25 febbraio 2019

Newsletter Thomas Torelli: Siamo la foresta che cresce 🌳

Lao Tzu diceva che "fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce".
Questa foresta di consapevolezza ed amore sta diventando sempre più densa. Così fitta che inevitabilmente, arriverà a toccare anche chi sceglie il destino di molti.

Grazie a tutti i sostenitori per aver creduto in noi ed in Choose Love. Grazie per averci permesso di portare il film ed un punto di vista di cambiamento al parlamento europeo a Bruxelles
10 MARZO A VERONA
Il film Choose Love diventa un potente strumento di trasformazione e di consapevolezza attraverso il seminario esperienziale di una giornata con Thomas Torelli Daniel Lumera
L'esperienza del seminario poi continua con un percorso on-line, gratuito per i partecipanti al seminario, dove poter continuare ed approfondire i temi del perdono e della consapevolezza.
Insieme a Daniel Lumera, partiremo da quelli che sono i condizionamenti consapevoli e inconsapevoli che influenzano le nostre decisioni e che costituiscono le lenti attraverso cui "osserviamo il mondo", per arrivare al processo della "scelta" ed alla strategia del perdono.
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Scelta, Perdono, Amore, Consapevolezza.
Una giornata esperienziale dove si andranno ad apprendere, per poi applicare, gli strumenti più potenti e rivoluzionari con i quali ogni persona può disegnare consapevolmente la propria vita.

Ultimi posti disponibili / fino al 01.03 una speciale riduzione
31 MARZO A MILANO
Per la prima volta in Italia il Dr. Joe Vitale!

Il 31 marzo 2019 alle ore 15.00 a Milano un evento unico ed irripetibile con l'autore di fama mondiale Joe Vitale e il regista e autore Thomas Torelli.
Uno straordinario evento, moderato dall'autore Ivan Nossa, che dialogherà con Thomas Torelli e Joe Vitale.

Si parlerà di successo, amore, gratitudine, perdono, denaro, cambiamento e legge di attrazione.
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Dopo aver conquistato milioni di persone grazie al libro e film The Secret e ai suoi numerosi libri bestseller che sono ormai dei classici con milioni di copie vendute, arriva in Italia per la prima volta Joe Vitale, autore e imprenditore di successo. Joe Vitale ha recentemente pubblicato in Italia per la Unoeditori il libro "10 grammi di felicità" , scritto a 4 mani con Ivan Nossa, dove svela i segreti della sua carriera e dei suoi studi.

Lasciati ispirare il 31 marzo 2019 a Milano all'evento con Joe Vitale, Thomas Torelli e Ivan Nossa.
GLI ALTRI EVENTI DI MARZO
  • 1 marzo proiezione Food ReLOVution a Milano. Dettagli qui
  • 4 marzo proiezione Choose Love a Castelfranco Veneto. Dettagli qui
  • 6 marzo proiezione Food ReLOVution a Padova. Dettagli qui
  • 7 marzo proiezione Choose Love ad Ancona. Dettagli qui
  • 9 marzo (pomeriggio) Choose Love a Padova con Thomas Torelli. Dettagli qui
  • 9 marzo (sera) Choose Love a Vicenza con Thomas Torelli. Dettagli qui 
  • 10 marzo seminario con Thomas Torelli e Daniel Lumera a Verona. Dettagli qui
  • 11 marzo Choose Love a Sacile con Thomas Torelli. Dettagli qui
  • 15 marzo Choose Love a Desenzano con Thomas Torelli. Dettagli qui
  • 15 marzo Food ReLOVution a Cesate. Dettagli qui
  • 16 marzo Choose Love con Thomas Torelli ad Arco. Dettagli qui
  • 18 marzo Choose Love ad Ancona. Dettagli qui 
  • 19 marzo Choose Love ad Aosta. Dettagli qui
  • 20 marzo Choose Love ad Ivrea con Thomas Torelli. Dettagli qui
  • 29 marzo Food ReLOVution a Sondrio. Dettagli qui
  • 31 marzo conferenza a Milano con Joe Vitale, Thomas Torelli ed Ivan Nossa. Dettagli qui
... e molte altre date in definizione. Scoprile tutte cliccando qui
I DVD DELLA RELOVUTION

