Il
Decreto Romani, con il quale l'Italia da attuazione alla direttiva europea
AVMSD (
Audiovisual Media Services Directive), interpreta in maniera tutta italiana il principio condivisibile della Commissione Europea, secondo il quale la trasmissione di materiale audiovisivo deve rispondere agli stessi criteri indipendentemente dal media sul quale transita.
Quello cui il governo si guarda bene dal dare attuazione è il
considerando 16 della stessa direttiva europea, che chiarisce
inequivocabilmente cosa deve rientrare in questa regolamentazione e cosa no.
«La definizione di servizio di media audiovisivo non dovrebbe comprendere le attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse.»
Romani avrebbe potuto ricopiare il testo tale e quale, ma non sarebbe stato Romani, cioè il paladino del
protezionismo televisivo e del controllo dell'informazione. Così ridefinisce nel seguente modo la direttiva europea:
«Non
rientrano nella nozione di servizio media audiovisivo i servizi
prestati nell’esercizio di attività principalmente non economiche e che
non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, fermo
restando che rientrano nella predetta definizione i servizi, anche
veicolati mediante siti internet, che comportano la fornitura o la
messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il
contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale.»
Sparisce
il riferimento ai siti internet privati, sparisce il riferimento agli
utenti privati così come spariscono i riferimenti alle paroline
magiche: condivisione, scambio, comunità di interesse. In cambio, con
una tortuosità degna del miglior azzeccagarbugli, si dice che se
pubblichi video per uno scopo non precipuamente economico,
non rientri nella definizione (
qui fingono di recepire le indicazioni), fermo restando che
ci rientri (
e qui si fanno i cazzi loro) perchè
metti a disposizione immagini animate (ma che è... un manga?), sonore e
non (infatti la rete è piena di clip muti) nelle quali il contenuto
audiovisivo non ha ovviamente
carattere incidentale.
Carattere incidentale? In quale video, sul tubo, il
contenuto video potrebbe mai avere
carattere incidentale?
Sarebbe come aprire una concessionaria all'interno della quale la
presenza di automobili avesse carattere incidentale, o come farsi una
scopata nella quale l'attività sessuale abbia carattere puramente
incidentale.
Io credo che l'unica cosa davvero a carattere incidentale è il
cervello del legislatore italiano, o più precisamente la sua
onestà.
Ieri sera tardi ho incontrato
Guido Scorza alla stazione centrale di Milano. Guido è il Presidente dell'
Istituto per le Politiche dell'Innovazione. E' avvocato, giornalista, membro di mille consigli, ma soprattutto è un uomo ragionevole e di
buon senso. Se conosciamo con largo anticipo gran parte delle minacce che la
banda bassotti IV perpetra costantemente ai danni della rete, lo dobbiamo anche e soprattutto a lui.
Perchè non posso avere uno Scorza come Ministro dei Beni e delle Attività Culturali? Anzi, lo voglio a capo di un
nuovo ministero che subito istituirò, alla mia prima Presidenza del Consiglio: il
Ministero della Rete.
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