07 febbraio 2022

Monaco di Baviera: in arrivo il rapporto sugli abusi. Ratzinger nella bufera


Ludovica Eugenio 40929 MONACO-ADISTA. Joseph Ratzinger, quando era vescovo di Monaco, non sapeva nulla del caso del prete pedofilo Peter H., attivo nella sua diocesi, quindi non è responsabile: lo afferma il suo segretario personale, mons. Georg Gänswein. Ma secondo gli esiti di un’inchiesta del settimanale tedesco Die Zeit (2/2022) la verità è un’altra: Ratzinger sapeva eccome, ma non ha fatto nulla. E poco o nulla hanno fatto i suoi successori a Monaco, compreso il card. Reinhard Marx: la parola definitiva verrà dalla ormai prossima pubblicazione (prevista per il 20 gennaio) dei risultati di un’indagine indipendente dello studio legale di Monaco Westpfahl Spilker Wastl, svolta con lo scopo di chiarire se gli arcivescovi di Monaco e Freising e i loro dipendenti tra il 1945 e il 2019 abbiano insabbiato casi di abusi sessuali, permettendo che gli autori continuassero indisturbati o trattato le vittime in modo non adeguato. L’indagine, voluta dall’attuale arcivescovo di Monaco card. Reinhard Marx, riguarda ovviamente anche quest’ultimo, così come il suo predecessore, il card. Friedrich Wetter, e il predecessore di questi, Joseph Ratzinger, a capo della diocesi dal 1977 al 1982. D’altronde, Marx nel giugno scorso aveva dato le dimissioni da vescovo – poi rifiutate da papa Francesco (v. Adista online, 4/6/21) – perché sapeva di non essere stato impeccabile nella gestione dei casi di abuso: intendeva «assumersi la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni». Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni, dichiarava, «mi dimostrano costantemente che ci sono stati sia dei fallimenti a livello personale sia errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale e “sistematico” ». Tutto sembrerebbe dargli ragione, e non è affatto escluso, come egli stesso ha anticipato accettando di continuare il suo mandato, che in futuro, non potendo più «svolgere questo servizio», possa decidere «per il bene della Chiesa e di presentare nuovamente le mie dimissioni» (v. Adista online 25/7/21). A giudicare dalle anticipazioni nell’inchiesta di Die Zeit, si sta preparando il prossimo terremoto nella Chiesa tedesca.

Il caso Peter H. e le responsabilità della gerarchia

In questo contesto, il caso del prete Peter H. è di particolare rilevanza: costui, tra il 1973 e il 1996, come giovane cappellano e poi parroco nella zona della Ruhr, ha abusato di almeno 23 ragazzi dagli 8 ai 16 anni; godeva di particolare credito e fiducia, e la gerarchia non ha fatto nulla per fermarlo.

Die Zeit racconta come la Chiesa abbia condotto un suo procedimento penale amministrativo nei suoi confronti del prete, conclusosi con un “decreto extragiudiziale” di 43 pagine del tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, emesso il 9 maggio 2016 e firmato dal capo del tribunale ecclesiastico di Monaco, Lorenz Wolf. Peter H. fu condannato a pagare una somma alla fondazione per bambini Tabaluga. Gli fu risparmiata la pena massima, il “licenziamento” dal clero.

Il documento del tribunale afferma che vescovi e vicari generali a Monaco ed Essen – diocesi originaria del prete – non sono stati all’altezza della loro «responsabilità verso i bambini e i giovani affidati alla loro cura pastorale». Il nome di Ratzinger viene fuori più volte, poiché durante il suo mandato come arcivescovo, Peter H. si trasferì da Essen nell’arcidiocesi di Monaco, dove abusò di nuovo di ragazzi. Dal decreto si evince che pur essendo l’allora arcivescovo e cardinale Joseph Ratzinger e il suo Consiglio episcopale a conoscenza della situazione relativa all’ammissione a Monaco di Peter H, non fu avviata da Ratzinger né dal suo successore un’indagine preliminare, e nemmeno un procedimento penale ecclesiastico. Ma Gänswein, alla domanda di Die Zeit se Ratzinger fosse a conoscenza del caso, risponde: «L’affermazione che fosse a conoscenza dei precedenti (accuse di violenza sessuale) al momento in cui è stata presa la decisione di ammettere il sacerdote H. è falsa. Non era a conoscenza del suo background». Il che, se fosse vero, sarebbe comunque grave. Ma alla domanda se Ratzinger non abbia fatto nulla dopo l’ingresso in diocesi di Peter H., nel 1980, Gänswein non risponde. Eppure, quando nel 1982 divenne prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Ratzinger, che doveva ormai essere a conoscenza del caso, non fece nulla e non chiese nulla al suo successore. Insomma: se Ratzinger non aveva denunciato il caso a Roma da Monaco, avrebbe dovuto almeno richiederlo da Roma a Monaco...

...segue: retelabuso.org

Nessun commento: