26 novembre 2020

UNA CLASS ACTION CONTRO IL GOVERNO PER LA GESTIONE DELL’EMERGENZA

Decine di avvocati di tutte le regioni d’Italia promuovono una class action per richiedere il risarcimento del danno materiale, morale, biologico e di relazione subito dai cittadini italiani, dalle famiglie, dai liberi professionisti, imprenditori e imprese, in conseguenza delle normative emergenziali, illogiche ed illegittime, emanate dal governo italiano in questi mesi.

Se ne è parlato in una conferenza nella sala stampa della Camera dei deputati, a Roma il 12 novembre scorso, in cui sono intervenuti l’onorevole del gruppo misto, Sara Cunial, gli avvocati Edoardo Polacco e Mauro Sandri, per il settore alberghiero Rosa LotitoFrancesco Orlando rappresentate dei ristoratori e albergatori e Tano Simonato, ristoratore.

25 novembre 2020

STATI UNITI / I SISTEMI “DEVIATI” DI VOTO ELETTRONICO


In apertura gli scrutatori per il voto elettronico delle presidenziali USA

Sembra placarsi la bufera negli Stati Uniti per il voto presidenziale, con gli stessi voti congressuali totalizzati da Joe Biden ora e da Donad Trump alle elezioni precedenti contro Hillary Clinton.

Ma è buio pesto sui sistemi elettronici di voto, sui quali incombono pesantissimi sospetti di brogli “scientifici” e sui quali occorre che gli inquirenti e la giustizia americana facciano luce. Anche per non trovarsi, al prossimo voto, con un sistema così permeabile a combine e pasticci, come è successo abbondantemente alle sgaruppate elezioni del 3 novembre.

 

George Soros

Scrive il Business Journal. “Nonostante i media mainstream e Big Tech continuino a segnalare e sopprimere le informazioni riguardanti il coinvolgimento di DOMINION nella frode elettorale, enormi prove continuano a dilagare. Oggi il rappresentante Louie Gohmert ha confermato su Newsmax che le persone sul campo in Germania riferiscono che SCYTL, che ha raccolto i dati delle elezioni in modo improprio attraverso la Spagna, è stata perquisita da una forza dell’esercito americano e che i server sono stati sequestrati a Francoforte, in Germania”.

A questo punto cerchiamo di collocare le pedine nello scacchiere, puntando i riflettori sulle due sigle, SCYTL e DOMINION, sulle quali aleggia l’ombra di George Soros, il miliardario-filantropo a bordo della sua voracissima Open Society Foundation.

24 novembre 2020

Morte Edoardo Agnelli, “una cappa impenetrabile”. Il giornalista Parisi racconta le ultime novità

Giuseppe Puppo per www.leccecronaca.it

“Sì, le indagini della magistratura sulla morte di Edoardo Agnelli in un modo o nell’altro sono state riaperte, in qualche modo sono ancora in corso. Risulta anche a me, al di là di quello che ti ha raccontato ieri Marco Bava e che hai fatto bene a sentire. Ho avuto anche io tante voci in tal senso, autorevolissime, da ambienti attendibili, ma non compiutamente verificabili…”.

Va beh, ho capito. Il cuore del vecchio cronista ora batte forte, al telefono me ne arriva come un’eco silente.

Sa egli, per antica scuola, che le notizie vanno sempre verificate. Fino a quanto è possibile.

Lui, non scrive per sentito dire, non fa copia/incolla, va sempre a indagare di persona, cita correttamente, scopre e riporta quello che ha scoperto, costruisce passaggi, si muove passo dopo passo verso la verità. Ci arriva vicino, già: quid est veritas? La verità forse non esiste, ma certo ci si può arrivare vicino.

Gli aggettivi ‘vecchio’ e ‘antico’ che ho appena adoperato, sono usati nel senso più nobile del termine, era per significare tutto questo.

Antonio Parisi, (nella foto), 60 anni, tarantino di Ginosa di origine, da sempre felicemente e alacremente trapiantato a Roma, ha attraversato nel corso dei decenni tanti misteri italiani, cito solo il caso di Emanuela Orlandi, ma potrei rievocare tanti casi di cronaca eclatanti da lui seguiti,  che ha raccontato sempre con grande costrutto quanto con estrema serietà.

Poi, gli toccò imbattersi professionalmente nel caso di Edoardo Agnelli, da cui rimase colpito e che ha spiegato – è questo il suo merito – ai lettori dei settimanali popolari, dei rotocalchi a grande diffusione, quindi al di fuori degli addetti ai lavori e del pubblico ristretto dei quotidiani.

