13 marzo 2020

Media / “Giornalisti Comprati” Da Cia & C., Esce Il Libro Bomba


Arriva finalmente in libreria “Giornalisti comprati”, scritto da uno dei più celebri reporter tedeschi, Udo Ulfkotte, uscito nel 2014 in Germania ottenendo uno strepitoso successo.
Non si è potuto però godere quel successo, Udo, perché è morto tre anni dopo, il 13 gennaio 2017, in circostanze del tutto misteriose. “Infarto” è stata la diagnosi, ma non è stata effettuata alcuna autopsia. Non basta, perché il suo corpo è stato immediatamente cremato.
Il suo libro – andato a ruba – incredibilmente non è stato più ristampato in Germania ed ha avuto scarsa circolazione all’estero.
Ora viene pubblicato in Italia da Zambon.
Si tratta di un volume zeppo di nomi e cognomi di giornalisti comprati e venduti, pennivendoli e firme anche molto note in Germania che hanno redatto veline su commissione di servizi segreti, governi, lobby, aziende e via corrompendo.
Ecco l’ultima dichiarazione pubblica rilasciata da Udo Ulfkotte. Che dovrebbe far molto riflettere soprattutto i giornalisti di casa nostra.
“Sono stato un giornalista per circa 25 anni, e sono stato educato a mentire, tradire e a non dire la verità al pubblico. I media tedeschi e americani cercano di portare alla guerra le persone in Europa, per fare la guerra alla Russia. Questo è un punto di non ritorno e ho intenzione di alzarmi e dire che non è giusto quello che ho fatto in passato: manipolare le persone per fare propaganda contro la Russia e non è giusto quello che i miei colleghi fanno e hanno fatto in passato, perché sono corrotti e tradiscono il popolo non solo quello della Germania ma tutto il popolo europeo.
Agli Stati Uniti e all’Occidente non è bastato vincere sul socialismo burocratico dell’est Europa, ora puntano alla conquista della Russia e alle sue risorse e poi al suo più potente vicino: la Cina. Il disegno è chiaro e solo la codardia dei governi europei e le brigate di giornalisti comprati assecondano questo piano di egemonia globale che, inevitabilmente, determinerà una Terza Guerra Mondiale che non sarà combattuta coi carri armati ma coi missili nucleari.
Ho molto paura per una nuova guerra in Europa e non mi piace avere di nuovo questo pericolo, perché la guerra non è mai venuta da sé, c’è sempre gente che spinge per la guerra e a spingere non sono solo i politici ma anche i giornalisti. Noi giornalisti abbiamo tradito i nostri lettori, spingiamo per la guerra. Non voglio più questo, sono stufo di questa propaganda. Viviamo in una repubblica delle banane e non in un paese democratico dove c’è la libertà di stampa”.

Vista la mole di notizie, è praticamente impossibile anche solo far cenno ad alcune vicende. Può invece risultare molto istruttivo riportare l’indice dei capitoli. Da scorrere d’un fiato.

Udo Ulfkotte: Giornalisti comprati, Edizioni Zambon, 2020
Prefazione (di Diego Siragusa)
Introduzione
Primo capitolo
  • Libertà di stampa simulata: esperienze con gli editori
  •  
  • La verità esclusivamente per i giornalisti?
  •  
  • Verità comprate: reti d’élite e servizi segreti
  •  
  • Come fui corrotto da una compagnia petrolifera
  •  
  • Frankfurter Allgemeine Zeitung: dietro le sue quinte c’è a volte una testa corrotta
  •  
  • Come i giornalisti finanziano le loro ville in Toscana
  •  
  • Ben lubrificato: il famigerato sistema dei premi giornalistici
  •  
  • Interviste compiacenti, viaggi come inviato speciale e frode fiscale
  •  
  • Ignobili compagni di sbornie. Sguardo nel lavoro sporco dei giornalisti
  •  
  • Un pessimo trucco: come si truffano gli inserzionisti
  •  
  • La spirale del silenzio: cosa non c’è nei giornali
  •  
  • Oggi su, domani giù: esecuzioni mediatiche

