31 agosto 2026

Statonote e spazi di sovranità - NINO GALLONI



Per trent'anni ci hanno spiegato che i soldi non ci sono. Che il vincolo è esterno, tecnico, indiscutibile. Che l'unica politica economica possibile è la contabilità. Oggi l'ordine monetario nato a Bretton Woods si sta sfilacciando: le banche centrali comprano oro, gli scambi si spostano su valute locali, il dollaro non è più un destino. E l'Italia sta a guardare, ma siccome siamo in vista delle elezioni, parliamo di cosa dovrebbe fare il prossimo governo in termini di politiche economiche, di contrasto alla deindusstrializzaione e all'inflazione. Il dollaro potrebbe non essere più un destino incontrastabile. Ne parliamo con Nino Galloni, economista, saggista. Intervista a cura di Jeff Hoffman 19 ago 2026.

IN QUESTA PUNTATA
▪️ Quali suggerimenti al governo che verrà?
▪️ Statonote, sovranità monetaria, moneta fiscale
▪️ De-dollarizzazione e mondo post-angloamericano: quanto è reale, quanto è retorica
▪️ Federico Caffè, Enrico Mattei, Aldo Moro, Bettino Craxi - un unico filo

https://www.youtube.com/watch?v=lkXfx-bUqWk

28 agosto 2026

L’ombra di Ustica su Ramstein: la morte dei due testimoni



Il 28 agosto 1988, durante l'air show Flugtag '88 nella base NATO di Ramstein, nella Germania Ovest, la collisione tra tre velivoli delle Frecce Tricolori davanti a oltre 300mila spettatori trasformò una giornata di festa nel più grave disastro della storia delle esibizioni acrobatiche: 70 morti, tra cui i piloti Ivo Nutarelli, Mario Naldini e Giorgio Alessio, e centinaia di feriti.

Ma due di quei piloti, Nutarelli e Naldini, non erano nomi qualsiasi. La sera del 27 giugno 1980 volavano vicino al DC-9 Itavia di Ustica e avevano lanciato un codice di allarme di guerra aerea, diventando testimoni scomodi di quella notte. A quasi 40 anni dall'incidente resta il dubbio che a Ramstein non ci sia stato solo un errore umano, e che dietro la morte dei due uomini che "sapevano troppo" si nasconda l'ultimo capitolo irrisolto del mistero di Ustica.

Ne parliamo con Massimiliano Giannantoni, giornalista Sky TG24 e autore del documentario "Inferno a Ramstein". 10 ago 2026.

Capitoli:

00:00 – Introduzione: Ramstein e il legame con Ustica
01:45 – Il legame tra i due piloti e la notte di Ustica
02:43 – La dinamica dell'incidente: la manovra del cardioide
04:01 – I dubbi sulla ricostruzione ufficiale
07:21 – Autopsia mai eseguita e carte mancanti
11:03 – La sequenza di errori attribuita a Nutarelli
12:37 – L'ipotesi meccanica e i rottami sciolti
17:00 – Il sentimento dei piloti verso Ustica: le testimonianze
20:36 – Le perquisizioni del 1988 e il Codice 73
25:56 – La storia di Crociani, le minacce e la morte sospetta
32:11 – La domanda allo Stato italiano e le piste ancora aperte

https://www.youtube.com/watch?v=BeifB-gzxOc

27 agosto 2026

Oltre il Mito: I Nuovi Storici, le Risoluzioni Inattese e le Voci Dissidenti di Israele

Neturei karta

Oltre il Mito: I Nuovi Storici, le Risoluzioni Inattese e le Voci Dissidenti di Israele

Per decenni, la narrazione ufficiale sulla nascita di Israele è stata un monolite incrollabile: un popolo senza terra che torna in una terra senza popolo, costretto a difendersi da aggressioni ingiustificate. Tuttavia, a partire dalla fine degli anni '80, un gruppo di ricercatori ha scardinato queste certezze. Grazie all'apertura degli archivi di stato, i cosiddetti "Nuovi Storici" hanno rivelato un quadro ben più complesso, fatto di espulsioni pianificate, opportunità di pace mancate e risoluzioni internazionali sistematicamente ignorate. Questo approfondimento esplora le figure chiave di questa rivoluzione storiografica, le risoluzioni ONU dimenticate e le voci – religiose e laiche – che si oppongono al sionismo dall'interno stesso dell'ebraismo.


