13 dicembre 2018

Noi ricordiamo la Grande Guerra, mentre i Palestinesi la stanno Vivendo


C’è stato qualcosa di incredibilmente familiare nel modo in cui abbiamo commemorato quella che abbiamo definito la fine della  Prima Guerra Mondiale, avvenuta cento anni fa. Non sono state solo le cascate di papaveri o i nomi che ci suonavano familiari – Mons, Somme, Ypres, Verdun – ma essenzialmente il silenzio quasi totale su tutti i Morti della prima guerra mondiale, come se i loro occhi non fossero stati dello stesso colore dei nostri, come se il colore della loro pelle non fosse stato lo stesso della nostra, come se la loro sofferenza continuasse ancora dai giorni della Grande Guerra fino ad oggi.
Persino quei pochi inserti della Domenica che hanno provato ad allontanarsi dal fronte occidentale hanno toccato appena quelli che sono i postumi della guerra nella nuova Polonia, nella nuova Cecoslovacchia, nella nuova Jugoslavia e nella Russia bolscevica, accennando appena alla Turchia. Non si è detta una sola parola sulle grandi carestie – che hanno causato 1,6 milioni di morti – degli arabi del Levante, provocate dai saccheggi  dei turchi o dal blocco messo dagli alleati nella prima guerra mondiale. Ancora più sorprendente è che non sono riuscito a trovare nemmeno un riferimento ai grandi crimini contro l’umanità avvenuti durante la prima guerra mondiale – né l’assassinio degli ostaggi belgi compiuti dalle truppe tedesche nel 1914, né il  genocidio armeno di un milione e mezzo di cristiani civili nel 1915 compiuto dall’alleato turco-ottomano della Germania.
Chi ha parlato  della Dichiarazione di Balfour, quel documento scritto nel 1917 durante la Prima Guerra Mondiale  sul Medio Oriente, in cui si prometteva una patria in Palestina per gli ebrei e che contemporaneamente ha condannato gli arabi palestinesi (che all’epoca erano la maggioranza in Palestina) a quello che io chiamo  un refugeedom ? E chi ha parlato dell’accordo Sykes-Picot del 1916, quello che spaccò il Medio Oriente e tradì la promessa dell’indipendenza araba? E chi ha parlato dell’avanzata del Generale Allenby su Gerusalemme, colui che – oggi  sembra dimenticato da tutti i nostri amati commentatori –  per primo fece uso di gas in Medio Oriente? Siamo così toccati dalla ferocia della storia moderna in Siria e in Iraq, che dimentichiamo – o non sappiamo – che gli uomini di Allenby spararono proiettili di gas contro l’esercito turco a Gaza.
 Nei cimiteri di guerra alleati della prima guerra mondiale in Medio Oriente e in Europa ci sono decine di migliaia di tombe musulmane – algerini, marocchini, indiani – eppure non ne ho visto una sola foto e nemmeno una dei lavoratori cinesi che morirono sul fronte occidentale mentre trasportavano munizioni per le truppe britanniche, né dei soldati africani che combatterono e morirono per la Francia sulla Somme. Solo in Francia, sembra che il presidente Macron abbia ricordato questo momento saliente del conflitto, nel modo migliore che ha potuto, perché durante la Grande Guerra , oltre 30.000 uomini delle Comore, Senegal, Congo, Somalia, Guinea e Benin sono morti per la Francia.
C’era un monumento che li ricordava a Reims. Ma i tedeschi lanciarono un feroce attacco razzista contro le truppe nere dei francesi che parteciparono all’occupazione della Germania post-prima guerra mondiale per lo stupro delle donne tedesche e per evitare di “mettere in pericolo il futuro della razza tedesca”. Tutto falso, naturalmente, ma nel momento in cui le legioni di Hitler invasero la Francia nel 1940, la propaganda nazista aveva fatto il suo lavoro contro questi stessi uomini. Più di 2.000 soldati francesi neri furono massacrati dalla Wehrmacht nel 1940 e il monumento fu distrutto. È stato appena ricostruito e inaugurato appena in tempo per il centenario dell’Armistizio.
Poi c’è lo scherno sulle tombe dei morti. Dei 4.000 marocchini – tutti musulmani – inviati nel 1914 alla battaglia della Marna sopravvissero solo 800, altri morirono a Verdun. Dei 45.000 soldati marocchini del Generale Hubert Lyautey, ne furono uccisi 12.000 durante quella guerra. Ci volle una piccola rivista francese, Jeune Afrique, per raccontare che le tombe di molti dei morti marocchini ancora oggi sono segnate con la stella e la mezzaluna del califfato turco-ottomano. Ma i marocchini, benché facessero notoriamente parte dell’impero ottomano, stavano combattendo per la Francia contro i turchi, alleati della Germania. La stella e la mezzaluna non sono mai state il simbolo ufficiale dei musulmani. In ogni caso, i Marocchini al tempo della Grande Guerra già avevano una loro bandiera.
Ma naturalmente, il vero simbolo della Prima Guerra Mondiale con tutti i suoi effetti continuativi e sanguinosi si trova in Medio Oriente. I conflitti in quella regione – in Siria, in Iraq, in Israele, a Gaza, in Cisgiordania e nel Golfo – possono far risalire la loro genesi fino alla nostra titanica Grande Guerra. L’accordo Sykes-Picot ha diviso gli arabi. La guerra – solo pochi giorni dopo la disfatta di Gallipoli –  permise ai turchi di distruggere la minoranza cristiana che viveva in Armenia. I nazisti, ad ogni modo, amavano Mustafa Kemal Ataturk perché aveva “purificato” le minoranze interne. Quando Ataturk morì, il giornale del partito Volkischer Beobachter listò la sua prima pagina di nero. La divisione del Libano e della Siria e il loro sistema di amministrazione settario furono inventati dai francesi dopo essersi assicurati il mandato postbellico per governare il Levante. La rivolta in Iraq, dopo la prima guerra mondiale contro il dominio britannico fu in parte alimentata dal disgusto per la Dichiarazione di Balmour.
Maliziosamente, sono andato a scavare nella biblioteca dei vecchi libri di storia del mio defunto papà – quelli sulla Grande Guerra, terza battaglia della Somme, 1918 – e ho trovato degli scritti di Winston Churchill che, con rabbia e tristezza, parla degli “olocausti” degli armeni (usò esattamente questa parola) ma non riuscì a vedere nessun futuro per il mondo arabo nemmeno nella sua The Great War, in quattro volumi che scrisse nel 1935. La sua unica disquisizione sull’ex impero ottomano ancora fumante si trova in una appendice di due pagine a pagina 1.647, dal titolo: “Memorandum sulla pacificazione del Medio Oriente”.
Ogni mattina i palestinesi si svegliano, oggi, in mezzo alla polvere e al lerciume dei campi di Nahr el-Bared, di  Ein el-Helwe o di Sabra e Chatila in Libano. Per loro non fu nel 1915 che la penna di Balfour mise il suo graffio stridente sotto il documento di espropriazione, ma è stato solo la scorsa notte. Per questi rifugiati, che vivono ancora nei loro tuguri e nelle loro baracche, mentre voi state leggendo queste parole, la prima guerra mondiale non è finita mai.
Nemmeno oggi. Oggi, nel centenario della “fine” della prima guerra mondiale.
Robert Fisk   scrive per l’Independent, dove è stato originalmente pubblicato questo articolo
19.11.2018
Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte  comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