Secondo capitolo
  • I nostri media: omologati, obbedienti all’autorità e riluttanti a fare ricerche
  •  
  • Thilo Sarrazin: un eroe popolare è stato condannato
  •  
  • Propaganda: i prussiani dei Balcani stanno arrivando
  •  
  • I trucchi per l’inganno verbale della politica e dei media
  •  
  • La perdita della credibilità

Terzo capitolo
  • La verità sotto copertura: giornalisti di prima classe in linea con le élite
  •  
  • Forma la tua opinione (Bild Dir Deine Meinung)
  •  
  • Giornalisti testimoni di nozze: come formare il proprio potere
  •  
  • Come spunta Kai Diekmann?
  •  
  • L’Atlantik-Brucke
  •  
  • Nella morsa dei servizi segreti
  •  
  • I nomi: contatti controversi
  •  
  • Elogi imbarazzanti
  •  
  • Potere sotto copertura: tecniche di propaganda classica
  •  
  • Kallmorgen e Bohnen – Dubbi di esperti di pubbliche relazioni e di giornali rinomati
  •  
  • I Trolls di Obama: la quinta colonna degli Stati Uniti d’America
  •  
  • Lo spirito del Rockefeller: la Commissione Trilaterale
  •  
  • In memoria del capo del Frankfurter Allgemeine Zeitung
  •  
  • Comprare contatti con grandi nomi? La nobiltà distrutta
  •  
  • II potente circolo Bilderberg: teoria o realtà del complotto?

Quarto capitolo
  • Comprati un giornalista – L’informazione viscida
  •  
  • Due terzi dei giornalisti sono corrotti
  •  
  • Piacevoli favori: come rendere i media compatibili
  •  
  • Rivelazione: i guadagni aggiuntivi
  •  
  • Lavaggio del cervello: le forbici nella testa
  •  
  • Votare col portafoglio: i giornalisti diventano casi sociali
  •  
  • Imparziale? L’impero dei media della SPD

Quinto Capitolo
  • Casi di studio del Fronte della Propaganda
  •  
  • L’obiettivo superiore: l’amputazione dell’identità tedesca
  •  
  • L’ora delle favole della Merkel: come il governo federale mente alla popolazione
  •  
  • Battaglia di bugie: la propaganda di Sabine Christiansen e Ulrich Wickert
  •  
  • Pubblicità da detersivo per una moneta: l’agenzia pubblicitaria Mannstein
  •  
  • Il fallimento della democrazia
  •  
  • La redazione come scena del crimine: il lato oscuro del mondo dei media
  •  
  • Che fare?

Nella foto Udo Ulfkotte

11 marzo 2020

La Turchia in cerca di potere, di Thierry Meyssan


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Plastico del complesso presidenziale di Ankara, il “palazzo bianco”. La Turchia compensa l’incapacità a darsi una definizione con una forma di delirio di grandezza.

Pur rallegrandosene, la stampa internazionale interpreta il voltafaccia della Turchia – ora nuovamente in contrasto con la Russia – come ulteriore prova del carattere imprevedibile del sultano Erdoğan. Secondo Thierry Meyssan è invece una dimostrazione della perseveranza di Ankara nel ricercare un’identità: non potendo scegliere il proprio destino, si adatta alla nuova situazione.

La Turchia attuale è l’erede delle orde di Gengis Khan, dell’impero ottomano, nonché dello Stato laico di Mustafa Kemal. Ha rifiutato la definizione dei propri confini del Trattato di Sèvres (1920) e ha imposto con la forza le modifiche del Trattato di Losanna (1923), ma ancora oggi si ritiene incompresa e amputata dei territori greci, ciprioti, siriani e iracheni, che non ha mai smesso di rivendicare. Persiste nel negare i crimini del passato, compreso il genocidio dei non-mussulmani.
Ormai da un secolo la Turchia non riesce a definirsi territorialmente; la sua politica estera è perciò una reazione ai rapporti di forza regionali e mondiali, che dà l’impressione, sbagliata, di una volontà erratica.
Il recente voltafaccia nei rapporti con la Russia non è il colpo di testa di un lunatico, ma la prosecuzione di una ricerca identitaria in un contesto instabile.