Un Altro Mondo | Pachamama | Food ReLOVution | Choose Love

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Il Venezuela e i suoi vicini possono sopravvivere alla guerra che si preannuncia? di Thierry Meyssan


Per poter fronteggiare la crisi che sta destabilizzando il Venezuela, nonché quelle che stanno delineandosi in Nicaragua e Haiti, è necessario analizzarla. Thierry Meyssan ritorna sulle tre ipotesi interpretative e argomenta a favore di una. Richiama quindi la strategia degli Stati Uniti e il modo in cui va affrontata.

Oggi il Venezuela è diviso tra due poteri legittimi, quello del presidente costituzionale, Nicolas Maduro, e quello del presidente dell’Assemblea Nazionale, Juan Guaidó.
Invocando gli articoli 223 e 233 della Costituzione, Guaidó si è autoproclamato presidente ad interim. Basta leggere queste norme per capire che in questo caso non sono applicabili e che da esse non può scaturire la legittimità della funzione cui Guaidó aspira. Ciononostante, Stati Uniti, Gruppo di Lima e parte dell’Unione Europea riconoscono la legittimità di una funzione in realtà usurpata.
Alcuni sostenitori di Maduro ritengono che Washington voglia rovesciare un governo di sinistra, come fece con Salvador Allende nel 1973, all’epoca del presidente Richard Nixon.
Alcuni, reagendo alle rivelazioni di Max Blumenthal e di Dan Cohen sul percorso di Guaidó [1], sostengono che si tratti di una rivoluzione colorata, come quelle che si sono viste durante la presidenza di George W. Bush.
Ebbene, di fronte all’aggressione da parte di un nemico molto più forte di noi è di cruciale importanza individuarne gli obiettivi e comprenderne i metodi. Soltanto coloro che sono in grado di prevedere i colpi che stanno per arrivare hanno possibilità di sopravvivere.