1. I Nuovi Storici: Decostruire le Fondamenta

Il termine "Nuovi Storici" (Ha-Historionim Ha-Hadashim) è stato coniato nel 1988 da Benny Morris, lo storico che per primo ha avuto il coraggio di utilizzare i documenti declassificati per sfidare la versione ufficiale degli eventi del 1948. Il loro lavoro non è mera accademia: ha fornito le basi intellettuali per comprendere le radici del conflitto israelo-palestinese al di là della propaganda.

I Tre Pilastri del Movimento

Benny Morris, con la sua opera fondamentale La nascita del problema dei rifugiati palestinesi 1947-1949, ha dimostrato che l'esodo palestinese (la Nakba) non fu causato principalmente da ordini di fuga lanciati dai leader arabi, come sostenuto da Tel Aviv per decenni. Morris ha provato che l'esodo fu il risultato di espulsioni dirette, attacchi militari e guerre psicologiche condotte dalle milizie sioniste e dal neo-esercito israeliano. Sebbene Morris abbia mantenuto una posizione sionista critica, giustificando molte azioni come necessarie per la sopravvivenza dello Stato, i suoi dati hanno aperto la strada a interpretazioni più radicali.

Tra questi spicca Ilan Pappé, storico di origine ebraica che ha spinto le conclusioni di Morris alle loro estreme conseguenze morali. Nel suo libro La pulizia etnica della Palestina, Pappé sostiene che l'esodo non fu un effetto collaterale della guerra, ma l'obiettivo centrale del "Piano Dalet" (Plan D), un progetto sistematico di svuotamento demografico della Palestina storica. Pappé non esita a usare il termine giuridico "pulizia etnica" per descrivere gli eventi del 1948, citando la distruzione di oltre 500 villaggi e massacri come quello di Deir Yassin. Le sue posizioni gli sono costate l'allontanamento dall'Università di Haifa e il trasferimento nel Regno Unito, dove oggi insegna all'Università di Exeter e sostiene attivamente il movimento BDS.

Completa la triade Avi Shlaim, storico di origine irachena autore di Il muro di ferro: Israele e il mondo arabo. Shlaim ha concentrato la sua ricerca sulla diplomazia, smontando il mito secondo cui Israele avrebbe sempre cercato la pace. Analizzando la dottrina del "Muro di Ferro", Shlaim documenta come leader come David Ben-Gurion abbiano spesso respinto iniziative di pace arabe (inclusi approcci dalla Giordania) per consolidare i confini con la forza, preferendo la certezza della vittoria militare all'incertezza del compromesso territoriale.

25 agosto 2026

La Mercificazione dell'Umano: Dati, Corpi e Silenzio

La Mercificazione dell'Umano: Dati, Corpi e Silenzio Mercificazione

La Mercificazione dell'Umano: Dati, Corpi e Silenzio

Tre casi studio su come tecnologia, legge e mercato trasformano le persone in prodotti

Viviamo in un'epoca in cui l'essere umano è stato scomposto in due risorse estrattive principali: i nostri dati e la nostra percezione (il "noi" digitale) e i nostri corpi e la nostra biologia (il "noi" fisico). Tre eventi recenti e apparentemente distanti – l'evoluzione di Pokémon Go, la firma del Stop Nick Shirley Act in California e le attività della clinica BioTexCom in Ucraina – rivelano in realtà un filo conduttore inquietante. Essi dimostrano come un sistema globale stia progressivamente sfruttando, proteggendo selettivamente o vendendo queste risorse, priorizzando il profitto e il controllo strategico sui diritti individuali e sulla verità.

