20 marzo 2020

Armi batteriologiche: una panoramica fattuale, utile e opportuna


Il governo degli Stati Uniti e le sue numerose agenzie e istituti d’istruzione e sanità, hanno condotto per molti decenni un’intensa ricerca sulla guerra batteriologica, in molti casi fortemente focalizzata su agenti patogeni specifici.
In un rapporto al Congresso degli Stati Uniti, il Dipartimento della Difesa ha rivelato che il suo programma di creazione di agenti batteriologici artificiali includeva la modifica di virus non fatali per renderli letali e l’ingegneria genetica per alterare l’immunologia degli agenti biologici, per rendere impossibile il trattamento e le vaccinazioni. Il rapporto militare ha ammesso che all’epoca [il Dipartimento della Difesa] gestiva circa 130 strutture di ricerca sulle armi batteriologiche, molte nelle università statunitensi e altre in molti siti internazionali al di fuori della prerogativa del Congresso degli Stati Uniti e della giurisdizione dei tribunali.
Questa conoscenza non è stata un segreto per molto tempo. In un rapporto classificato del 1948, da parte del Committee on Biological Warfare del Pentagono, il principale punto di forza era che:
“Un’arma o una bomba non lascia dubbi sul fatto che si sia verificato un attacco deliberato. Ma se … un’epidemia si abbatte su una città affollata, non c’è modo di sapere se qualcuno ha attaccato, tanto meno chi”, aggiungendo fiduciosamente che “Una parte significativa della popolazione umana all’interno di aree bersaglio selezionate potrebbe essere uccisa o inabilitata” solo con piccole quantità di un agente patogeno. (1) (2)
Un manuale operativo dell’esercito americano, risalente al 1956, affermava esplicitamente che la guerra batteriologica e chimica era una parte operativa integrale della strategia militare degli Stati Uniti, non era limitata in alcun modo e che il Congresso aveva dato l’autorità militare di “First Strike” sul loro uso. Nel 1959, un tentativo del Congresso di rimuovere questa autorità di first-strike è stato sconfitto dalla Casa Bianca e le spese per armi biochimiche sono aumentate da 75 milioni a quasi 350 milioni di dollari. Questa era un’enorme quantità di denaro nei primi anni ’60. (3)
Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Robert McNamara (immagine sotto) ha eseguito 150 programmi top-secret di armi batteriologiche negli anni ’60, eseguendo esperimenti sulle armi batteriologiche e test pratici su un pubblico inconsapevole, a volte in Paesi stranieri, ma spesso nei confronti di cittadini americani. McNamara ha ordinato ai Capi di Stato Maggiore Congiunto di “considerare tutte le possibili applicazioni” di questi agenti contro le nazioni nemiche, in un piano coerente per una “capacità deterrente batteriologica e chimica” totale, il piano per includere stime dei costi e una “valutazione delle conseguenze politiche internazionali”. (4) (5)
Nel 2000, The Project for the New American Century (6) (7) ha pubblicato un rapporto intitolato “Rebuilding America’s Defenses” [n.d.T. “Ricostituire le difese americane”], che conteneva un’ambizione politica radicale e bellicosa di destra per l’America. Il loro rapporto si definiva un “progetto per mantenere la preminenza globale degli Stati Uniti … e modellare l’ordine di sicurezza internazionale, in linea con i principi e gli interessi americani”. Gli autori, evidente la loro mentalità genocida, hanno affermato:
“Forme avanzate di guerra batteriologica che riescono a ‘prendere di mira’ genotipi specifici, possono trasformare la guerra batteriologica … in uno strumento politicamente utile.”
Istituzioni di ricerca sulle armi batteriologiche
Il US Army’s Medical Research Institute of Infectious Diseases di Fort Detrick, nel Maryland, è la principale struttura militare per la ricerca sulla guerra batteriologica. È esteso su 80.000 m². A metà degli anni ’80, questa sezione per le armi batteriologiche di Fort Detrick riceveva quasi 100 milioni di dollari all’anno, e questa era solo una delle molte sezioni.

Istituto di ricerca medica delle malattie infettive dell’esercito americano a Fort Detrick, nel Maryland.


