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19 ottobre 2026

L'altra Europa, gli "accordi segreti" e il caso Mattei: un'inchiesta tra mito e realtà

L'Altra Europa

L'altra Europa, gli "accordi segreti" e il caso Mattei: un'inchiesta tra mito e realtà

L'Unione Europea come esperimento esoterico pilotato da una "Struttura" millenaria? Il libro L'altra Europa di Paolo Rumor, Loris Bagnara e Giorgio Galli mescola fatti storici reali e interpretazioni cospirative. Un'inchiesta che incrocia archivi desecretati, perizie giudiziarie e storiografia — senza smentire il fascino della narrazione, ma senza confonderla con la storia.

Non c'è bisogno di credere alla "Struttura" occulta per restare colpiti da L'altra Europa. Il merito del libro non è "aver scoperto la cospirazione", ma aver dato una forma mitica a qualcosa di reale: un potere che si trasmette per cooptazione, per segreto, per gerarchia. È leggendo in parallelo il mito e i documenti — senza annullare l'uno nell'altro — che questa storia diventa davvero inquietante. L'Altra Europa.

1. La tesi del libro: una "Struttura" millenaria

Secondo L'altra Europa, l'integrazione europea non sarebbe nata spontaneamente dopo il 1945, ma sarebbe l'attuazione di un "Progetto" gestito da una Struttura occulta (o "Organizzazione"), attiva da secoli o millenni, con radici in tradizioni massoniche, rosacrociane e in un presunto sapere antidiluviano. Il cuore documentale è il memoriale di Giacomo Rumor, avvocato e dirigente cattolico di Vicenza, descritto come fiduciario del Vaticano (via Montini) e di De Gasperi. La Struttura è descritta come tripartita e operante "per compartimenti stagni", con una lista di "aderenti" che va dai tempi biblici al Novecento.

15 ottobre 2026

Il Grande Inganno: Come l'Europa è stata separata dalla Russia e dalle risorse della Siberia (EN | ES | FR | DE) Parte 2 di 2

Eurasia

4. Il Contesto Storico: Il Progetto "Da Lisbona a Vladivostok"

L'idea di un'Europa unita che si estende fino alla Russia non è una novità, ma un progetto geopolitico di lungo corso che è stato sistematicamente sabotato.

4.1 L'Origine Gaullista

La visione risale chiaramente a Charles de Gaulle. Già negli anni '60, il presidente francese auspicava un'Europa delle nazioni sovrane, libera dalla dominazione delle superpotenze. Nel 1966, durante un discorso a Mosca, de Gaulle propose ufficialmente un'Europa che si estendesse "dall'Atlantico agli Urali". L'obiettivo era creare un contrappeso strategico all'egemonia angloamericana, reintegrando la Russia nel concerto europeo per diluire l'influenza degli Stati Uniti.

Fonte: Wikipedia - Charles de Gaulle; French-Soviet Joint Declaration of June 30, 1966.

4.2 La Riproposizione Russa

Dopo la caduta del Muro di Berlino, i leader russi hanno più volte riproposto questa visione come offerta strategica all'Occidente. In un discorso tenuto a Berlino il 26 novembre 2010, il primo ministro russo Vladimir Putin invitò esplicitamente a creare una "Grande Europa" da Lisbona a Vladivostok, basata su una partnership economica e strategica. L'idea era integrare la tecnologia e il capitale europeo con le risorse naturali russe per creare un polo globale autonomo.

Fonte: Discorso di Vladimir Putin a Berlino (2010), riportato da Carnegie Endowment e analizzato in The death of Europe? Continental fates after Ukraine (R. Sakwa).

12 ottobre 2026

Il Grande Inganno: Come l'Europa è stata separata dalla Russia e dalle risorse della Siberia (EN | ES | FR | DE) Parte 1 di 2

Eurasia

Il Grande Inganno: Come l'Europa è stata separata dalla Russia e dalle risorse della Siberia (EN | ES | FR | DE)

Le recenti dichiarazioni di alcuni dei più importanti protagonisti della scena geopolitica globale hanno squarciato il velo di omertà che copriva le reali dinamiche di potere tra Stati Uniti, Europa e Russia. Non si tratta più di semplici teorie del complotto, ma di ammissioni dirette da parte di ex vertici dell'establishment americano e europeo. Emergono prove di un'ingegneria politica sistematica volta a impedire la nascita di un blocco eurasiatico autonomo, sacrificando la sovranità europea e l'accesso alle colossali risorse della Siberia.

Questa analisi dettagliata ricostruisce, attraverso fonti verificate, come la strategia del Divide et Impera sia stata applicata per mantenere l'Europa in uno stato di "vassallaggio", impedendo la realizzazione del sogno gaullista di un continente "da Lisbona a Vladivostok".

1. La Confessione di Lawrence Wilkerson: "Abbiamo comprato l'Europa"

Il punto di svolta di questa indagine è rappresentato dalle scioccanti rivelazioni di Lawrence Wilkerson, colonnello in pensione dell'esercito statunitense ed ex Capo di Gabinetto del Segretario di Stato Colin Powell durante l'amministrazione Bush. In un'intervista rilasciata il 19 agosto 2026 al professor Glenn Diesen, Wilkerson ha descritto senza mezzi termini il modus operandi degli Stati Uniti.

