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22 marzo 2018

Nuova Sezione nel Blog Emanuela Orlandi: "LA BANDA DELLA MAGLIANA"

Nuova sezione nel Blog
Nuova sezione nel Blog di Emanuela Orlandi:
"LA BANDA DELLA MAGLIANA"

In questi primi tre articoli approfondiamo quello che era l'Italia criminale prima della venuta della "Banda":
 Il Clan dei Marsigliesi
(parte 1 e parte 2)
Il sequestro Ortolani
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25 agosto 2017

Stazione di Bologna e Ustica: due stragi collegate: tutti hanno visto tutti hanno taciuto

Franco Di Carlo - Riccardo Castagneri-  2 agosto 1980, una data che purtroppo evoca nell'immaginario collettivo una tragedia immane: la strage alla stazione di Bologna.
Anche quest'anno le solite passerelle, personalità delle istituzioni, della politica, le solite liturgie trite e ritrite "Si deve conoscere la verità". Naturalmente le promesse che, come sempre, si arriverà a conoscere i motivi, il perché di questa strage, senza però che nessuno ufficialmente ponga l'accento sui depistaggi che hanno contrassegnato questa, così come le altre stragi, soprattutto una: strettamente collegata.
Poco si è anche parlato del depistaggio in merito all'aereo militare libico, precipitato sulle alture della Sila, in Calabria. Aereo caduto la stessa sera della strage di Ustica, il 27 giugno 1980, e opportunamente ritrovato o meglio, fatto ritrovare il 18 luglio successivo, tre settimane dopo, con un cadavere evidentemente deceduto da tempo, mentre ne volevano far figurare la morte e la caduta del caccia, lo stesso giorno del ritrovamento.
Questo quale maldestro tentativo di depistaggio atto ad evitare collegamenti con quanto accaduto il 27 giugno precedente nei cieli di Ustica.
Il 2 agosto la strage alla stazione di Bologna, conseguenza della tragedia di quaranta giorni prima.
Tutti hanno visto, tutti hanno taciuto, e coloro che non hanno taciuto, uno ad uno sono morti in circostanze anomale, misteriose, omicidi irrisolti, incidenti stradali o aerei, suicidi, infarti improvvisi.
Continuando a depistare, raccontando inverosimili favole all'opinione pubblica, parlando di attentati terroristici. Fino ad arrivare per la strage del 2 agosto alla condanna di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, i quali pur essendosi autoaccusati di altri omicidi e scontando i relativi ergastoli , non hanno mai accettato di essere ritenuti i responsabili della strage di Bologna, dichiarandosi sempre del tutto estranei e innocenti.
Singolare, in merito a questa strage, la circostanza che il presidente dell'associazione familiari delle vittime, abbia fatto carriera politica perseveri nel sostenere l'insostenibile tesi del terrorismo di destra nostrano, senza capire o voler sentir parlare dei depistaggi di Stato che avvolgono la mattanza della stazione di Bologna.
Teoremi, sull'affaire Ustica, da quel 27 giugno 1980 ne sono stati elaborati un'infinità.
Le danze, macabre  hanno inizio a pochi giorni dalla tragedia, con la favola che il Dc9 fosse un aereo molto vecchio e quindi si era verificato un cedimento strutturale dovuto a pessima manutenzione: bugia grossolana.
Poi si inizia a parlare di atto terroristico con una bomba piazzata a bordo, precisamente nel bagno dell'aereo.
Ma come avviene nel caso di menzogne esagerate, certe verità cominciano ad emergere-
Gli inquirenti cominciano a sentire le persone che quella sera erano impegnate in attività di controllo, le indagini procedono ed emerge che nei primi anni 80 in Italia esisteva una loggia massonica segreta denominata P2 che faceva capo a Licio Gelli.
Loggia con una lista di nomi eccellenti: vi appartenevano generali di tutte le Forze Armate, Carabinieri, Guardia di Finanza, esercito, marina, aviazione, questori, qualche prefetto, uomini politici e imprenditori di chiara fama.