Quando il Giappone ha invaso la Cina, uno dei grandi successi del Dr. Ishii (unità 731) è stato lo sviluppo di metodi per la produzione di massa di pulci e zecche infette dalla peste e da altri patogeni letali, per la distribuzione tra le popolazioni civili –il che è come gli Americani hanno imparato a usare gli insetti per scopi militari – allevare e diffondere le zecche infestate dalla malattia di Lyme, a partire dal loro segreto Plum Island Germ Laboratory nello Stato di New York. Questa è stata anche la fonte dei programmi statunitensi di allevamento e diffusione di zanzare e pulci infette da colera e febbre gialla in Cina e Corea del Nord, a prescindere dai programmi a livello nazionale sulle zanzare che gli Stati Uniti hanno inflitto alla propria gente.
Sulla base della ricerca di Ishii, condotta sugli esseri umani, l’esercito americano ha sviluppato una struttura per la guerra entomologica (con gli insetti) e inizialmente ha preparato piani per attaccare la Russia e gli Stati sovietici con bio-armi entomologiche. La struttura è stata progettata per produrre ogni mese 100 milioni di zanzare infette da febbre gialla, la sua produzione è stata testata su inconsapevoli civili americani,sganciando zanzare infette e altri insetti su vaste porzioni degli Stati Uniti. Come è tipico per le forze armate statunitensi, questi progetti a partire dagli anni ’50 e ’60 hanno ricevuto denominazioni spontanee come “Project Big Buzz” e “Project Big Itch” e “Operation Mayday” (8) (9) (10), ma erano test sulla fattibilità della produzione di miliardi di insetti, infettandoli con agenti patogeni letali, quindi raggruppandoli come munizioni e disperdendoli sulla Russia da velivoli o persino [con] missili.
Da un rapporto dell’esercito americano del marzo del 1981, uno autore ha osservato che “ci si può meravigliare di quanto (o quanto poco) sarebbe costato lanciare un attacco per mezzo di zanzare infette da febbre gialla in una città – con un pratico grafico ‘Cost per Death’che merita pure attenzione!”. Anche l’incidente di Dugway Sheep merita attenzione. (11)
Quindi abbiamo avuto “Operation Drop Kick” (12), progettata per testare vari modi di disperdere gli insetti infetti su vaste aree geografiche, i test effettuati su varie parti degli Stati Uniti continentali, compresa la maggior parte della costa orientale. Abbiamo avuto“Project SHAD” (Shipboard Hazard and Defense).  Quindi, non più tardi del 2000, abbiamo avuto l’ideazione del “Project Bacchus”per determinare la fattibilità della costruzione di un impianto di produzione di antrace in un Paese straniero, pur rimanendo non rilevato. Esistevano ovviamente altri programmi, tutti con nomi assurdi e tutti progettati per valutare la diffusione di insetti infetti e di altri agenti patogeni letali nelle popolazioni civili. Erano tenuti molto segreti poiché erano illegali, secondo il diritto interno, e violavano il diritto internazionale e molti trattati sulle armi che altre nazioni avevano firmato con gli Stati Uniti in buona fede.
Oltre a Fort Detrick, l’esercito americano ha un impianto per la produzione di armamenti batteriologici a Vigo, nell’Indiana, che è stato un enorme impianto di produzione specializzato in agenti patogeni batteriologici e in grado di produrre ogni mese 275.000 bombe contenenti botulino o un milione di bombe con antrace. A Vigo, le vasche per la fermentazione contenevano 250.000 galloni, ovvero circa un milione di litri, il che lo rendeva secondo i rapporti di gran lunga il più grande impianto al mondo per la produzione batteriale di massa.
Questo non è stato uno sviluppo recente. Vigo è stato pienamente operativo durante la Seconda Guerra Mondiale, essenzialmente una fabbrica di bio-antrace; uno dei suoi primi ordini è stato quello di Winston Churchill nel 1944 per 500.000 bombe all’antrace, e che [come] Churchill ha dichiarato doveva essere considerata solo la “prima quota”. Alla fine,[l’impianto a] Vigo è stato ceduto a Pfizer per la “produzione di antibiotici” ed è stato sostituito a metà degli anni ’50 da una nuova struttura all’avanguardia presso l’Arsenal di Pine Bluff. (13) (14) (15)
Il Daily News ha pubblicato un articolo il 24 settembre 2005, in cui descriveva in dettaglio i piani dell’esercito americano per gli acquisti all’ingrosso di antrace, relativi a una serie di contratti che erano stati scoperti da Edward Hammond, Direttore del Sunshine Project, emanati nello Utah dallo Dugway Proving Ground dell’esercito. Queste notifiche hanno richiesto a varie aziende di presentare offerte per la produzione di grandi quantità di antrace, nonché di produrre “volumi significativi” di altri agenti batteriologici. Un contratto specificava che la società di appalto “deve avere la capacità e la volontà di incrementare (l’antrace) in quantità di 1.500 litri” e “deve anche essere in grado di produrre lotti da 3.000 litri” di altri agenti batteriologici non specificati. (16) (17)
Quando l’esercito di una nazione produce patogeni batteriologici letali in quantità di milioni di litri, è tempo di smettere di fingere che non siamo impegnati in una guerra batteriologica. Non è di conforto che l’esercito possa affermare che questi sono ceppi “innocui” di agenti patogeni, dal momento che (1) qualsiasi struttura in grado di produrre agenti patogeni benigni può facilmente produrre varietà letali e (2) non esiste qualcosa come l’antrace “innocuo”.