Secondo Wilkerson, per decenni la CIA e altri servizi di intelligence hanno lavorato sistematicamente per plasmare la politica europea. Le sue parole sono inequivocabili: «Abbiamo comprato direttori di giornali, leader sindacali, parlamentari». L'obiettivo finale, ha ammesso, era creare deliberatamente l'assetto politico attuale: «Abbiamo creato di proposito l'Europa che esiste oggi».

Nell'intervista, Wilkerson ha citato esplicitamente nomi di punta della politica contemporanea, indicando Jens Stoltenberg (Segretario generale della NATO) e Mark Rutte (ex premier olandese e suo successore alla NATO) come esempi di leader favoriti da Washington per garantire un allineamento totale agli interessi americani. Il colonnello ha identificato nel 2003, anno dell'invasione dell'Iraq e della opposizione di Francia e Germania, il momento cruciale in cui gli Stati Uniti hanno deciso di stringere la morsa sulle élite europee per evitare ulteriori dissensi.

Fonte: Intervista a Lawrence Wilkerson di Glenn Diesen, Greater Eurasia Podcast, 19 agosto 2026. Ripresa e analizzata da Naked Capitalism e VT Foreign Policy.

01 agosto 2026

Il Progetto della "Grande Israele" è una Frode: Analisi di un Articolo di Michel Chossudovsky

The Greater Israel Project is a Fraud

Nel turbolento scacchiere mediorientale, dove le narrazioni si scontrano con la stessa ferocia delle armi, emerge periodicamente un'analisi capace di scardinare le certezze del discorso politico convenzionale. È il caso del recente lavoro del professor Michel Chossudovsky, intitolato "The Greater Israel Project is a Fraud" (Il progetto della Grande Israele è una frode), pubblicato sulla piattaforma Global Research e realizzato in collaborazione con l'analista Drago Bosnic^1. L'articolo, disponibile anche in formato video, non si limita a criticare le politiche israeliane, ma attacca frontalmente la legittimità stessa del concetto geopolitico di "Grande Israele", definendolo una costruzione artificiosa e ingannevole.

Il Cuore dell'Analisi: Una Costruzione Geopolitica Artificiosa Secondo Chossudovsky, il progetto della "Grande Israele" non è un'iniziativa storica o un diritto legittimo, ma una "frode" pianificata strategicamente nel XXI secolo per giustificare conquiste militari e insediamenti permanenti in tutto il Medio Oriente. L'autore argomenta che questa narrazione venga utilizzata come copertura per un'agenda molto più ampia, che trascende i confini regionali. Il punto cruciale della tesi risiede nell'identificazione di Israele non come un attore statale indipendente che persegue i propri interessi nazionali, ma come un de facto membro della NATO e uno stato proxy degli Stati Uniti d'America^2.

31 luglio 2026

Ceuta, Gaza e l’Ombra di Kushner: La Guerra Ibrida nel Mediterraneo secondo Greenhill e Meyssan

Marocco: in migliaia a Ceuta

Mentre migliaia di migranti assaltano l’enclave spagnola di Ceuta, emergono i fili occulti di una strategia geopolitica che lega il Marocco, Israele e gli interessi USA nei Balcani. Tra le accuse di genocidio di Sánchez, i progetti immobiliari di Jared Kushner e le "lunghe mani" nelle proteste albanesi, l’analisi di come la migrazione e il dissenso siano diventati armi di coercizione statale.

Nelle ultime ore del luglio 2026, le immagini provenienti da Ceuta hanno mostrato una realtà che va ben oltre la semplice emergenza umanitaria: decine di migliaia di persone hanno travolto i confini dell’enclave spagnola in poche ore, in quella che le autorità locali definiscono la crisi più grave degli ultimi cinque anni [1]. Mentre il premier spagnolo Pedro Sánchez mobilita l’esercito e l’opposizione di Vox urla all’“invasione”, un’analisi più profonda suggerisce che quanto accaduto non sia un incidente, ma l’applicazione pratica di una teoria geopolitica precisa: l’uso della migrazione come arma di guerra ibrida.

La teoria: "Weapons of Mass Migration"

Il quadro teorico di riferimento è stato magistralmente delineato dalla studiosa Kelly Greenhill nel suo volume "Weapons of Mass Migration" (2010), oggetto di approfonditi studi sulla rivista italiana "Eurasia. Rivista di studi geopolitici". La Greenhill viene presentata come colei che ha sistematicamente “denaturalizzato” il fenomeno migratorio, dimostrando come in molti casi si tratti di "migrazioni progettate coatte" (coercive engineered migrations) [2]. Secondo questa analisi, ripresa e ampliata da autori come Daniele Perra – collaboratore storico di Eurasia ed esperto di geopolitica, filosofia e storia delle religioni – i flussi migratori possono essere deliberatamente creati o manipolati da uno Stato per strappare concessioni politiche, militari o economiche a un paese target [3]. Perra, nei suoi saggi, ha spesso indagato il rapporto tra geopolitica e le grandi strategie di potere, fornendo le chiavi di lettura per interpretare eventi apparentemente caotici come strumenti di coercizione razionale.