10 agosto 2026

RES NOSTER PUBLICA PARTE 2: Dalla Strategia della Tensione alla Gabbia dell’Euro

euro

Titolo: Res Noster Publica Italica (Parte 2): Dalla Strategia della Tensione alla Sovranità Limitata dell’Euro

Sottotitolo: Come la fine della Guerra Fredda e l’adozione della moneta unica hanno trasformato il controllo militare in tutela finanziaria, perfezionando la "Res Noster Publica" come sistema di compartimentazione tra crimine organizzato, burocrazia romana e poteri esteri.

Se la Prima Repubblica fu costruita sulla paura del comunismo e sull’impunità di stato, la fine della Guerra Fredda ha segnato il passaggio a una forma di controllo più sottile ma non meno vincolante: la tutela finanziaria. La Res Noster Publica Italica ha evoluto i suoi meccanismi: alle mafie storiche e ai servizi deviati si sono sostituiti (o affiancati) i mercati finanziari e la tecnocrazia europea, mantenendo intatta la logica di compartimentazione che tiene i cittadini nell’ignoranza e i regnanti sotto controllo esterno.

La Strategia della Tensione e gli Anni di Piombo

Tra la fine degli anni '60 e gli anni '80, l’Italia divenne il teatro di una guerra occulta per impedire qualsiasi deriva autonoma o avvicinamento al PCI.

  • Portella delle Ginestre fu solo il preludio. Stragi come Piazza Fontana (1969), Piazza della Loggia (1974) e la Stazione di Bologna (1980) furono parte di una strategia volta a creare tensione sociale, giustificare colpi di stato mancati e mantenere l’Italia nell’orbita atlantica [12].
  • I servizi segreti italiani (SID), sotto la supervisione di CIA e MI6, manipolarono gruppi neofascisti (come Ordine Nuovo) e sfruttarono le frange deviate del terrorismo rosso. In questa fase, la Res Noster Publica operava come un sistema a compartimenti stagni: le mafie fornivano logistica, i servizi deviati copertura, e i politici (spesso ignari del quadro generale) gestivano le conseguenze. L’obiettivo era chiaro: nessuna alternativa al sistema DC-NATO [13].
  • La "pelle degli italiani" fu il prezzo di questa stabilità: centinaia di morti innocenti e una democrazia ferita, dove la verità giudiziaria fu spesso sacrificata alla ragion di stato.

09 agosto 2026

RES NOSTER PUBLICA PARTE 1: L’Architettura del Controllo – Dal Risorgimento alla Guerra Fredda

Charles III

Titolo: Res Noster Publica Italica: Due Secoli di Realpolitik Angloamericana tra Risorgimento, Guerre Mondiali e Strategia della Tensione

Sottotitolo: Un’analisi documentata su come gli interessi strategici di Londra e Washington abbiano plasmato la storia italiana, utilizzando leader, rivoluzionari e persino la criminalità organizzata come pedine di una "Res Noster Publica" compartimentata, mentre il costo finale veniva pagato sulla pelle dei cittadini.

La narrazione ufficiale della storia italiana celebra eroi, rivoluzioni e la conquista della democrazia. Tuttavia, un’analisi approfondita delle carte geopolitiche rivela un filo rosso ininterrotto: l’Italia non è mai stata pienamente sovrana, ma ha agito come zona cuscinetto, laboratorio strategico e asset finanziario per le potenze angloamericane. Dalla nascita dello Stato unitario fino alla Prima Repubblica, ogni snodo cruciale è stato guidato non dall’idealismo, ma dalla Realpolitik di Londra e, successivamente, di Washington. Al centro di questo sistema opera una struttura occulta che possiamo definire Res Noster Publica Italica: un’entità ibrida dove le mafie a conduzione familiare del meridione e le nuove élite burocratiche centralizzate di Roma si fondono in una logica di compartimentazione tipicamente mafiosa. Questa struttura garantisce la mancanza di trasparenza, mantiene i cittadini in uno stato di ignoranza e conflittualità utile ai regnanti, i quali sono a loro volta compartimentati e controllati dalle ingerenze estere.

