Cecilia Zanuso, di Pasolini si vede il volto, e si ascolta la voce, soltanto nei frammenti di repertorio. Qualcuno gli ha prestato un corpo, ma non il viso, nelle convulse e notturne sequenze dell'omicidio. Si risolve in un atto di accusa contro la putrefazione, l'indegnità, le pesanti responsabilità di una classe dirigente contro la quale in vita Pasolini s'era rivolto nei suoi scritti corsari.

Andato in onda su la7 il 10/07/2012
www.la7.it/speciali/pvideo-stream?id=i572726
www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=17681

08 ottobre 2015

Ustica e depistaggi, un filo rosso porta fino a Ramstein

L'intervista a Giancarlo Nutarelli, fratello di Ivo Nutarelli il pilota morto nel disastro di Ramstein. Con lui parla anche l'avvocato dei familiari delle vittime di Ustica, Daniele Osnato, che indaga sul filo rosso che collega Il Dc9 alla strage delle frecce tricolori.