1 – La sparizione dell’URSS (1991)

Il 26 dicembre 1991, quando l’URSS fu sciolta, per la Turchia – che, imprevidente, non aveva pensato ad affermarsi come membro del campo dei vincitori della guerra fredda – venne meno la ragione della propria esistenza.
Ankara aveva preso in considerazione di modernizzarsi aderendo alla Comunità Europea; gli europei però non avevano intenzione di accoglierla e tiravano per le lunghe i negoziati (Stato associato dal 1963, candidato dal 1987). Una seconda possibilità era mettersi a capo del mondo mussulmano, seguendo le orme dell’impero ottomano; ma i sauditi, che presiedono la Conferenza Islamica, si opponevano. Si offriva una terza possibilità: riannodare i legami con le popolazioni turcofone di cultura mongola dell’Asia centrale, diventate indipendenti.
La Turchia esitò troppo e si lasciò sfuggire questa “finestra di uscita”. Comandando l’operazione Tempesta nel Deserto per liberare il Kuwait e convocando la conferenza di Madrid sulla Palestina (1991), il presidente Bush padre mise in atto un ordine regionale stabile, retto dal triumvirato Arabia Saudita/Egitto/Siria. Per conquistarsi spazio, la Turchia annodò una relazione privilegiata con l’altro orfano del Medio Oriente, Israele, che condivide le sue stesse fantasie irredentiste [1].

2 – L’11 Settembre 2001

Distruggendo i suoi principali nemici – Afghanistan e Iraq – il presidente Bush figlio permise all’Iran di riconquistare un ruolo nella regione. Teheran si mise alla testa di un’“Asse della Resistenza” di alcuni Paesi (Iran, Iraq, Siria, Libano e Palestina) contro gli altri, organizzati attorno ad Arabia Saudita e Israele. Contrariamente alle apparenze e alla lettura semplicistica dell’Occidente, non si trattava di un’opposizione pro o anti-USA, nemmeno di un contrasto fra sciiti e sunniti, bensì di un conflitto regionale fasullo, attizzato dal Pentagono, come l’inutile guerra decennale fra Iraq e Iran. Questa volta però l’obiettivo finale non era indebolire gli uni e gli altri, bensì far distruggere agli stessi abitanti tutte le strutture statali della regione (strategia Rumsfeld/Cebrowski).
Unico Stato della regione ad aver immediatamente capito il gioco, la Turchia scelse di tutelarsi, mantenendo buone relazioni con entrambi i campi e sollecitando uno sviluppo economico invece che esortare alla guerra civile regionale. Prese perciò le distanze da Israele.
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Mappa dello stato-maggiore USA, pubblicata dal colonnello Ralph Peters (2006): contrariamente a ogni previsione, gli Stati Uniti si apprestano a smantellare l’alleato turco creando sul suo territorio un “Kurdistan libero”.
Quando nel 2006 il colonnello Ralph Peters pubblicò la mappa dei progetti dello stato-maggiore USA, fu chiaro che anche la Turchia sarebbe stata distrutta dall’alleato USA, a favore di un “Kurdistan libero” [2], vagamente ispirato al Kurdistan disegnato nel 1920. Una parte degli ufficiali generali turchi rimise in discussione l’allineamento della Turchia a Washington e suggerì di stringere una diversa alleanza. Tastarono il terreno dalle parti di Beijing (Mosca non era ancora tornata a essere una potenza militare). Alcuni fecero il gran passo aprendo un canale di discussione e acquistando qualche arma. Furono arrestati nel 2008, insieme ai responsabili del Partito dei Lavoratori (İşçi Partisi) (kemalo-maoisti), nell’ambito dello scandalo Ergenekon. Quasi tutti gli ufficiali di stato-maggiore furono condannati a pesanti pene detentive, con la falsa accusa di spionaggio a favore degli USA; in seguito la verità venne a galla e tutte le sentenze furono invalidate.
Indispettita, Ankara acconsentì a creare un mercato comune con il vicino siriano, per proteggersi da un eventuale massacro in vista di un “Kurdistan libero”.