Più trovava elementi nuovi da capire, più si metteva di piglio buono a investigare su quello successivo.

Ci fu un periodo – ricordo, subito dopo l’uscita del mio primo libro “Ottanta metri di mistero”, era il 2009 – in cui per mesi egli fece il pendolare Roma – Torino, con tanto di fotografi e video operatori al seguito.

Non si è mai fermato, anche con i suoi libri su quel caso, l’ultimo uscito un anno fa, “GLI AGNELLI Segreti, misteri e retroscena della dinastia che ha dominato la storia del Novecento italiano”, edito da Diarkos. Qui Antonio Parisi si è fermato, per ora.

Il giornalista che ha attraversato tanti misteri italiani, che è sgusciato, da uomo libero,  fra logge massoniche, servizi segreti e magistrati, per fare il suo dovere di cronista, qui non è riuscito ad andare oltre.

Sai cosa è? – mi dice, sbottando, dopo un lungo, reciproco silenzio al telefono – E’ che è scesa ed rimasta pesantissima, sulla morte di Edoardo Agnelli, una sorta di cappa impenetrabile, calata da chi ha evidentemente interesse a non far vedere la verità.

Detto da lui, che di misteri se ne intende, a lui che pure una cosa così non era mai capitata, ha un valore aggiunto.

– Hanno tutti una fottutissima paura, ecco la verità. A cominciare dia quelli del mondo dell’informazione, ma poi anche gli altri, dell’economia, della finanza, della famiglia stessa, o di  quelli alla famiglia legati in un modo o nell’altro.

Già, in qualche modo me ne ero accorto anche io, da tempo.

– Comunque, c’è ancora qualcuno che ha voglia di indagare, parlo dei magistrati..

– Chi?

 Non posso dirlo, non ho potuto verificare compiutamente…

E sì che ce n’è di robe su cui indagare…E Antonio Parisi si mette per un bel po’ a elencare tutte le incongruenze della versione ufficiale, e va avanti così, raccontandole a me come se io non le sapessi già, come se dovesse convincere me.

Silenzio al telefono.

Lo rompe di nuovo lui.

Beh, una cosa a te voglio dirla…E’ la novità più eclatante, almeno per quanto mi riguarda. Sai che cosa mi ha detto uno, ma non uno qualunque, uno in alto, ma molto in alto, con le mani in pasta in mezzo mondo, che abitava là, proprio in provincia di Cuneo?

– Chi è?

– Non te lo dico, se no tu lo scrivi…

– E certo che lo scrivo…

– Lo so, per questo non te lo dico…Ne verrebbe fuori un casino enorme, ci andrebbero di mezzo i suoi famigliari, che non c’entrano niente. Ma è una precisa confessione che mi ha fatto poco prima che morisse, un giorno, nel bel mezzo di tante altre questioni che stavo affrontando insieme a lui…

– Io non dubito di quello che mi dici tu…

– E io non dubito di quello che mi disse lui sul letto di morte, in casa sua, una mattina in cui ero andato a trovarlo, nel bel mezzo di altre questioni, così, all’improvviso…

– Che ti disse?

  C’avete preso – mi disse – Tu con i tuoi articoli sui rotocalchi e quel giornalista che scrisse il libro degli ottanta metri di mistero…Puppo? Come si chiama, Puppo? C’avete preso in pieno, sul povero Edoardo…Quello, lo hanno fatto fuori. E’ stata la soluzione più facile, per tanti è stato il danno minore…

Tace, come se rivedesse la scena di quella inaspettata rivelazione. Poi, conferma: – Furono queste le sue precise parole. Ho avuto anche altre ammissioni da ambienti economico-finanziari, ma questa è stata l’ultima e la più forte.

E ti è rimasto impresso qualcos’altro, di tutta questa storia?

– Sì, quando andai più volte fra Marene e Fossano, alla ricerca di testimoni, o di persone che potevano sapere qualcosa…Ero con il fotografo, oppure con altri giornalisti, una volta mi ricordo c’eri anche tu…

– Embé?