E ci si domanda ancora se nel Bel Paese ci sia la volontà di fare luce sulle stragi? Ecco la necessità di assemblare i depistaggi, per dare in pasto all'opinione pubblica fatti anni luce lontani dalla realtà.
Va ricordato che l'allora Capo dello Stato, Francesco Cossiga, dopo aver fatto visita a terroristi rossi e neri, in un'intervista aveva ammesso che a Bologna si erano attuati depistaggi, ma che in quel preciso contesto storico non si sarebbe potuto agire diversamente.
Questa l'Italia di allora, non così dissimile dall'Italia di adesso
Anche il giudice istruttore Rosario Priore, l'ultimo magistrato ad indagare sulle stragi del 1980, arrivò ad un passo dalla verità sulla strage di Ustica.
Priore si trovò di fronte a muri di gomma: militari estremamente riottosi a collaborare, Stati che si rifugiavano in sdegnati silenzi. Priore, tetragono e imperturbabile, ha continuato ad indagare fino al 1996, sino a quando da Londra rientrò in Italia un detenuto, per terminare di scontare una condanna subita in Gran Bretagna.
Il giudice Priore e il pm Giovanni Salvi lo sentirono e da quel momento si intravide uno spiraglio di verità sulle stragi di Ustica e Bologna, grazie ad un lungo e circostanziato racconto.
Considerata la gravità delle affermazioni, i due magistrati predisposero che il detenuto arrivato da Londra fosse trasferito in una struttura di massima sicurezza, temendo per la sua incolumità.
Quel detenuto era Franco Di Carlo, che dopo aver scontato 12 anni nelle carceri inglesi, aveva voluto tornare in Italia per il residuo di pena. Di Carlo cominciò a raccontare ai magistrati quanto aveva saputo sulle stragi di Ustica e Bologna.
L'ex boss di Altofonte per molti anni era stato ospite di diversi istituti di pena inglesi, dove aveva incontrato un arabo palestinese, Nizar Hindawi, che proveniva dai campi di addestramento libanesi, fino ad essere ammesso tra i ranghi dei servizi segreti siriani.
L'agente siriano ha condiviso con Franco Di Carlo i propri segreti e i mille misteri. Good Father, come rispettosamente lo chiamavano, intervenne perché Hindawi fosse lasciato in pace dalle guardie  e questi, si legò a lui riconoscente, raccontandogli la sua vita.
L'arabo fu una miniera di notizie sulle pagine più fosche della nostra Repubblica, la strage di Bologna e il mistero di Ustica.Hindawi svelò che i motivi dell'eccidio della stazione erano da ricercarsi nella strage dell'aereo Itavia  esploso in volo un mese prima.
La sera del 27 giugno i servizi di mezza Europa e la Cia avevano saputo che la Libia aveva preparato un piano di volo per il presidente Gheddafi, un viaggio segretissimo, che tanto segreto però non si rivelò e venne progettata l'eliminazione del Raìs.
I servizi italiani, americani e francesi pensarono di mettere un caccia sulla scia del velivolo sul quale volava Gheddafi e il volo Itavia avrebbe garantito l'invisibilità ai radar, ma qualcosa non funzionò a dovere, in quanto i servizi libici vennero avvisati e allertati.
Quella sera sul Mediterraneo si scatenò una battaglia, l'aereo americano venne intercettato dai libici, intervenne un secondo aereo che colpito, precipitò in mare, sino all'epilogo: il disastro di Ustica.
Lo stesso colonnello Gheddafi ammise, anni dopo, che Ustica aveva a che fare con un attentato alla sua persona.
Racconta Di Carlo "Ai libici non era andato giù che i servizi italiani e alcuni politici avessero complottato con gli americani per uccidere il colonnello. Programmarono un attentato per farcela pagare. Bologna non fu scelta a caso, era la città dal quale era partito l'aereo Itavia".
Depistaggi, trattative e mentalità mafiosa esistono e sempre sono esistite nel nostro Paese, verità emerse in tutta la loro evidenza, continuano ad essere negate e, nel contempo, si attacca coloro che lottano per la legalità, per affossare ciò che ormai è sotto gli occhi di tutti.