3 - Le “Primavere arabe” (2011)

Durante l’operazione delle “Primavere arabe”, con cui gli anglosassoni ambivano a issare al potere i Fratelli Mussulmani nell’intero Medio Oriente Allargato, la Turchia sperò di poter approfittare dell’appartenenza alla Confraternita del presidente Recep Tayyip Erdoğan e mettersi così al riparo dall’annunciato caos. Ankara ridestò quindi la tribù ottomana dei Misurata in Libia e aiutò la NATO a rovesciare il suo alleato Muammar Gheddafi. Entrò poi in guerra con il partner siriano. Furono due avventure che distrussero l’economia turca, fino a quel momento fiorente.
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Mentre si nasconde dai militari incaricati dalla CIA di ucciderlo, il presidente Erdoğan riesce a rivolgersi al popolo turco in televisione, per mezzo di un portatile retto dalla presentatrice. Il 15 luglio, in poche ore, ristabilisce la legalità costituzionale.
Quando la Russia entrò in scena e sconfisse Daesh, la Turchia decise di liberarsi degli Occidentali. Si avvicinò a Mosca, acquistò sistemi missilistici S-400 e la centrale atomica di Akkuyu, a Sochi e Astana s’impegnò per la pace in Siria. La CIA reagì manipolando l’organizzazione di Fetullah Gülen e finanziando l’HPD (Partito delle Minoranze) contro l’AKP (islamista). Fece abbattere un Sukhoï-24, tentò di assassinare il presidente Erdoğan, fallì un colpo di Stato, riuscì a uccidere l’ambasciatore russo Andreï Karlov, e altro ancora.
Stordita, la Turchia replicò con una grande caccia alle streghe: furono imprigionate circa 500 mila persone, sospettate di aver partecipato a un tentativo di assassinio in cui potevano al più essere implicate alcune centinaia di militari.
Ankara decise così di collocarsi a metà strada tra Washington e Mosca, perseguendo la propria indipendenza anche a rischio di essere schiacciata in ogni momento da un accordo tra i due Grandi. La Turchia cercò anche di posizionarsi in modo da sostenere e al tempo stesso intralciare i suoi due padrini: da un lato prese parte alla guerra contro la Siria, dall’altro sostenne l’Iran e installò basi in Qatar, Kuwait e Sudan.
Oltre all’impossibilità di sostenere a lungo una simile posizione, la Turchia si è trovata a inseguire cinque prede contemporaneamente: l’UE, con cui ha firmato un accordo sulle migrazioni; gli arabi, che ora asserisce di voler difendere da Israele; l’Asia Centrale, che tiene al riparo sotto la propria ala; la NATO, che non ha lasciato, e la Russia, che ha tentato di sedurre.

4 – L’assassinio del generale Soleimani (2020)

Il mondo intero ha creduto – a torto – che gli Stati Uniti, esausti, si ritirassero dal Medio Oriente Allargato e lasciassero campo libero alla Russia. In realtà, ritiravano le proprie truppe ma intendevano conservare il controllo della regione attraverso mercenari numerosi e addestrati: gli jihadisti.
Vista la volontà degli Stati Uniti di proseguire nel Nord Africa le distruzioni avviate nella parte asiatica del Medio Oriente Allargato, e considerando che è stato probabilmente il governo iraniano – e non Israele – ad aiutare il Pentagono a uccidere del generale Qassem Soleimani, Ankara ha ancora una volta modificato il proprio piano.
La Turchia è rientrata nell’orbita di Washington: Ankara, che il 13 gennaio a Mosca negoziava la pace in Siria, il 1° febbraio sfida brutalmente la stessa Russia, uccidendo ad Aleppo quattro ufficiali dell’FSB [3].
L’esercito turco, la tribù dei Misurata (Libia), nonché gli jihadisti di Idlib (Siria) – 5 mila dei quali trasferiti dai servizi segreti turchi in un mese e mezzo – hanno cominciato a dissanguare la Libia con la complicità, forse involontaria, del maresciallo Khalifa Haftar; non si fermeranno fino allo sfinimento completo delle parti in campo [4].

09 marzo 2020

Firmata la distruzione del paese!


Marcello Pamio
Conte e il Consiglio dei Ministri in piena notte hanno firmato la distruzione economica del paese. La dittatura finalmente è manifesta!
Stanno bloccando e isolando l'Italia e nessuno parla più della Cina!
LA COSA FONDAMENTALE PERO' E' STARE CALMIANCHE PERCHE' I DATI UFFICIALI LO CONFERMANO
Qui sotto i dati dell'Istituto Superiore di sanità (fino al 5 marzo) su 105 decessi ufficialmente CON coronavirus.