Non vi è alcuna differenza materiale tra un programma di guerra batteriologica difensiva e offensiva, e persino gli idioti non possono rivendicare “autodifesa”, quando producono milioni di litri di antrace. Perfino il US Government Accountability Office, nel suo rapporto del 1994 su questi programmi, ha affermato che il Biological Defense Program dell’esercito americano conteneva “svariate divisioni, dipartimenti, gruppi di ricerca, bio-intelligenza e altro, affatto collegabili in qualsiasi senso alla“difesa”, ed erano per natura programmi militari, belligeranti e offensivi. Ci viene comunque assicurato che gli Stati Uniti “non hanno mai usato armi batteriologiche”, dalle stesse persone che contemporaneamente appaltavano contratti per la produzione di antrace e altri “patogeni” in più lotti di 3.000 litri. Nascondere la propaganda è impossibile da evitare in America, persino nei libri medici ufficiali di testo dell’esercito.
C’erano altri siti e strutture oltre a Fort Detrick che sono stati costruiti dall’esercito americano, esclusivamente per lo sviluppo di bio-armi, tra cui la stazione di prova di Horn Island nel Mississippi che doveva essere il principale sito di test di bio-armi e il Plum Island Germ Laboratory nello Stato di New York, da cui l’esercito ha diffuso la malattia di Lymetra la metà della popolazione dell’area.
Una parte della struttura di Plum Island è stata progettata esclusivamente per sviluppare e testare agenti patogeni animali letali che potrebbero distruggere l’approvvigionamento di cibo di una nazione nemica, come gli Stati Uniti hanno tentato di fare in Corea del Nord. I ceppi mortali dell’afta epizootica sono stati il ​​risultato di questa ricerca, che in seguito gli Americani hanno condiviso con i loro colleghi psicopatici a Porton Down nel Regno Unito, che ne hanno fatto buon uso. Un ulteriore segmento era lo sviluppo, il collaudo e la produzione di bombe contenenti quello che veniva chiamato un “acido killer per i vegetali” e che poteva distruggere cereali, chicchi e la maggior parte delle colture orticole coltivate. Ho il forte sospetto che molte delle recenti epidemie di influenza aviaria e suina siano originate da agenti patogeni creati a Plum Island.
Il libro di testo intitolato Medical Aspects of Biological Warfare (2007), pubblicato dal Surgeon-General dell’Esercito Americano, ammette la creazione di “un impianto di produzione su larga scala a Pine Bluff, nell’Arkansas”, con il nuovo impianto che ha un “laboratorio avanzato … misure che consentono la fermentazione, la concentrazione, lo stoccaggio e la creazione, a scopo militare, su larga scala di microrganismi”.
E ammette anche che nel 1951, gli Stati Uniti avevano prodotto le loro prime armi batteriologiche, bombe anti-raccolto e munizioni “antiuomo”, avendole “accumulate e create a scopo militare”. Aggiunge che la CIA aveva “sviluppato armi in modo indipendente, usando tossine tra cui il veleno di cobra e la sassitossina per operazioni segrete”, ma sfortunatamente “tutti i documenti riguardanti il ​​loro sviluppo e dispiegamento sono stati distrutti nel 1972” quando le informazioni sono divenute pubbliche. (18)
E le forze armate statunitensi hanno tentato di utilizzare a scopi militari le malattie veneree, conducendo a farse come il progetto Guatemala Syphilis, dove hanno infettato migliaia [di abitanti] e poi li hanno lasciati morire. La cronaca ufficiale, pur ammettendo la criminalità, aderisce ostinatamente alla storia di uno scopo benefico di testare i farmaci – per le migliaia a cui sono stati specificamente negati i medicinali che avrebbero salvato la loro vita. (19)
L’Esercito Americano sembra spietato, non solo nel trovare modi batteriologici per uccidere nazioni di persone, ma è ugualmente interessato a metodi per distruggere le loro scorte di cibo. Di conseguenza, ha anche confessato (almeno) un’altra dozzina di occasioni in cui erano stati liberati agenti patogeni devastanti per colture e piante, in esperimenti per testare metodi per distruggere l’intero ciclo vitale delle piante alimentari di una nazione nemica. Nel 2012, i media giapponesi hanno rivelato che il governo degli Stati Uniti aveva testato armi batteriologiche specifiche, con DNA modificato, per annientare le colture a Okinawa e Taiwan negli anni ’60 e nei primi anni ’70 e che le Forze Armate Statunitensi ne avevano testato alcune anche all’interno degli Stati Uniti continentali. Sono state anche applicate in Vietnam. Lo scopo dell’Agente Orange non è mai stato un defoliante come affermato, ma è stato sviluppato invece per distruggere le intere colture di riso del Vietnam e contaminare sufficientemente il suolo per impedire la ricrescita.
Questo testo è la Prima parte di un articolo in 3 parti.
Seconda parte: Lageopolitica delle armi batteriologiche
Terza parte: Semi geneticamente modificati: concepiti come arma 
Larry Romanoff è un consulente di gestione in pensione e uomo d’affari. Ha ricoperto posizioni dirigenziali in società di consulenza internazionali e possedeva un’attività di import-export internazionale. È stato Professore ospite presso l’Università Fudan di Shanghai, presentando casistiche in affari internazionali a classi EMBA senior. Il signor Romanoff vive a Shanghai e sta attualmente scrivendo una serie di dieci libri, per lo più legati alla Cina e all’Occidente. Può essere contattato all’indirizzo: 2186604556@qq.com. Collabora frequentemente con Global Research.