24 agosto 2017

De Mauro, Mattei e i ''dubbi insuperabili''

de mauro mattei 610Su genesi ed individuazione degli autori degli omicidi nessuna certezza
di AMDuemila
La causale dell'omicidio De Mauro? Sarebbe "individuabile nelle informazioni riservate di cui la vittima era entrata in possesso in relazione alla sua attività professionale (verosimilmente - anche se non certamente - riconducibili, secondo le risultante del processo di merito, al coinvolgimento di esponenti mafiosi nella morte di Enrico Mattei").
E' così che la Suprema Corte di Cassazione si è espressa nelle motivazioni della sentenza che nel giugno 2015 ha portato all'assoluzione del Capo dei Capi, Totò Riina, accusato di essere il mandante dell'omicidio del cronista siciliano rigettando il ricorso del pg di Palermo.
I giudici evidenziavano come "gli elementi di prova raccolti sia di natura storico-dichiarativa che di natura logico-indiziaria, che sono stati puntualmente e congruamente analizzati e valutati, nella loro valenza singola e complessiva, da entrambe le sentenze di merito (anche in primo grado, nel 2011, Riina era stato assolto da tale accusa, ndr), all'esito di una disamina scrupolosa che costituisce il risultato congiunto delle ampie argomentazioni spese dalle Corti territoriali di primo e di secondo grado, non hanno tuttavia permesso di accertare un ruolo diretto o indiretto dell'imputato nel delitto", e la conseguente conclusione assolutoria (per non aver commesso il fatto) "risulta coerente a una corretta lettura delle emergenze processuali ed è perciò incensurabile in sede di legittimità".
Inoltre, a differenza di quanto contenuto nella sentenza di primo grado, è stato confermato il giudizio dei giudici d'appello che, con la sentenza del 27 giugno 2014, scrivevano: "Peraltro, anche con riguardo ai rilievi concernenti la ricostruzione degli ultmi giorni di vita del De Mauro e l'urgenza di eliminare il predetto giornalista, può condividersi l'assunto del pm appellante. (…) Tuttavia, la fondatezza di tali rilievi non pare che possa comunque giovare alla tesi accusatoria, solo rafforzando il convincimento che- soprattutto in considerazione del lunghissimo lasso di tempo trascorso dai fatti, del relativo atteggiamento di riserbo tenuto dal De Mauro sulla natura della scoperta fatta, degli svariati campi di indagine che il suo lavoro in quegli ultimi tempi poteva avere riguardato; dell'opera di sistematico depistaggio compiuta da soggetti interessati a dissolvere nel nulla ogni elemento utile a ricostruire la vicenda -, risulti particolarmente difficile se non impossibile distinguere con certezza i fatti come realmente accaduti". Ciò significa che a differenza di quanto scritto dai giudici in primo grado sull'eventuale coinvolgimento di Graziano Verzotto, ex dirigente dell'Eni e all'epoca segretario regionale della Dc, morto il 12 giugno 2010, nelle vicende De Mauro e Mattei, non è affatto da ritenersi certo o "centrale". Tant'è che il Verzotto non è mai stato imputato in un processo per tali fatti di cronaca.

17 agosto 2017

Dino Marafioti

L’ultimo lavoro di Dino Marafioti trovato morto nel suo appartamento all’età di 53 anni il 17 agosto 2013. Per 22 anni giornalista e redattore di Radio Radicale. Questo era il suo primo servizio video che raccoglie in modo critico e analitico i fatti e le informazioni sul caso della scomparsa di Emanuela Orlandi. Ne andava così fiero tanto da auspicarne la sua diffusione anche attraverso altri canali, comprese le televisioni.
Grazie Dino.
Timeline Video: (capitoli automatici in “Descrizione – Mostra altro“)
– Prologo [00:01:28]
– Pietro Orlandi [00:04:54]
– Natalina Orlandi [00:09:25]
– Telefonata Amerikano [00:10:25]
– Primo appello Papa Giovanni II [00:12:33]
– La pista internazionale Alì Agca [00:12:47]
– Marco Beltrandi – ex Parlamentare Radicale [00:13:44]
– Fabrizio Peronaci – Corriere della Sera [00:15:27 – 00:27:56]
– Marco Accetti – Indagato [00:18:15 – 00:36:10]
– “Emanuela e le altre” – Panorama- Mirella Gregori [00:24:11]
– Appello Papa Giovanni II per Emanuela e Mirella [00:24:57]
– Giuseppe Nicotri[00:30:23]
– Banda della Magliana [00:31:42]
– Giuseppe Nicotri pista via Monte del Gallo [00:48:48]
emanuelaorlandi.altervista.org