ETA' MEDIA DEI MORTI E' 81,4 ANNI!!!

I decessi avvengono in persone con importanti patologie pre-esistenti.
Nel dettaglio la mortalità è del:
- 14,3% oltre i 90 anni,
- 8,2% tra 80 e 89,
- 4% tra 70 e 79,
- 1,4% tra 60 e 69
- 0,1% tra 50 e 59

NON C'E' MORTALITA' SOTTO I 50 ANNI!

Il numero medio di patologie di questa popolazione è di 3,6.
Il 67% dei morti aveva 3 o più patologie
Il 18% aveva 2 o più patologie
l'11% 1 o zero patologie
SCUSATE MA DI COSA STIAMO PARLANDO?
disinformazione.it

Giornalisti comprati e collusi con la Cia. Il libro di Udo Ulfkotte finalmente in italiano

Arriva, finalmente, nelle librerie italiane “Giornalisti comprati” scritto da Udo Ulfkotte : uno dei più famosi giornalisti tedeschi; il 13 gennaio 2017 trovato morto, a 56 anni, “di infarto” e, ancora più inspiegabilmente, senza alcuna autopsia, cremato immediatamente. Un libro zeppo di nomi e cognomi di giornalisti (tra i quali lo stesso Ulfkotte) che si sono venduti pubblicando “notizie” inventate da servizi di sicurezza, governi, aziende, lobby… Un libro che, dopo un successo straordinario in Germania nel 2014, per anni, non è stato più ristampato (lo trovavate, usato, sul web a cifre elevatissime) e che ora viene pubblicato in Italia dall’editore Zambon.

Essendo davvero arduo soffermarci qui sui tantissimi episodi di conclamata corruzione e di asservimento dei media riportati nel libro, preferiamo riportare in calce l’indice. E preferiamo concludere con quella che è stata l’ultima dichiarazione pubblica di Udo Ulfkotte.
“Sono stato un giornalista per circa 25 anni, e sono stato educato a mentire, tradire e a non dire la verità al pubblico. I media tedeschi e americani cercano di portare alla guerra le persone in Europa, per fare la guerra alla Russia. Questo è un punto di non ritorno e ho intenzione di alzarmi e dire che non è giusto quello che ho fatto in passato: manipolare le persone per fare propaganda contro la Russia e non è giusto quello che i miei colleghi fanno e hanno fatto in passato, perché sono corrotti e tradiscono il popolo non solo quello della Germania ma tutto il popolo europeo.

Agli Stati Uniti e all’Occidente non è bastato vincere sul socialismo burocratico dell’est Europa, ora puntano alla conquista della Russia e alle sue risorse e poi al suo più potente vicino: la Cina. Il disegno è chiaro e solo la codardia dei governi europei e le brigate di giornalisti comprati assecondano questo piano di egemonia globale che, inevitabilmente, determinerà una Terza Guerra Mondiale che non sarà combattuta coi carri armati ma coi missili nucleari.
Ho molto paura per una nuova guerra in Europa e non mi piace avere di nuovo questo pericolo, perché la guerra non è mai venuta da sé, c’è sempre gente che spinge per la guerra e a spingere non sono solo i politici ma anche i giornalisti. Noi giornalisti abbiamo tradito i nostri lettori, spingiamo per la guerra. Non voglio più questo, sono stufo di questa propaganda. Viviamo in una repubblica delle banane e non in un paese democratico dove c’è la libertà di stampa.”