Note
(1) nasonline.org/about-nas/history/archives/collections/cbw-1941-1948.html
(2) https://www.baltimoresun.com/news/bs-xpm-2004-08-01-0408010004-story.html
(3)https://usacac.army.mil/sites/default/files/misc/doctrine/CDG/cdg_resources/manuals/fm/fm27_10.pdf
(4) http://archive.vva.org/archive/TheVeteran/2006_03/featureSHAD.htm
(5) https://rielpolitik.com/2016/08/07/cover-up-project-shad-deception-in-open-waters/
(6) https://www.loc.gov/item/lcwa00010308
(7) https://www.sourcewatch.org/index.php/Project_for_the_New_American_Century
(8) https://blackthen.com/operation-big-itch-operation-drop-kick-fleas-infected-mosquitoes-dropped-black-towns/
(9) https://military.wikia.org/wiki/Operation_Big_Itch
(10) http://self.gutenberg.org/articles/operation_may_day
(11) https://military.wikia.org/wiki/Dugway_sheep_incident (This article has many useful references)
(12) https://military.wikia.org/wiki/Operation_Drop_Kick
(13) https://www.thenation.com/article/bioterrorism-hits-home/
(14) https://libcom.org/files/Churchill%20and%20Poison%20Gas.pdf
(15) https://forum.axishistory.com/viewtopic.php?t=232989
(16) https://www.newscientist.com/article/dn8044-us-army-plans-to-bulk-buy-anthrax/
(17)https://www.newscientist.com/article/mg18725184-800-us-army-plans-to-bulk-buy-anthrax/
(18) Medical Aspects of Biological Warfarehttps://repository.netecweb.org/items/show/325
(19)https://www.cbsnews.com/news/guatemala-syphilis-experiments-in-1940s-called-chillingly-egregious/
07.02.2020
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da NICKAL88