01 agosto 2017

“Storie – Chi l’ha Visto?” – Emanuela Orlandi, Mirella Gregori, Josè Garramon

Il caso irrisolto di Emanuela Orlandi si intreccia a quello di Mirella Gregori e Josè Garramon nella trasmissione Chi l’ha Visto? “Storie”
Le tre vicende sulle quali ci sono ancora tanti, troppi, interrogativi.
Mirella Gregori sparì nel nulla il 7 maggio 1983 all’età di 15 anni, Emanuela Orlandi il 22 giugno dello stesso anno in una storia intricatissima che ha coinvolto lo Stato Vaticano, lo Stato Italiano, l’Istituto per le Opere di Religione, la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano e i servizi segreti. José Garramon morì il 20 dicembre del 1983: Marco Accetti è l’uomo ritenuto responsabile dell’omicidio e lui stesso ha ammesso di aver preso parte al “rapimento conseziente” delle ragazze.
Nella puntata andata in onda il 6 agosto 2014 le tre storie vengono analizzate e in alcuni casi vi si trovano circostanze comuni.

Video trasmissione

1. Margherita Gerunda -Magistrato- [00:28:04, 00:29:19, 00:33:06,  00:36:12, 00:47:11, 00:49:18]
2. Dichiarazione Raffaella Monzi [00:05:36, 00:07:04]
3. Telefonata Emanuela [00:06:07]
4. Dichiarazioni Sambuco Alfredo [00:13:10, 01:32:24]
5. Ricostruzione prima telefonata Pierluigi [00:18:17]
6. Prima telefonata di Mario [00:21:40]
7. Primo appello di Papa Wojtyla [00:32:25]
8. Prima telefonata dell’Amerikano [00:33:16]
9. Registrazione voce Emanuela (“Convitto….”) [00:36:46]
10. Attentato al Papa [00:34:25]
11. Ferdinando Imposimato [00:35:20]
12. Ritrovamento fotocopia Tessera (“Con tanto affetto…”) [00:42:04]
13. Telefonata a casa di Laura [00:42:55]
14. Audiocassetta Piazza S.Pietro e via della Dataria [00:43:34]
15. Telefonata dell’Amerikano al Cardinale Casaroli [00:44:17]
16. Scadenza ultimatum 20 luglio [00:46:30]
17. Gennaro Egidio [00:48:04]
18. Comunicato Turkesch [00:50:23]
19. Mirella Gregori [00:51:42]
20. Dichiarazioni Sonia De Vito [00:56:16]
21. Inaugurazione bar Gregori [00:58:53]
22. Dichiarazione fidanzatino di Mirella [00:59:57]
23. Inchiesta Panorama [01.01.42]
24. Telefonata Amerikano al bar Gregori (descrizione abbigliamento) [01:05:08]
25. Appello Presidente della Repubblica (Sandro Pertini) per Mirella [01:27:23]
26. Telefonata Amerikano ad Egidio [01:08:27]
27. Adele Rando (Giudice Istruttore) [01:10:09]
28. Reticenze Vaticano [01:11:04-01:35:14]
29. Raoul Bonarelli [01:12:16]
30. Telefonata Bonarelli-Superiore [01:13:29]
31. Ultimo appello Ercole Orlandi [01:15:15]
32. Telefonata anonima a ClV? [01:16:57]
33. Morte De Pedis [01:17:34]
34. Sabrina Minardi [01:18:25-01:22:14-01:28:10]
35. Banda della Magliana [01:19:13-01:33:14]
36. Don Vergari – Poletti [01:19:42]
37. De Pedis apertura tomba [01:21:13]
38. Sergio Virtù [01:27:22]
39. Testimonianza Angelo [01:28:27]
40. Angelo Cassani (Ciletto) Gianfranco Cerboni (Gigetto) [01:30:15]
41. Ior-Antonio Mancini-Rosario Priore [01:33:07]
42. Preti pedofili [01:34:08]
43. Somiglianze Orlandi-Gugel [01:35:27]
44. Marco Accetti (Flauto) [01:37:17]
45. Marco Accetti (Josè Garramon) [01:42:17]
46. Marco Accetti (Licio Gelli) [01:48:59]
47. Marco Accetti (Pista pedofila) [01:52:47]
48. Marco Accetti (Padre Stefano) [01:54:10]
49. Marina Baldi (Genetista) [01:55:58]
emanuelaorlandi.altervista.org