Tre ipotesi prevalenti

È del tutto logico che i latino-americani paragonino quel che vivono oggi con quanto già accaduto, per esempio con il colpo di Stato in Cile del 1973. Per Washington sarebbe però rischioso mettere in atto un piano vecchio di 46 anni; sarebbe un errore, dato che ormai tutti conoscono i retroscena di quell’imbroglio.
Le rivelazioni dei legami di Guaidó con la National Endowment for Democracy e l’équipe di Gene Sharp suggeriscono invece l’ipotesi di una rivoluzione colorata, tanto più che nel 2007 il Venezuela ne conobbe una, che peraltro fallì. Proprio per questo sarebbe rischioso per Washington tentare di attuare lo stesso piano naufragato 12 anni addietro.
Per capire il disegno di Washington dobbiamo innanzi tutto conoscere il suo piano di battaglia.
Il 29 ottobre 2001, ossia un mese e mezzo dopo gli attentati di New York e del Pentagono, il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, creò l’Ufficio per la Trasformazione della Forza (Office of Force Transformation), la cui missione era rivoluzionare le forze armate USA, cambiarne la mentalità, in modo da renderle adeguate a un obiettivo radicalmente nuovo: assicurare la supremazia degli Stati Uniti sul resto del mondo. Rumsfeld assegnò l’incarico all’ammiraglio Arthur Cebrowski, che aveva già sovrinteso alla messa in rete digitale delle unità militari e, negli anni Novanta, aveva contribuito all’elaborazione di una dottrina della guerra in rete (Network-centric warfare) [2].
Cebrowski arrivò con una strategia già pronta, che presentò non solo al Pentagono ma un po’ ovunque nelle accademie militari. Benché molto importante, il lavoro svolto da Cebrowski all’interno delle forze armate non fu mediatizzato fino all’articolo di Vanity Fair. Successivamente, l’assistente di Cebrowski, Thomas Barnett, pubblicò l’insieme delle sue argomentazioni [3]. Va da sé che questi documenti non sono necessariamente una riproduzione fedele del pensiero del Pentagono; che non cercano di spiegarlo, bensì di giustificarlo. Comunque sia, l’idea principale è che gli Stati Uniti prendano il controllo delle risorse naturali della metà del mondo, non per farne un utilizzo diretto, ma per decidere chi potrà accedervi. Per ottenere questo risultato, gli Stati Uniti dovranno eliminare da queste regioni qualunque potere non sia il loro, ossia distruggervi ogni struttura statale.
Questa strategia non è mai stata messa in atto ufficialmente. Tuttavia, ciò a cui assistiamo da vent’anni corrisponde esattamente al libro di Barnett. Dapprima, negli anni Ottanta e Novanta, c’è stata la distruzione della regione africana dei Grandi Laghi. Tutti si ricordano del genocidio ruandese e dei suoi 900 mila morti, ma molti hanno dimenticato che a essere devastata da una lunga serie di guerre, che causarono in totale sei milioni di morti, fu l’intera regione. Quel che è molto sorprendente è che, a distanza di 20 anni, molti Stati non hanno ancora riconquistato la sovranità sull’insieme del proprio territorio. Questi fatti sono anteriori alla dottrina Rumsfeld-Cebrowski. Non sappiamo quindi se il Pentagono avesse previsto quanto è accaduto o se il piano sia stato concepito distruggendo questi Stati.
Negli anni 2000-2010, quindi dopo la dottrina Rumsfeld-Cebrowski, fu la volta della distruzione del Medio Oriente Allargato. Naturalmente si è liberi di credere che si sia trattato di una successione di interventi “democratici”, di guerre civili e di rivoluzioni. Ma, oltre al fatto che le popolazioni interessate contestano la narrazione egemonica degli avvenimenti, constatiamo anche in questo caso che le strutture statali sono distrutte e che con la fine delle operazioni militari non si ristabilisce la pace.
Ora il Pentagono lascia il Medio Oriente Allargato e si appresta a dispiegarsi nel Bacino dei Caraibi.
Un buon numero di elementi smentisce la nostra precedente interpretazione delle guerre di George W. Bush e di Barack Obama: queste guerre collimano perfettamente con la dottrina Rumsfeld-Cebrowski. Questa lettura degli avvenimenti non è dunque frutto di una coincidenza con la tesi di Barnett e ci obbliga a riconsiderare ciò a cui abbiamo assistito.
Se adottiamo questo modo di ragionare, dobbiamo ritenere che il processo di distruzione del Bacino dei Caraibi sia iniziato con il decreto del presidente Obama del 9 marzo 2015, che sancisce che il Venezuela rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America [4]. Sembrerebbe un episodio lontano, ma in realtà non lo è.
Anche per quanto riguarda la Siria, il presidente George W. Bush ha firmato il Syrian Accountability Act nel 2003 e le operazioni militari sono iniziate otto anni dopo, nel 2011. Questo lasso di tempo è servito a Washington per creare i presupposti dei tumulti.