1. Pokémon Go: L'Estrazione Inconsapevole dei Dati

Il Concetto: Il cittadino come sensore umano gratuito.

Quello che è nato come un fenomeno di gioco di realtà aumentata si è trasformato in una delle più grandi operazioni di mappatura della storia. Per anni, milioni di giocatori di Pokémon Go hanno scansionato strade, parchi ed edifici per "cacciare" creature virtuali. Queste azioni, percepite come innocuo divertimento, hanno generato circa 30 miliardi di scansioni del mondo reale.

Questi dati non sono rimasti nei server di Niantic, la società sviluppatrice, solo per migliorare il gioco. Sono stati utilizzati per addestrare il Visual Positioning System (VPS), una tecnologia di navigazione che permette di localizzare oggetti e persone senza segnale GPS, confrontando ciò che una fotocamera vede con un modello 3D preesistente. Oggi, la divisione tecnologica di Niantic, Niantic Spatial, ha stretto una partnership con Vantor (precedentemente Maxar Intelligence), un colosso della difesa che fornisce servizi al Pentagono e alla CIA. L'obiettivo è integrare questa mappatura terrestre nei sistemi di navigazione per droni militari, permettendo loro di operare anche in ambienti dove il segnale satellitare è disturbato o assente.

24 agosto 2026

L'INGANNO DEL SECOLO: Il diario privato di Fauci rivela uno scandalo tremendo



Il 29 luglio 2026 Anthony Fauci si è appellato al Quinto Emendamento oltre cento volte davanti al Senato americano.

Sul tavolo della commissione c'erano i diari di Fauci: oltre mille pagine di annotazioni quasi quotidiane, da dicembre 2019 a dicembre 2022, scritte su un computer del governo federale e rese pubbliche dal senatore Rand Paul.

Accanto ai diari, i documenti di spesa. Nel 2014 il NIAID assegna 3,75 milioni di dollari a EcoHealth Alliance per uno studio sui coronavirus dei pipistrelli. Di quella cifra, 598 mila dollari arrivano all'Istituto di Virologia di Wuhan. Nell'ottobre 2021 il vicedirettore del NIH, Lawrence Tabak, mette per iscritto che in quel laboratorio è stato costruito un virus chimerico e che i risultati non furono segnalati nei tempi previsti dal contratto.

Poi c'è la grazia preventiva firmata da Joe Biden il 19 gennaio 2025: copre Fauci a partire dal 1° gennaio 2014, cinque anni prima della pandemia.

In Italia, nel frattempo, nessuna commissione ha mai chiesto conto di quelle decisioni. 6 ago 2026.

https://www.youtube.com/watch?v=g0n2wfbd2Bw

18 agosto 2026

The Capitalist Supreme Soviet: The Silent Rise of the Three Giants That Replaced the Free Market

BlackRock, Vanguard, State Street

Imagine an invisible entity, devoid of any political seat and elected by no citizen, that holds the command keys to every strategic sector of your daily existence. This entity indirectly decides the price of the food you eat, which medicines will cure you, what car you will drive, which news you will read on social networks, and even which weapons will be produced to fuel global conflicts. This is not the plot of a dystopian novel by George Orwell, nor a conspiracy from a spy thriller. It is the structured, documented, and verifiable reality of the global economy in 2026.

At the center of this system operate just three actors: BlackRock, Vanguard, and State Street. Collectively known as the "Big Three", these asset management giants control over $30 trillion in assets. To grasp the scale of this figure, it exceeds the Gross Domestic Product (GDP) of the United States, China, and Japan combined. However, the truly alarming data lies not in the sheer financial size, but in the capillary pervasiveness of their control. Through a sophisticated mechanism of "common ownership," these three firms have become the top institutional shareholders of almost every major corporation listed in Western markets, effectively transforming the free market into an oligopoly managed centrally by a narrow financial elite based in New York and Boston.

