"Superquark": le dieci strategie per ingannare il pubblico: censurato più volte da Youtube sù pressioni della rai http://www.tanker-enemy.tv/Superquark.htm
15 settembre 2009
14 settembre 2009
News da Minà e da Latinoamerica
Aggiornamento sito:
Su Chávez la disinformazione italiana
di Gianni Minà
da "Il Manifesto" del 10 settembre 2009
La riflessione più evidente che nasce dalla lettura dei media italiani dopo il trionfale passaggio a Venezia del presidente venezuelano Ugo Chavez, per la prima del film-documentario South of the Border a lui dedicato da Oliver Stone, è che da noi proprio non ne vogliono sapere di dire la verità su quello che sta accadendo nel mondo e perchè.
La nostra informazione, pateticamente impantanata nel suo stupido gioco di gossip, insulti e contro insulti locali, sembra ormai malata di autismo nelle sue certezze, anche quando queste certezze sono smentite dai fatti, come è accaduto nel recente crollo del muro del capitalismo.
Questa informazione è, infatti, così abituata ad essere bugiarda, superficiale, ridicola nel raccontare le persone e riferire i fatti che non sente nemmeno più il bisogno di chiedersi, per esempio, perchè il regista Oliver Stone, quello di Salvador, Platoon, JFK, Wall Street, cioè un regista aduso a dire la verità fuori dai denti e a riflettere sul mondo che lo circonda, abbia sentito il bisogno di raccontare l’America latina oggi, usando il meccanismo del documentario, incontrando i presidenti del continente a sud del Texas, da Ugo Chavez, appunto, al brasiliano Lula da Silva, all’argerntina Cristina Kirchner con suo marito Nestor (che l’ha preceduta nella presidenza), all’ecuadoriano Rafael Correa, al paraguaiano Fernando Lugo, al cubano Raul Castro, tutti in qualche modo protagonisti del vento di attenzione sociale e civile che sta cambiando e rendendo più giusta quella parte del mondo. Un vento che, secondo tutti gli indicatori internazionali, sta spingendo l’America latina verso un riscatto, storicamente atteso dal tempo delle conquiste coloniali di Spagna e Portogallo, e non gradito agli interessi delle nazioni del nord del mondo.
Oliver Stone compie questa traversata di un continente che sta recuperando diritti democratici, mentre in Europa si perdono ogni giorno brandelli di conquiste civili e sociali, inframezzando le incursioni nella vita di questi leaders a frammenti di telegiornali nordamericani che hanno il merito di sbriciolare la fama usurpata della tante volte esaltata capacità giornalistica dei media d’oltreoceano.
Non a caso proprio a Venezia, nella cena organizzata dalla produzione, dove c’era anche Chavez, Stone mi ha ribadito “Molti dei paesi latinoamericani che hanno recentemente conquistato un’indipendenza reale sono scorrettamente indicati da settori del nostro governo e da parte della stampa miserevolmente asservita come “non democratici”, perchè le loro nuove scelte economiche e politiche nuociono ai nostri interessi. Tutto questo è insopportabile e bisogna avere la froza di denunciarlo”.
Insomma, il regista di Nato il quattro luglio e di Assassini nati fa il lavoro che una volta facevano i giornalisti, i saggisti, e che, da qualche tempo, fanno i registi come lui, come Sean Penn, George Clooney, perfino come Soderbergh (nella rigorosa ricostruzione della vita e dell’epopea di Che Guevara, che smentisce tutte le invenzioni montate contro lui e contro Cuba), o come Michael Moore, l’iniziatore di questo genere, premiato da un pubblico che evidentemente vuole sfuggire le mistificazioni e le menzogne della televisione.
Non è quindi sorprendente che, salvo Il manifesto, i media italiani non abbiano sentito il bisogno di raccontare ai propri lettori il contenuto di South of the Border (A sud del confine), che sarebbe stato doveroso per aiutare il pubblico a capire, ma abbiano sguinzagliato, invece, presunti cronisti d’assalto alla ricerca del pettegolezzo, della battuta, insomma del niente.
Ero a Venezia, nel mio ruolo di giornalista e documentarista, eppure ne sono stato sfiorato io stesso.
In caso contrario questi cacciatori di panzane avrebbero dovuto ricordare, per esempio, che i leaders progressisti latino americani, protagonisti del film di Stone e che sono sembrati tutti dialetticamente più preparati dei nostri saccenti politici, hanno potuto affermarsi democraticamente solo dall’inizio del nuovo secolo, in particolare dopo l’11 settembre 2001, quando gli Stati Uniti, distratti da due guerre inventante in Oriente, hanno perso di vista il “cortile di casa”. Prima avrebbero potuto far solo la fine di quei leaders democratici del continete, dal guatemalteco Arbenz al cileno Allende, eletti dal popolo e deposti da criminali giunte militari sostenute dai governi degli Stati Uniti.
