28 ottobre 2021

DAVID ROSSI / SPUNTA UN AUDIO: “FU UCCISO”


Qualcosa si muove nel giallo per la morte di David Rossi, il responsabile della comunicazione al ‘Monte dei Paschi di Siena’ volato giù dal quarto piano di Palazzo Salimbeni ormai otto anni e mezzo fa, ossia il 3 marzo 2013.

Nel corso di una fresca puntata delle ‘Iene’ – gli unici a tenere ‘in piedi’ il caso con frequenti reportage al calor bianco – è stato mandato in onda l’audio di una intercettazione telefonica e si sono potute ascoltare le parole pronunciate dall’ex deputato forzista e avvocato Giancarlo Pittelli (appena finito in galera per un’inchiesta della magistratura sui rapporti tra massoneria, ‘ndrangheta e finanza). Pittelli, intercettato appunto, dice: “Se riaprono le indagini sulla morte di Rossi succederà un casino grosso”. E aggiunge: “Se si sa chi l’ha ammazzato… non si è suicidato Rossi, non si è suicidato… Rossi è stato ucciso”.

Parole che dovrebbero far alzare le antenne agli inquirenti. I quali, invece, continuano a dormire, come denuncia senza peli sulla lingua l’ex esponente di Fratelli d’Italia, Guido Crosetto: “Sono colpito dal servizio delle Iene sulla morte di David Rossi – scrive Crosetto su Twitter – pazzesca l’omertà che circonda la vicenda. Sconvolgente il comportamento della magistratura”.

Proseguono, intanto, i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta, la seconda della serie. Ma qualcosa di significativo comincia a venire a galla, soprattutto perché il presidente, Pierantonio Zanettin, ha deciso di imprimere un’accelerazione all’audizione di una serie di testi e all’effettuazione di alcune perizie tecniche, visti i fallimentari esiti di quelle ordinate dalla magistratura. Per fare un solo esempio, la dinamica della caduta del corpo di David, utilizzando, stavolta, un manichino. Secondo gli inquirenti, invece, si è trattato di un chiaro suicidio, suffragando l’ipotesi con una perizia dinamica che fa acqua da tutte le parti.

Ecco le ultime parole di Zanettin: “Posso assicurare che la Commissione che presiedo sta facendo tutto il possibile per arrivare alla verità. Siamo in procinto di disporre nuove perizie e nuove audizioni per colmare le lacune delle indagini della magistratura”.

Tra le prossime audizioni spicca in particolare quella di Giancarlo Filippone, collega di Rossi e primo ad arrivare sulla scena del ‘suicidio’, con un atteggiamento che la vedova Rossi, ossia Antonella Tognazzi, definì “poco convinto”, come se stesse “guardando un tombino che straripa” e non il collega che agonizzava sulla strada dopo il volo dalla finestra.


Sottolinea ancora Zanettin: “Le ricostruzioni che sono state fatte fino ad oggi, come si è verificato quello che secondo la magistratura è un suicidio, non ci convincono”.

Stando alle perizie di parte svolte dalla famiglia di David, sono molti i dettagli che non tornano, troppe le anomalie, spesso anche clamorose (un po’ come è successo per un altro giallo che non ha mai trovato una soluzione giudiziaria ed è stato definitivamente archiviato, ossia il ‘suicidio’ del campione di ciclismo Marco Pantani). La distruzione immotivata degli abiti di Rossi, le mancate perizie mediche su un corpo segnato da tagli, contusioni, lividi, escoriazioni (chiaro segno di una colluttazione), impronte digitali come dopo una presa con la forza, la clamorosa perdita dei fazzolettini macchiati di sangue trovato nel suo ufficio, la mancata acquisizione dei filmati delle telecamere di sicurezza, la perizia grafologica sui bigliettini ritrovati e firmati dall’aspirante suicida. Per non parlare della ambigua mail inviata poche ore prima di morire all’amministrare delegato di MPSFabrizio Viola, nella quale annunciava la sua intenzione di recarsi dai magistrati per raccontare la sua versione sugli affari (sporchi) targati Monte dei Paschi di Siena.

Da rammentare che è uscito un paio d’anni fa un illuminante libro-denuncia, “Morte dei Paschi di Siena”, firmato dal giornalista Franco Fracassi e dall’ex parlamentare 5 Stelle Elio Lannutti, fondatore dalla battagliera ‘Adusbef’, la sigla che da anni tutela i risparmiatori italiani dal sistema bancario, in particolare dai ‘Bankster’ (è il titolo di un altro j’accuse di Lannutti scritto nel 2010 in collaborazione con la Voce) di casa nostra.

 

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