Udo Ulfkotte: Giornalisti comprati, Edizioni Zambon, 2020

Prefazione (di Diego Siragusa)
Introduzione
Primo capitolo
Libertà di stampa simulata: esperienze con gli editori
La verità esclusivamente per i giornalisti?
Verità comprate: reti d’élite e servizi segreti
Come fui corrotto da una compagnia petrolifera
Frankfurter Allgemeine Zeitung: dietro le sue quinte c’è a volte una testa corrotta
Come i giornalisti finanziano le loro ville in Toscana
Ben lubrificato: il famigerato sistema dei premi giornalistici
Interviste compiacenti, viaggi come inviato speciale e frode fiscale
Ignobili compagni di sbornie. Sguardo nel lavoro sporco dei giornalisti
Un pessimo trucco: come si truffano gli inserzionisti
La spirale del silenzio: cosa non c’è nei giornali
Oggi su, domani giù: esecuzioni mediatiche
Secondo capitolo
I nostri media: omologati, obbedienti all’autorità e riluttanti a fare ricerche
Thilo Sarrazin: un eroe popolare è stato condannato
Propaganda: i prussiani dei Balcani stanno arrivando
I trucchi per l’inganno verbale della politica e dei media
La perdita della credibilità
Terzo capitolo
La verità sotto copertura: giornalisti di prima classe in linea con le élite
Forma la tua opinione (Bild Dir Deine Meinung)
Giornalisti testimoni di nozze: come formare il proprio potere
Come spunta Kai Diekmann?
L’Atlantik-Brucke
Nella morsa dei servizi segreti
I nomi: contatti controversi
Elogi imbarazzanti
Potere sotto copertura: tecniche di propaganda classica
Kallmorgen e Bohnen - Dubbi di esperti di pubbliche relazioni e di giornali rinomati
I Trolls di Obama: la quinta colonna degli Stati Uniti d’America
Lo spirito del Rockefeller: la Commissione Trilaterale
In memoria del capo del Frankfurter Allgemeine Zeitung
Comprare contatti con grandi nomi? La nobiltà distrutta
II potente circolo Bilderberg: teoria o realtà del complotto?
Quarto capitolo
Comprati un giornalista - L’informazione viscida
Due terzi dei giornalisti sono corrotti
Piacevoli favori: come rendere i media compatibili
Rivelazione: i guadagni aggiuntivi
Lavaggio del cervello: le forbici nella testa
Votare col portafoglio: i giornalisti diventano casi sociali
Imparziale? L’impero dei media della SPD
Quinto Capitolo
Casi di studio del Fronte della Propaganda
L’obiettivo superiore: l’amputazione dell’identità tedesca
L’ora delle favole della Merkel: come il governo federale mente alla popolazione
Battaglia di bugie: la propaganda di Sabine Christiansen e Ulrich Wickert
Pubblicità da detersivo per una moneta: l’agenzia pubblicitaria Mannstein
Il fallimento della democrazia
La redazione come scena del crimine: il lato oscuro del mondo dei media
Che fare?
Epilogo
Note
Indice dei nomi
Fonte articolo: 

05 marzo 2020

Rete Voltaire: I principali titoli della settimana 4 mar 2020


Rete Voltaire
Focus




In breve

 
Pressioni USA per la liberazione di un torturatore libanese-israeliano-statunitense
 