18 marzo 2020

Dal Blog Emanuela Orlandi: Inserito nuovo Menù



Dal Blog Emanuela Orlandi:
Abbiamo creato un nuovo menù dalla Home del Blog "Diario di una storia vera"
dove inseriremo tutti gli eventi noti e meno noti dal giorno della sparizione delle due ragazze.

Iniziamo col pubblicare gli eventi precedenti al 1983. Vedremo quello che era l'Italia in quei periodi
con particolare riferimento ai fatti e personaggi poi entrati nell'inchiesta.
Buona lettura.

EVENTI PRE-1983




16 marzo 2020

Ulfkotte: noi giornalisti siamo corrotti e vi abbiamo tradito

Udo Ulfkotte«Sono stato un giornalista per circa 25 anni, e sono stato educato a mentire, tradire e a non dire la verità al pubblico». Lo confessa Udo Ulfkotte, uno dei più famosi giornalisti tedeschi. Il 13 gennaio 2017 fu trovato morto, a soli 56 anni. Diagnosi: infarto. «Senza alcuna autopsia, fu cremato immediatamente», ricorda Francesco Santoianni su “L’Antidiplomatico“, salutando il libro “Giornalisti comprati”, ora finalmente in arrivo nelle librerie italiane. «Un libro zeppo di nomi e cognomi di giornalisti (tra i quali lo stesso Ulfkotte) che si sono venduti pubblicando “notizie” inventate da servizi di sicurezza, governi, aziende, lobby», scrive Santonianni. «Un libro che, dopo un successo straordinario in Germania nel 2014, per anni non è stato più ristampato (lo trovavate, usato, sul web a cifre elevatissime) e che ora viene pubblicato in Italia dall’editore Zambon». Anziché soffermarsi «sui tantissimi episodi di conclamata corruzione e di asservimento dei media riportati nel libro», Santoianni preferisce riportare in calce l’indice del volume, clamorosamente eloquente, nonché quella che è stata l’ultima dichiarazione pubblica di Ulfkotte.
Libertà di stampa simulata: la verità esclusivamente per i giornalisti? Nel libro si parla di “verità comprate” tra “reti d’élite e servizi segreti”. Ulfkotte racconta «come fui corrotto da una compagnia petrolifera». Titoli di questo tenore: “Frankfurter Allgemeine Zeitung: dietro le sue quinte c’è a volte una testa corrotta”. Oppure: “Come i giornalisti finanziano le loro ville in Toscana”. Ulfkotte definisce «ben lubrificato» quello che chiama «il famigerato sistema dei premi giornalistici». Bel panorama, non c’è che dire: «Interviste compiacenti, viaggi come inviato speciale e frode fiscale». Uno sguardo impietoso, sul “lavoro sporco” dei giornalisti di oggi. Altro titolo: “La spirale del silenzio: cosa non c’è nei giornali”. In alternativa, il sistema media come “manganello”, ovvero: “Oggi su, domani giù: esecuzioni mediatiche”. «I media tedeschi e americani cercano di portare alla guerra le persone in Europa, per fare la guerra alla Russia», scrisse Ulfkotte poco prima di morire. «Questo è un punto di non ritorno, e ho intenzione di alzarmi e dire che non è giusto quello che ho fatto in passato: manipolare le persone per fare propaganda contro la Russia».
Aggiungeva Ulfkotte: «Non è giusto quello che i miei colleghi fanno e hanno fatto in passato, perché sono corrotti e tradiscono il popolo: non solo quello della Germania, ma tutto il popolo europeo». Amare conclusioni: «Agli Stati Uniti e all’Occidente non è bastato vincere sul socialismo burocratico dell’Est Europa, ora puntano alla conquista della Russia e alle sue risorse e poi al suo più potente vicino: la Cina». Era la sua allarmante visione geopolitica: «Il disegno è chiaro e solo la codardia dei governi europei e le brigate di giornalisti comprati assecondano questo piano di egemonia globale che, inevitabilmente, determinerà una Terza Guerra Mondiale che non sarà combattuta coi carri armati ma coi missili nucleari». I nostri mediaGiornalisti comprati«Omologati, obbedienti all’autorità e riluttanti a fare ricerche», pronti a trasformare la Russia in una minaccia reale. Udo Ulfkotte parla dell’Atlantik-Brucke, il ponte atlantista del massimo potere che costringe l’informazione «nella morsa dei servizi segreti». Parla di «contatti controversi, elogi imbarazzanti, potere sotto copertura». Tecniche di propaganda classica, spacciate per giornalismo: sono tanti «i trucchi per l’inganno verbale della politica e dei media».
Il terzo capitolo si apre nel modo più esplicito: “La verità sotto copertura: giornalisti di prima classe in linea con le élite”. Ci sono anche giornalisti “testimoni di nozze”, alla corte del potere politico. Dai “troll” di Obama al fantasma dei Rockefeller, nell’eterna Commissione Trilaterale, fino alle imbarazzanti passerelle del Bilderberg. Come comprarsi un giornalista, istruzioni per l’uso: è quella che Ulfkotte chiama “l’informazione viscida”, sostenendo che «due terzi dei giornalisti sono corrotti». Si va avanti a colpi di “piacevoli favori”, per rendere i media “compatibili” con l’agenda del potere, tra “guadagni aggiuntivi” e “lavaggi del cervello”. In tutto questo, Ulfkotte legge “il fallimento della democrazia”. Scrive: «Ho molta paura per una nuova guerra in Europa e non mi piace avere di nuovo questo pericolo, perché la guerra non è mai venuta da sé». Vero: «C’è sempre gente che spinge per la guerra, e a spingere non sono solo i politici ma anche i giornalisti». Ecco il guaio: «Noi giornalisti abbiamo tradito i nostri lettori, spingiamo per la guerra». Si ribellava, Ulfkotte: «Non voglio più questo, sono stufo di questa propaganda. Viviamo in una repubblica delle banane e non in un paese democratico dove c’è la libertà di stampa».
(Il libro di Udo Ulfkotte, “Gekaufte Journalisten”, sarò presto nelle librerie italiane, edito da Zambon, con prefazione di Diego Siragusa. Titolo: “Giornalisti comprati”).

13 marzo 2020

Media / “Giornalisti Comprati” Da Cia & C., Esce Il Libro Bomba


Arriva finalmente in libreria “Giornalisti comprati”, scritto da uno dei più celebri reporter tedeschi, Udo Ulfkotte, uscito nel 2014 in Germania ottenendo uno strepitoso successo.
Non si è potuto però godere quel successo, Udo, perché è morto tre anni dopo, il 13 gennaio 2017, in circostanze del tutto misteriose. “Infarto” è stata la diagnosi, ma non è stata effettuata alcuna autopsia. Non basta, perché il suo corpo è stato immediatamente cremato.
Il suo libro – andato a ruba – incredibilmente non è stato più ristampato in Germania ed ha avuto scarsa circolazione all’estero.
Ora viene pubblicato in Italia da Zambon.
Si tratta di un volume zeppo di nomi e cognomi di giornalisti comprati e venduti, pennivendoli e firme anche molto note in Germania che hanno redatto veline su commissione di servizi segreti, governi, lobby, aziende e via corrompendo.
Ecco l’ultima dichiarazione pubblica rilasciata da Udo Ulfkotte. Che dovrebbe far molto riflettere soprattutto i giornalisti di casa nostra.
“Sono stato un giornalista per circa 25 anni, e sono stato educato a mentire, tradire e a non dire la verità al pubblico. I media tedeschi e americani cercano di portare alla guerra le persone in Europa, per fare la guerra alla Russia. Questo è un punto di non ritorno e ho intenzione di alzarmi e dire che non è giusto quello che ho fatto in passato: manipolare le persone per fare propaganda contro la Russia e non è giusto quello che i miei colleghi fanno e hanno fatto in passato, perché sono corrotti e tradiscono il popolo non solo quello della Germania ma tutto il popolo europeo.
Agli Stati Uniti e all’Occidente non è bastato vincere sul socialismo burocratico dell’est Europa, ora puntano alla conquista della Russia e alle sue risorse e poi al suo più potente vicino: la Cina. Il disegno è chiaro e solo la codardia dei governi europei e le brigate di giornalisti comprati assecondano questo piano di egemonia globale che, inevitabilmente, determinerà una Terza Guerra Mondiale che non sarà combattuta coi carri armati ma coi missili nucleari.
Ho molto paura per una nuova guerra in Europa e non mi piace avere di nuovo questo pericolo, perché la guerra non è mai venuta da sé, c’è sempre gente che spinge per la guerra e a spingere non sono solo i politici ma anche i giornalisti. Noi giornalisti abbiamo tradito i nostri lettori, spingiamo per la guerra. Non voglio più questo, sono stufo di questa propaganda. Viviamo in una repubblica delle banane e non in un paese democratico dove c’è la libertà di stampa”.