Ma il nostro attuale giornalismo parolaio ha paura di confrontarsi con la storia e con la verità.
Così sceglie sempre la via del cabaret o della plateale mistificazione.
Il Giornale di Berlusconi aveva per esempio un sommario, nell’articolo di Michele Anselmi, che recitava:”Il feroce caudillo venezuelano, ospite del regista Oliver Stone, che lo celebra in un film e dimentica la ferocia del regime”. Una simile dizione che richiamava personaggi inquietanti sostenuti dall’occidente, come Bokassa o Idi Amin, o il dittatore haitiano Duvalier o i componenti della giunta militare argentina o cilena, responsabili, con l’appoggio degli Stati Uniti, della tragedia dei desaparecidos, è, infatti, fondata sul niente. Purtroppo per il giornalismo italiano, se fosse stato chiesto a chi ha costruito quella pagina se fosse in grado di enumerare anche solo un atto di ferocia del presidente venezuelano, non avrebbe saputo rispondere, perchè, oltretutto, Chavez , come sa chi fa un giornalismo onesto, è il protagonista di un percorso politico che lo ha visto prevalere dodici volte in altrettante consultazioni elettorali o referendarie negli ultimi undici anni. E’ un dato, questo, che per chiarezza dovrebbe tenere in conto anche una parte della sinistra italiana, prevenuta sulla politica del presidente venezuelano, malgrado i successi sociali che gli organismi internazionali gli riconoscono. Una volta Gad Lerner ha detto in tv “Chavez non ci piace”. Giudizio legittimo, che però suggerisce una domanda: il voto è forse uno strumento che vale solo quando vince il candidato che ci piace?
A controllare, recentemente, le elezioni in Venezuela c’era pure l’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter con la sua Fondazione per i diritti umani. Non ebbe dubbi sulla correttezza della consultazione in corso.
A parte della nostra sinistra non piacciono nemmeno le frequentazioni di Chavez. A Venezia, per esempio, veniva, dopo un giro in Iran, in Siria e in Libia e l’indomani sarebbe andato in Bielorussia e Russia. “Faccio il presidente di un paese che è il quarto produttore modiale di petrolio- ha spiegato a me e a Tariq Ali, sceneggiatore di South of the Border, nella cena della produzione- Che faccio, ignoro questa realtà o tengo vive, periodicamente, le relazioni con le nazioni produttrici di petrolio e riunite nell’OPEC, che non a caso ha ripreso vitalità da quando il segretario generale è stato un venezuelano? Insomma, devo fare gli interessi del mio paese o quelli delle multinazionali degli Stati Uniti?”.
Non mi azzardo a chiedere che i giornalisti, ignari di quello che succede nel mondo, si addentrino su questi argomenti quando incrociano Chavez, ma mi aspetterei più correttezza almeno quando si affrontano problemi come quello dell’informazione in Venezuela.
Quando, nell’aprile del 2002, con l’appoggio del governo Bush e della Spagna di Aznar, l’oligarchia locale e perfino parte della Chiesa tentò il colpo di stato contro il suo governo democraticamente eletto, nelle ore drammatiche di quell’accadimento, le TV, per il 95% in mano all’imprenditoria privata, ostile a Chavez, incitavano all’eversione o, nel migliore dei casi, con nessun rispetto per i cittadini, trasmettevano cartoni animati.
Poi, nel tempo, le licenze di molte emittenti televisive e radiofoniche sono scadute e, come sarebbe successo negli Stati Uniti e ovunque, a quelle che incitavano all’eversione e all’assassinio del presidente, il permesso non è stato rinnovato.
Più recentemente è stata fatta una nuova legge che favorisce cooperative, gruppi di base e sociali. Essendo cittadino di un paese come l’Italia, sono prevenuto su ogni legge sulla televisione. So però una cosa: il 90% delle emittenti è rimasto, in Venezuela, in mano all’opposizione.
Non penso possa essere una legge più liberticida della nostra.