Gli attacchi alla sinistra antecedenti al 2015

Se questa analisi è giusta, dobbiamo ritenere che i fatti antecedenti al 2015 (il colpo di Stato contro il presidente Hugo Chávez nel 2002, il tentativo di rivoluzione colorata nel 2007, l’operazione Gerico a febbraio 2015 e le prime manifestazioni dei guarimbas) rispondevano a una logica diversa, mentre i fatti successivi (il terrorismo dei guarimbas nel 2017) si collocano su questo piano.
La mia riflessione si fonda anche sulla conoscenza di questi elementi.
Nel 2002 pubblicai un’analisi del colpo di Stato che riferiva del ruolo degli Stati Uniti dietro Fedecamaras (l’associazione imprenditoriale venezuelana) [5]. Il presidente Chávez volle verificare le mie informazioni e mandò a Parigi due emissari per incontrarmi. Uno è poi diventato generale, l’altro è oggi una delle più alte personalità del Paese. Il mio lavoro fu utilizzato dal procuratore Sanilo Anderson per la sua inchiesta. Anderson fu assassinato dalla CIA nel 2004.
Allo stesso modo, nel 2007 studenti trotskisti diedero vita a un movimento contro il mancato rinnovo della licenza alla radio-televisione di Caracas (RCTV). Oggi, grazie a Blumenthal e a Cohen, sappiamo che Guaidó vi era implicato e che fu addestrato dai discepoli del teorico della non-violenza Gene Sharp. Invece che reprimere gli eccessi del movimento, il presidente Chávez, in occasione della cerimonia della firma dell’ALBA [Alleanza Bolivariana per le Americhe, ndt], il 3 giugno 2007 lesse per 20 minuti un mio vecchio articolo su Gene Sharp e sul suo concetto di non-violenza messo al servizio di NATO e CIA [6]. Rendendosi conto della manipolazione di cui erano vittima, un gran numero di manifestanti si ritirarono dalla lotta. Negando goffamente i fatti, Sharp scrisse prima al presidente, poi a me. L’iniziativa creò confusione nella sinistra statunitense, che riteneva Sharp una personalità rispettabile e senza compromissioni con il governo degli Stati Uniti. Il professore Stephen Zunes prese le sue difese, ma, di fronte alle prove, Sharp chiuse il suo istituto lasciando posto a Otpor e a Canvas [7].
Ritorniamo a oggi. Il recente tentativo di uccidere il presidente Maduro fa sicuramente pensare al modo in cui il presidente Salvador Allende fu indotto al suicidio. Le manifestazioni volute dal presidente dell’Assemblea Nazionale, Guaidó, fanno sicuramente pensare a una rivoluzione colorata. Questi fatti non sono però in contraddizione con la mia analisi. In effetti c’è stato un tentativo di assassinare Muammar Gheddafi poco prima dell’inizio delle operazioni militari contro la Libia. Mentre i discepoli di Gene Sharp hanno inquadrato le prime manifestazioni contro il presidente Hosni Mubarak in Egitto. Hanno persino distribuito una versione araba di un libretto già utilizzato in altri Paesi [8]. Ma, come il seguito degli avvenimenti ha dimostrato, non si trattava né di un colpo di Stato né di una rivoluzione colorata.