Il Risorgimento: Un’Ingegneria Geopolitica Britannica

L’unità d’Italia non fu solo un moto popolare, ma un’operazione di ingegneria geopolitica orchestrata dal Foreign Office britannico per proteggere la rotta verso l’India e il futuro Canale di Suez.

  • Lord Palmerston, primo ministro britannico, e il suo ministro degli esteri Lord John Russell, fornirono la copertura diplomatica essenziale a Camillo Benso, conte di Cavour. Senza il supporto britannico al Congresso di Parigi (1856), la "questione italiana" non sarebbe mai stata internazionalizzata [1].
  • Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi, fu oggetto di un "culto" popolare in Inghilterra funzionale a destabilizzare l’ordine conservatore. Durante la Spedizione dei Mille (1860), la Royal Navy, sotto il comando dell’ammiraglio Rodney Mundy, garantì una "neutralità benevola" che di fatto bloccò la marina borbonica, permettendo lo sbarco in Sicilia [2]. Non vi furono lettere di corsa ufficiali, ma un supporto logistico e finanziario privato (comitati garibaldini) che rese possibile l’impresa [3].
  • Il risultato? Un’Italia unita, debole militarmente ma strategicamente allineata, pronta a fare da baluardo contro la Francia e l’Austria nel Mediterraneo centrale, primo tassello della futura Res Noster Publica.

04 agosto 2026

Quale ordine internazionale? Analisi dell'intervento di Thierry Meyssan e Report sull'Autore

Thierry Meyssan

Pubblichiamo di seguito la sintesi dettagliata dell'intervento tenuto da Thierry Meyssan il 4 novembre 2023 alla conferenza «Amicizia con la Russia» organizzata dalla rivista Compact a Magdeburgo, in Germania, seguita da un report approfondito sull'autore.

Sintesi: Quale ordine internazionale?

Contesto e Tesi Centrale

La tesi fondamentale di Thierry Meyssan distingue due concezioni contrapposte dell'ordine mondiale che si scontrano nei teatri del Donbass e di Gaza: non si tratta di una scelta tra ordine unipolare (dominato da una singola potenza) e ordine multipolare (dominato da un gruppo di potenze), bensì della questione fondamentale del rispetto della sovranità nazionale di ciascun Paese.

Meyssan contrappone l'"ordine mondiale fondato su regole" (imposto dagli anglosassoni) al Diritto internazionale (basato sul rispetto dei trattati e della sovranità statale).

Sviluppo Storico del Diritto Internazionale

Meyssan fa risalire il principio della sovranità degli Stati ai Trattati di Vestfalia del XVII secolo, riconfermati dal Congresso di Vienna del 1815. Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, lo zar Nicola II convocò le Conferenze dell'Aia (1899 e 1907) per istituire strumenti di pace duratura. Grazie all'impulso del francese Léon Bourgeois (premio Nobel per la pace), fu istituita una Corte internazionale di arbitrato.

Un contributo fondamentale venne dal ministro dello zar, Frederic Fromhold de Martens, il quale fece convenire alla Conferenza che, durante un conflitto armato, le popolazioni e i belligeranti dovessero essere tutelati dai principi frutto «delle consuetudini affermate tra nazioni civilizzate, delle leggi dell'umanità e delle esigenze della pubblica coscienza»¹.

01 agosto 2026

Il Progetto della "Grande Israele" è una Frode: Analisi di un Articolo di Michel Chossudovsky

The Greater Israel Project is a Fraud

Nel turbolento scacchiere mediorientale, dove le narrazioni si scontrano con la stessa ferocia delle armi, emerge periodicamente un'analisi capace di scardinare le certezze del discorso politico convenzionale. È il caso del recente lavoro del professor Michel Chossudovsky, intitolato "The Greater Israel Project is a Fraud" (Il progetto della Grande Israele è una frode), pubblicato sulla piattaforma Global Research e realizzato in collaborazione con l'analista Drago Bosnic^1. L'articolo, disponibile anche in formato video, non si limita a criticare le politiche israeliane, ma attacca frontalmente la legittimità stessa del concetto geopolitico di "Grande Israele", definendolo una costruzione artificiosa e ingannevole.

