28 novembre 2019

[Reseau Voltaire] Les principaux titres de la semaine 26 nov 2019

Réseau Voltaire
Focus




En bref

 
Le rapport de l'OIAC était falsifié
 

 
Le Royaume-Uni défie l'AG de l'Onu et son tribunal
 

 
Syrie : l'armée russe protège les populations chrétiennes
 

 
L'exemple de Hong Kong effraie Singapour
 

 
« Printemps arabe » le retour ?
 

 
L'Iran secouée par des manifestations
 
Controverses
Fil diplomatique

 
Le pape François condamne la dissuasion nucléaire
 

 
Edouard Philippe au Forum international de Dakar sur la paix et la sécurité en Afrique
 

 
4ème séminaire intergouvernemental Sénégal-France
 

 

« Horizons et débats », n°25, 25 novembre 2019
Les milices helvètes
Partenaires, 26 novembre 2019
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Thomas Torelli Newsletter: UAM.TV Ecco le prime novità! Sarebbe un peccato perderle!


L'amico Richard Romagnoli parla di noi.
I media condizionano la realtà, cambiamo media e insieme cambieremo il mondo!
Adesso possiamo dirlo a tutti!! Siamo ufficialmente partiti!
Lungo la strada abbiamo dovuto affrontare qualche salita che ci può aver un po' rallentato ma non ci siamo mai arresi.
Siamo qui e da adesso siamo felici di poterci dedicare anche ai nuovi contenuti che stiamo gradualmente caricando.
I NUOVI CONTENUTI
FILMATRIX
Il Sentiero della felicità è un'affascinante docufilm sulla vita e gli insegnamenti di Paramhansa Yogananda il grande maestro indiano che negli anni '20 ha portato lo yoga e la meditazione nel mondo occidentale, e famoso autore di Autobiografia di uno Yogi, un classico della letteratura spirituale che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e che ancora oggi costituisce un riferimento essenziale per ricercatori spirituali, filosofi e cultori dello yoga.
FILMATRIX
I film e le immagini che osserviamo nello schermo ci influenzano su più livelli. Filmatrix è la trasmissione di Uam TV che analizza i film non solo dal punto di vista narrativo e metaforico, ma soprattutto sotto il profilo energetico e metafisico. Quali film è opportuno guardare per influenzare positivamente la nostra vita? Quali evitare? Le risposte emergono dagli studi riportati nei libri Filmatrix e Filmatrix Discovery e dalle riflessioni dell'autore Virginio De Maio, per aiutarci a "sfruttare" le immagini e non lasciarci manipolare.
EN QUÊTE DE SENS
A 10 anni dal loro ultimo incontro, Nathanaël ritrova Marc a New York. Le loro vite li avevano non poco allontanati: Nathanaël ha appena finito un film sulla problematica dell'accesso all'acqua in India, e Marc esporta dell'acqua in bottiglia per una multinazionale a New York...
Un incidente interrompe il "sogno americano" di Marc che, immobilizzato a letto, finisce per guardare tutta una serie di documentari che Nathanaël,
prima di partire, gli ha lasciato sulla "mercificazione del mondo". Da quel momento, la sua coscienza non lo lascerà più in pace. Marc dimentica così i suoi piani di carriera e raggiunge Nathanaël in India, dove ha inizio un'epopea improvvisata. Equipaggiati di una piccola telecamera e di un microfono, Marc e Nathanaël, cercano di capire cosa abbia portato allo stato di crisi attuale e da dove possa arrivare il cambiamento. Dall'India al Guatemala, passando per San Francisco e l'Ardèche, le loro convinzioni iniziano a vacillare...
Costruito intorno a testimonianze autentiche, dubbi e gioie, il loro viaggio iniziatico è un invito a riconsiderare il nostro rapporto con la natura, con la felicità e con il senso della vita. 87 minuti per riprendere fiducia nella nostra capacità di portare il cambiamento in noi stessi e nella società.
APPROFONDIMENTI
Claudio Pagliara
Massimo Citro
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Ogni contenuto che trovate in UAM.TV, e la piattaforma stessa che lo contiene, è frutto di contatti, programmazione, telefonate, e-mail, lunghi scambi di idee e informazioni e giornate di lavoro che ognuno di noi sta dedicando alla realizzazione e al sostegno di questa idea, questa voglia comune di
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27 novembre 2019

Rete Voltaire: I principali titoli della settimana 26 nov 2019


Rete Voltaire
Focus




In breve

 
Il rapporto dell'OPAC è stato falsificato
 

 
Il Regno Unito sfida l'Assemblea Generale dell'ONU e il suo tribunale
 

 
In Siria l'esercito russo protegge le popolazioni cristiane
 

 
L'esempio di Hong Kong spaventa Singapore
 

 
"Primavera araba", il ritorno?
 