– Eh, girando per i paesi, ogni volta era sempre lo stesso…Appena facevamo il nome di Edoardo Agnelli, la gente sbiancava in volto, si cuciva la bocca e scappava via. Si chiudeva in casa e appena cercavo di avvicinarmi mi gridavano di andare via, ché stavano chiamando i Carabinieri…Una cosa allucinante. Credevo di aver visto l’omertà nei paesi siciliani della mafia di Cosa Nostra, ma una cosa così, come quella a lungo verificata fra i paesi della provincia di Cuneo, non l’avevo mai vista.

www.imolaoggi.it

20 novembre 2020

Apocalisse Fake, l’imbroglio universale: grande spettacolo

Il candidato democratico Biden La credibilità elettorale delle presidenziali americane, inquinate da quello che ha l’aria di essere un mare di brogli sfacciatamente negato a priori dal sistema-media, si avvicina in modo quasi surreale all’attendibilità dell’informazione ufficiale sul coronavirus e sulla propaganda governativa sul distanziamento, con l’immunologa padovana Antonella Viola che se ne esce annunciando che il lockdown-coprifuoco, decisivo per distruggere l’economia, è perfettamente inutile per arginare il virus che sta facendo impazzire il mondo. Chi ha gettato il malocchio virale l’avrebbe fatto innanzitutto per sfrattare Donald Trump dalla Casa Bianca, sabotando il boom economico (piena occupazione) che il presidente era riuscito a ottere in soli tre anni, tagliando le tasse e aumentando il deficit in modo squisitamente keynesiano, proprio come avrebbe fatto un leader socialdemocratico d’altri tempi. Proprio per questo, sui grandi media, Trump è diventato il demonio, e andava abbattuto ad ogni costo: anche con “la più grande frode elettorale della storia”, come s’è lasciato scappare l’anziano e scalcinato Joe Biden, che un giornalista di peso internazionale come Pepe Escobar definisce ormai afflitto da demenza senile.

Biden? E’ l’ometto che non riesce più a contenere, nemmeno in pubblico, la pulsione irrefrenabile che lo spinge a sbaciucchiare, in modo preoccupante, le bambine che gli capitano a tiro. Un autentico veterano dell’establishment, molto logoro: iper-controllabile e ricattabilissimo in quanto debitamente corrotto. Una simulazione del cosiddetto Deep State – riferisce sempre Escobar – lo chiama con un nome in codice poco lusinghiero (”Cadavere”), presentando la “rivoluzione colorata” che l’avrebbe opposto a Trump (a sua volta ribattezzato, graziosamente, “Buffone”). Sarebbe stata la “fase due” dell’Operazione Corona. Primo round, stroncare l’economia statunitense con la sovragestione di un virus “scappato” alla Cina. Secondo round, abbattere Trump e sostituirlo (attraverso l’imbroglio) con un presidente “amico” del sistema oligarchico mondiale che usa la Cina come cavallo di Troia per restringere la libertà e la democrazia in Occidente, oggi grazie al pretesto dell’emergenza sanitaria.

Peccato che non abbia funzionato: prima ancora di capire come andrà a finire davvero, negli Usa, dove incombe la seria minaccia trumpiana di ricorrere anche alla Corte Suprema, il risultato delle elezioni più “fake” della storia sarebbe stato “neutralizzato” comunque, a monte, da una sorta di patto massonico segreto. Il patto, peraltro, ha smesso di essere segreto quando ne ha parlato apertamente Gioele Magaldi, rappresentante di una delle fazioni contraenti. Il succo è presto detto: Joe Biden, insieme agli uomini che in realtà lo guidano, si sarebbe formalmente impegnato a co-gestire la politica della Casa Bianca attraverso una cabina di regia che vede presenti gli stessi sostenitori (massonici) di Trump. Chiaro l’obiettivo: proseguire sulla linea di Trump nello sbarrare la strada al “partito cinese”, in realtà anche euro-atlantico, che avrebbe concepito l’Operazione Corona e, prima ancora, la promozione della Cina come player oligarchico planetario, con la missione di mettere nei guai l’industria occidentale e, a ruota, il modello democratico fondato su diritti democratici.

18 novembre 2020

[Reseau Voltaire] Un compte Facebook non-officiel de Thierry Meyssan a été piraté 18 nov 2020


Réseau Voltaire
Un compte Facebook non-officiel de Thierry Meyssan a été piraté
Réseau Voltaire | 18 novembre 2020

Un compte Facebook ouvert par un lecteur afin de relayer les articles de Thierry Meyssan a été piraté.

Thierry Meyssan lui-même n'a jamais ouvert de compte Facebook.

Les propos et imputations qui lui sont attribués sur ce compte sont grotesques.

