Sempre bagarre sul fronte dei vaccini. A dar fuoco alle polveri, stavolta, è il presidente nazionale dell'Ordine dei Biologi, Vincenzo D'Anna, in un'intervista rilasciata al direttore del Tempo, Franco Bechis.
Parole esplosive, quelle del numero uno dell'Ordine, ovviamente non riprese dai media di Palazzo – Corriere della Sera e Repubblica in prima linea – sempre pronti a genuflettersi davanti ai voleri di Big Pharma e dei super lacchè della ricerca (sic) tra cui primeggia, of course, Roberto Burioni, il massone secondo il quale chi non la pensa come lui è un "imbecille somaro".
Ma vediamo, accusa per accusa, le parole pronunciate da D'Anna, il quale precisa subito il senso della ricerca portata avanti per mesi e finanziata dall'Ordine: "Credo nell'utilità dei vaccini. E non è a tema l'utilizzo o meno dei vaccini in questa analisi di laboratorio. L'indagine è stata sulla qualità dei prodotti messi in commercio, non sull'efficacia più o meno teorica dei vaccini".
Va ricordato il titolo del pezzo firmato da Bechis: "State attenti a quei vaccini. C'è tutto, non quel che serve". E poi, nel sottotitolo: "analisi choc su due lotti di vaccini. Mesi di prove e controprove, poi la risposta dei controlli cofinanziati dall'Ordine dei Biologi. Manca la rosolia in quello che dovrebbe debellarla, Dna umano e diserbanti nell'altro". Da brividi.
ECCO IL J'ACCUSE, ANOMALIA PER ANOMALIA
Ecco alcune tra le dichiarazioni più bollenti rese dal numero uno dell'Ordine dei Biologi.
"I risultati delle analisi hanno rilevato decine di impurità in più lotti (due quelli al centro delle polemiche, ndr). E al momento sono state individuate 43 sostanze improprie, nel senso che lì non si sarebbero dovute trovare".
Precisa: "Anticrittogamici, diserbanti, glifosati, antibiotici, antimalarici". Un bel cocktail esplosivo iniettato nelle vene di piccolissimi pazienti, le cui difese immunitarie sono ancora debolissime. Vere bombe ad orologeria.
Aggiunge D'Anna tra i "ritrovamenti" effettuati nel corso della ricerca. "Poi sono state rilevate quantità improprie di Dna fetale". Dna fetale? E cosa "ci azzecca" con i vaccini? Boh.
Continua D'Anna nel suo j'accuse: "I test sul prodotto finito non sono obbligatori per i produttori". Una gigantesca anomalia tutta italiana, prodotti immessi sul mercato senzo lo straccio di un controllo.
Rincara la dose il presidente dei Biologi: "I test li dovrebbero fare le strutture statali che proteggono la salute dei cittadini. Ma io non le ho mai viste. Anche perchè qualsiasi risultato è tenuto segreto, un po' come la ricetta della Coca Cola: per evitare che qualche concorrente copi la formula industriale di produzione del vaccino".
Poi annuncia: "Faremo un esposto all'Aifa e all'Ema per sapere se sono a conoscenza di queste cose". Si tratta, rispettivamente, dell'Agenzia italiana del farmaco (storicamente prona agli interessi di Big Pharma) e dell'Ema, l'Agenzia europea per i medicinali che doveva localizzarsi a Milano e invece ha preso la direzione di Amsterdam dopo furiose polemiche.
Continua come un fiume in piena D'Anna. "In questi vaccini (dei 2 lotti analizzati, ndr) è stato riscontrato un numero significativo di peptidi (cioè frammenti corti di sequenze di aminoacidi) di provenienza batterica, probabilmente proveniente da batteri avventizi che contaminano le colture. A questi si aggiungono sostanze chimiche contaminanti, di cui il 35 per cento sono note".
Prima di chiudere l'intervista, D'Anna annuncia che il 25 gennaio si terrà a Roma, presso la sede nazionale dell'Ordine dei Biologi, un convegno nazionale sul tema "Vaccini in sicurezza". "Tra i molti scienziati italiani e stranieri – sottolinea – sarà presente anche il professor Giulio Tarro, appena insignito negli Stati Uniti del premio come miglior virologo al mondo". Altra notizia totalmente oscurata dai super media di casa nostra.