Vista la mole di notizie, è praticamente impossibile anche solo far cenno ad alcune vicende. Può invece risultare molto istruttivo riportare l’indice dei capitoli. Da scorrere d’un fiato.

Udo Ulfkotte: Giornalisti comprati, Edizioni Zambon, 2020
Prefazione (di Diego Siragusa)
Introduzione
Primo capitolo
  • Libertà di stampa simulata: esperienze con gli editori
  •  
  • La verità esclusivamente per i giornalisti?
  •  
  • Verità comprate: reti d’élite e servizi segreti
  •  
  • Come fui corrotto da una compagnia petrolifera
  •  
  • Frankfurter Allgemeine Zeitung: dietro le sue quinte c’è a volte una testa corrotta
  •  
  • Come i giornalisti finanziano le loro ville in Toscana
  •  
  • Ben lubrificato: il famigerato sistema dei premi giornalistici
  •  
  • Interviste compiacenti, viaggi come inviato speciale e frode fiscale
  •  
  • Ignobili compagni di sbornie. Sguardo nel lavoro sporco dei giornalisti
  •  
  • Un pessimo trucco: come si truffano gli inserzionisti
  •  
  • La spirale del silenzio: cosa non c’è nei giornali
  •  
  • Oggi su, domani giù: esecuzioni mediatiche

Secondo capitolo
  • I nostri media: omologati, obbedienti all’autorità e riluttanti a fare ricerche
  •  
  • Thilo Sarrazin: un eroe popolare è stato condannato
  •  
  • Propaganda: i prussiani dei Balcani stanno arrivando
  •  
  • I trucchi per l’inganno verbale della politica e dei media
  •  
  • La perdita della credibilità

Terzo capitolo
  • La verità sotto copertura: giornalisti di prima classe in linea con le élite
  •  
  • Forma la tua opinione (Bild Dir Deine Meinung)
  •  
  • Giornalisti testimoni di nozze: come formare il proprio potere
  •  
  • Come spunta Kai Diekmann?
  •  
  • L’Atlantik-Brucke
  •  
  • Nella morsa dei servizi segreti
  •  
  • I nomi: contatti controversi
  •  
  • Elogi imbarazzanti
  •  
  • Potere sotto copertura: tecniche di propaganda classica
  •  
  • Kallmorgen e Bohnen – Dubbi di esperti di pubbliche relazioni e di giornali rinomati
  •  
  • I Trolls di Obama: la quinta colonna degli Stati Uniti d’America
  •  
  • Lo spirito del Rockefeller: la Commissione Trilaterale
  •  
  • In memoria del capo del Frankfurter Allgemeine Zeitung
  •  
  • Comprare contatti con grandi nomi? La nobiltà distrutta
  •  
  • II potente circolo Bilderberg: teoria o realtà del complotto?

Quarto capitolo
  • Comprati un giornalista – L’informazione viscida
  •  
  • Due terzi dei giornalisti sono corrotti
  •  
  • Piacevoli favori: come rendere i media compatibili
  •  
  • Rivelazione: i guadagni aggiuntivi
  •  
  • Lavaggio del cervello: le forbici nella testa
  •  
  • Votare col portafoglio: i giornalisti diventano casi sociali
  •  
  • Imparziale? L’impero dei media della SPD

Quinto Capitolo
  • Casi di studio del Fronte della Propaganda
  •  
  • L’obiettivo superiore: l’amputazione dell’identità tedesca
  •  
  • L’ora delle favole della Merkel: come il governo federale mente alla popolazione
  •  
  • Battaglia di bugie: la propaganda di Sabine Christiansen e Ulrich Wickert
  •  
  • Pubblicità da detersivo per una moneta: l’agenzia pubblicitaria Mannstein
  •  
  • Il fallimento della democrazia
  •  
  • La redazione come scena del crimine: il lato oscuro del mondo dei media
  •  
  • Che fare?