Les seules sources officielles de Thierry Meyssan sont
- le site internet du Réseau Voltaire (www.voltairenet.org)
- et ses livres publiés par les Éditions Demi-Lune (www.editionsdemilune.com).

Dès son retour en France, après 13 ans d'absence, Thierry Meyssan a fait l'objet de dénonciations calomnieuses auprès de plusieurs administrations. Le site internet du Réseau Voltaire a été attaqué par de puissants ordinateurs localisés au Canada (3 millions de requêtes par heure), les 27 et 28 octobre.

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I grandi media USA abrogano il 1° emendamento


I grandi media statunitensi, che sin dall’elezione a sorpresa di Donald Trump, e ancor prima che assumesse la presidenza, hanno continuato a deriderlo, persino a insultarlo e a esortarne l’assassinio, ora tentano di soffocarne la voce.

Le principali reti televisive nazionali, ABC, CBS e NBC, hanno interrotto la conferenza stampa post-elettorale di Trump quando ha affrontato il problema della validità dello scrutinio: secondo loro il presidente in carica stava dicendo una sequela di menzogne.

16 novembre 2020

LE INDAGINI DELLA MAGISTRATURA SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI SONO STATE RIAPERTE: SONO ANCORA IN CORSO DI SVOLGIMENTO. LO RIVELA IN UN’INTERVISTA ESCLUSIVA A leccecronaca.it L’AMICO MARCO BAVA

di Giuseppe Puppo______“Le mucche…Sono le mucche che ci danno sicurezza sugli orari…”. Quella mattina, con il vento d’autunno e di passione. E polvere, polvere che striscia sulla terra di quei sentieri più candidi delle ossa di un cadavere.

Anch’egli si è fermato là per sempre.

 

Marco Bava (nelle foto), 62 anni, di Torino, una laurea in economia e una in legge, analista finanziario, brillante interprete di bilanci e strategie aziendali, protagonista di tante battaglie pubbliche in difesa dei cittadini contro potentati economici e multinazionali, non lascia alternative, a chi lo conosce: subito, o se ne resta affascinati, oppure si decide di non volerlo rivedere mai più.

Io ne restai affascinato, perché mi piacque il suo modo di essere bastian contrari, come dicono in Piemonte, e da allora, da quando lo conobbi, perché lo intervistai per il mio libro “Ottanta metri di mistero”, e son passati oramai dieci anni, sono restato sempre in contatto con lui, in un modo o nell’altro.

Al costo sempre di lunghi contraddittori, a volte di estenuanti discussioni, continuando a darci del “lei” come il primo giorno, ma comunque in contatto.

L’ho chiamato al telefono questa mattina, lui che parlava con Edoardo Agnelli, del quale fu consigliere finanziario, ma soprattutto per lunghi anni vero e sincero amico.

Fu il primo, Bava, nel 2000 ad avanzare dubbi motivati su quello che a caldo fu classificato come suicidio; dopo l’uscita di quel mio primo libro, che in pratica riaprì il caso, fu il più accanito a smontare – alla luce degli elementi che raccolsi – la versione ufficiale.

Non si è mai fermato.

– Pronto? Bava, senta un po’, le devo parlare di una cosa che ho sentito in giro…

– Eccoci…Lo sapevo che mi avrebbe chiamato, ho letto il suo pezzo di ieri…

 

– Cosa è questa storia che le indagini della magistratura sulla morte di Edoardo Agnelli sarebbero state riaperte? Lo ha detto lei un anno fa…O comunque a lei viene attribuita la novità annunciata. Io, però, non ne ho trovato riscontro da nessuna parte di questo…Lei sa che io verifico sempre prima tutto quello che scrivo…

– Fa benissimo…

– Ma per lei faccio sempre un’eccezione…Non verifico solo una volta, ma almeno due o tre volte…

(ride)

– Se mi dà un minuto, le spiego tutto…

– Grazie, prego, dica pure, segno e faccio sintesi…

 

– In seguito all’ultimo esposto che ho presentato alla magistratura per chiedere la riapertura delle indagini, sono stato convocato a Cuneo e sentito dalla Procura della Repubblica…

– Quando? Da chi?

– Fui ascoltato da un ufficiale giudiziario, per conto del Procuratore Capo Onelio Dodero. Era il 9 dicembre 2018, ho risposto alle domande che mi sono state rivolte, da, tecnicamente, ‘persona informata sui fatti’.