09 luglio 2017

“Enigma” – Rai Tre – Il caso Emanuela Orlandi

Il caso di Emanuela Orlandi nella trasmissione televisiva di Rai Tre “Enigma”.
Nella puntata del 6 febbraio 2004 il conduttore della trasmissione televisiva di Rai Tre “Enigma”, Andrea Vianello, tratta la scomparsa di Emanuela Orlandi: un caso che rimane avvolto nel mistero, e nonostante sia stato archiviato dalla Procura di Roma nel 1997 per mancanza di prove, lascia spazio a numerosi interrogativi irrisolti.
In studio saranno ospiti: Ferdinando Imposimato, magistrato e studioso del caso Orlandi, Antonio Fortichiari, autore del libro “E’ Viva“, Francesco Bruno, criminologo, e all’epoca della scomparsa consulente scientifico del Sisde, Severino Santiapichi, ex presidente Corte d’Assise che giudico’ Ali AgcaAndrea Tornielli, vaticanista, il Professore Giampiero Benedetti, perito fonico/linguistico, che analizzera’ le voci delle telefonate ricevute dalla famiglia e una cara amica di Emanuela, Patrizia Caiffa. In esclusiva una intervista al padre della ragazza scomparsa, Ercole Orlandi.
Timeline video: (capitoli automatici in “Descrizione – Mostra altro“)
– Voce Emanuela [00:00:27]
– Ercole Orlandi [00:04:22]
– Ferdinando Imposimato [00:05:35]
– Francesco Bruno [00:06:24]
– Antonio Fortichiari [00:07:01]
– Ricostruzione fatti del 22 giugno 1983 [00:08:52]
– Andrea Tornielli perito fonico [00:13:40]
– Ricostruzione Telefonate Pierluigi e Mario [00:15:06]
– Patrizia Caiffa amica Emanuela [00:22:29]
– L’Amerikano [00:26:33]
– Perizia voce Amerikano [00:33:47]
– Piste ipotizzate [00:38:14]
– Alì Agca [00:42:42]
– Severino Santiapichi [00:48:12]
– Mirella Gregori [00:52:55]
– Città del Vaticano [01:00:09]
– Cardinale Silvio Oddi – Raul Bonarelli [01:02:12]
– Messaggi rivendicazione [01:17:55]
– Voce Emanuela [01:23:48]
– Avvistamenti Emanuela [00:27:18]
– Ritrovamento teschio 13 mag 2001 [01:34:33]
– Appello Ercole Orlandi [01:41:10]
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07 luglio 2017

“Blu notte misteri italiani” – I fatti della banda della Magliana

Blu notte misteri italiani – Carlo Lucarelli
“Blu notte misteri italiani” – La banda della Magliana, andato in onda l’ 08.07.2011. Il conduttore, Carlo Lucarelli, racconta, come una storia di gangster della Chicago degli anni ’30 le vicende dei componenti  della Banda della Magliana. Non solo una storia di omicidi, droga, soldi, vendette e tradimenti che si svolge nella Roma a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 ma un mistero italiano che come tutti i misteri…
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02 luglio 2017

Accordo Magistratura Vaticano

Accordo Magistratura-Vaticano dal film “La verità sta in cielo”
Stralcio Agenzia Ansa del 29 marzo 2017
ANSA) – PARIGI, 29 MAR -“La verità sta in cielo“, il film di Roberto Faenza sul caso di Emanuela Orlandi, la ragazza di 15 anni figlia di un commesso pontificio, rapita a Roma il 22 giugno 1983 e mai ritrovata, è stato presentato ieri a Parigi in occasione della Giornata Internazionale per il Diritto alla Verità sulle Violazioni Flagranti di Diritti dell’Uomo e la Dignità delle Vittime. Alla serata hanno partecipato Roberto Faenza, l’attrice Greta ScaranoPietro Orlandi, il fratello di Emanuela, e il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo. Il film, interpretato da Riccardo ScamarcioMaya Sansa e Valentina Lodovini tra gli altri, è uscito in Italia a ottobre: racconta gli intrecci nascosti dietro il rapimento e ora andrà in giro per l’Europa.…” (ANSA).
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26 giugno 2017

Emanuela Orlandi, Mons. Becciu: “Per noi il caso è chiuso”