Lo stesso Tarro, allievo del padre dei vaccini, il premio Nobel Albert Sabin, partecipò lo scorso anno ad un convegno organizzato per celebrare i 50 anni dell'Ordine dei Biologi. Vi prese parte anche un altro premio Nobel, Luc Montagnier, che scoprì il vaccino anti Aids. In quell'occasione furono durissime le parole di Montagnier contro chi rende le vaccinazioni obbligatorie (come succede nel nostro Paese) e soprattutto contro chi non fa ricorso al principio di "precauzione", come sancito anche in sede Onu e Ue.
IL RAGLIO DEI BURIONI E DEI PERI
"Nella nostra medicina ormai prevale il potere del denaro invece di preoccuparci della salute dei cittadini. Bisogna capovolgere tutto questo", fu il durissimo j'accuse di Montagnier ai colossi di Big Pharma e a tutti i suoi lacchè, i soloni in camice bianco che dettano le regole al popolo bue: in pole position Roberto Burioni, che considera tutti quelli che non la pensano come lui dei veri somari da non tenere in alcuna considerazione e proclama che "la scienza non è democratica".
Frottole che può raccontare ai suoi confratelli massoni del Grande Oriente d'Italia, in regolare cappuccio e grembiulino. Non ai cittadini italiani che fino a prova contraria hanno ancora un testa con cui pensare. In quell'occasione volarono querele tra l'Ordine dei Biologi e il Vate pro vax, Burioni.
E suonano in perfetto stile "buroniano" le parole pronunciate da un altro solone in camice bianco, Claudio Peri, il biologo molecolare subito sceso in campo per bollare come del tutto antiscientifici i test dell'Ordine dei Biologi e le parole di D'Anna. Ecco cosa osserva il Peri.
"Questi allarmi mediatici funzionano unicamente se non si ha una alfabetizzazione scientifica, o meglio una cultura scientifica generale. Chi la possiede si accorge fin dalle prime lettere che qualcosa non va e che lo studio non è credibile".
Prosegue la lectio non tanto magistralis del nuovo Profeta: "La cultura è sempre il miglior vaccino contro chi cerca di prenderci in giro e ascoltare le critiche degli esperti è il modo migliore per evitare di farsi raggirare".
Ecco il finale ispirato a Martin Luther King: "Sogno un mondo in cui il parere degli esperti (o dei pari) conti ancora qualcosa e in cui le persone si fidano più di chi ha conoscenza ed esperienza che del sentire dell'uomo della strada".
Burionate allo stato puro. Parole a vanvera senza entrare nel merito delle questioni sollevate, senza la minima analisi dei punti caldi, ma solo offese a chi la pensa, in modo documentato, in maniera diversa. Sono tutti somari, secondo i Burioni e i Peri di turno, gli scienziati come Montagnier e Tarro, un Nobel e un due volte quasi Nobel (Tarro infatti è stato per ben due volte nella cinquina dei Nobel per la Medicina) che carte, documenti e prove inconfutabili alla mano la pensano in modo diametralmente diverso. Può essere molto utile, a questo proposito, leggere o rilegerre (per chi lo ha già fatto) un perfetto manuale contro le fake news (quelle autentiche) che circolano sui vaccini: "Dieci cosa da sapere sui vaccini", un libro dedicato da Tarro a tutti i genitori italiani, per una medicina consapevole e in grado di valorizzare il principio basilare di "precauzione".
UNA QUALITA' DEI VACCINI "PUBBLICA" E CONTROLLATA
La Voce, dal canto suo, ha più volte sottolineato come l'utilizzo dei vaccini sia basilare ma vada controllato e soprattutto mai reso obbligatorio, come neanche ai tempi di hitleriana memoria. E abbiamo spesso parlato della qualità dei vaccini, un argomento invece regolarmente oscurato (come tutta la vicenda vaccini nella sua reale essenza) dai media di casa nostra.
