08 febbraio 2019

ONG / TUTTI GLI SQUALI NEI MARI DELLA “SOLIDARIETA'” DA GATES A SOROS


Volete sapere tutto sul mondo delle ONG, ossia le Organizzazioni Non Governative? Volete leggere quello che gli altri non scrivono sugli affari, le cifre, i protagonisti, le connection di quell'universo in gran parte sconosciuto e che macina milioni di euro e di dollari sulla pelle dei cittadini, soprattutto dei migranti? Di coloro i quali issano bandiere di solidarietà, pietà umana e fratellanza, ed invece sguazzano nei più luridi traffici, tra scrosci d'appalusi di tutti coloro che "non sanno" o fanno finta di non sapere?
Ebbene alcuni mesi fa – giugno 2018 – è uscito un libro edito da Zambon, "ONG, il cavallo di Troia del capitalismo globale" che tutti dovrebbero leggere, per farsi un'idea di quel mondo spesso sommerso, popolato da montagne di soldi, incredibili interessi, ragnatele societarie, personaggi  spesso border line e tutto quello che fa ONG. Un libro ovviamente oscurato dai media, sempre genuflessi di fronte ai colossi, da Big Pharma (tra l'altro nel volume si parla non poco dei business con i vaccini) ai giganti bancari fino alle ONG, nei cui mari dorati nuotano a loro piacimento squali della specie più famelica, un nome su tutti George Soros a bordo della sua corazzata, la Open Society Foundation.

Il libro di Sonia Savioli. Nel montaggio di apertura George Soros.

Un vero pugno nello stomaco, un j'accuse in piena regola, zeppo di documenti che stanno a sostegno di tutta l'impalcatura giornalistica. A scriverlo è Sonia Savioli, milanese  di nascita e toscana di adozione, un tempo dimafonista dell'Unità e poi fotografa per la Cgil. Al suo attivo romanzi (Campovento, Il viaggio di Bucurie, Il possente coro, Marea nera); e saggi (Alla città nemica, Slow life, Scemi di guerra). Collabora con il giornale on line Il Cambiamento e con Il Centro di Iniziative per la Verità e la Giustizia (Civg).
Seguiamo il filo dell'inchiesta partendo da alcune cifre base.
"Circa 50.000 organizzazioni non governative svolgono attività a livello internazionale. L'ammontare del denaro che utilizzano si misura in migliaia di miliardi di dollari. Nel 2012 si calcolava che superasse i 1.100 miliardi. Nel 2014 erano 4.186 le ONG consulenti dell'Onu".
"Le ONG sono uno degli attori e dei mezzi per sostituire il pubblico con il privato, persino nei rapporti istituzionali. Le ONG 'affiancano gli Stati', le ONG svolgono ruoli politici a livello 'sistemico'. Le ONG, associazioni private che nessuno ha mai eletto. Che non sono soggette ad alcun controllo popolare. Delle quali i popoli non conoscono i dirigenti, i programmi, le politiche e spesso nemmeno i bilanci, sono diventate gli interlocutori delle istituzioni internazionali e gli agenti di politiche decise a livello globale. Altro che embrioni di democrazia internazionale!".
Più chiari di così…

DA AMNESTY A SAVE THE CHILDREN

Sonia Savioli

Comincia la rassegna delle 'stars'. Scrive Savioli: "Amnesty International è finanziata dalla Commissione Europea, dal governo britannico, dalla Open Society Georgia Foundation del famigerato benefattore internazionale George Soros, solo per citarne alcuni. Irene Kahn, direttrice di Amnesty, suscitò lo sdegno degli stessi attivisti andandosene con una liquidazione di 500 mila sterline nel 2009. Suzanne Nossel, altra direttrice di Amnesty nel 2012-2013, aveva prima lavorato per multinazionali Usa della comunicazione, per il Wall Steet Journal, per il Dipartimento di Stato Usa dove si era distinta per le sue posizioni filoisraeliane e a favore dell'intervento militare in Afghanistan. L'attuale direttore di Amnesty, Salil Shetty, prende uno stipendio annuale di 210 mila sterline".