Trentaquattro anni dopo la scomparsa di Emanuela Orlandi, la famiglia fa una mossa che potrebbe portare a risultati clamorosi. Per la prima volta nel documento che è stato depositato lunedì 19 giugno presso la Santa Sede, si parla ufficialmente ed esplicitamente di un «dossier» custodito in Vaticano. Seguirà la pratica lo studio dell’avvocato Annamaria Bernardini de Pace nella persona dell’esperta rotale Laura Sgró.
In due riprese, nel 2012 e successivamente nel 2015, i “corvi” del vaticano sottrassero numerosi documenti riservati che vennero poi pubblicati dai giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldima nessuno si era mai chiesto se fossero stati gli unici e tutti.
Nel frattempo il sostituto per gli affari generali della segreteria monsignor Angelo Becciu è categorico nell’affermare: “Abbiamo già dato tutti i chiarimenti che ci sono stati richiesti. Non possiamo fare altro che condividere, simpatizzare  e prendere a cuore la sofferenza dei familiari però per noi è un caso chiusoNon so se la magistratura ha qualcosa ma noi non abbiamo niente da dire in più rispetto a quanto detto tempo fa“.
approfondisci sul Corriere della Sera (Fiorenza SARZANINI) articolo 19/06/2017articolo 20/06/2017
(Agenzia Vista) Roma, 19 giugno 2017 Fonte: Vista Agenzia Televisiva Nazionale  / Alexander Jakhnagiev
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14 giugno 2017

Dino Marafioti – Il Caso Orlandi: Pensieri, Parole, Opere ed Omissioni

di Dino Marafioti una produzione RadioRadicale.it
L’ultimo lavoro di Dino Marafioti trovato morto nel suo appartamento all’età di 53 anni il 17 agosto 2013. Per 22 anni giornalista e redattore di Radio Radicale. Questo era il suo primo servizio video che raccoglie in modo critico e analitico i fatti e le informazioni sul caso della scomparsa di Emanuela Orlandi. Ne andava così fiero tanto da auspicarne la sua diffusione anche attraverso altri canali, comprese le televisioni.
Grazie Dino.
Timeline Video: (capitoli automatici in “Descrizione – Mostra altro“)
– Prologo [00:01:28]
– Pietro Orlandi [00:04:54]
– Natalina Orlandi [00:09:25]
– Telefonata Amerikano [00:10:25]
– Primo appello Papa Giovanni II [00:12:33]
– La pista internazionale Alì Agca [00:12:47]
– Marco Beltrandi – ex Parlamentare Radicale [00:13:44]
– Fabrizio Peronaci – Corriere della Sera [00:15:27 – 00:27:56]
– Marco Accetti – Indagato [00:18:15 – 00:36:10]
– “Emanuela e le altre” – Panorama- Mirella Gregori [00:24:11]
– Appello Papa Giovanni II per Emanuela e Mirella [00:24:57]
– Giuseppe Nicotri[00:30:23]
– Banda della Magliana [00:31:42]
– Giuseppe Nicotri pista via Monte del Gallo [00:48:48]