E' stato più volte Antonio Marfella, oncologo del Pascale di Napoli, storico autore di denunce al calor bianco sul fronte dei roghi tossici nella Terra dei Fuochi, a lanciare l'allarme: "Dei vaccini va assolutamente controllata la qualità. I lotti vanno testati. I controlli devono essere capillari". Propose, vista l'importanza del tema, la creazione di un'azienda di Stato in grado di produrli in modo sicuro, garantito e ai giusti, contenuti prezzi ("succede in India, perchè non da noi?", sottolineò). Cosa che ovviamente non fanno i privati, che nei vaccini trovano un vero pozzo di San Patrizio, per le enormi quantità (senza qualità) prodotte e commercializzate.
La nostra Cassa Depositi e Prestiti finanzia ormai un po' tutto e tutti, una novella Iri. Alcuni anni fa investì, per fare un solo esempio, nella Kedrion del gruppo Marcucci, oligopolista nel ricco settore degli emoderivati. Un'azienda che scoppiava (e scoppia) di salute. Perchè quell'investimento indirizzato a chi non aveva certo bisogno di iniezioni di liquidità? E a maggior ragione oggi, perchè non investire in un'azienda che produca vaccini di interesse ovviamente pubblico, ma con un controllo dello Stato, come del resto succedeva trent'anni e passa fa con l'Anic del gruppo Montedison? Misteri di Big Pharma.
ED ECCO LE PERLE DI MAMMA RAI
E per finire un paio di perle griffate mamma Rai, sempre pronta a genuflettersi, anche lei, davanti a Big Pharma ed alla kasta in camice bianco.
Primo episodio. Tg2 del 29 dicembre, un servizio sulla giornalista morta negli Usa per il virus della peste suina (un altro allarme taroccato?). A seguire l'intervista ad un presunto esperto sul tema dei vaccini influenzali: senza neanche aver il modo di saper chi parla, nemmeno lo straccio di una striscetta (il cosiddetto sottopancia) per conoscere il nome e la qualifica dello stesso (sic) esperto. Miracolo del Tg2 firmato dal fresco direttore Gennaro Sangiuliano, oggi legatissimo a Matteo Salvini e all'epoca portaborse di Sua Sanità Franco De Lorenzo e della sua dinasty.
Secondo episodio, ben più eclatante. Mamma Rai, nelle neo versione gialloverde, ha subito messo al bando, dopo qualche giorno di uscite, uno spot sulle denunce nei confronti della malasanità e degli errori medici. Testimonial un volto noto per la Rai, quello di Enrica Bonaccorti. "La pubblicità – scrivono i giornali – aveva suscitato la protesta dei medici". E così a viale Mazzini abbassano il capo e obbediscono.
Si trattava, viene giustificato, di una "società privata che pubblicizzava la possibilità di chiedere risarcimenti per episodi di malasanità ed errori medici".
Perchè non bloccarla prima dell'uscita, se c'era qualche problema? Tanto per ricordare, il sito di riferimento era obiettivo.risarcimento.it e il numero al quale la Bonaccorti invitava a rivolgersi era lo 0422.301139. Meglio far sapere, e conoscere, piuttosto che ignorare, e oscurare.