 

– Non violiamo nessun segreto istruttorio, se ci dice qualcosa di più…

– In particolare, ho potuto insistere, chiedendo che fosse acquisita agli atti, sulla sopravvenuta testimonianza del pastore Luigi Astegiano, che, come ricordava lei ieri, smonta da sola la versione ufficiale. Adesso so che è stata acquisita agli atti. Ed è fondamentale…

C’è inoltre  un ulteriore particolare che mi sembra significativo…Lei ieri ha scritto che il pastore si sveglia per portare a pascolare le mucche. In realtà, sono le mucche che svegliano il pastore…

 

– Bellissima questa…

– Eh già! Lo svegliano alle 7.30, certo prima delle 8.00, regolarmente, tutti i giorni, con l’orologio biologico che hanno dentro, perché vogliono andare a mangiare…Un ulteriore riscontro  della sua attendibilità…Così, egli vede, giù, ai piedi del viadotto, da lontano, il cadavere, mentre sono attestati gli spostamenti della Croma grigia ben dopo le 9.00 e mentre nella versione ufficiale del suicidio si parla delle 10.30…

In realtà, il corpo di Edoardo fu portato giù ben prima, senza lasciare segni, senza far rumore…Per non dire che presentava ferite incompatibili con un presunto volo da ottanta metri, perché…

 

– Sì, questo lo sappiamo…Mi dica ancora perché a suo avviso le indagini della magistratura sono state riaperte…

– Le indagini della magistratura, in seguito al mio ultimo esposto alla Procura della Repubblica di Cuneo sono state riaperte…E sono tuttora in corso di svolgimento, anche se al momento non sono emerse altre informazioni…

 

– Come fa a dirlo?

– Chiesi in coda al mio esposto di essere informato su un’eventuale decisione di  archiviazione, per poter a mia volta presentare ulteriori elementi in opposizione, sulla base dell’articolo 408 del codice di procedura penale, che obbliga il magistrato a dare informazioni sull’esito dell’esposto a chi lo ha presentato. Io non ho avuto nessuna comunicazione al riguardo. Quindi le nuove indagini sono ancora in corso…

 

– Un altro elemento su cui ha insistito…?

– Il ruolo della scorta, che non seguì Edoardo quella mattina, contravvenendo ad un preciso obbligo istituzionale cui era vincolato. ‘Ce lo ha chiesto lui, di non seguirlo’, hanno  sempre sostenuto gli agenti della scorta, come se fosse una giustificazione. In realtà, non sono mai stati interrogati dal magistrato.

Poi, ci sono le telefonate, le presunte ultime telefonate fatte, per meglio dire: mai fatte,  da Edoardo quella mattina…

 

– Va bene, Bava, mi scusi, la devo fermare, devo fare un’intervista giornalistica, non scrivere un altro libro. Può bastare così: la cosa importante, l’ho capita. Grazie. Vuole solo aggiungere qualcos’altro?

– Sì. Come tutti gli anni, a maggior ragione quest’anno della ricorrenza del ventennale, faccio celebrare una messa in memoria di Edoardo Agnelli. L’appuntamento è per questa sera alle 18.00, a Torino, nella Chiesa di Santa Maria Goretti, in via Pietro Cossa.

– Porti per favore un pensiero e un anelito di verità anche da parte mia…

– Sarà fatto.

www.leccecronaca.it

IL LOCKDOWN SERVE? NON CI SONO PROVE SCIENTIFICHE E LA SVEZIA LO DIMOSTRA

IL LOCKDOWN SERVE? NON CI SONO PROVE SCIENTIFICHE E LA SVEZIA LO DIMOSTRA

Lockdown. Sembra che l’Italia si stia avviando nuovamente verso questa strada. Una chiusura generalizzata su scala nazionale prima di Natale per poter poi riaprire in tranquillità. Così ci viene riferito dalle istituzioni. Il nesso causa effetto tra lockdown e calo dei contagi e dei decessi sembra assodato, dato per scontato e incontestabile.

Quegli Stati che non credono nel lockdown

E allora come mai esistono Paesi nel mondo che hanno agito e continuano ad agire in maniera diversa, senza applicare le durissime restrizioni a cui noi siamo di nuovo costretti? I media mainstream risponderebbero che si tratta di Paesi irresponsabili che alla lunga pagheranno caro il prezzo delle loro scelte. Ma è realmente così? Esiste davvero una correlazione scientifica tra lockdown generalizzato e calo della diffusione del Covid? Andiamo a dare un’occhiata fuori dall’Italia.