The Death of the "Invisible Hand" and the Birth of the Central Planner

For over two centuries, Western economics has founded its legitimacy on the metaphor of the "invisible hand," coined by the Scottish philosopher and economist Adam Smith in his seminal work "The Wealth of Nations" (1776). According to this theory, competition among entrepreneurs driven by self-interest would inadvertently but effectively lead to maximum welfare for the entire community, lowering prices and stimulating innovation.

Today, that invisible and decentralized hand has been replaced by a "visible hand," extremely concrete and centralized. Regulatory data filed with the SEC (Securities and Exchange Commission) of the United States shows that BlackRock, Vanguard, and State Street collectively hold between 20% and 25% of the voting rights in almost every company composing the S&P 500 index. In a system where share ownership is fragmented among millions of passive small investors, a voting block of 20-25% equates to de facto control. One does not need an absolute majority to dictate terms; being the coherent reference shareholder is enough to appoint boards of directors, approve colossal mergers, and determine global strategies.

This concentration violates the fundamental premise of Smith: competition. When the same entity is the top shareholder of both Coca-Cola and PepsiCo, of ExxonMobil and Chevron, of General Motors and Ford, the incentive to compete aggressively on prices vanishes. Why destroy a competitor if both belong to the same portfolio? The result is "domesticated competition," where prices remain artificially high and disruptive innovation is often curbed to protect the stability of sector profits.

17 agosto 2026

Il Soviet Supremo Capitalista: L'Ascesa Silenziosa dei Tre Giganti che Hanno Sostituito il Libero Mercato

BlackRock, Vanguard, State Street

Immaginate un'entità invisibile, priva di sede politica e non eletta da alcun cittadino, che detiene le chiavi di comando di ogni settore strategico della vostra esistenza. Questa entità decide indirettamente il prezzo del cibo che mangiate, quali farmaci vi cureranno, con quale auto vi sposterete, quali notizie leggerete sui social network e persino quali armi verranno prodotte per alimentare i conflitti globali. Non è la trama di un romanzo distopico di George Orwell, né una cospirazione da film di spionaggio. È la realtà strutturale, documentata e verificabile dell'economia globale del 2026.

Al centro di questo sistema operano tre soli attori: BlackRock, Vanguard e State Street. Conosciuti collettivamente come i "Big Three", questi colossi della gestione patrimoniale controllano oltre 30.000 miliardi di dollari di asset. Per comprendere la portata di questa cifra, basti pensare che supera il Prodotto Interno Lordo (PIL) degli Stati Uniti, della Cina e del Giappone messi insieme. Tuttavia, il dato veramente allarmante non risiede nella semplice dimensione finanziaria, ma nella pervasività capillare del loro controllo. Attraverso un meccanismo sofisticato di "proprietà comune" (common ownership), queste tre società sono diventate i primi azionisti istituzionali di quasi tutte le grandi corporation quotate nei mercati occidentali, trasformando di fatto il libero mercato in un oligopolio gestito centralmente da una ristretta élite finanziaria con sede a New York e Boston.

La Morte della "Mano Invisibile" e la Nascita del Pianificatore Centrale

Per oltre due secoli, l'economia occidentale ha fondato la propria legittimità sulla metafora della "mano invisibile", coniata dal filosofo ed economista scozzese Adam Smith nella sua opera seminale "La ricchezza delle nazioni" (1776). Secondo questa teoria, la concorrenza tra imprenditori mossi dal proprio interesse egoistico avrebbe portato, involontariamente ma efficacemente, al massimo benessere per l'intera collettività, abbassando i prezzi e stimolando l'innovazione.