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Il problema è che questa conclusione del più grande conflitto mondiale dei tempi moderni non appare in nessun testo di storia, anche se il piano dei nazisti per creare una loro struttura organizzativa segreta a livello mondiale era già stato rivelato dal libro “The Nazis go Underground” (I nazisti vanno in clandestinità) di Curt Riess, pubblicato dalla Doubleday, Doran and Co., Inc. di Garden City, New York, nel 1944. E quindi ben un anno prima che gli eserciti alleati costringessero alla resa i riottosi seguaci di Hitler. Riess era quello che oggi definiremmo un giornalista scrittore, ma anche un avventuriero, di una certa classe. Curt Martin Riess nacque il 26 gennaio del 1902 a Wurzburg, in Baviera, e studiò Filosofia, Letteratura ed Economia a Berlino, Monaco, Heidelberg, Zurigo e Parigi. A Berlino divenne giornalista, ma presto dovette fuggire a causa dell’avvento di Hitler al potere. Nel 1934 era cronista del Paris Soir, uno dei più grandi quotidiani europei di quel tempo, che lo inviò negli Stati Uniti come corrispondente. Il Paese gli piacque e nel 1938 divenne cittadino statunitense. Da quel momento si mise a girare tra New York, Londra, Parigi e Hollywood come giornalista freelance. Pare, però, che lavorasse anche per i servizi segreti americani e, infatti, la fine della guerra lo
vede a Berchtesgaden, il rifugio favorito di Hitler sulle Alpi bavaresi. Tornò quindi a New York, per poi trasferirsi nuovamente in Baviera dove avrebbe voluto vivere. Ma ancora una volta cambiò idea e nel 1952 si trasferì definitivamente in Svizzera, dove poi morì alla rispettabile età di 90 anni. Oltre a “The Nazis go Underground”, di lui si conoscono i precedenti libri “Total Espionage” (Spionaggio Totale), Edizioni Putnam, 1941; “Underground Europe” (L’Europa Clandestina), Edizioni Dial, 1942; e il successivo “The Berlin Story” (La Storia di Berlino), Edizioni Dial, 1952, nel quale descrive il confronto tra Est e Ovest nella capitale tedesca a guerra finita. Nel suo libro “The Nazis go Underground” Riess descrive nei dettagli, mostrando una profonda conoscenza del mondo tedesco e dei nazisti in particolare, ciò che Hitler e i suoi stavano preparando da tempo, dopo aver dichiarato guerra al mondo intero. Da buoni tedeschi, i nazisti avevano già pronto un Piano B da utilizzare nel caso, da loro considerato molto probabile, che avrebbero perso la guerra. Riess avvertiva così i suoi amici americani e inglesi dei preparativi in atto, ma a quanto pare nessuno gli volle dare retta. Almeno apparentemente. Per cui, a guerra conclusa, nessuno volle prendere come probabile la fuga del dittatore tedesco in Sud America, passando dalla Spagna del generalissimo Franco. E, almeno ufficialmente, nessuno lo cercò o tentò di neutralizzare la potente struttura economica che i tedeschi avevano costruito negli anni in Sud America e in buona parte del mondo.
Perché questo avvenne? La risposa la troviamo nel libro “The Rise of the Forth Reich - The secret societes that threaten to take over America” (L’ascesa del Quarto Reich - Le società segrete che minacciano di impossessarsi dell’America), Edizioni New York Times Bestseller, di Jim Marrs. Giornalista e scrittore di chiara fama negli Stati Uniti, non risulta che le sue opere siano mai state tradotte in italiano. Marrs è nato il 5 dicembre 1943 a Fort Worth, in Texas, dove si è laureato in giornalismo presso la locale University of North Texas. Successivamente ha conseguito anche un Master alla Graduate School of Texas Tech, a Lubbok, prima di passare a tempo pieno alla professione del giornalista. Per un certo periodo di tempo ha lavorato anche per i servizi di intelligence del suo Paese durante la guerra del Vietnam. A dare notorietà a Marrs sono stati i suoi libri, tutti documentatissimi e pieni di notizie. Uno per tutti: “Crossfire: the Plot that killed Kennedy” (Tiro incrociato: il complotto che uccise Kennedy), dal quale Oliver Stone ha tratto il film sul 35° presidente americano, assassinato a Dallas nel 1963. Jim Marrs è morto a Springtown, nel suo adorato Texas, il 2 agosto 2017. Aveva 74 anni.
avrebbe difeso anche l’esistenza impedendo che qualcuno potesse in qualche modo mettersi sulle sue tracce. Questo sarebbe avvenuto in segreto, è ovvio. Perché l’intelligence americana avrebbe seguito tutte le tracce lasciate dal dittatore tedesco e dai suoi accoliti, affinché non creassero ulteriori danni. Il tutto per coprire diversi miliardari americani (stiamo parlando del Gotha della finanza mondiale) che non solo avrebbero continuato a trafficare con i nazisti durante la guerra, ma avrebbero anche rifornito il loro esercito mentre in Europa le truppe americane combattevano i tedeschi e i loro alleati. Per esempio, erano americani i rifornimenti che riceveva il generalissimo Franco durante la guerra civile spagnola. Il silenzio su questi avvenimenti sarebbe stata la polizza di assicurazione per Hitler e i suoi prima che i soldati russi del generale Zukov issassero la bandiera rossa sulle rovine del Reichstag.