La Svezia è in Europa sicuramente il caso più conosciuto tra i Paesi che hanno deciso di non applicare una chiusura generalizzata sia nella scorsa primavera che adesso. E i dati cosa ci dicono? Il 5 novembre in Svezia, senza le mascherine obbligatorie, sono morte 2 persone di Covid, il giorno prima 4. Nelle stesse date in Italia morivano rispettivamente 428 e 352 persone. Nonostante la già evidente differenza, i dati assoluti sono poco rilevanti per effettuare un’analisi comparata.

15 novembre 2020

Morte Edoardo Agnelli, “una cappa impenetrabile”. Il giornalista Parisi racconta le ultime novità

 di Giuseppe Puppo______

La mattina del 15 novembre 2000, alle ore 10.30 circa, sul viadotto Stura dell’autostrada Torino- Savona, fra Marene e Fossano, sulla corsia d’emergenza, c’è ferma, col motore acceso, una Fiat Croma grigia. All’interno, non c’è nessuno.

Fuori butta un vento freddo, quella mattina grigia di sole pallido che più va che viene nel cielo.

 

L’auto è accostata al parapetto, un muro di cemento di un metro e mezzo, sormontato da una grossa grata metallica, difficile da superare per un atleta, figurarsi per un uomo sovrappeso e zoppo d’un piede, in quei giorni, per un infortunio.

La Croma ha il lampeggiante di destra acceso, le portiere chiuse senza sicura.

Sul cruscotto, una patente di guida dispiegata in bella vista.

Dentro troveranno poi anche un bastone da passeggio, e due telefonini. E niente altro: incredibilmente, nessuna impronta, nessuna traccia, niente.

In quel tratto dell’autostrada, passano in media otto auto al minuto. Come risulta dagli atti, in quelli precedenti nessuno ha visto niente di che.

La scorta privata, che seguiva sempre Edoardo per il mandato di sicurezza affidato dall’azienda, non c’era, e non c’è mai stata.

Già.

Poco dopo, la macabra scoperta: ottanta metri più in basso giace senza vita il corpo di un giovane. Si tratta infatti di Edoardo Agnelli, 46 anni, erede dell’impero industriale e finanziario di famiglia, da cui era stato estromesso a causa della sua personalità e delle sue scelte di vita.

Ma non aveva rinunciato alle sue prerogative, proprio nei giorni precedenti lo aveva manifestato apertamente in più occasioni, come ho potuto ricostruire in seguito.

Vicino al torrente Stura, in basso, il cadavere ha addosso una giacca da pigiama, i mocassini sono rimasti attaccati ai piedi, sul volto ferite incompatibili con una caduta di tal genere, che gli avrebbe spappolato il cranio e le ossa.

Un pastore dice di averlo visto, quella mattina, anche se non si è accorto di nulla. Dirà poi, come scoperto in seguito – nessuno glielo aveva mai chiesto, glielo chiedemmo noi giornalisti dieci anni dopo, dopo averlo rintracciato, non senza fatica – che erano le 8.00, massimo ma proprio massimo le 8.30: dice che ne è sicuro, perché è quello l’orario in cui porta a pascolare le mucche, tutti i santi giorni.

Dai tabulati del Telepass emergeranno in seguito gli orari degli ultimi passaggi della Croma in entrata e in uscita dall’autostrada: segnano le 8.59, 9.13, 9.23.

 

Sul posto, arriva poco dopo il sostituto procuratore della Repubblica di Cuneo Riccardo Bausone, e ai presenti assicura: “Il suicidio è una delle tre possibilità che stiamo vagliando. Le altre due sono: malore e omicidio”.

Invece,  in tre ore, il caso venne chiuso. Non fu fatta nemmeno l’ autopsia.

Fu suicidio, fu la rapida conclusione, di indagini che fanno acqua da tutte le parti, basta leggere le carte giudiziarie per capirlo.

“Si è dovuto concludere con l’affermazione di un atto conservativo posto in essere dal predetto per ragioni personali”, scriverà a me Bausone, dieci anni dopo.

 

No, non fu suicidio.

Ne sono convinto. Per tanti anni, ho indagato, credo con onestà intellettuale, senza pregiudizi, e ho scritto due libri, “Ottanta metri di mistero” (Koinè, 2009) e “Un giallo troppo complicato” (Tabula Fati, 2015):  ho trovato una ventina di prove, dico: prove, verificate da me e da altri che si sono occupati della questione del fatto che la versione ufficiale del suicidio non sta in piedi.