Prepararsi alla guerra

Se la mia analisi è giusta – e per il momento tutto sembra confermarla – occorre che si preparino alla guerra non soltanto in Venezuela, ma in tutto il Bacino dei Caraibi. Già Nicaragua e Haiti sono destabilizzati.
Sarà una guerra imposta dall’esterno. Non mirerà a rovesciare governi di sinistra a vantaggio dei partiti di destra, benché le apparenze possano di primo acchito ingannare. La logica degli avvenimenti non farà distinzioni tra governi di sinistra e governi di destra. Poco alla volta sarà l’intera società a essere minacciata, senza distinzioni d’ideologia o di classe sociale. Per gli altri Stati della regione sarà impossibile tenersi al riparo dalla tempesta. Anche quelli che penseranno di proteggersi servendo da base arretrata alle operazioni militari saranno parzialmente distrutti. Infatti, benché la stampa ne parli raramente, città intere sono state rase al suolo nella regione di Qatif, in Arabia Saudita, il principale alleato di Washington nel Medio Oriente Allargato.
Sulla base di quanto accaduto nei conflitti dei Grandi Laghi africani e del Medio Oriente Allargato, possiamo prevedere che questa guerra si svolgerà per tappe.
- Dapprima la distruzione dei simboli dello Stato moderno che colpirà le statue e i musei dedicati a Hugo Chávez. In questa fase non ci saranno vittime, ma uno sconvolgimento delle rappresentazioni mentali della popolazione.
- In seguito, bisognerà fornire armi e pagare combattenti per organizzare manifestazioni che degenerino. A cose fatte, la stampa costruirà spiegazioni, non verificabili, dei crimini del governo contro i quali i pacifici manifestanti si sono scagliati. In questa fase è importante che i poliziotti credano di essere stati presi di mira dalla folla, nonché che la folla creda di essere stata bersaglio della polizia: lo scopo è seminare divisione.
- La terza tappa sarà organizzare un po’ ovunque attentati sanguinosi. Per far questo occorrono pochissimi uomini, bastano due o tre squadre che circolino nel Paese.
- A questo punto è maturo il momento di mandare sul posto mercenari stranieri. Durante l’ultima guerra, gli Stati Uniti hanno inviato in Iraq e in Siria almeno 130 mila stranieri, cui si sono aggiunti 120 mila combattenti locali. Si tratta di eserciti molto numerosi, benché mal formati e poco addestrati.
È possibile difendersi, lo dimostra l’esempio della Siria. Ma devono essere prese con urgenza diverse iniziative:
- Fin da ora, per iniziativa del generale Jacinto Pérez Arcay e del presidente dell’Assemblea Costituente, Diosdado Cabello, ufficiali superiori delle forze armate venezuelane studiano le nuove forme di combattimento (guerra di 4^ generazione). Delegazioni militari devono però recarsi in Siria per vedere con i propri occhi come sono andate le cose. È molto importante, perché queste guerre non somigliano alle precedenti. Per esempio, nella stessa Damasco la maggior parte della città è intatta, come nulla fosse accaduto, ma numerosi quartieri sono completamente devastati, come Stalingrado dopo l’invasione nazista. Questo perché sono state usate tecniche di combattimento particolari.
- Ãˆ essenziale costruire l’unione nazionale di tutti i patrioti. Il presidente deve allearsi all’opposizione nazionale e fare entrare alcuni dei suoi leader nel governo. Il problema non è sapere se si apprezza il presidente Maduro o no: si tratta di battersi sotto la sua guida per salvare il Paese.
- L’esercito deve formare una milizia popolare. In Venezuela ne esiste già una di quasi due milioni di uomini, ma non è addestrata. Per principio, i militari non armano volentieri i civili, ma in questo tipo di guerra solo i civili possono difendere i propri quartieri, di cui conoscono tutti gli abitanti.
- Si devono intraprendere grandi lavori per mettere in sicurezza gli edifici dello Stato e delle forze armate, nonché gli ospedali.
Tutto questo deve essere fatto con urgenza. Sono misure che richiedono molto tempo e il nemico è pressoché già pronto.

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22 febbraio 2019

SANGUE INFETTO / UN CALVARIO DI 40 ANNI PER GLI EMODERIVATI KILLER. E LA GIUSTIZIA STA A GUARDARE


Processo per il sangue infetto alle battute finali davanti alla sesta sezione penale del tribunale di Napoli presieduta dal giudice monocratico Antonio Palumbo. Un processo “storico” durato un quarto di secolo, partito a Trento, approdato a Napoli e del tutto ignorato dai media, sia locali che nazionali, e dalla politica, tanto per cambiare storicamente asservita ai voleri e poteri di Big Pharma.