Aggiornamenti Sito:
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DIRITTI CIVILI: IN URUGUAY È LEGGE L’ADOZIONE PER LE COPPIE OMOSESSUALI
Gennaro Carotenuto
(11 settembre 2009)
Sulla riva orientale del Río de la Plata si avanza ancora sul piano dei diritti civili e l’Uruguay è il primo paese latinoamericano ad approvare una legge che sancisce il diritto delle coppie omosessuali all’adozione. È stato approvato infatti il nuovo “Codice dell’infanzia e dell’adolescenza” che permette a qualunque coppia, unione civile o convivenza, con almeno quattro anni di durata, il pieno diritto all’adozione…
http://www.giannimina-latinoamerica.it/visualizzaNotizia.php?idnotizia=268
TRE ONOREFICENZE A TRE GRANDI PERSONAGGI
Alessandra Riccio
(04 settembre 2009)
Miguel D’Escoto è un uomo che non perde tempo: eletto Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, non c’è giorno che non lavori per ridare credibilità all’ONU come riunione di volontà di tutti i paesi del mondo per lavorare a favore dell’uguaglianza delle nazioni, della loro pari condizione di stati sovrani, ma anche di paesi portatori di voci della differenza in grado di arricchire il ventaglio delle aspirazioni umane, invece di ridurle a coro unanime…
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11 settembre 2001: 8 anni di trucchi e inganni
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13 settembre 2009
Il film ZERO trasmesso dalla Tv pubblica Austriaca ORF
Il film ZERO trasmesso dalla Tv pubblica austriaca ORF
Anche se nessuno ne parla, il documentario ZERO è il film italiano visto da più telespettatori nel mondo negli ultimi anni, perfino più di Gomorra. Dopo la tv russa e Al-Jazeera, il 6 settembre 2009 anche la tv pubblica austriaca ORF ha trasmesso questo sguardo diverso sull'11/9.
Di seguito pubblichiamo la traduzione della pagina dedicata al film, ribattezzato “9/11 Was steckt wirklich dahinter?” dal sito della rete pubblica ORF.
11/9 – Cosa c'è davvero dietro?
(c) ORF: Quel che ci è stato trasmesso dai mass media in merito ai tragici eventi dell'11 settembre 2001 è in realtà vero? Riuscite a credere senza riserve alle dichiarazioni ufficiali del governo degli Stati Uniti d'America? O forse le cose si sono svolte diversamente...?
Con le interviste a importanti personalità, come lo scrittore Gore Vidal e il premio Nobel per la letteratura Dario Fo, il documentario studia meticolosamente lo svolgersi della tragedia e finisce per trattare nuove e sorprendenti teorie e scoperte che fanno all'improvviso comparire gli eventi di allora sotto una luce completamente diversa.
Questioni di grande peso
Perché l'11 settembre la difesa aerea non ha risposto? Perché il World Trade Center 7, un grattacielo situato vicino alle due torri, ore dopo gli attentati è crollato? Dove sono finiti i resti del velivolo? Di queste e altre questioni si occupa il documentario il cui titolo originale è "Zero: Un'inchiesta sull'11/9", che mette radicalmente in discussione la versione ufficiale della sequenza degli eventi.
Le celebrità rivelano
Una spiegazione del contesto degli attacchi aerei è fornita da autori quali come Nafeez Mossaddeq Ahmed, Jürgen Elsässer e Daniel Hopsicker, che negli ultimi anni, hanno tutti scoperto la strumentalizzazione dei mercenari islamici che hanno lavorato con varie agenzie di intelligence.
Il fantasma di Bin Laden
Nel film si espone anche la natura discutibile dei videomessaggi attribuiti a Osama bin Laden dai mass media.
Nessuna casa di produzione è stata pronta a realizzare l'idea del controverso documentario.
Il Coraggio e l'impegno
L'esperto giornalista nonché eurodeputato indipendente del nord-ovest italiano Giulietto Chiesa a giugno dello scorso anno ha avuto successo come iniziatore e produttore del film grazie alle donazioni e con il contributo attivo di più di 450 volontari non retribuiti.
Inganno – in un modo o nell'altro?
Il film sottolinea un malessere diffuso che esiste per molti sin dal "giorno che ha cambiato il mondo". Chi può seguire il racconto dei retroscena degli attentati al World Trade Center di New York e al Pentagono può tenere il passo con la complicata situazione descritta nel film e passare in rassegna le ultime novità dell'aspra lotta tra "occultamento" e "rivelazione".
I due registi italiani Francesco Trento e Franco Francassi alle numerose teorie esistenti non ne aggiungono di nuove. Fanno domande sugli eventi ancora irrisolti. Le eventuali risposte sono lasciate allo spettatore.
Documentario, ITA 2009
Prima visione in una tv di lingua tedesca
La pagina del sito della rete ORF: http://tv.orf.at/program/orf2/20090906/460983601/275010/
11 settembre 2009
11 settembre, da quanto tempo...