Ancora ieri sera Rai 1 ha dedicato al caso un lungo servizio.

Domani, su leccecronaca.it sentirò il collega giornalista Antonio Parisi, e lo storico amico e consulente finanziario di Edoardo, Marco Bava.

Domenica 15 novembre 2020 saranno venti anni da quei fatti.

Il caso non è chiuso, no.

Comunque l’importante è aver restituito ad Edoardo Agnelli la sua dignità, in questo ventennio.

Sì, Edoardo non era quel che dipingono, per screditarlo: era lungimirante, pacifista, contro l’uso degli armamenti, fautore di una produzione industriale ecocompatibile, rispettosa dell’ambiente, contrario alle speculazioni finanziarie nazionali e internazionali, e tante altre cose belle ancora.

Era un animo sensibile, poi, d’una umanità straordinaria:
“extraordinary human and political sensistive”,
lo descrive una sua amica che vive negli Usa.

Questa amica, che stava in America, alla quale Edoardo era molto legato e alla quale telefonava periodicamente, da qualunque parte del mondo si trovasse. aveva sette cani. Ogni volta che Edoardo la chiamava al telefono per salutarla, per prima cosa si faceva passare i suoi cani, a uno a uno, e a uno a uno li salutava, e i cani avevano imparato a conoscerlo, e a uno a uno, ognuno a modo suo, ricambiavano sempre quel saluto.

www.leccecronaca.it

13 novembre 2020

Rete Voltaire: I principali titoli della settimana 12 novembre 2020



Rete Voltaire
Focus
 
 



In breve

 
Conferenza internazionale per il rientro dei rifugiati siriani
 

 
Una forza militare russa per salvare l'Armenia
 

 
Conferenza a Damasco sui siriani all'estero
 

 
I grandi media USA abrogano il 1° emendamento
 

 
La Francia sta per mettere fuorilegge i Lupi Grigi
 

 
Nikol Pashinyan neutralizza l'opposizione
 

 
Erdoğan più pericoloso del COVID
 

 
Boicottaggio arabo dei prodotti turchi
 

 
In Francia i Lupi Grigi cercano di organizzare pogrom anti-armeni
 

 
Erdoğan denuncia «le politiche abiette, provocatorie e cariche d'odio di Macron»
 

 
George Soros invia duemila mercenari curdi in Armenia (Erdoğan)
 
Controversie
 
 

 
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STATI UNITI / TUTTI IN FILA PER TAROCCARE IL VOTO POSTALE


Tutto e il contrario di tutto nella bolgia post voto per la corsa alla Casa Bianca.

Il voto postale è al centro delle polemiche più infuocate. E spuntano le tesi più paradossali: ma non si sa fino a che punto.

Secondo una voce che sta correndo in rete negli States, uno dei burattinai del ‘caos organizzato’ sarebbe nientemeno che Steve Pieczenick, lo 007 a stelle e strisce che venne spedito da Henry Kissinger allo corte di Francesco Cossiga (all’epoca ministro degli Interni) affinchè Aldo Moro, rapito dalla Brigate Rosse, non dovesse essere liberato. Anzi, “Doveva Morire”, come hanno titolato nel 2008 il loro libro Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato.

Ma che ruolo avrebbe mai giocato oggi, l’inossidabile spia di tutti i governi americani, e sotto tutti i presidenti, inamovibile dalla sua super poltrona al Dipartimento di Stato?

Difficile da spiegare, sembra davvero una spy story in piena regola.


Una nota scritta all’indomani di una inattesa e strabiliante intervista concessa dallo 007 il 5 novembre alla trasmissione War Room condotta da Owen Shroyer e per la rubrica Infowars.

Steve Pieczenik

Ecco il testo: “Secondo Pieczenick, il presidente Donald Trump ha calcolato che sarebbe stato necessario sfruttare la stupidità dei democratici, che avrebbero fatto di tutto per impedirgli di assicurarsi un secondo mandato presidenziale con le elezioni del 2020. Per garantirsi che le elezioni avrebbero resistito al tentativo di frode elettorale, Trump avrebbe ideato una trappola raffinata. Filigrane nascoste sarebbero state inserite nelle schede elettorali in modo che potesse essere verificate se necessario. ‘Questa è davvero un’operazione sotto copertura’, ha spiegato Pieczenick. ‘Abbiamo contrassegnato ogni scheda elettorale con il codice di crittografia blockchain QFS. In altre parole, ora sappiamo dove si trova ogni scheda, dove è andata e chi ce l’ha, quindi questa non sarà un’elezione rubata’”.