DA TRENTO A NAPOLI, 20 ANNI DI FALDONI PROCESSUALI 

Andrea Marcucci
Alla sbarra l’ex re Mida della Sanità Duilio Poggiolini ed ex dipendenti del gruppo Marcucci, da sempre (almeno dalla metà degli anni ’70) oligopolista della lavorazione e distribuzione di emoderivati, fondato dal patriarca Guelfo deceduto a pochi mesi dall’inizio del processo partenopeo (partito ad aprile 2016), e oggi guidato dal figlio Paolo, fratello di Andrea Marcucci, capogruppo del Pd al Senato ma sbocciato sotto le protettive ali di Sua Sanità Francesco De Lorenzo.
Nella sua requisitoria del 21 gennaio il pm Lucio Giugliano ha chiesto l’assoluzione piena di tutti gli imputati perchè “il fatto non sussiste”. Secondo il pubblico ministero non è stato dimostrato il nesso causale che lega l’assunzione degli emoderivati killer alla morte dei pazienti infettati, otto rappresentati al processo partenopeo (uno è deceduto nel frattempo).
Ma il tragico numero della strage è di almeno 5 mila morti, che non potranno mai avere uno straccio di giustizia.
Altro colpo di scena all’udienza dell’11 febbraio, quando uno dei legali delle parti civili, Emanuele Tomassi, ha incredibilmente invocato la non punibilità di tutti gli imputati per via della prescrizione. Ai confini della realtà
Secondo formidabile assist per l’avvocato dei Marcucci, Alfonso Maria Stile, che ha ovviamente colto la palla al balzo e reclamato la piena assoluzione nel merito per gli imputati, perchè “il fatto non sussiste”, come chiesto dallo stesso pm. Altre parti civili non hanno battuto ciglio e si sono accodate.
Alle prossime udienze del 18 e 19 marzo parleranno le parti civili “superstiti”, i super cambattivi avvocati Stefano Bertone ed Ermanno Zancla, ai quali spetterà il compito, oltre che di contrastare la bufala-prescrizione, soprattutto di dimostrare il nesso causale tra la prima (o le prime) inoculazioni killer e l’insorgenza delle patologie, e quindi i decessi.
La sentenza è prevista per il 25 marzo.

UNA VOCE FIN DAL 1977

Paolo Marcucci
La Voce ha cominciato ad illustrare e denunciare i traffici di emoderivati fin dal 1977, quando in un’inchiesta sul gruppo Marcucci scrivemmo di provenienza del sangue anche da campi di raccolta e poliambulatori dell’ex Congo Belga.
Negli anni successivi si è poi scoperto che molte aziende del settore, nazionali ed estere, utilizzavano sangue proveniente perfino dalle galere degli Stati Uniti, in particolare quelle dell’Arkansas: senza che alcun serio controllo venisse mai effettuato.
Motivo per cui quelle stragi erano del tutto prevedibili e servivano a gonfiare i fatturati stramiliardari delle aziende produttrici e distributrici degli emoderivati killer.
Abbiamo seguito e documentato le udienze del processo partenopeo. E alla nostra redazione arrivano con frequenza lettere e mail di parenti che hanno sofferto sulla propria pelle il calvario spesso decennale subìto per via di quel sangue assassino.
Di seguito pubblichiamo quanto ci ha scritto un lettore, G.L, per documentare tutte le tappe di sofferenza della moglie: le prime infusioni di immunoglobuline nel triennio 1978-1979-1980, la diagnosi atroce nel 1991, la morte a luglio 2018. Quindi un calvario durato 40 anni, e negli ultimi sofferenze insopportabili.
“Ci siamo sposati nel 1973 e siamo andati a vivere a Firenze, io napoletano e lei veneta. Ad agosto 1991 la mia adorata moglie accusa sintomi di nausea e vomito. La diagnosi è severissima: crioglobulinemia mista essenziale di II tipo. Le viene riscontrata anche una grave insufficienza renale e una cardiopatia ipertensiva. Deve essere sottoposta a programmi di monitoraggio DH quattro volte l’anno sino al 2000, mentre deve seguire una terapia farmacologica ad alto dosaggio di cortisonici e citotossici”.

