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31 luglio 2026

Ceuta, Gaza e l’Ombra di Kushner: La Guerra Ibrida nel Mediterraneo secondo Greenhill e Meyssan

Marocco: in migliaia a Ceuta

Mentre migliaia di migranti assaltano l’enclave spagnola di Ceuta, emergono i fili occulti di una strategia geopolitica che lega il Marocco, Israele e gli interessi USA nei Balcani. Tra le accuse di genocidio di Sánchez, i progetti immobiliari di Jared Kushner e le "lunghe mani" nelle proteste albanesi, l’analisi di come la migrazione e il dissenso siano diventati armi di coercizione statale.

Nelle ultime ore del luglio 2026, le immagini provenienti da Ceuta hanno mostrato una realtà che va ben oltre la semplice emergenza umanitaria: decine di migliaia di persone hanno travolto i confini dell’enclave spagnola in poche ore, in quella che le autorità locali definiscono la crisi più grave degli ultimi cinque anni [1]. Mentre il premier spagnolo Pedro Sánchez mobilita l’esercito e l’opposizione di Vox urla all’“invasione”, un’analisi più profonda suggerisce che quanto accaduto non sia un incidente, ma l’applicazione pratica di una teoria geopolitica precisa: l’uso della migrazione come arma di guerra ibrida.

La teoria: "Weapons of Mass Migration"

Il quadro teorico di riferimento è stato magistralmente delineato dalla studiosa Kelly Greenhill nel suo volume "Weapons of Mass Migration" (2010), oggetto di approfonditi studi sulla rivista italiana "Eurasia. Rivista di studi geopolitici". La Greenhill viene presentata come colei che ha sistematicamente “denaturalizzato” il fenomeno migratorio, dimostrando come in molti casi si tratti di "migrazioni progettate coatte" (coercive engineered migrations) [2]. Secondo questa analisi, ripresa e ampliata da autori come Daniele Perra – collaboratore storico di Eurasia ed esperto di geopolitica, filosofia e storia delle religioni – i flussi migratori possono essere deliberatamente creati o manipolati da uno Stato per strappare concessioni politiche, militari o economiche a un paese target [3]. Perra, nei suoi saggi, ha spesso indagato il rapporto tra geopolitica e le grandi strategie di potere, fornendo le chiavi di lettura per interpretare eventi apparentemente caotici come strumenti di coercizione razionale.