11 settembre, da quanto tempo si sapeva che sarebbe accaduto? http://www.youtube.com/watch?v=RPgzSsuKyUw vedi anche: http://www.youtube.com/watch?v=IbFhfWjgY4g
09 settembre 2009
Byoblu.Com - Giorgio Stracquadanio dice
8 settembre 2009 - 19.02
Giorgio Stracquadanio diceGiorgio Stracquadanio, deputato PDL e consulente politico di Maria Stella Gelmini, viene intervistato da RaiNews24. Giorgio Stracquadanio dice: «Fino all’anno scorso, dipendevano dal Ministero della Pubblica Istruzione 1 milione e 300 mila persone. Il piano di riduzione prevede che in 3 anni si passi a 1 milione e duecentomila. Come si attua e perché si attua questa riduzione? Uno, si attua perché essendoci meno studenti, occorrono meno insegnanti.» Giorgio Stracquadanio dice che ci sono meno studenti. Ma è vero? Ecco i dati per l’anno scolastico 2009/2010:
Giorgio Stracquadanio dice: «Il giornalismo italiano è quello che questi numeri non dice.» O è lui che questi numeri non li dà? |
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Diffondere, Divulgare, DiramareLe Tre D che salveranno il mondo! |
Centinaia di soccorritori dell’11/9 muoiono di cancro
Centinaia di soccorritori dell’11/9 muoiono di cancro
da Russia Today
Gli operatori dei servizi di emergenza di New York sono stati tra i primi sulla scena del disastro dell’11 settembre, ma questo ha messo in pericolo la loro sicurezza personale. Quelli coinvolti nelle operazioni di salvataggio e in quelle di bonifica sono presto diventati eroi nazionali.
Ma ora l'85% di loro è affetto da malattie polmonari, che si dice siano state causate dalle enormi nubi di polvere.
Queste persone fanno ora appello allo stato per avere supporto medico.
Finora il governo degli Stati Uniti ha rifiutato di aiutarli.
Il pompiere eroe di New York
John McNamara è il caso più recente di un soccorritore di Ground Zero che muore di cancro. Ha lottato per salvare delle vite, quel giorno, ma ha perso la sua propria battaglia a soli 44 anni: una vittima del suo stesso coraggio.
Il suo coraggio è stato commemorato nella cattedrale di San Patrizio, dove si sono svolti i funerali di McNamara.
Oggi suo figlio Jack McNamara è ancora troppo giovane per capire le azioni di suo padre, quel giorno. Tutto quello che sa è che il padre era un vigile del fuoco.
«Io e le altre famiglie delle vittime siamo davvero sconvolti dal fatto che tanti di questi valorosi vigili del fuoco che hanno lottato per ritrovare mio figlio e per salvare gli altri stiano ora pagandone il prezzo», dice Sally Reigenhardt, il cui figlio è morto negli attentati dell'11/9.
I funzionari comunali, statali e federali non hanno riconosciuto un legame diretto tra i casi di cancro e le tossine di Ground Zero. Il Congresso deve ancora approvare la legislazione sanitaria sull’11/9 che richiami la copertura finanziaria federale delle spese sanitarie per i soccorritori.
John McNamara ha passato circa cinquecento ore a Ground Zero mentre aiutava nel soccorso e recupero. Quasi otto anni dopo, qui lo scenario è tutto di ricostruzione. Ma mentre il buco nel terreno si accorcia sempre di più, l'elenco dei decessi correlati all’11/9 diventa sempre più lungo.
"Il governo paga per questi e devo pagare per questi"
L’agente di polizia in pensione Mike Valentin ha avuto quattro biopsie per un tumore precanceroso in gola e deve prendere 15 pillole al giorno. Definisce l’11/9 come la Chernobyl dell’ America.
«Le persone che moriranno di malattie supererà il numero di persone rimaste uccise l’11 settembre. Sto parlando di migliaia, decine di migliaia di persone che avranno il cancro», prevede il soccorritore dell’11/9 Valentin.
Valentin racconta che ha passato quattro mesi a scavare in mezzo alle macerie di Ground Zero, dopo che i funzionari statunitensi avevano annunciato che l'aria era sicura.
Valentin, padre di tre figli, lamenta di spendere 15mila dollari l'anno per una cura che il governo non coprirà e denuncia che i leader degli Stati Uniti hanno voltato le spalle agli eroi cui avevano promesso che mai sarebbero stati dimenticati.
«Le nostre famiglie non stanno cercando di parcheggiarsi una Mercedes Benz nel cortile. Non siamo in cerca di procurarci viaggi in Europa », dice Valentin,« stiamo cercando di prenderci cura delle nostre famiglie quando per quando moriremo.»
Per il tempo che gli rimane, Mike Valentin promette di continuare a lottare per i risarcimenti che ritiene che meritino i first responder dell’11/9.
Valentin ha costituito una fondazione dei poliziotti dell’11/9 per aiutare i soccorritori in pensione che necessitano di assistenza medica: tra loro Patrick Triola, che ha trascorso mesi nelle ricerche a Ground Zero e poi è diventato vittima di un cancro ai reni.
In quei giorni, anche il figlio di Stephen Grossman, Robert, stava aiutando nel soccorso e recupero. Gli è stato diagnosticato un cancro terminale al cervello nel 2006, a soli 39 anni. A tutt’oggi, è ancora in coma.
Fonte: http://www.russiatoday.com/Top_News/2009-08-24/nyc-firemen.html.
Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.
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