IMMUNOGLOBULINE KILLER DA VIENNA
“Durante i ricoveri per parto in strutture pubbliche le erano state somministrate 9 dosi di immunoglobuline anti D, una profilassi prevista dai protocolli per le partorienti con gruppo ORh, prodotti dalla Immuno di Vienna con plasma proveniente da un pool di donatori a pagamento importato dagli Usa e/o da paesi asiatici e africani. Le assunzioni di immunoglobuline avvennero negli anni ’78-79-80”.
“Tra il 2009 e il 2011 è stata visitata da un’epatologa e da un ematologo, ricercatori di eccellenza internazionale. La diagnosi di Epatite cronica HCV relata con complicanza di crioglobulinemia è conclamata da test di ultima generazione, non essendo disponibili test quali-quantitativi sino al 2000 circa presso la struttura pubblica”.

Un virus
“La viremia è stata latente per oltre dieci anni e il virus C ubiquitario, autoreplicandosi, ha causato le patologie gravi e irreversibili a tutti gli organi vitali: reni, cuore, polmoni, sistema immunitario e neuropatie periferiche. Dal 2014 soffriva di ridottissima capacità di deambulazione ed articolazione degli arti superiori”.
“Nel 2000 era stata posta in terapia dialitica sostitutiva trisettimanale, associata a patologie cardiovascolari, encefalopatia ischemica, depressione maggiore e sindromi correlate”.
“Ha subito 80 ricoveri in trent’anni, sino al 18 luglio 2018, quando è volata via”.
“La vicenda amministrativa (legge 210/92) è una autentica vergogna burocratica. Due CMO (Consulenze Mediche Ospedaliere), la prima del 2006 e la seconda del 2014, formulano all’unanimità un giudizio di sussistenza del nesso causale. Ma il Ministero rovescia tutto! Singolare, dato che le CMO sono organi ministeriali! Hanno cercato la data più utile al Ministero per autoassolversi dal reato di omicidio colposo o con colpa grave, a dire poco, se non doloso! Quanti altri se ne aggiungeranno? Non faranno notizia! Ma un Marcucci che siede ancora sui banchi del Parlamento è la figura che più smuove la immensa rabbia ed indignazione da cittadino!”.

“CAUSA-EFFETTO”, LE COINCIDENZE TEMPORALI
Le prime inchieste trentine hanno parlato di strage. Poi il processo è comincato nel 1999 con l’accusa di epidemia colposa. Quindi a Napoli il capo d’imputazione è ulteriormente scalato a omicidio colposo plurimo.
Spontanea la domanda: se tutti sapevano che quel sangue era infetto, veniva immesso sul mercato senza alcun test, ma solo per motivi economici, per far soldi a palati, non è giusto parlare di “strage scientifica”? I misteri della “giustizia” di casa nostra…
Al processo di Napoli, il pm “assolutorio” ha fatto un breve excursus temporale ed ha comunque individuato tra la metà degli anni ’70 e quella degli ’80 il periodo clou per le infezioni. Restringendo di più, tra il ’76 e l’83.
La moglie di G.L. ha ricevuto la prima somministrazione di immunoglobuline killer nel 1978, quando venne ricoverata per il parto. Le altre sono state effettuate tra il ’78 e l’80: quindi gli anni focali per quelle tremende infezioni.
La Voce, come abbiamo descritto giorni fa, ha pubblicato il primo articolo sulle importazioni di sangue non adeguatamente testato, quindi infetto, da parte del gruppo Marcucci, a luglio 1977.
Siamo proprio nel periodo bollente.