 
Giornalisti russi fermati in Turchia
 

 
La Turchia dà battaglia alla Russia
 

 
Completamente liberata la principale autostrada della Siria
 

 
La Marcia Verde del Marocco fu un'idea di Henry Kissinger
 

 
Israele e Qatar contro l'Iran
 
Controversie

 
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04 marzo 2020

Auschwitz: Polonia e Inghilterra tra i soci occulti dell’orrore

AuschwitzLa ricorrenza del 27 gennaio, una data commemorativa stabilita dalle Nazioni Unite per la Giornata della Memoria dell’Olocausto, è stata celebrata in tutto il mondo. In questo giorno, 75 anni fa, le truppe sovietiche avevano liberato i prigionieri del campo di concentramento di Auschwitz. Secondo i calcoli effettuati dagli storici sovietici, qui erano state uccise oltre 4 milioni di persone, di cui almeno 1,1 milioni di ebrei. Non ci sono state tragedie simili nella storia. Così tanti membri di così tanti gruppi etnici non erano mai stati sterminati, in tutto il mondo, in un’unica località. Non è un caso che Auschwitz sia un simbolo non solo dell’Olocausto, ma anche dell’essenza criminale del nazismo (fascismo). Eppure, nonostante l’importanza di Auschwitz, la sua storia è ancora piena di lati oscuri. La ragione è che la verità completa su Auschwitz è estremamente scomoda per l’Occidente. In primo luogo, è scomoda per gli stessi polacchi. Dopotutto, l’autore del progetto del campo di concentramento di Auschwitz, il generale tedesco Arpad Wigand, aveva preso come modello… l’esempio polacco. Il fatto è che, dopo la proclamazione della Seconda Repubblica Polacca nel 1918, il governo polacco aveva annunciato la costituzione di uno Stato “nazionale” e, di fatto, mono-etnico. Come conseguenza, si era presentato il problema di che cosa fare di tutti gli altri gruppi etnici, che costituivano quasi il 50% dell’intera popolazione.
Questa decisione anticipava di molto l’ideologia dei nazionalsocialisti. Un certo numero di bielorussi, ucraini, lituani e russi avrebbero dovuto essere sterminati, mentre i rimanenti sarebbero stati assimilati. Era prevista l’espulsione degli ebrei. Pertanto, uno dei primi atti con cui il governo polacco aveva iniziato l’edificazione della nuova nazione era stata la costruzione dei campi di concentramento. Queste istituzioni avevano il compito di segregare non solo i prigionieri di guerra, ma anche tutti coloro che venivano considerati “inaffidabili”, cioè non soggetti ad assimilazione. Quest’ultimo gruppo comprendeva i russi. E non aveva importanza se fossero sostenitori dei bolscevichi o dell’”Idea Bianca”. Entrambi venivano considerati dal governo polacco come “nemici dello Stato”. [I polacchi] avevano lo stesso atteggiamento nei confronti degli ucraini. In alcuni campi di concentramento vi erano i sostenitori della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina e i seguaci di Symon Petliura, insieme ai simpatizzanti della Repubblica Popolare dell’Ucraina Occidentale. C’erano anche rappresentanti delle comunità bielorusse, lituane ed ebraiche.
Con gli ebrei, i polacchi si erano rivelati particolarmente cinici. Inizialmente, erano stati reclutati nell’esercito polacco e gettati in battaglia contro le forze sovietiche. Ma, quando i polacchi avevano ottenuto la vittoria nella battaglia di Varsavia, nell’agosto 1920, il ministro degli affari militari della Polonia, il generale Kazimierz Sosnkowski, aveva ordinato l’arresto di tutti gli ebrei. Erano stati arrestati 17.000 fra soldati e ufficiali dell’esercito polacco di origine ebraica. Il fatto che avessero servito lo stato polacco e che per esso avessero versato il loro sangue non aveva avuto la benchè minima importanza per la leadership della Seconda Repubblica Polacca. Erano stati dichiarati “agenti dei bolscevichi”. Alcuni degli arrestati erano stati poi inviati nei campi di concentramento situati nella zona di Cracovia, Dąbie e Wadowice. Secondo la documentazione dei campi si trattava Il generale Kazimierz Sosnkowskidi “spie” e di “persone sospette”. Il loro destino era stato leggermente migliore di quello dei russi, degli ucraini, dei bielorussi e dei lituani. Gran parte dei prigionieri era morta per fame, malattie infettive e violenze da parte delle guardie.