Oggi, quella mano invisibile e decentralizzata è stata sostituita da una "mano visibile", estremamente concreta e centralizzata. I dati regolamentari depositati presso la SEC (Securities and Exchange Commission) degli Stati Uniti mostrano che BlackRock, Vanguard e State Street detengono congiuntamente tra il 20% e il 25% dei diritti di voto in quasi tutte le aziende che compongono l'indice S&P 500. In un sistema dove la proprietà azionaria è frammentata tra milioni di piccoli risparmiatori passivi, un blocco di voto del 20-25% equivale a un controllo di fatto. Non serve la maggioranza assoluta per dettare legge: basta essere l'azionista di riferimento coerente per nominare i consigli di amministrazione, approvare fusioni colossali e determinare le strategie globali.

Questa concentrazione viola il presupposto fondamentale di Smith: la concorrenza. Quando lo stesso soggetto è il primo azionista di Coca-Cola e di PepsiCo, di ExxonMobil e di Chevron, di General Motors e di Ford, l'incentivo a competere aggressivamente sui prezzi svanisce. Perché distruggere un concorrente se entrambi appartengono allo stesso portafoglio? Il risultato è una "concorrenza addomesticata", dove i prezzi rimangono artificialmente alti e l'innovazione disruptiva viene spesso frenata per proteggere la stabilità dei profitti di settore.

14 agosto 2026

Panama: Il Secolo dell’Ombra. Da Rifugio Nazista a Hub Globale dell’Intelligence e della Finanza Occulta

Panama

C’è un luogo sulla mappa del mondo che, per quasi un secolo, ha funzionato come un "hard disk esterno" criptato per il potere globale. Un paese dove dittatori, spie, banchieri e criminali hanno trovato rifugio, protezione e anonimato. Quel luogo è Panama.

La storia di questa nazione centroamericana non è solo quella del suo famoso canale, ma è la cronaca di come l’opacità sia stata elevata a sistema di stato. Dalle reti di fuga dei nazisti dopo la Seconda Guerra Mondiale, passando per le operazioni coperte della CIA e del Mossad durante la Guerra Fredda, fino ai colossali scandali finanziari dei Panama Papers, il filo conduttore è uno: Panama come piattaforma operativa per ciò che non deve esistere alla luce del sole.

Questo report ricostruisce, attraverso documenti, inchieste giornalistiche e rivelazioni storiche, la rete di connessioni che lega figure apparentemente distanti come Otto Skorzeny, Manuel Noriega, Michael Harari e Ahmed Huber, dimostrando come il destino di Panama sia stato scritto da mani invisibili.


1. Le Fondamenta: L’Eredità Nazista e le Prime Reti (1945-1970)

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, mentre l’Europa cercava giustizia, una rete di esuli nazisti trovava in Sud America una seconda casa. Panama, con il suo segreto bancario e la sua posizione strategica, divenne un nodo cruciale di questa rete.

12 agosto 2026

10 agosto 2026

RES NOSTER PUBLICA PARTE 2: Dalla Strategia della Tensione alla Gabbia dell’Euro

euro

Titolo: Res Noster Publica Italica (Parte 2): Dalla Strategia della Tensione alla Sovranità Limitata dell’Euro

Sottotitolo: Come la fine della Guerra Fredda e l’adozione della moneta unica hanno trasformato il controllo militare in tutela finanziaria, perfezionando la "Res Noster Publica" come sistema di compartimentazione tra crimine organizzato, burocrazia romana e poteri esteri.

Se la Prima Repubblica fu costruita sulla paura del comunismo e sull’impunità di stato, la fine della Guerra Fredda ha segnato il passaggio a una forma di controllo più sottile ma non meno vincolante: la tutela finanziaria. La Res Noster Publica Italica ha evoluto i suoi meccanismi: alle mafie storiche e ai servizi deviati si sono sostituiti (o affiancati) i mercati finanziari e la tecnocrazia europea, mantenendo intatta la logica di compartimentazione che tiene i cittadini nell’ignoranza e i regnanti sotto controllo esterno.