Possibile mai? Dal Dipartimento di Stato sarebbe partito l’imput di ‘marcare’ e ‘tracciare’ le schede? E’ mai credibile uno scenario del genere?

Ma vediamo un’altra story, sempre sul possibile voto taroccato via posta, stavolta scritta due mesi e passa fa dal New York Post, che in queste ultime settimane ne ha tirate fuori di tutti i colori sui business cinesi e ucraini della Biden Band, capeggiata dal padre Joe e dal figlio Hunter Biden.

Ecco il titolo dell’inchiesta del 29 agosto: “Confessioni di un truffatore elettorale: ero un maestro nel falsare i voti postali”: in sostanza, i cittadini ed elettori americani venivano già messi in guardia sulla facilità con cui i voti postali possono essere truccati.

12 novembre 2020

BREAKING NEWS – WIKILEAKS RILASCIA TUTTE LE E-MAIL DI HILLARY CLINTON E DI PODESTA’ . FILE SULLA PANDEMIA E L’OMS

Ultime notizie … Wikileaks ha scaricato tutti i suoi file online … Tutto, dalle e-mail di Hillary Clinton, Podesta, Bilderberg, agenti della CIA arrestati per stupro, WHO Pandemic Preparedness Docfrom2009 … 

vedi link qui … https: //file.wikileaks. org / file /

Sembrerebbe una distrazione dalla storia principale (l’elezione del Presidente USA). Ne ho guardati alcuni: piuttosto noiosi e pesantemente redatti. Un ricercatore impiegherà molte settimane per trovare qualcosa.

www.databaseitalia.it

11 novembre 2020

INFORMAZIONE NEGLI USA / BIDEN, GIU’ LA MASCHERA


Il fondatore di uno dei più prestigiosi siti sul fronte della controinformazione negli Stati Uniti, Glenn Edward Greenwald, lascia la sua creatura, “Intercept”, in clamorosa rottura con la proprietà, reo di lesa maestà nei confronti di Joe Biden.

Quando il potere fiuta il vento che tira e chi cerca ancora giustizia, verità e informazione viene fatto fuori. Segato come un ramo secco.

Siamo alla democratica (sic) dittatura a stelle e strisce, come già si annuncia.

Ma vediamo di cosa si tratta.

Intercept viene creato sei anni fa, nel 2014, dall’avvocato costituzionalista e blogger Glenn Greenwald, insieme a Laura Poitras e Jeremy Scahill.

Si tratta della prima pubblicazione di “First Look Media”, la piattaforma di informazioni finanziata da Pierre Omidyar, il fondatore di “eBay”. Inizialmente la piattaforma si basa su una serie di contenuti che viaggiano su un binario doppio: inchieste di giornalisti e collaboratori, ed una serie di segnalazioni che arrivano in via del tutto anonima, con le fonti perfettamente tutelate nella loro privacy, come era successo per i Wikileaks di Julien Assange, ancora sotto processo a Londra e con il rischio di essere estradato e spedito nelle galere americane.

Glenn Edward Greenwald. In apertura Joe Biden

Il propellente principale nella fase di start, comunque, viene assicurato dall’immenso archivio di Edward Snowden, che proprio in questi giorni ha chiesto la cittadinanza russa.

Uno dei temi più trattati e analizzati riguarda la security negli States, i suoi meccanismi, i suoi sistemi. Un terreno bollente, un campo assolutamente minato. Al centro delle investigazioni di Intercept ci sono i Programmi di Sorveglianza di massa imposti dalla National Security Agency, con i suoi cento tentacoli.

Ma il raggio d’azione presto si allarga ad un giornalismo di denuncia, capace di alzare il velo sulla malapolitica, la malagiustizia e la corruzione. Una spina nel fianco del potere e soprattutto di quel Deep State che condiziona e avvelena sempre più la scena politica statunitense.

E’ schierato sul fronte dei diritti civili, Intercept, ma i suoi nemici sul campo si fanno sempre più agguerriti, cercando di delegittimarne il ruolo e la dirompente carica.

La sua piattaforma open source, denominata SecureDrop, è stata sviluppata da Aaron Swartz e viene gestita da un’organizzazione non a scopo di lucro, “Freedom of the Press Foundation”.

E sul ponte di comando, per sei anni, resta lui, l’avvocato costituzionalista Greenwald, il quale si è anche aggiudicato un premio Pulitzer.