02 maggio 2017

Pietro Orlandi continua la sua battaglia e rilancia una nuova Petizione


Una Petizione a Papa Francesco per tenere sempre alta l’attenzione sul caso di Emanuela Orlandi e sul diritto alla Verità e Giustizia per ogni singolo cittadino.
Come è giusto che sia, Pietro Orlandi non si ferma e riparte da una nuova Petizione. Dopo aver indirizzato le precedenti richieste a Papa Ratzinger, al Segretario di Stato Vaticano e al Presidente Mattarella, questa volta si rivolge direttamente a Papa Francesco a cui chiede il Diritto alla Verità e alla Giustizia per il caso tristemente noto di sua sorella Emanuela, cittadina vaticana, ormai trascinato da quasi 34 anni in un vortice di menzogne, piste false e presunti colpevoli.
La nuova Petizione, che è on-line sul blog a lei dedicato e sulla piattaforma change.org già da qualche settimana, ha superato ben 37.000 firme nonostante non sia stata supportata dai media in maniera particolare, come Pietro stesso dichiara ai microfoni di Radio Radicale. Nell’intervista telefonica rilasciata il 26 aprile scorso, Pietro ancora una volta torna sull’argomento trattato nell’ultima scena del Film di Faenza, “La Verità sta in Cielo”, in cui si evidenzia la “trattativa” avvenuta tra un rappresentante della Santa Sede e un Magistrato. Per chi non avesse avuto modo di vedere il Film, la scena riporta l’incontro, realmente accaduto, tra i due personaggi in un museo, nel corso del quale il prelato spiega di non voler/poter procedere con l’azione di spostamento dell’insolita sepoltura di Enrico “renatino” De Pedis in Sant’Apollinare, per evitare pettegolezzi e dicerie che avrebbero potuto creare imbarazzo alla Chiesa. Da quell’incontro ne scaturì un accordo, in base al quale in cambio della richiesta di far operare alla Procura di Roma tale operazione, la Chiesa si sarebbe impegnata a consegnare al magistrato un dossier secretato in Vaticano sul rapimento di Emanuela.
Il dossier, chiamato “Rapporto Emanuela Orlandi” e presente sulle scrivanie vaticane già nel 2012, non arrivò mai in Procura probabilmente perché in esso contenuti passi importanti dell’accaduto che avrebbero svelato almeno in parte la responsabilità del Vaticano sulla triste vicenda.
Petizione
Petizione per Emanuela
Il film è stato scelto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per celebrare la “Giornata Internazionale del Diritto alla Verità” ed è stato proiettato nella prestigiosa sala grande della Cinémathèque di Parigi lo scorso 28 marzo, per volontà  dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles alla presenza del regista, del fratello di Emanuela e del Magistrato che fu a capo dell’inchiesta Giancarlo Capaldo, che non ha voluto firmare l’istanza di archiviazione.
E’ su quelle carte che non arrivarono mai in Procura che si concentra la richiesta di Pietro, carte che potrebbero se non chiarire totalmente, almeno far luce su molti passaggi. E’ sacrosanto il diritto della famiglia di venirne a conoscenza.
Papa Francesco si è fatto portatore del “Costruiamo ponti e non innalziamo muri” afferma Pietro. La grandissima adesione di così tanta gente a questa nuova Petizione rispecchia la volontà di un Paese intero che non ci sta a far finta di niente:  trapela un forte senso di Giustizia. Il muro di omertà eretto dal Vaticano deve essere abbattuto dal principio del Diritto.
Non bisogna accettare mai un’ingiustizia” che sia un giorno, una settimana, o la si subisca incomprensibilmente da ben 34 anni.

11 maggio 2016

PASOLINI: La Commissione Parlamentare d'Inchiesta si farà!




Il mese di maggio 2016 ha portato una notizia STORICA, non esito a definirla così.
Dopo aver dimostrato che la versione di Pelosi e delle sentenze non corrispondeva a verità, un'altra importante vittoria è stata raggiunta dal lavoro svolto in questi ultimi mesi dal grandissimo Stefano Maccioni.

La commissione parlamentare d'inchiesta richiesta da Stefano con la raccolta di 10.000 firme e sostenuta in Parlamento tra gli altri da Serena Pellegrino, SI FARA'.
E' quello che tutti i quotidiani hanno pubblicato riaccendendo la speranza nella giustizia.

Contro tutti quelli che hanno sempre remato contro, tentando di nascondere ancora la verità, contro tutti quelli che non hanno mai creduto nella riuscita di questa impresa, contro tutti quelli che hanno speculato sulla morte di Pasolini per interessi che nulla hanno a che fare con la giustizia, ecco la notizia:

"L'ufficio di presidenza della Camera ha avviato la discussione in commissione affari costituzionali.
Toccherà al Parlamento approvare a giugno, al massimo luglio, la legge, e quindi far partire la commissione d'inchiesta".


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02 novembre 2015

Pasolini un delitto italiano



Pasolini un delitto italiano from Mario Rossi Network on Vimeo.

Ricostruzione, in forma di docudrama con la mescolanza di immagini "finte" e di materiale di repertorio in bianconero, del processo contro Pino Pelosi per la morte di Pier Paolo Pasolini, ucciso nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 sul lido di Ostia. Giordana e i suoi sceneggiatori Stefano Rulli e Sandro Petraglia non pretendono di raccontare la verità su quella morte, ma di spiegare perché quella verità non s'è mai saputa e perché la prima sentenza che condannò Pelosi per omicidio "con il concorso di ignoti" sia stata cassata nelle sentenze successive, rimossa dall'opinione pubblica, dimenticata. Nel film, montato con accorta efficacia da Cecilia Zanuso, di Pasolini si vede il volto, e si ascolta la voce, soltanto nei frammenti di repertorio. Qualcuno gli ha prestato un corpo, ma non il viso, nelle convulse e notturne sequenze dell'omicidio. Si risolve in un atto di accusa contro la putrefazione, l'indegnità, le pesanti responsabilità di una classe dirigente contro la quale in vita Pasolini s'era rivolto nei suoi scritti corsari.