Il Cuore dell'Analisi: Una Costruzione Geopolitica Artificiosa Secondo Chossudovsky, il progetto della "Grande Israele" non è un'iniziativa storica o un diritto legittimo, ma una "frode" pianificata strategicamente nel XXI secolo per giustificare conquiste militari e insediamenti permanenti in tutto il Medio Oriente. L'autore argomenta che questa narrazione venga utilizzata come copertura per un'agenda molto più ampia, che trascende i confini regionali. Il punto cruciale della tesi risiede nell'identificazione di Israele non come un attore statale indipendente che persegue i propri interessi nazionali, ma come un de facto membro della NATO e uno stato proxy degli Stati Uniti d'America^2.

31 luglio 2026

Ceuta, Gaza e l’Ombra di Kushner: La Guerra Ibrida nel Mediterraneo secondo Greenhill e Meyssan

Marocco: in migliaia a Ceuta

Mentre migliaia di migranti assaltano l’enclave spagnola di Ceuta, emergono i fili occulti di una strategia geopolitica che lega il Marocco, Israele e gli interessi USA nei Balcani. Tra le accuse di genocidio di Sánchez, i progetti immobiliari di Jared Kushner e le "lunghe mani" nelle proteste albanesi, l’analisi di come la migrazione e il dissenso siano diventati armi di coercizione statale.

Nelle ultime ore del luglio 2026, le immagini provenienti da Ceuta hanno mostrato una realtà che va ben oltre la semplice emergenza umanitaria: decine di migliaia di persone hanno travolto i confini dell’enclave spagnola in poche ore, in quella che le autorità locali definiscono la crisi più grave degli ultimi cinque anni [1]. Mentre il premier spagnolo Pedro Sánchez mobilita l’esercito e l’opposizione di Vox urla all’“invasione”, un’analisi più profonda suggerisce che quanto accaduto non sia un incidente, ma l’applicazione pratica di una teoria geopolitica precisa: l’uso della migrazione come arma di guerra ibrida.

La teoria: "Weapons of Mass Migration"

Il quadro teorico di riferimento è stato magistralmente delineato dalla studiosa Kelly Greenhill nel suo volume "Weapons of Mass Migration" (2010), oggetto di approfonditi studi sulla rivista italiana "Eurasia. Rivista di studi geopolitici". La Greenhill viene presentata come colei che ha sistematicamente “denaturalizzato” il fenomeno migratorio, dimostrando come in molti casi si tratti di "migrazioni progettate coatte" (coercive engineered migrations) [2]. Secondo questa analisi, ripresa e ampliata da autori come Daniele Perra – collaboratore storico di Eurasia ed esperto di geopolitica, filosofia e storia delle religioni – i flussi migratori possono essere deliberatamente creati o manipolati da uno Stato per strappare concessioni politiche, militari o economiche a un paese target [3]. Perra, nei suoi saggi, ha spesso indagato il rapporto tra geopolitica e le grandi strategie di potere, fornendo le chiavi di lettura per interpretare eventi apparentemente caotici come strumenti di coercizione razionale.

27 luglio 2026

La Grande Israele e il Fantasma del 50%: Teologia, Demografia e la Crisi Esistenziale di uno Stato

Map of Palestine 1938

Mentre il sole tramonta sugli uliveti della Cisgiordania, un silenzio carico di tensione avvolge una terra che non conosce pace da oltre settantacinque anni. Oggi, per la prima volta dalla fondazione dello Stato di Israele, ebrei e palestinesi che vivono tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo sono numericamente equivalenti: circa il 50% ciascuno.