Nella foto Udo Ulfkotte

11 marzo 2020

La Turchia in cerca di potere, di Thierry Meyssan


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Plastico del complesso presidenziale di Ankara, il “palazzo bianco”. La Turchia compensa l’incapacità a darsi una definizione con una forma di delirio di grandezza.

Pur rallegrandosene, la stampa internazionale interpreta il voltafaccia della Turchia – ora nuovamente in contrasto con la Russia – come ulteriore prova del carattere imprevedibile del sultano Erdoğan. Secondo Thierry Meyssan è invece una dimostrazione della perseveranza di Ankara nel ricercare un’identità: non potendo scegliere il proprio destino, si adatta alla nuova situazione.

La Turchia attuale è l’erede delle orde di Gengis Khan, dell’impero ottomano, nonché dello Stato laico di Mustafa Kemal. Ha rifiutato la definizione dei propri confini del Trattato di Sèvres (1920) e ha imposto con la forza le modifiche del Trattato di Losanna (1923), ma ancora oggi si ritiene incompresa e amputata dei territori greci, ciprioti, siriani e iracheni, che non ha mai smesso di rivendicare. Persiste nel negare i crimini del passato, compreso il genocidio dei non-mussulmani.
Ormai da un secolo la Turchia non riesce a definirsi territorialmente; la sua politica estera è perciò una reazione ai rapporti di forza regionali e mondiali, che dà l’impressione, sbagliata, di una volontà erratica.
Il recente voltafaccia nei rapporti con la Russia non è il colpo di testa di un lunatico, ma la prosecuzione di una ricerca identitaria in un contesto instabile.

1 – La sparizione dell’URSS (1991)

Il 26 dicembre 1991, quando l’URSS fu sciolta, per la Turchia – che, imprevidente, non aveva pensato ad affermarsi come membro del campo dei vincitori della guerra fredda – venne meno la ragione della propria esistenza.
Ankara aveva preso in considerazione di modernizzarsi aderendo alla Comunità Europea; gli europei però non avevano intenzione di accoglierla e tiravano per le lunghe i negoziati (Stato associato dal 1963, candidato dal 1987). Una seconda possibilità era mettersi a capo del mondo mussulmano, seguendo le orme dell’impero ottomano; ma i sauditi, che presiedono la Conferenza Islamica, si opponevano. Si offriva una terza possibilità: riannodare i legami con le popolazioni turcofone di cultura mongola dell’Asia centrale, diventate indipendenti.
La Turchia esitò troppo e si lasciò sfuggire questa “finestra di uscita”. Comandando l’operazione Tempesta nel Deserto per liberare il Kuwait e convocando la conferenza di Madrid sulla Palestina (1991), il presidente Bush padre mise in atto un ordine regionale stabile, retto dal triumvirato Arabia Saudita/Egitto/Siria. Per conquistarsi spazio, la Turchia annodò una relazione privilegiata con l’altro orfano del Medio Oriente, Israele, che condivide le sue stesse fantasie irredentiste [1].

2 – L’11 Settembre 2001

Distruggendo i suoi principali nemici – Afghanistan e Iraq – il presidente Bush figlio permise all’Iran di riconquistare un ruolo nella regione. Teheran si mise alla testa di un’“Asse della Resistenza” di alcuni Paesi (Iran, Iraq, Siria, Libano e Palestina) contro gli altri, organizzati attorno ad Arabia Saudita e Israele. Contrariamente alle apparenze e alla lettura semplicistica dell’Occidente, non si trattava di un’opposizione pro o anti-USA, nemmeno di un contrasto fra sciiti e sunniti, bensì di un conflitto regionale fasullo, attizzato dal Pentagono, come l’inutile guerra decennale fra Iraq e Iran. Questa volta però l’obiettivo finale non era indebolire gli uni e gli altri, bensì far distruggere agli stessi abitanti tutte le strutture statali della regione (strategia Rumsfeld/Cebrowski).
Unico Stato della regione ad aver immediatamente capito il gioco, la Turchia scelse di tutelarsi, mantenendo buone relazioni con entrambi i campi e sollecitando uno sviluppo economico invece che esortare alla guerra civile regionale. Prese perciò le distanze da Israele.
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Mappa dello stato-maggiore USA, pubblicata dal colonnello Ralph Peters (2006): contrariamente a ogni previsione, gli Stati Uniti si apprestano a smantellare l’alleato turco creando sul suo territorio un “Kurdistan libero”.
Quando nel 2006 il colonnello Ralph Peters pubblicò la mappa dei progetti dello stato-maggiore USA, fu chiaro che anche la Turchia sarebbe stata distrutta dall’alleato USA, a favore di un “Kurdistan libero” [2], vagamente ispirato al Kurdistan disegnato nel 1920. Una parte degli ufficiali generali turchi rimise in discussione l’allineamento della Turchia a Washington e suggerì di stringere una diversa alleanza. Tastarono il terreno dalle parti di Beijing (Mosca non era ancora tornata a essere una potenza militare). Alcuni fecero il gran passo aprendo un canale di discussione e acquistando qualche arma. Furono arrestati nel 2008, insieme ai responsabili del Partito dei Lavoratori (İşçi Partisi) (kemalo-maoisti), nell’ambito dello scandalo Ergenekon. Quasi tutti gli ufficiali di stato-maggiore furono condannati a pesanti pene detentive, con la falsa accusa di spionaggio a favore degli USA; in seguito la verità venne a galla e tutte le sentenze furono invalidate.
Indispettita, Ankara acconsentì a creare un mercato comune con il vicino siriano, per proteggersi da un eventuale massacro in vista di un “Kurdistan libero”.