12 dicembre 2018

VACCINI / UNO STUDIO CHOC DALLA PUGLIA, FORTI ALLARMI IN ARRIVO DAGLI STATI UNITI


Dalla Puglia arriva un preciso e documentato allarme sul fronte dei vaccini. Una prassi di "farmacovigilanza attiva", cioè lo studio diretto su un campione di 1.672 bambini, ha consentito di rilevare che la somministrazione del vaccino MPVR (morbillo, parotite, varicella, rosolia) ha prodotto risultati negativi su ben il 4 per cento dei piccoli pazienti, una percentuale da brividi.
La clamorosa notizia – perfettamente ignorata dai grossi media, tutti impegnati in continue campagne pro vax e a favore di Big Pharma – è filtrata dalle audizioni che si stanno tenendo in Senato per discutere il nuovo decreto legge sui vaccini, il numero 770.
Cosa è successo, in sostanza? Fino ad oggi tutte le statistiche venivano elaborate sulla base di segnalazioni provenienti dai genitori. Si otteneva, così, un dato del tutto aleatorio. Attraverso un rilevamento effettuato in modo scientifico, e per un anno, cioè attraverso il metodo della "farmacovigilanza attiva", i dati che emergono sono di ben altro tenore, di gran lunga più preoccupanti degli altri, che finiscono per minimizzare il fenomeno.

DATI UFFICIALI TAROCCATI
"I casi gravi raccolti con questo studio – precisano alcuni ricercatori – superano di 339 volte le segnalazioni giunte spontaneamente".
Ma vediamo alcune dichiarazioni di Antonio Affinita, direttore generale del MOIGE, ossia il Movimento italiano genitori, il quale è stato sentito nel corso delle audizioni a palazzo Madama.
"Mi faccio portavoce non di famiglie ideologicamente ostili alle vaccinazioni, ma di persone che, non comprendendo il senso di queste maniere forti (l'obbligo vaccinale, ndr), ora dubitano della bontà delle vaccinazioni".


Antonio Affinita

"Chi firma un consenso informato accetta tutti i benefici, ma anche i rischi di una terapia. Senza questa decisione non si può procedere a nessun trattamento sanitario. Non si capisce perchè solo in questo caso si debbano ignorare le leggi dello Stato. Oltretutto il ruolo dei genitori nelle scelte di salute dei propri figli come in quelle educative è fondamentale".
"Quanto agli eventi avversi ho richiamato l'attenzione sulla necessità di avviare una farmacovigilanza attiva, come quella che è stata fatta in Puglia. Quanto sono sicure le vaccinazioni plurime? Come facciamo a saperlo senza studi di farmacovigilanza attiva a campione e costanti nel tempo? E' da irresponsabili obbligare ampie fasce di popolazione a 10/12 vaccinazioni senza preoccuparsi di osservarne gli effetti. Ho citato anche lo studio Signum sui militari che invita al principio di precauzione: non più di 5 vaccini per volta".
"Lo studio della Puglia va in questa direzione. Finora ci siamo basati sul report di Aifa, effetto di segnalazioni passive che tuttavia non si possono ignorare. Attenzione però: il 70 per cento delle segnalazioni arriva da una sola regione, il Veneto: è evidente che non possiamo considerare affidabile questo sistema di raccolta dati".
Alla domanda: "cosa ne pensa del fatto che i medici si vaccinano contro l'influenza solo al 15 per cento, come ha detto il ministro Grillo?", così risponde Affinita: "Per un genitore sapere che circa 8 medici su 10 non si vaccinano rafforza perplessità e preoccupazioni".

CONTAMINAZIONI KILLER
E andiamo proprio in Veneto, la regione maggiormente sensibile ad un uso "consapevole" dei vaccini, dove è super attivo da molti anni il Corvelva (Coordinamento regionale del Veneto per la libertà di vaccinazione), protagonista di tante battaglie in difesa della salute dei cittadini.
Di recente il Corvelva ha fornito ampi – e preoccupanti – ragguagli circa una ricerca promossa e condotta sulle impurità biologiche contenute nei vaccini. Ma soprattutto sulla composizione chimica di due lotti del vaccino tetravalente, Priorix Tetra, prodotto da un big di farmaci e vaccini, Glaxo Smithkline.
Scrive Marcello Pamio, che da anni ha puntato i riflettori sui danni prodotti da tanti farmaci e sul ruolo di Big Pharma nell'economia mondiale: "I risultati, anche se preliminari, squarciano uno scenario agghiacciante. In entrambi i lotti sono stati rilevati pepticidi associati a proteine potenzialmente provenienti dai processi di purificazione: 'Sarcoplasmin calcium-binding protein', 'Actina' e 'Vimentina'. La prima è notoriamente allergenica, mentre le altre due sono sostanze di origine animale: pollo la vimentina e bovino l'actina".

Continua Pamio: "il punto nodale è che queste 'contaminazioni' non dovrebbero essere presenti all'interno di un vaccino che verrà inoculato nel corpicino in crescita di un neonato. Se verranno confermate dalle ulteriori analisi in atto, queste sostanze sono associabili ad antibiotici, farmaci, diserbanti, erbicidi, acaricidi, metaboliti della morfina. Qualche nome? Stiamo parlando di robetta chimica come: Morfamquat, un erbicida, Cyflumetofen, un acaricida, Amoxicillina, un antibiotico, 3-Methyleneoxindole, un antivirale, quindi metaboliti batterici, umani e di piante. Ma poi risulterebbero farmaci come Tamsulosin, un alfabloccante, Sildenafil più noto come Viagra, Gabapentin, un antiepilettico, Atovaquone, per la malaria, AMD-070, un farmaco sperimentale per l'HIV, Fluchloralin, un erbicida, Vigabatrin, un antiepilettico. Mi fermo qua, ma penso sia più che sufficiente per comprendere che più ci si addentra tra le molecole e gli atomi di questi farmaci, più il quadro si tinge di colori molto foschi. Ma ormai il vaso di pandora, grazie alle analisi eseguite dal Corvelva, è stato scoperchiato".

QUEI VIRUS TUMORIGENICI CONTENUTI NEI VACCINI
Passiamo alle ultime novità dagli States. Da diversi mesi sono cresciute le preoccupazioni sul fronte della produzione dei vaccini, fino ad oggi considerati intoccabili.
Per questo è da inizio anno al lavoro nientemeno che la Food and Drug Administration (FDA), l'ente governativo americano che ha disposto approfondite analisi sui 'virus tumorigenici' presenti nelle lineee cellulari utilizzate per produrre vaccini ad uso umano. Un tema bollente.

Sostengono alcuni ricercatori a stelle e strisce: "E' noto ormai da tempo che nei substrati cellulari usati nella filiera di produzione vaccinale siano contenuti alcuni virus cancerogeni. Finora però nessun dipartimento per la salute umana aveva mai avviato indagini adeguate per stabilire procedure ufficiali. La speranza è che si faccia chiarezza sulla pericolosità di tali virus, si rivedano le modalità di produzione e regolamentazione di questa categoria di farmaci e vengano fissati controlli rigorosi prima e dopo l'immissione in commercio".
La FDA ha diramato a febbraio 2018 un comunicato che esprime le varie perplessità sugli attuali vaccini e impone regole nuove. Ecco qualche passaggio.
"I vaccini a base di virus sono prodotti su cellule viventi (substrati cellulari). Alcuni produttori stanno studiando l'uso di nuove linee cellulari per produrre vaccini. Talvolta, però, le linee cellulari utilizzate possono essere tumorigeniche, vale a dire che formano tumori quando iniettate nei roditori. Alcune di queste lineee cellulari che formano tumori possono contenere virus cancerogeni che non si riproducono attivamente. Tali virus sono difficili da rilevare con metodi standard. Questi virus latenti o 'dormienti' rappresentano una potenziale minaccia, poiché potrebbero attivarsi in fase di produzione del vaccino".
Continua la nota FDA: "Pertanto, per garantire la sicurezza dei vaccini, il nostro laboratorio sta studiando le modalità di attivazione dei virus latenti nelle linee cellulari e come individuare i virus attivati, nonché altri virus sconosciuti, mediante l'uso di nuove tecnologie. Adatteremo quindi le nuove scoperte per rilevare i virus presenti negli stessi tipi di substrati cellulari adoperati per produrre i vaccini. Stiamo anche cercando di identificare specifici processi biologici che riflettano l'attività del virus".


Luc Montagnier

In sintesi, "questi metodi permetteranno agli scienziati della FDA di aiutare i produttori a determinare se il loro substrato cellulare specifico è sicuro da usare per la produzione di vaccini".
Sorge a questo punto spontanea la domanda: ma fino ad oggi come hanno lavorato i produttori? Quali 'schifezze" super pericolose hanno immesso sul mercato? Quanti milioni di bombe ad orologeria ci sono in giro per il mondo? Ma non erano i farmaci più sicuri, controllati, efficaci e salubri mai realizzati su questa terra, i vaccini?
Torniamo sempre ai maxi interessi di Big Pharma, perchè – come sostiene ad ogni suo intervento il più noto virologo al mondo, Luc Montagnier, "prima di tutto per Big Pharma vengono i soldi e i profitti: la salute dei cittadini è del tutto ignorata".

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11 dicembre 2018

Stai attenta Italia, a Brussels non importa nulla di te


Assistere al completo tradimento della Brexit da parte del Primo Ministro Britannico “Signora di Gesso” Teresa May, ha dato la sveglia agli Italiani. I risultati degli ultimi sondaggi fatti in Italia mostrano che, anche se la coalizione populista italiana è impopolare a Brussels, essa è tuttavia molto popolare fra gli Italiani. E questa è una buona cosa, perché, quando si dà uno sguardo un po’ più da vicino ai negoziati sulla Brexit, è chiaro che la cosa che veramente conta è che l’UE mantenga il proprio potere sulla Gran Bretagna e non ciò che sarebbe nell’interesse migliore delle parti in causa, inglesi e non.
I partners della coalizione italiana hanno ancora il sostegno di quasi il 60% di tutti gli Italiani, sono solo cambiate le loro preferenze. La Lega ora supera il Movimento 5 Stelle (33% e 26%), mentre gli altri partiti di centro-destra, in pratica Forza Italia di Silvio “Uomo di Paglia” Berlusconi sono crollati (dal 14% delle elezioni di marzo ad appena il 7% di oggi).
E sono praticamente le stesse percentuali degli elettori che ora vedono l’UE maltrattare l’Italia. Questi numeri sono solo destinati ad aumentare se l’Europa imporrà sanzioni all’Italia, colpevole di aver presentato un bilancio non gradito a Brussels.
Vediamo inoltre che anche i sostenitori dell’Italeave sono in aumento. Un recente sondaggio della rivista Politico, pubblicato da Zerohedge, mostra come la maggioranza o poco più (51%) degli italiani al di sotto dei 45 anni siano pronti a farlo, a staccarsi dall’Unione Europea.
La pletora degli ultraquarantacinquenni è ancora innamorata dell’ideale di una Europa Unita, collante di un bellicoso continente, piuttosto che confrontarsi con ciò che essa è veramente, una remota e tirannica oligarchia, retta da tecnocrati non eletti, con fortissimi legami con la plutocrazia storica e i vecchi centri di potere.
Il motivo di questo sostegno [ai partiti di governo in Italia] deriva, io credo, dal forte contrasto fra l’arrendevolezza della May all’arroganza della leadership europea verso la temerarietà del popolo inglese (colpevole solo di volersi tirare fuori dalla loro disgraziata unione) e gli attacchi del VicePrimo Ministro Matteo Salvini all’ipocrisia di Brussels sul rigore fiscale.
Salvini sta facendo esattamente quello che deve essere fatto per aumentare i consensi e allontanare l’elettorato italiano da Brussels. E’ stato un colpo da maestro quello di presentare un bilancio che fosse gradito ad entrambi gli schieramenti della coalizione (riduzione di tasse e normative e l’introduzione di un reddito di base generalizzato), ostentando, allo stesso tempo, rispetto per le regole di bilancio europee.
Salvini e il suo partner insurrezionale, Luigi Di Maio, hanno fatto ingoiare all’UE una dose del perfetto veleno politico. Nella proposta di bilancio non c’è nulla di veramente criticabile. Non risolverà i problemi italiani, ma neanche li peggiorerà materialmente.
E’ stata presentata per irritare i dirigenti europei, diventati grassi e pigri per essere sempre stati obbediti a bacchetta. E loro hanno reagito in modo esagerato, proprio nella maniera prevista. Pensate a quello che sta facendo l’UE per questo bilancio. Sta minacciando di multe miliardarie un governo, come quello italiano, che è nei debiti fino al collo.
Questo si potrebbe veramente definire una “pessima visione”.
Considerate come hanno gestito la Brexit. Hanno imposto una enorme tassa di uscita alla Gran Bretagna. Questo in più dei suoi contributi annuali al bilancio comunitario. Non dimenticate poi che l’unica ragione per cui la questione del debito sovrano dell’Italia non è sulle prime pagine dei giornali è perché la Banca Centrale Europea è l’unico acquirente marginale del debito italiano. E il Presidente della BCE, Mario Draghi, non lo fa di certo per la bontà che gli deriva dall’aver lavorato per Goldman Sachs. Lo fa perché, se non lo facesse, crollerebbe l’intero sistema bancario europeo.
E così, tutta la faccenda non è niente di più che un teatro Kabuki. E Salvini lo sa.
Capisce che l’euro è una trappola mortale per l’Italia. Sa anche che, viste le dimensioni del debito italiano, dispone di tutte le leve necessarie.
E tuttavia, guardare ora l’UE è esattamente come rivedere la gestione dei negoziati sul debito greco nel 2015. Si erano rifiutati di trattare. Avevano fatto richieste irragionevoli. Nel caso della Grecia si erano trovati di fronte un elettorato  senza nerbo, che non aveva appoggiato la Grexit e che non aveva dato all’ugualmente inetto Primo Ministro Alexis Tsipras il sostegno di cui aveva bisogno per portare la Grecia fuori dall’euro.
E così la strategia aveva funzionato.
E la stessa cosa sta accadendo con la Brexit. L’aristocrazia britannica non vuole lasciare l’UE. Teresa May è una Remainer e anche così palesemente a libro paga, che, a questo punto, non è più neanche divertente. Fin dall’inizio aveva avuto tutto il potere necessario [per attuare la Brexit] e, nonostante ciò, agisce come se non ce lo avesse.
E così è riuscita a raggiungere lo stesso identico accordo che Brussels aveva sempre voluto, controllare la politica fiscale e commerciale della Gran Bretagna e, allo stesso tempo, privarla di ogni voce in capitolo nel parlamento europeo. Onestamente, la condizione della Gran Bretagna, una volta che l’accordo sarà stato firmato, sarà un’anticipazione del futuro che aspetta tutta le nazioni che rimarranno [all’interno dell’UE].
Tassazione senza rappresentanza.
A questo punto, non dovrebbe essere una sorpresa per nessuno il fatto che l’UE stia trattando Salvini e il suo governo con lo stesso disprezzo e la stessa derisione. E questo è proprio ciò che Salvini vuole. Deve fare in modo che Brussels si metta da sola dalla parte del torto.
Perchè, se vuole riuscire a liberare l’Italia da Brussels, questo non potrà avvenire per una sua idea. Dovrà esserci una mobilitazione popolare.
Fortuna per lui, e per gli Italiani in generale, gli idioti che comandano a Brussels sono solo felici di cooperare. Francamente, credo che ci godano a fare gli stronzi odiosi.
Questi pensano veramente di poter risolvere la cosa con i loro regolamenti. Ma la verità è che non possono.
Ma perchè, secondo voi, il Presidente Francese Emmanuel Macron e quell’anatra zoppa della Cancelliera Tedesca Angela Merkel vogliono così disperatamente una Grande Armata europea? E’ per invadere ed occupare stati membri ribelli, non per proteggersi dalla Russia.
Più l’UE cerca di fare la prepotente e di piegare l’Italia ai suoi voleri, più Italiani, anche anziani, sosterranno la crociata di Salvini contro di essa. Il populismo è popolare in tutta Europa.
Le elezioni per il Parlamento Europeo di maggio si riveleranno probabilmente un punto di svolta importante nel cammino dell’UE. [Attualmente] tutti i partiti euroscettici sono abbondantemente sotto-rappresentati, rispetto ai loro attuali sondaggi. A maggio, centinaia di poltrone cambieranno proprietario. E molti dei nuovi arrivati non saranno a libro paga della cricca di Davos.
Forse allora l’UE capirà quanto fragile sia l’intero progetto.
Tom Luongo
fonte: www.strategic-culture.org
22.11.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

10 dicembre 2018

La vendetta è mia, disse Washington


In Occidente la Giustizia è scomparsa. Il posto della Giustizia è stato preso dalla Vendetta. Questo fatto è illustrato in modo incontrovertibile dal calvario di Julian Assange, ormai giunto all’ottavo anno.
Da otto anni Assange vive all’interno di uno stato di polizia degno di Kafka. Era stato prima messo agli arresti domiciliari nella sua casa in Inghilterra e poi [praticamente incarcerato] nell’ambasciata ecuadoriana di Londra, nonostante non siano mai state formalizzate accuse contro di lui.
Nel frattempo, l’intero mondo occidentale, con l’eccezione dell’ex-presidente ecuadoriano Rafael Correa e di una agenzia delle Nazioni Unite che aveva stabilito che Assange era detenuto illegalmente, a causa del rifiuto da parte del governo inglese di riconoscere il suo diritto all’asilo politico, ha voltato le spalle a questa ingiustizia.
Assange è segregato nell’ambasciata ecuadoriana perché, per proteggerlo da un arresto pretestuoso, l’ex-presidente ecuadoriano Rafael Correa gli aveva concesso asilo politico. Però, il corrotto e servile governo della Gran Bretagna, che fa gli interessi di Washington e non quelli della legge o della giustizia, si è rifiutato di onorare l’asilo concesso ad Assange. Il vassallo statunitense noto come Gran Bretagna è pronto, su ordine di Washington, ad arrestare Assange non appena metterà piede fuori dall’ambasciate e a consegnarlo a Washington, dove un gran numero di congressisti, sia democratici che repubblicani, hanno già fatto sapere che [il giornalista] dovrebbe essere giustiziato. Il regime Trump, continuando con le pratiche illegali dei suoi predecessori, ha pronto un mandato di cattura segreto, che verrà reso pubblico una volta che avranno messo le mani su Assange.
L’attuale presidente dell’Ecuador, un servo di Washington, Lenin Moreno (una persona talmente senza carattere che il suo nome è un insulto al vero Lenin), sta lavorando ad un accordo con Washington per privare Assange del suo diritto di asilo, in modo che l’ambasciata ecuadoriana di Londra debba espellere Assange [e consegnarlo] nelle mani di Washington.
Che cosa ha fatto Assange? Nient’altro che dire la verità. E’ il giornalista responsabile di WikiLeaks, un’agenzia di stampa che pubblica documenti riservati, esattamente come aveva fatto il New York Times quando aveva pubblicato i Pentagon Papers, ottenuti tramite Daniel Ellsberg. Proprio come la pubblicazione dei Pentagon Papers aveva messo in imbarazzo il governo americano e aveva contribuito a porre fine alla insensata guerra del Vietnam, i documenti resi di dominio pubblico da WikiLeaks avevano messo in difficoltà il governo statunitense, facendo luce sui crimini di guerra di Washington, sulle bugie e sulle menzogne raccontate al popolo americano e agli alleati degli Stati Uniti.
Gli alleati, naturalmente, erano stati comprati da Washington ed erano rimasti silenziosi, ma gli Stati Uniti intendono crocifiggere Assange per l’imbarazzo e il danno causati al governo criminale di Washington.
Per rivendicare la propria autorità su Assange, Washington sta facendosi forza della extraterritorialità delle leggi americane, una rivendicazione che Washington basa non su principi legali, ma unicamente su quello della forza, per violare la sovranità delle nazioni indipendenti.
Assange è un cittadino dell’Australia e dell’Ecuador. Non deve rispondere alle leggi degli Stati Uniti. La falsa equiparazione che Washington sta cercando di stabilire fra l’appellarsi al Primo Emendamento e il tradimento fa capire come ormai il popolo americano sia completamente perso. Il silenzio dei media americani dimostra che alle prostitute della stampa non interessa perdere la protezione del Primo Emendamento, dal momento che non hanno nessuna intenzione di dire una qualsiasi verità.
Il rinvio a giudizio segreto di Washington (è segreto in modo che un teppistello da due soldi come James Ball possa scrivere sul Guardian che su Assange non pende nessuna minaccia di arresto) molto probabilmente accusa Assange di spionaggio. Ma non è legalmente possibile accusare di spionaggio un cittadino non appartenente alla propria nazione e che opera all’estero. Tutte le nazioni usano lo spionaggio. Ogni paese sulla Terra potrebbe accusare Washington di spionaggio e arrestare [gli agenti della] CIA. La CIA potrebbe, come spesso è successo, accusare Israele di spionaggio. Naturalmente, ogni cittadino israeliano, come Jonathan Pollard, incarcerato negli Stati Uniti con l’accusa di spionaggio diventa un punto di contrasto fra Washington ed Israele, ma Israele vince sempre. La corrotta amministrazione Obama aveva rilasciato Pollard, condannato all’ergastolo, su ordine e, senza dubbio, anche per le generose mazzette di Israele.
Se Assange fosse israeliano, sarebbe senza dubbio già libero e a casa, ma è invece cittadino di due nazioni i cui governi tengono in gran considerazione il fatto di essere vassalli di Washington.
C’è stato un tempo in America, molti decenni or sono, in cui i Democratici si battevano per la giustizia e i Repubblicani per la cupidigia.
C’è stato un tempo in America, prima dell’11 settembre, in cui i media sarebbero accorsi in difesa della libertà di stampa e avrebbero tutelato Assange dai maltrattamenti e dalle false accuse.
Per essere sicuro che i lettori capiscano, la persecuzione di Assange è identica a quella sofferta dal cardinale ungherese Josef Mindszenty, a cui non era stato riconosciuto dal governo sovietico il diritto di asilo concessogli dall’ambasciata degli Stati Uniti di Budapest e che era stato costretto a trascorrere tre anni della sua vita nell’ambasciata americana. Il presidente Nixon aveva negoziato il suo rilascio nel 1971, ma i detrattori di Nixon non riconoscono alcun merito al suo interessamento per un uomo ingiustamente incarcerato in un luogo della Terra dove regnava l’ingiustizia.
Al giorno d’oggi non c’è un simile interesse per l’ingiustizia, eccetto per i gruppi “vittime” della politica identitaria. Che ne è del difensore di Assange, ora che Rafael Correa è costretto a vivere all’estero per sfuggire alla persecuzione del fantoccio di Washington, Moreno?
La debolezza interiore dell’Occidente è spaventosa. Ce ne parla Caitlin Johnstone: “La disdicevole persecuzione di Assange da parte di Trump e la difesa a spada tratta che ne è stata fatta dal liberalismo corporativo ha completamente squalificato l’aspetto più importante di tutta la politica americana, in entrambi gli schieramenti. Nessuno, in quel disastro totale si batte più per qualcosa. Se pensate ancora che Trump o i Democratici vi proteggano dalla marea montante del fascismo, il vostro momento per uscire è arrivato.”