 
Manifestazioni scuotono l'Iran
 
Controversie

 
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Propaganda e post-verità, di Thierry Meyssan



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Sisifo spinge faticosamente il masso in cima alla montagna delle proprie ambizioni; la pietra cade inesorabilmente dall’altro versante, verso gl’inferi. Sisifo ricomincia l’assurda fatica.

Propaganda

Nei sistemi in cui il potere ha bisogno della partecipazione del popolo, la propaganda ha lo scopo di ottenere l’adesione del maggior numero possibile di persone a un’ideologia e di mobilitarle per metterla in pratica.
I metodi di convincimento sono gli stessi, vengano essi usati in buona o malafede. Nel XX secolo i primi teorici del ricorso alla menzogna e alla reiterazione, nonché all’eliminazione dei punti di vista che si scostano dall’opinione corrente e all’irreggimentazione in seno a organizzazioni di massa, sono stati il deputato britannico Charles Masterman, il giornalista statunitense George Creel e, soprattutto, il ministro tedesco Joseph Goebbels, con le devastanti conseguenze che conosciamo [1]. Per questo, alla fine della seconda guerra mondiale, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato tre risoluzioni di condanna dell’uso deliberato da parte dei media di menzogne al fine di provocare guerre, e a ingiungere agli Stati membri di vegliare sulla libera circolazione delle idee, unico antidoto all’intossicazione delle menti [2].
Le tecniche di propaganda perfezionate negli ultimi 75 anni, utilizzate in ogni conflitto internazionale, sono ora progressivamente sostituite da nuove tecniche d’influenza, da utilizzare nei Paesi in situazione di pace: non si tratta più di convincere le persone ad aderire a un’ideologia e ad agire al servizio del potere, si tratta invece di dissuaderle dall’intervenire, di paralizzarle.
Una strategia che si conforma a un’organizzazione della società “democratica”, dove il pubblico ha facoltà di sanzionare il potere, un fatto in altre epoche raro.
Una strategia che si diffonde da 18 anni con la “Guerra al terrorismo”. Espressione di cui numerosi intellettuali hanno rilevato l’assurdità: il terrorismo non è un nemico, bensì una tecnica militare. Come si può fare guerra alla guerra? Benché all’epoca non lo avessimo capito, l’invenzione di questa paradossale locuzione mirava a instaurare l’epoca della post-verità.