3 - Le “Primavere arabe” (2011)

Durante l’operazione delle “Primavere arabe”, con cui gli anglosassoni ambivano a issare al potere i Fratelli Mussulmani nell’intero Medio Oriente Allargato, la Turchia sperò di poter approfittare dell’appartenenza alla Confraternita del presidente Recep Tayyip Erdoğan e mettersi così al riparo dall’annunciato caos. Ankara ridestò quindi la tribù ottomana dei Misurata in Libia e aiutò la NATO a rovesciare il suo alleato Muammar Gheddafi. Entrò poi in guerra con il partner siriano. Furono due avventure che distrussero l’economia turca, fino a quel momento fiorente.
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Mentre si nasconde dai militari incaricati dalla CIA di ucciderlo, il presidente Erdoğan riesce a rivolgersi al popolo turco in televisione, per mezzo di un portatile retto dalla presentatrice. Il 15 luglio, in poche ore, ristabilisce la legalità costituzionale.
Quando la Russia entrò in scena e sconfisse Daesh, la Turchia decise di liberarsi degli Occidentali. Si avvicinò a Mosca, acquistò sistemi missilistici S-400 e la centrale atomica di Akkuyu, a Sochi e Astana s’impegnò per la pace in Siria. La CIA reagì manipolando l’organizzazione di Fetullah Gülen e finanziando l’HPD (Partito delle Minoranze) contro l’AKP (islamista). Fece abbattere un Sukhoï-24, tentò di assassinare il presidente Erdoğan, fallì un colpo di Stato, riuscì a uccidere l’ambasciatore russo Andreï Karlov, e altro ancora.
Stordita, la Turchia replicò con una grande caccia alle streghe: furono imprigionate circa 500 mila persone, sospettate di aver partecipato a un tentativo di assassinio in cui potevano al più essere implicate alcune centinaia di militari.
Ankara decise così di collocarsi a metà strada tra Washington e Mosca, perseguendo la propria indipendenza anche a rischio di essere schiacciata in ogni momento da un accordo tra i due Grandi. La Turchia cercò anche di posizionarsi in modo da sostenere e al tempo stesso intralciare i suoi due padrini: da un lato prese parte alla guerra contro la Siria, dall’altro sostenne l’Iran e installò basi in Qatar, Kuwait e Sudan.
Oltre all’impossibilità di sostenere a lungo una simile posizione, la Turchia si è trovata a inseguire cinque prede contemporaneamente: l’UE, con cui ha firmato un accordo sulle migrazioni; gli arabi, che ora asserisce di voler difendere da Israele; l’Asia Centrale, che tiene al riparo sotto la propria ala; la NATO, che non ha lasciato, e la Russia, che ha tentato di sedurre.

4 – L’assassinio del generale Soleimani (2020)

Il mondo intero ha creduto – a torto – che gli Stati Uniti, esausti, si ritirassero dal Medio Oriente Allargato e lasciassero campo libero alla Russia. In realtà, ritiravano le proprie truppe ma intendevano conservare il controllo della regione attraverso mercenari numerosi e addestrati: gli jihadisti.
Vista la volontà degli Stati Uniti di proseguire nel Nord Africa le distruzioni avviate nella parte asiatica del Medio Oriente Allargato, e considerando che è stato probabilmente il governo iraniano – e non Israele – ad aiutare il Pentagono a uccidere del generale Qassem Soleimani, Ankara ha ancora una volta modificato il proprio piano.
La Turchia è rientrata nell’orbita di Washington: Ankara, che il 13 gennaio a Mosca negoziava la pace in Siria, il 1° febbraio sfida brutalmente la stessa Russia, uccidendo ad Aleppo quattro ufficiali dell’FSB [3].
L’esercito turco, la tribù dei Misurata (Libia), nonché gli jihadisti di Idlib (Siria) – 5 mila dei quali trasferiti dai servizi segreti turchi in un mese e mezzo – hanno cominciato a dissanguare la Libia con la complicità, forse involontaria, del maresciallo Khalifa Haftar; non si fermeranno fino allo sfinimento completo delle parti in campo [4].