La totalità dei media e delle TV occidentali (anche la stessa RT) funziona come ministero della propaganda di Washington contro Assange. Per esempio, abbiamo letto più e più volte che Assange si nasconde nell’ambasciata ecuadoriana di Londra per sfuggire alle accuse di stupro formulate contro di lui in Svezia. Il fatto che le prostitute della stampa e le femministe possano tenere in vita questa accusa infondata, nonostante tutte le smentite ufficiali, ci fa vedere il mondo di Matrix in cui sono rinchiuse le popolazioni occidentali.
Assange non è mai stato accusato di stupro. Le due signore svedesi che lo avevano sedotto e portato nelle loro case e nei loro letti non hanno mai detto di essere state stuprate. Le tribolazioni di Assange erano iniziate quando una delle due donne che lo avevano sedotto si era preoccupata del fatto che egli non avesse usato il preservativo e che potesse essere affetto da HIV o AIDS. Aveva chiesto ad Assange di sottoporsi ai test per accertarsi che non soffrisse di malattie sessualmente trasmissibili, e Assange, offeso, aveva rifiutato. Invece avrebbe dovuto dire “Naturalmente, capisco la tua preoccupazione” e fare l’esame.
La donna si era rivolta alla polizia per vedere se fosse stato possibile costringere Assange a sottoporsi al test. Era stata la polizia a trasformare il tutto in un’indagine per stupro. Era stata fatta un’indagine e l’ufficio del procuratore legale svedese aveva lasciato cadere le accuse, dal momento che l’atto sessuale era stato consensuale.
Assange aveva lasciato la Svezia in modo assolutamente legale, non fuggendo, come vorrebbe la storia inventata da Washington. Era andato in Inghilterra, un altro errore, perché l’Inghilterra è terreno di gioco degli Stati Uniti. Washington e/o femministe lesbiche bramose di mettere sotto processo un maschio eterosessuale avevano convinto un procuratore svedese di sesso femminile a riaprire un caso già chiuso.
Con un gesto senza precedenti, il procuratore svedese aveva inoltrato una richiesta alla Gran Bretagna per l’estradizione di Assange [in Svezia], dove avrebbe dovuto essere interrogato. Gli ordini di estradizione sono validi solo se sono state formulate delle accuse e qui non c’erano accuse depositate perchè il caso era già stato chiuso. Anche un governo corrotto come quello inglese non aveva prima di allora acconsentito ad ordini di estradizione a scopo di interrogatorio. [Però, questa volta], il governo britannico, fantoccio di Washington, si era detto d’accordo nel consegnare Assange alla Svezia. Era evidente che, dal momento che in Svezia non esisteva nessun processo penale a carico di Assange, il procuratore svedese, probabilmente per denaro, lo avrebbe consegnato a Washington, dove non c’è tutela legale per nessuno, neanche per chi, come i delatori, è protetto dalle leggi degli Stati Uniti e che, nonostante la protezione della legge, finisce allo stesso modo in prigione.
Visto quello che si stava profilando all’orizzonte, Assange aveva ottenuto asilo politico dal presidente Correa ed era uscito dagli arresti domiciliari in Gran Bretagna per rifugiarsi nell’ambasciata ecuadoriana di Londra, dove si trova ancora adesso, nonostante il governo svedese abbia fatto cadere tutte le accuse contro di lui e abbia nuovamente chiuso il caso.
Nel frattempo, un procuratore degli Stati Uniti, corrotto come tutti (non credete mai a nessuna accusa federale, sono create dal nulla, senza bisogno di prove) era riuscito a convincere un incompetente gran giurì americano ad incriminare Assange per un reato che ancora non conosciamo, molto probabilmente per spionaggio. Il gran giurì che ha approvato questa incriminazione segreta non si è reso conto di aver messo sotto accusa una persona colpevole solo di aver detto la verità, che poi è esattamente quello che la Costituzione degli Stati Uniti protegge e richiede (se il governo fosse controllato dal popolo). Tutto quello che Assange aveva fatto era stato pubblicare i documenti inviati a WikiLeaks da una persona dotata di coscienza morale, turbata dalla palese criminalità e disumanità del governo statunitense.
Non c’è nessuna differenza legale fra la divulgazione da parte di Wikileaks dei documenti di cui era venuto in possesso e la pubblicazione da parte del New York Times dei Pentagon Papers. L’unica differenza è quella temporale. Quando Daniel Ellsberg aveva fatto avere i Pentagon Papers al New York Times, i media non erano stati ancora concentrati dal corrotto regime di Clinton nelle mani di poche persone e l’11 settembre, che sarebbe stato usato da Dick Cheney per criminalizzare chi osava dire la verità, non si era ancora verificato. Perciò, negli anni ‘70, era ancora possibile che una parte importante dei media potesse dire la verità. Tuttavia, L’unica ragione per la quale il New York Times aveva pubblicato i Pentagon Papers era stata l’odio che questo quotidiano provava per Richard Nixon, a cui i media democratici addossavano la colpa della guerra in Vietnam, anche se quella era stata una guerra voluta dal presidente democratico Johnson e Nixon voleva terminarla.
Quando la sclerotica popolazione americana ed occidentale prende come buone le bugie dei propri governi, accetta anche la propria fine e la propria schiavitù. Lo slancio e l’abbandono con cui in Occidente le persone si sottomettono lascia pensare che esse preferiscano l’asservimento. Non vogliono essere libere, perché la libertà comporta troppe responsabilità e queste non le vogliono.
Quello che desiderano è guardare un film, o un programma televisivo, giocare ad un videogame o fare sesso, fare compere, ubriacarsi, drogarsi o darsi ad una qualunque altra attività ricreativa che venga valutata più interessante della libertà, della verità o della giustizia.
Per una persona appartenente ad una generazione ormai quasi scomparsa è una cosa inspiegabile come le nazioni del pianeta, tanto più l’America, rimangano indifferenti, mentre il giornalista migliore, più fidato e onesto del mondo è destinato ad essere distrutto da un governo degli Stati Uniti totalmente corrotto. Il risultato della persecuzione di Assange sarà un processo che metterà in imbarazzo il governo americano.
Quando contemplo questa enorme ingiustizia a cui le popolazioni del mondo replicano con il silenzio, mi chiedo se quelli che cercano di salvare la civiltà occidentale non siano mal consigliati.
Qual è il senso di salvare una civiltà totalmente corrotta? Quelli che attaccano Assange sono esseri spregevoli. Se avrete la possibilità di spingere davanti ad un camion uno o più partecipanti al linciaggio, considerate il gesto come una opportunità per fare pulizia.
Paul Craig Roberts
Fonte: www.paulcraigroberts.org
20.11.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