Andato in onda su la7 il 10/07/2012
www.la7.it/speciali/pvideo-stream?id=i572726
www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=17681

22 marzo 2015

Intervista a Gioele Magaldi



Il Gran Maestro del Grande Oriente Democratico, autore del libro "Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges" racconta il background di Matteo Renzi, i suoi legami con la massoneria ed esprime il suo parere sulla prossima elezione del futuro Presidente della Repubblica. Che ruolo giocheranno in questa partita le superlogge sovranazionali? E che ruolo hanno giocato nei recenti attentati di Parigi?

Intervista a cura di Franco Fracassi.

02 novembre 2014

Pier Paolo Pasolini: Io Sò



Io so.

Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.

27 aprile 2012

27 maggio 2012: Una giornata di mobilitazione per la Verità e la Giustizia

E' arrivato stanotte, sul gruppo facebook dedicato alla petizione a Papa Benedetto XVI per la verità su Emanuela Orlandi, l'annuncio del fratello Pietro sulla prossima iniziativa di sensibilizzazione. Stavolta il grido "Verità e Giustizia", vuole uscire dalla Capitale e raggiungere tutta Italia. Chi volesse dare una mano o condividere con i più di 10.000 iscritti la propria idea, non esiti a entrare nel gruppo!

Come avrete letto dai comunicati stampa, oggi ho lanciato questa iniziativa a cui pensavo da tempo  "Una giornata di mobilitazione per la verità e giustizia in questo paese". In occasione di questa giornata ci sarà una marcia per Emanuela dal Campidoglio a Piazza San Pietro. Il Sindaco di Roma ha subito aderito all'appello ed esporrà, per l'occasione, la gigantografia di Emanuela in Campidoglio. Il giorno previsto sarà l'ultima domenica di Maggio, il 27. Per quanto riguarda l'orario, lo comunicherò a breve, dopo aver incontrato Alemanno. Quando è arrivato l'annuncio ero a Firenze, con Fabrizio Peronaci, per una presentazione del libro ed il Presidente della provincia di Firenze, A. Balducci, si è subito reso disponibile ad esporre anche lui la gigantografia di Emanuela a Palazzo Medici e vuole anch'egli organizzare qualcosa per il 27 maggio, cercando di sensibilizzare altre province a questa iniziativa. Mi piacerebbe che quel giorno in tutte le città italiane siano ricordate da tutti queste parole "verita' e giustizia". E' stata una giornata faticosa ma ha portato i suoi frutti. Sono contento. Mi auguro veramente che in questo paese le cose possano cambiare, insieme possiamo farcela. Nessuno avrà più il diritto di negarci la verità.
 


16 marzo 2012

Cossiga e l'eccidio di Moro

Tra pochi giorni ricorre l'anniversario della strage di via Fani e dell'assassinio dei carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci e dei poliziotti Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino. Quel giorno Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, fu rapito e tenuto prigioniero per 55 giorni in via Montalcini.
Alcuni giorni fa il capo dello Stato Giorgio Napolitano e' andato a ricordare in Sardegna, afflitta da una grave crisi economica, Francesco Cossiga e Antonio Segni, ex presidenti della Repubblica. Ora, in occasione del trentaquattresimo anniversario della tragedia di via Fani, che cade il 16 marzo 2012, ci aspettiamo che il capo dello Stato non solo commemori i caduti del 16 marzo, ma che in via Montalcini ricordi il sacrificio di Aldo Moro: in quella prigione senza targhe, lo statista democristiano visse il suo calvario di 55 giorni e fu ucciso il 9 maggio del 1978.
Cio' che amareggia e' che molti hanno dimenticato che Francesco Cossiga ripetutamente rivolse gravi accuse a Moro, sia in diverse interviste al Corriere, sia nel suo memoriale a Renato Farina. Cossiga disse, poco prima di morire, che «mai assolutamente sarebbe diventato fascista», se fosse stato adulto all'epoca in cui il fascismo nacque. Ed aggiunse che «molti democristiani lo sarebbero stati: Aldo Moro, ad esempio, e sarebbe stato un grande politico fascista, se avesse avuto un'altra eta' a quel tempo». E ancora: «Moro era un intellettuale. Per lo stesso motivo sarebbe stato fascista» (R. Farina, “Cossiga mi ha detto”, Marsilio, p. 79-80).