Questa parità demografica non è una semplice statistica. È una bomba a orologeria che sta trasformando radicalmente l'identità di Israele, spingendo il paese verso un bivio storico: democrazia, apartheid o espulsione di massa. Per comprendere come siamo arrivati a questo punto, è necessario riavvolgere il nastro della storia, intrecciando dati demografici, teologia messianica, estremismo politico, le voci di chi ha avvertito il pericolo e le nuove narrazioni sui conflitti recenti.

📉 Il Crollo del Mito Demografico: Dal 33% al 50%

La narrazione sionista tradizionale si è a lungo basata sulla certezza di una maggioranza ebraica naturale e schiacciante. I dati storici, tuttavia, raccontano una realtà ben diversa:

  • Nel 1948, alla vigilia della fondazione dello Stato, gli ebrei erano una minoranza netta (circa il 33%) nella Palestina mandataria, contro un 67% di popolazione araba (musulmana e cristiana).
  • Solo grazie alla guerra del 1948 e all'esodo forzato di circa 750.000 palestinesi – evento noto come Nakba ("Catastrofe") – si creò artificialmente una maggioranza ebraica dell'85% nei confini del nuovo stato. Storici come Ilan Pappé hanno documentato come questo non fu un effetto collaterale della guerra, ma il risultato del "Piano Dalet", una strategia sistematica di pulizia etnica per garantire la maggioranza ebraica.
  • La Guerra dei Sei Giorni (1967) cambiò nuovamente gli equilibri: l'occupazione militare di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est riportò sotto il controllo israeliano oltre un milione di palestinesi.

23 luglio 2026

La Lunga Ombra dell'Intelligence: Dalle Origini Britanniche dei Fratelli Musulmani alla Creazione di Hamas

La Lunga Ombra dell'Intelligence: Dalle Origini Britanniche dei Fratelli Musulmani alla Creazione di Hamas

Un filo rosso collega i servizi segreti di Sua Maestà negli anni '30, la strategia israeliana degli anni '80 e i finanziamenti qatarioti di Netanyahu. Cronaca di un "effetto boomerang" pianificato a tavolino che ha generato il caos mediorientale.

Mentre le macerie di Gaza fumano e il mondo discute sulle responsabilità dell'attacco del 7 ottobre 2023, la narrazione ufficiale tende a dipingere l'ascesa dell'islamismo radicale come un fenomeno spontaneo o un'imprevedibile esplosione di fondamentalismo. Tuttavia, una ricostruzione accurata basata su documenti desecretati, inchieste giornalistiche e confessioni di alti funzionari rivela una realtà molto più complessa e inquietante: l'islamismo politico moderno, nella sua forma organizzata, è in larga parte il frutto di calcoli strategici delle potenze occidentali e di Israele.

Il filo conduttore di questa storia non inizia a Gaza negli anni '80, ma nell'Egitto coloniale degli anni '20 e '30, per poi evolversi attraverso una serie di alleanze tattiche che hanno finito per destabilizzare l'intera regione.

1. Le Origini: L'Egitto, i Britannici e il "Nemico del mio Nemico"

La genesi del movimento che avrebbe poi generato Hamas affonda le radici nella fondazione della Fratellanza Musulmana (Ikhwan al-Muslimun) nel 1928 a Ismailia, per opera di Hassan al-Banna. Ufficialmente, il movimento nacque come reazione all'occupazione britannica e all'occidentalizzazione dei costumi, con l'obiettivo di ripristinare il Califfato e applicare la Sharia.

Tuttavia, recenti indagini e testimonianze storiche hanno sollevato il velo su un paradosso: la possibile complicità tra i fondamentalisti e i loro presunti nemici coloniali. Fonti investigative, tra cui analisi riportate da La Critica e studi di geopolitica, evidenziano il ruolo di figure chiave come Youssef Moustafa Nada, uno dei principali strateghi finanziari della Fratellanza. In interviste successive, Nada ha ammesso che durante la Seconda Guerra Mondiale, quando l'Egitto era sotto protettorato britannico, venne reclutato dall'intelligence inglese.