07 dicembre 2018

STRAGE DEL SANGUE INFETTO / LA SENTENZA DI NAPOLI SLITTA AD APRILE


Slitta la sentenza al processo per la “strage del sangue infetto” che si tiene al tribunale di  Napoli, davanti alla sesta sezione penale. 
In base al calendario stilato dal presidente, Antonio Palumbo, il pm Lucio Giugliano terrà la sua requisitoria il 21 gennaio 2019, poi sarà la volta delle arringhe dei legali delle parti civili, in prima fila Stefano Bertone ed Ermanno Zancla, nonché l’avvocatura dello Stato; quindi parleranno i legali degli imputati, ossia funzionari o ex funzionari del gruppo Marcucci e il legale dell’ex numero uno al Ministero della Sanità tra fine anni ’80 e inizio ’90, Duilio Poggiolini, grande amico di Sua Sanità Francesco De Lorenzo.
Tirate le somme, la sentenza non verrà pronunciata prima di aprile.
Un processo che ha largamente superato i 20 anni di vita. Morte “continua”, invece, per i parenti che hanno visto i loro padri, madri o figli morire per una trasfusione di sangue infetto o per l’assunzione di emoderivati killer. Appena otto le parti civili in aula a Napoli: ma le stime parlano di migliaia di vittime, un’atroce cifra che potrebbe arrivare a 5 mila. Un esercito di morti senza uno straccio di giustizia.
Le aziende leader europee (tra cui quelle del gruppo Marcucci) che importavano sangue soprattutto dagli Stati Uniti erano ben consapevoli di comprare partite spesso e volentieri infette: si trattava di sangue proveniente dalla carceri americane, in particolare dell’Arkansas. Lo sapevano bene le autorità di controllo a stelle e strisce (e anche canadesi), che regolarmente lo comunicavano alle aziende di importazione-lavorazione, come, appunto, quelle del gruppo toscano, oligopolista nel settore degli emoderivati, oggi battente bandiera “Kedrion”. 
Quindi, tutti sapevano: e se ne fottevano ampiamente di pazienti e cittadini, pur di cumulare montagne di profitti. Tanto è vero che le prime imputazioni parlavano di “omicidio doloso plurimo”, di “strage”, per poi man mano ammorbirsi in “omicidio colposo plurimo”. 
Il processo è cominciato nel 1998 a Trento, per poi passare, nel 2004, a Napoli, e giacere tra carte e scartoffie per oltre 10 anni (molte delle quali, anche importanti, perse nel corso del trasloco o trafugate nei sotterranei del centro direzionale di Napoli); e quindi iniziare nella primavera del 2016. 
Nel corso dell’ultima udienza che si è svolta il 19 novembre, sono stati presenti i consulenti tecnici nominati dal tribunale per sciogliere una serie di interrogativi. Hanno presentato una prima perizia circa un anno fa, del tutto lacunosa, con riferimenti bibliografici tratti soprattutto dagli studi del primo teste presente al processo, Piermannuccio Mannucci, un ematologo milanese in palese conflitto di interessi perchè ha lavorato anche per il gruppo Marcucci. 
Le parti civili e i legali della difesa hanno presentato ulteriori questi ai periti, che risponderanno all’udienza del 10 dicembre. E l’anno nuovo si apre con la fondamentale requisitoria del pm Giugliano, il quale nel corso del processo non ha brillato per una particolare incisività: “non un centravanti d’attacco, piuttosto uno stopper di difesa”, hanno commentato non pochi avvocati del foro di Napoli. “Il fatto non sussite – aggiungono – saranno le parole con le quali chiederà l’assoluzione degli imputati. Vogliamo scommettere?”. 
Staremo a vedere. 


06 dicembre 2018

[Reseau Voltaire] Les principaux titres de la semaine 5 dic 2018


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