Elio Veltri
Nel caso della consorte di G.L., il prodotto era della casa farmaceutica Immuno, austriaca. Da tener conto che al processo di Napoli è presente solo il gruppo Marcucci, con i dirigenti delle sue aziende dell’epoca (Aima, Biagini etc). I big esteri – che pure si sono comportati in modo altrettanto “disinvolto”, senza effettuare alcun test su quei lotti infetti – forse solo in futuro potranno subire un processo analogo. O, più probabilmente, la passeranno liscia. Da rammentare che in Inghilterra solo a fine 2018 è stata costituita una commissione d’inchiesta alla Camera dei Lord sui traffici del sangue infetto e i 3 mila morti ufficialmente registrati in quel Paese.
G.L. scrive di plasma proveniente da donatori a pagamento degli Usa, dei paesi africani ed asiatici. Il regista americano Kelly Duda, nel suo choccante docufilm “Fattore VIII” ha dettagliato i percorsi di quel sangue killer proveniente dalle galere dell’Arkansas.
L’ematologo Elio Veltri, testimone (come Duda) al processo di Napoli, ha parlato senza mezzi termini di quelle importazioni di sangue infetto dagli Usa e dall’Africa. E lo ha documentato in un libro da lui firmato, “Non è un Paese per onesti”, con un intero capitolo dedicato proprio alla strage di innocenti.
Solo chi non vuol vedere (come nel processo partenopeo addirittura il pm e i legali di molte parti civili) non vede il “nesso causale” storico tra quelle importazioni di sangue infetto, l’insorgenza delle patologie virali e la morte dei pazienti.
Un numero di morti ormai incalcolabile, se non per difetto. E con la tragica constatazione – suffragata dalla tragedia vissuta nel corso di 40 anni da G.L. – che quelle morti continuano. E che continueranno ancora per anni, vista la tremenda “finestra temporale” ancora aperta (come per le sempre crescenti patologie nella Terra dei Fuochi a causa dei roghi super tossici).
E senza che la giustizia di casa nostra alzi un dito. Uno solo.
Almeno fino ad oggi.

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Anche in Italia i Pirati in corsa per le europee


Alle prossime elezioni europee, a meno di interpretazioni fantasiose delle leggi vigenti, il simbolo del Partito Pirata italiano sarà sulle schede elettorali italiane.

Nei mesi scorsi abbiamo lavorato assieme agli altri Partiti Pirata europei per definire un programma comune, ufficialmente ratificato il 9 febbraio 2019, in Lussemburgo.

Il nostro è un movimento nato già internazionale, ed è attualmente presente anche in molti Paesi extra-UE. Abbiamo il vantaggio di non dover andare in giro per l'Europa alla ricerca di alleati per metter su improbabili "internazionali".

Oggi più che mai c'è bisogno di una rappresentanza pirata nelle istituzioni europee. Per anni abbiamo denunciato i rischi derivanti dalla perdita di privacy online, ma i partiti tradizionali e la maggior parte dei media hanno sempre snobbato la questione, considerandola non prioritaria. Oggi, tuttavia, le conseguenze di questo atteggiamento sono sotto gli occhi di tutti.
Oggi anche una piccola agenzia di marketing è in grado, attraverso l'accesso ai dati personali dei cittadini (o anche solo di una parte di essi), di spingere nazioni intere a prendere decisioni contrarie ai propri interessi e al tempo stesso a quelli globali.
Eventi fondamentali degli ultimi anni -la Brexit, l'elezione di Donald Trump- sono stati possibili grazie alla profilazione di massa e alla vendita di informazioni personali dei cittadini.

Le grandi sfide che abbiamo davanti -la giustizia economica, il cambiamento climatico, i diritti civili- richiedono scelte difficili e lungimiranti; ma nulla di tutto ciò sarà possibile, fin tanto che la politica continuerà ad avere come unico obiettivo la prossima tornata elettorale e ad affidarsi ad agenzie di marketing per vincere.

Vogliamo evitare che l'Europa diventi una tecno-distopia, in cui il terrorismo e la sicurezza vengono usati come scuse per giustificare un orrendo capitalismo della sorveglianza, in cui multinazionali e governi si spalleggiano a vicenda per raccogliere quanti più dati possibili sulle persone, per profitto o per controllo sociale.
Come già avviene in Cina da diversi anni.

Vogliamo pensare l'Europa come un insieme di cittadini che hanno interessi e obiettivi comuni, perseguendo il bene collettivo, anche in ambito digitale.

Stay tuned.

Fonte: www.partito-pirata.it