7 Ottobre 2023: Strategia, Tradimento e il Sacrificio Calcolato di una Nazione (EN | ES | FR | DE)
Data: 21 Settembre 2026
Oggetto: Analisi integrata delle responsabilità politiche, di intelligence e operative relative agli attacchi del 7 ottobre 2023 e alla successiva guerra a Gaza.
Introduzione: Oltre il "Fallimento dell'Intelligence"
L'analisi incrociata di fonti giornalistiche, documenti di intelligence e testimonianze dirette suggerisce che gli eventi del 7 ottobre 2023 non possano essere classificati semplicemente come un "fallimento dell'intelligence" o un "errore di calcolo". Emergono invece evidenze di una strategia politica deliberata volta a mantenere Hamas al potere per bloccare il processo di pace palestinese, combinata a una gestione operativa dell'attacco che ha sacrificato consapevolmente civili e soldati israeliani per ottenere un casus belli assoluto. La narrazione ufficiale del "false flag" come attacco simulato da attori israeliani appare infondata; tuttavia, la tesi di un "false flag strategico" – dove un attacco reale viene facilitato, infiltrato e sfruttato attivamente dallo stesso stato che lo subisce – trova solide conferme nelle dinamiche di lungo periodo e nelle azioni del giorno stesso.
1. La Tesi del Tradimento Interno: L'Analisi di Chossudovsky
Secondo l'inchiesta di Michel Chossudovsky per Global Research, la dinamica del 7 ottobre supera la semplice negligenza per configurarsi come un'operazione di intelligence complessa basata su due pilastri fondamentali:
- Infiltrazione Strutturale: A differenza della narrazione convenzionale che dipinge Hamas come un nemico esterno imprevedibile, Chossudovsky sostiene che elementi chiave di Hamas fossero asset coordinati dall'intelligence israeliana. L'organizzazione non era un corpo estraneo, ma permeata da informatori e agenti doppi sotto il controllo o la forte influenza dello Shin Bet e del Mossad. Fonte: Global Research - Bibi Netanyahu is a Criminal
- Facilitazione Attiva: In quest'ottica, l'attacco non è stato "subito" ma permesso e facilitato. L'intelligence israeliana, avendo la capacità di interrompere l'attacco in qualsiasi momento grazie alle infiltrazioni, ha scelto deliberatamente di non agire. Questo silenzio operativo trasforma l'omissione in complicità attiva: l'attacco è stato usato come strumento per sbloccare un piano preesistente di ristrutturazione geopolitica della regione, spesso citato come "Option C", che prevedeva la neutralizzazione della questione palestinese attraverso la forza bruta.
Per Chossudovsky, il "false flag" non risiede nella simulazione dell'attacco, ma nella gestione della sua esecuzione. Israele ha usato la propria influenza su Hamas per garantire che l'attacco avvenisse con la massima efficacia mediatica e distruttiva, necessaria a giustificare la risposta successiva.
2. Il Contesto Strategico: La Politica del "Divide et Impera"
La manipolazione strategica descritta da Chossudovsky poggia su fatti documentati e dichiarazioni pubbliche che confermano una volontà politica di rafforzare Hamas:
- Dichiarazioni di Netanyahu: È documentato che Benjamin Netanyahu, Primo Ministro di Israele, abbia esplicitamente affermato in riunioni del partito Likud nel 2019: "Chiunque voglia sventare la creazione di uno stato palestinese deve sostenere il rafforzamento di Hamas". La strategia era mantenere i palestinesi divisi tra Gaza (Hamas) e Cisgiordania (Autorità Nazionale Palestinese), rendendo impossibile un interlocutore unico per la pace. Fonte: The Nation - Why Netanyahu Bolstered Hamas
- Finanziamenti tramite Qatar: Il governo israeliano ha autorizzato e talvolta richiesto l'invio di centinaia di milioni di dollari in contanti dal Qatar a Gaza per anni. Questi fondi, gestiti da Hamas, hanno consolidato il potere dell'organizzazione. Il capo del Mossad, David Barnea, ha gestito direttamente questi canali fino a poche settimane prima del 7 ottobre. Fonte: New York Times - How Israel Secretly Propped Up Hamas
Quella che oggi viene definita "boomerang effect" appare, alla luce dei fatti, come un rischio calcolato. La scommessa era che Hamas potesse essere contenuto indefinitamente mentre serviva come scudo politico contro lo stato palestinese.
3. L'Esecuzione Operativa: Il Protocollo Annibale
Mentre la strategia politica preparava il terreno, l'esecuzione militare del 7 ottobre rivela una disponibilità al sacrificio di vite israeliane che conferma la tesi del "tradimento interno":
- Attivazione del Protocollo Annibale: Nonostante la sua formale cancellazione nel 2016, una versione di fatto del Protocollo Annibale è stata attivata il 7 ottobre. L'ordine "Nessun veicolo deve tornare a Gaza", emanato intorno alle 11:22, ha autorizzato l'uso di forza letale indiscriminata su qualsiasi mezzo in movimento verso il confine, indipendentemente dalla presenza di ostaggi israeliani. Fonte: Haaretz - IDF ordered Hannibal Directive on October 7
- Testimonianze di Fuoco Amico: Sopravvissuti israeliani come Omri Shefrini e Yasmin Porat del Kibbutz Be'eri, insieme a soldati delle IDF, hanno confermato che carri armati, elicotteri e cecchini hanno sparato su case e veicoli dove si sapeva o si sospettava ci fossero civili israeliani in ostaggio. Soldati hanno riferito di ordini di "sparare e basta" senza verificare la presenza di ostaggi. Fonte: ABC News - Israeli forces accused of killing their own citizens
L'applicazione del protocollo dimostra che la priorità dell'establishment militare e politico non era la salvaguardia immediata dei civili, ma l'impedimento del rapimento a qualsiasi costo, inclusa la vita degli ostaggi stessi.
4. La Dimensione Morale: Disumanizzazione e Negazione
Il quadro si completa con l'analisi del contesto ideologico che ha reso possibile tale sacrificio. Dichiarazioni di leader israeliani come Isaac Herzog e l'ex Ministro della Difesa Yoav Gallant, che hanno definito i palestinesi "animali umani" o invocato lo sterminio di Amalek, hanno creato un clima in cui la vita palestinese (e, per estensione operativa, la vita israeliana sacrificabile) perde valore assoluto. Fonte: OHCHR - UN Commission finds Israel has committed genocide
Mentre i tribunali come la Corte Penale Internazionale (CPI) procedono lentamente richiedendo prove documentali dirette, l'analisi giornalistica ha il dovere di collegare i puntini: la convergenza tra strategia politica, infiltrazione, ordini di fuoco amico e retorica disumanizzante costituisce una prova morale e politica di responsabilità.
Conclusioni Finali
Alla luce delle evidenze raccolte, il 7 ottobre non è stato un semplice incidente, ma il risultato prevedibile di una politica decennale. L'intelligence israeliana ha probabilmente avuto la capacità di prevenire l'attacco ma ha scelto di non farlo. L'attivazione del Protocollo Annibale conferma che lo stato israeliano ha accettato, e in alcuni casi causato direttamente, la morte dei propri cittadini per impedire rapimenti e costruire la narrazione necessaria per la guerra totale. Il "false flag", in questa analisi, è la manipolazione cinica della realtà da parte di un stato che ha usato il sangue dei propri cittadini e quello di un popolo occupato per realizzare obiettivi geopolitici premeditati.