La Strategia della Tensione e gli Anni di Piombo

Tra la fine degli anni '60 e gli anni '80, l’Italia divenne il teatro di una guerra occulta per impedire qualsiasi deriva autonoma o avvicinamento al PCI.

  • Portella delle Ginestre fu solo il preludio. Stragi come Piazza Fontana (1969), Piazza della Loggia (1974) e la Stazione di Bologna (1980) furono parte di una strategia volta a creare tensione sociale, giustificare colpi di stato mancati e mantenere l’Italia nell’orbita atlantica [12].
  • I servizi segreti italiani (SID), sotto la supervisione di CIA e MI6, manipolarono gruppi neofascisti (come Ordine Nuovo) e sfruttarono le frange deviate del terrorismo rosso. In questa fase, la Res Noster Publica operava come un sistema a compartimenti stagni: le mafie fornivano logistica, i servizi deviati copertura, e i politici (spesso ignari del quadro generale) gestivano le conseguenze. L’obiettivo era chiaro: nessuna alternativa al sistema DC-NATO [13].
  • La "pelle degli italiani" fu il prezzo di questa stabilità: centinaia di morti innocenti e una democrazia ferita, dove la verità giudiziaria fu spesso sacrificata alla ragion di stato.

09 agosto 2026

RES NOSTER PUBLICA PARTE 1: L’Architettura del Controllo – Dal Risorgimento alla Guerra Fredda

Charles III

Titolo: Res Noster Publica Italica: Due Secoli di Realpolitik Angloamericana tra Risorgimento, Guerre Mondiali e Strategia della Tensione

Sottotitolo: Un’analisi documentata su come gli interessi strategici di Londra e Washington abbiano plasmato la storia italiana, utilizzando leader, rivoluzionari e persino la criminalità organizzata come pedine di una "Res Noster Publica" compartimentata, mentre il costo finale veniva pagato sulla pelle dei cittadini.

La narrazione ufficiale della storia italiana celebra eroi, rivoluzioni e la conquista della democrazia. Tuttavia, un’analisi approfondita delle carte geopolitiche rivela un filo rosso ininterrotto: l’Italia non è mai stata pienamente sovrana, ma ha agito come zona cuscinetto, laboratorio strategico e asset finanziario per le potenze angloamericane. Dalla nascita dello Stato unitario fino alla Prima Repubblica, ogni snodo cruciale è stato guidato non dall’idealismo, ma dalla Realpolitik di Londra e, successivamente, di Washington. Al centro di questo sistema opera una struttura occulta che possiamo definire Res Noster Publica Italica: un’entità ibrida dove le mafie a conduzione familiare del meridione e le nuove élite burocratiche centralizzate di Roma si fondono in una logica di compartimentazione tipicamente mafiosa. Questa struttura garantisce la mancanza di trasparenza, mantiene i cittadini in uno stato di ignoranza e conflittualità utile ai regnanti, i quali sono a loro volta compartimentati e controllati dalle ingerenze estere.

Il Risorgimento: Un’Ingegneria Geopolitica Britannica

L’unità d’Italia non fu solo un moto popolare, ma un’operazione di ingegneria geopolitica orchestrata dal Foreign Office britannico per proteggere la rotta verso l’India e il futuro Canale di Suez.

  • Lord Palmerston, primo ministro britannico, e il suo ministro degli esteri Lord John Russell, fornirono la copertura diplomatica essenziale a Camillo Benso, conte di Cavour. Senza il supporto britannico al Congresso di Parigi (1856), la "questione italiana" non sarebbe mai stata internazionalizzata [1].
  • Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi, fu oggetto di un "culto" popolare in Inghilterra funzionale a destabilizzare l’ordine conservatore. Durante la Spedizione dei Mille (1860), la Royal Navy, sotto il comando dell’ammiraglio Rodney Mundy, garantì una "neutralità benevola" che di fatto bloccò la marina borbonica, permettendo lo sbarco in Sicilia [2]. Non vi furono lettere di corsa ufficiali, ma un supporto logistico e finanziario privato (comitati garibaldini) che rese possibile l’impresa [3].
  • Il risultato? Un’Italia unita, debole militarmente ma strategicamente allineata, pronta a fare da baluardo contro la Francia e l’Austria nel Mediterraneo centrale, primo tassello della futura Res Noster Publica.