Tutto questo, insieme ad altre attività svolte dai polacchi, fa sì che si possa sostenere che Seconda Repubblica Polacca era iniziata con una pulizia etnica. Un esempio simile era stato poi adottato dai nazisti. Inoltre, la leadership delle SS, per “risolvere una volta per tutte il problema ebraico”, aveva inizialmente pianificato di “usare” uno dei campi polacchi, a Dąbie o a Wadowice. Il motivo di questa scelta non era solo la disponibilità, in quelle località, delle infrastrutture dei campi. Un’altra circostanza aveva giocato un ruolo importante. Il governo polacco aveva realizzato le istituzioni per l’incarcerazione di massa in territori abitati da polacchi etnici. Allo stesso tempo, aveva incoraggiato la diffusione della xenofobia tra i normali polacchi. Il calcolo era stato semplice: la popolazione polacca, ostile alle altre etnie, sarebbe stata felice di denunciare tutti quelli che avrebbero osato fuggire dai campi. A causa della “insufficiente capacità”, la leadership delle SS, alla fine, aveva abbandonato l’idea di usare i campi di Dąbie o di Wadowice. I nazisti avevano così deciso di costruire un nuovo complesso, più grande. Ma, ai leader delle SS, era piaciuta l’idea di usare la xenofobia polacca. Pertanto, come sito per il nuovo campo di concentramento, era stato scelto Auschwitz, situato a pochi chilometri da Wadowice. Inoltre, per lavorare ad Auschwitz, erano stati reclutati dei polacchi locali, incoraggiati concretamente ad essere crudeli verso i prigionieri.
Se si vuole dire tutta la verità su Auschwitz, non si può fare a meno di ricordare un’altra circostanza. Qualsiasi crimine ha alla base un interesse finanziario. La domanda è: chi è che ha guadagnato di più da questa atrocità? Per identificare i principali beneficiari del genocidio polacco e poi nazista, è necessario ricordare quanto segue. La Bank Gospodarstwa Krajowego, Bgk, aveva finanziato la costruzione degli istituti penitenziari nella Seconda Repubblica Polacca. Alcuni dei fondi utilizzati nel progetto erano stati presi in prestito. Erano stati erogati da “partner” anglo-francesi attraverso la “British and Polish Trade Bank A. G.”, istituita congiuntamente con la Bgk. Quelli che stavano dietro questa struttura erano stati i principali beneficiari della costruzione dei campi di prigionia polacchi. Dopo l’occupazione della Polonia da parte della Wehrmacht, nel settembre 1939, la Bgk era diventata di proprietà del Terzo Reich. Allo stesso tempo però, la banca aveva continuato a finanziare i Shoahprogetti relativi alla costruzione e al funzionamento dei campi di concentramento. La “British and Polish Trade Bank A.G.” non aveva cessato di esistere. Al posto dei proprietari polacchi erano subentrati i tedeschi, mentre quelli francesi e britannici… erano rimasti. Non è difficile indovinare chi avesse incamerato parte dei profitti derivanti dall’esistenza dei campi di concentramento sul territorio della Polonia.
Per quelli in Occidente che troveranno “non abbastanza convincente” tutto questo, citeremo un altro fatto, documentato dagli storici occidentali. Uno dei collaboratori di Bgk era stata Armia Krajowa. Aveva contribuito con fondi, anche ingenti, durante l’occupazione tedesca della Polonia, cioè quando la banca era di proprietà del Terzo Reich. Era rimasta nella Bgk fino alla rivolta di Varsavia, nell’agosto del 1944. Durante tutto questo periodo erano stati regolarmente pagati gli interessi sui depositi dell’Armia Krajowa. Somme che provenivano dallo sfruttamento dei prigionieri nei campi di concentramento nazisti. Durante questo periodo, Armia Krajowa era subordinata al “governo polacco in esilio” e si posizionava come “forza antifascista”. Tuttavia, non si conoscono battaglie importanti di questa unità militare contro i tedeschi [oltre la rivolta del Józef LipskiGhetto di Varsavia, Ndt.]. Ma non avevano esitato a cooperare con i nazisti e a trarre profitto dall’omicidio dei prigionieri nei campi di concentramento nazisti. Il comandante supremo dell’esercito polacco, con sede a Londra, supervisionava queste operazioni.
Il consigliere politico e segretario del “comandante in capo”, che era anche capo del “governo in esilio”, era Józef Lipski. Questo è il medesimo diplomatico che aveva servito come ambasciatore della Polonia in Germania negli anni ’30 e che, in sintonia con il programma razzista di Hitler, aveva promesso di dedicare al Führer un monumento per lo sterminio degli ebrei. A Londra, come gli altri membri del “governo in esilio”, aveva operato sotto l’egida del governo britannico. È ovvio che la pista dell’Olocausto porta alla “capitale finanziaria del mondo”. Evidentemente, ciò è legato al fatto che il Regno Unito e gli Stati Uniti sono lenti a rispondere alle istanze per proteggere la memoria del genocidio dei cittadini e degli ebrei sovietici. In particolare, sono rimasti in silenzio dopo che la Russia aveva chiesto una riunione dei leader della coalizione antinazista, i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Durante l’evento, è stato proposto di discutere della conservazione della memoria del genocidio nazista e della salvaguardia della pace. Il gatto sa di chi era la carne che aveva mangiato.
(Yury Gorodnenko, “Chi si era arricchito con Auschwitz”, da “Stalker Zone” del 27 gennaio 2020; articolo tradotto da Markus per “Come Don Chisciotte“).