Post-verità

Prendiamo l’esempio della recente esecuzione di Abu Bakr al-Baghdadi. Sappiamo che una squadriglia di elicotteri non può attraversare, volando raso terra, il nord della Siria senza essere né vista dalla popolazione né intercettata dai sistemi antiaerei russi. Quel che ci hanno raccontato è chiaramente impossibile. Ciononostante, lungi dal mettere in discussione quel che noi bolliamo come propaganda, ci ritroviamo a discutere per scoprire se il califfo, acculato dalle forze speciali USA, si sia fatto saltare in aria con due piuttosto che con tre bambini.
In altri tempi saremmo stati tutti d’accordo nel dire che, se un elemento essenziale della narrazione è inverosimile, non possiamo prendere per buoni gli altri elementi del racconto, a cominciare, nel caso citato, dalla morte stessa del califfo. Ora invece i nostri meccanismi mentali sono cambiati: accettiamo che un elemento fattuale sia stato falsificato a priori per ragioni di sicurezza nazionale e consideriamo il resto della storia autentico. Alla fine dimenticheremo la diffidenza suscitata da questo o quest’altro elemento e verseremo fiumi d’inchiostro per raccontare una bella storia, costruita sugli elementi più inverosimili.
In altre parole, ci rendiamo istintivamente conto che la narrazione non relaziona fatti, ma veicola un messaggio. La nostra mente non esamina elementi, bensì assorbe il messaggio veicolato: anche Abu Bakr al-Baghdadi, come Osama Bin Laden, è stato giustiziato. Che la Forza sia sempre dalla parte degli Stati Uniti d’America.
Per spostare la nostra coscienza dai fatti al messaggio, gli speech writer sono costretti a diffondere una narrazione incoerente. Non commettono un ulteriore infelice errore, ma soddisfano un’esigenza tecnica del loro lavoro.
Nella propaganda classica si cercava di costruire storie coerenti, anche mascherando o travisando fatti. Ora non più. Non si cerca di persuadere con storie ben architettate, manipolando all’occorrenza e a proprio piacimento la realtà, bensì ci si rivolge a uno strato di coscienza intermedio, permeabile ai messaggi. Siamo consapevoli che la faccenda degli elicotteri è impossibile, tuttavia possiamo ragionare eliminando questo elemento dal campo della coscienza. Parte del nostro cervello è inibita.
Mentiamo a noi stessi.
Nella cronaca degli ultimi anni possiamo trovare numerosissimi esempi di come sia stata usata questa tecnica di condizionamento. Tutti quelli che potrei citare irriterebbero la maggior parte dei lettori perché ogni esempio implicherebbe il prendere atto di essere stati raggirati con la nostra stessa complicità. Detestiamo venir messi di fronte ai nostri errori.
Mi limito a un solo esempio, non recente ma fondamentale, che ancor oggi svolge ruolo di primaria importanza. Dopo gli attentati dell’11 Settembre le compagnie aeree pubblicarono immediatamente le liste d’imbarco complete dei passeggeri e del personale deceduto. Due giorni dopo il direttore dell’FBI raccontò la storia dei dieci pirati dell’aria, autori, lui disse, degli attentati. Ebbene, secondo la testimonianza a caldo delle compagnie aeree, nessuno di costoro si era imbarcato su uno dei quattro aerei. La versione dell’FBI è quindi impossibile. Eppure, diciotto anni dopo stiamo ancora discutendo della personalità degli “attentatori”.

Antidoto

Da 18 anni ci viene spiegato che, con la possibilità offerta a tutti di esprimersi su un blog o su un social-network, il progresso della tecnica ha svalutato la parola pubblicamente profferita. Chiunque può dire qualunque cosa gli passi per la testa. In altri tempi soltanto gli uomini politici e i giornalisti professionisti avevano la possibilità di esprimersi pubblicamente. Prestavano attenzione alla qualità dei contenuti dei loro discorsi e di quanto scrivevano. Oggi il vulgus pecus, il popolo ignorante, prende lucciole per lanterne e diffonde fake news.
Quel che accade è esattamente l’opposto. Uomini politici di primo piano, a cominciare dal presidente George Bush Jr. e dal primo ministro britannico Tony Blair, hanno tenuto discorsi incoerenti per inibire le reazioni del pubblico in generale e dei loro elettori in particolare: una tecnica che sostituisce l’assurdo alla verità, come altri in precedenza alla verità sostituivano la menzogna. Una tecnica che ha distrutto il funzionamento di sistemi democratici, che il comune mortale tenta di ripristinare con i mezzi di cui dispone.
Nelle reti televisive catodiche le righe di scansione dell’immagine sono 625. Basta che una sola di queste righe sia disturbata perché l’intera immagine si offuschi. In base allo stesso principio, basta un unico punto di vista discordante perché le menzogne diffuse da una propaganda onnipresente balzino agli occhi. Per questa ragione la propaganda menzognera esige una censura implacabile. Ma se la menzogna introduce volontariamente nel discorso un’incoerenza, facendola risaltare, non bisogna censurare i punti di vista alternativi. Al contrario bisogna lasciare che si esprimano al fine di sfruttarli, bollandone pubblicamente alcuni come fake news.
L’antidoto alla post-verità non è la verifica dei fatti – da sempre appannaggio di giornalisti e storici – bensì il ristabilimento della logica. Per questo motivo oggi sta prendendo piede una nuova forma di censura. La maggior parte degli utilizzatori di Facebook si sono visti disconnettere, senza tuttavia capirne, in numerosissimi casi, la ragione. Invano hanno cercato di scoprire quale parola proibita il sistema avesse scovato, o quale presa di posizione incivile avesse censurato un vigilante. In realtà quel che spesso è loro rimproverato, nonché arbitrariamente sanzionato, è il ripristino della logica nel ragionamento.