04 agosto 2026

Quale ordine internazionale? Analisi dell'intervento di Thierry Meyssan e Report sull'Autore

Thierry Meyssan

Pubblichiamo di seguito la sintesi dettagliata dell'intervento tenuto da Thierry Meyssan il 4 novembre 2023 alla conferenza «Amicizia con la Russia» organizzata dalla rivista Compact a Magdeburgo, in Germania, seguita da un report approfondito sull'autore.

Sintesi: Quale ordine internazionale?

Contesto e Tesi Centrale

La tesi fondamentale di Thierry Meyssan distingue due concezioni contrapposte dell'ordine mondiale che si scontrano nei teatri del Donbass e di Gaza: non si tratta di una scelta tra ordine unipolare (dominato da una singola potenza) e ordine multipolare (dominato da un gruppo di potenze), bensì della questione fondamentale del rispetto della sovranità nazionale di ciascun Paese.

Meyssan contrappone l'"ordine mondiale fondato su regole" (imposto dagli anglosassoni) al Diritto internazionale (basato sul rispetto dei trattati e della sovranità statale).

Sviluppo Storico del Diritto Internazionale

Meyssan fa risalire il principio della sovranità degli Stati ai Trattati di Vestfalia del XVII secolo, riconfermati dal Congresso di Vienna del 1815. Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, lo zar Nicola II convocò le Conferenze dell'Aia (1899 e 1907) per istituire strumenti di pace duratura. Grazie all'impulso del francese Léon Bourgeois (premio Nobel per la pace), fu istituita una Corte internazionale di arbitrato.

Un contributo fondamentale venne dal ministro dello zar, Frederic Fromhold de Martens, il quale fece convenire alla Conferenza che, durante un conflitto armato, le popolazioni e i belligeranti dovessero essere tutelati dai principi frutto «delle consuetudini affermate tra nazioni civilizzate, delle leggi dell'umanità e delle esigenze della pubblica coscienza»¹.

01 agosto 2026

Il Progetto della "Grande Israele" è una Frode: Analisi di un Articolo di Michel Chossudovsky

The Greater Israel Project is a Fraud

Nel turbolento scacchiere mediorientale, dove le narrazioni si scontrano con la stessa ferocia delle armi, emerge periodicamente un'analisi capace di scardinare le certezze del discorso politico convenzionale. È il caso del recente lavoro del professor Michel Chossudovsky, intitolato "The Greater Israel Project is a Fraud" (Il progetto della Grande Israele è una frode), pubblicato sulla piattaforma Global Research e realizzato in collaborazione con l'analista Drago Bosnic^1. L'articolo, disponibile anche in formato video, non si limita a criticare le politiche israeliane, ma attacca frontalmente la legittimità stessa del concetto geopolitico di "Grande Israele", definendolo una costruzione artificiosa e ingannevole.

Il Cuore dell'Analisi: Una Costruzione Geopolitica Artificiosa Secondo Chossudovsky, il progetto della "Grande Israele" non è un'iniziativa storica o un diritto legittimo, ma una "frode" pianificata strategicamente nel XXI secolo per giustificare conquiste militari e insediamenti permanenti in tutto il Medio Oriente. L'autore argomenta che questa narrazione venga utilizzata come copertura per un'agenda molto più ampia, che trascende i confini regionali. Il punto cruciale della tesi risiede nell'identificazione di Israele non come un attore statale indipendente che persegue i propri interessi nazionali, ma come un de facto membro della NATO e uno stato proxy degli Stati Uniti d'America^2.