Bill Gates

Passiamo a Save the Children. "Cacciata da Pakistan e Siria con l'accusa di lavorare per la Cia, prende soldi da Chevron, Exxon, Mobil, Merck Foundation, Bank of America e molti altri potentati economici citati sul suo sito ufficiale come sponsor, oltre che dall'immancabile Soros e dai due benefattori mondiali Bill e Melinda Gates, dall'Unione europea e dal governo britannico. Uno dei suoi passati direttori, Justin Forsyth, nel 2013 prendeva un salario di 185 mila sterline per salvare i bambini. Era stato prima direttore di Oxfam, poi consigliere di Tony Blair, quindi direttore delle 'campagne strategiche di informazione' di Gordon Brown; adesso è direttore Unicef".
Eccoci a Medici Senza Frontiere. "Nel 2010 aveva un bilancio da 1 miliardo e 100 milioni di dollari. Nel 2014 il direttore Usa (Doctors Without Borders) prendeva uno stipendio di 164 mila dollari l'anno, però per risparmiare viaggiava in aereo in 'economic class'. E di questo si vantava. Tra i finanziatori di MSF ci sono Goldman Sachs, Citigroup, Bloomberg, Richard Rockfeller, padrone e dirigente di svariate multinazionali, per 21 anni presidente della filiale Usa di questa organizzazione caritatevole, che si è trovata spesso in situazioni ambigue sui teatri di guerra, accusata di essere di parte e non necessariamente la parte giusta. Accusata di lanciare falsi allarmi per false epidemie, che però richiedevano vere campagne di vaccinazione. Naturalmente anche qui non mancano Soros e Bill Gates".
Primo commento: "Il lato 'umoristico' di tutta la faccenda, e rilevatore in modo inequivocabile e incontestabile, è che se i 1.100 miliardi annui delle ONG e quelli spesi ogni anno dalle 'fondazioni benefiche' fossero semplicemente redistribuiti ai poveri, la povertà sarebbe solo un ricordo. Rivela quindi che queste montagne di denaro sono in realtà investimenti per fare altro denaro".
Ancora. "Il capitalismo globale ha intrecciato una rete sinergica tra le proprie grandi industrie, le istituzioni sovranazionali, le grandi fondazioni che ne sono del resto un'emanazione diretta, i centri di studio e di ricerca, le ONG. Che in alcuni casi sono anch'esse un'emanazione diretta e una delle facce del grande capitale".

A BORDO DELLA CORAZZATA GRIFFATA SOROS
Come nel caso, emblematico su tutti, della Open Society dello squalo di tutti i mari, Soros, il Mangia-Paesi, come cercò di fare addirittura con l'Inghiterra un quarto di secolo fa, provocando il crollo della sterlina, ma anche gravissimi contraccolpi alla nostra lira, quando il governo Amato varò una politica lacrime & sangue.
Una Open, ironizza l'autrice citando alcune parole autocebratative della Fondazione, che "lavora per costruire democrazie vivaci e tolleranti i cui governi

Emma Bonino

siano responsabili e aperti alla partecipazione di tutto il popolo". Incredibile ma vero.
Vediamo i principali dirigenti a livello internazionale. Partendo dalla nostra Emma Bonino, che fa parte del suo international board: "questa signora che ben conosciamo tra il 1994 e il 1999 era commissaria europea per gli aiuti umanitari, la pesca, i consumi, la salute dei consumatori, la sicurezza del cibo. E' dirigente del partito Radicale Transnazionale".
Passiamo a Maria Cattaui: "Segretaria generale della Camera di Commercio Internazionale dal 1996 al 2005. Dal 1977 al 1996 ha diretto il Forum Economico Mondiale (World Economic Forum) a Ginevra. Dirigente dell'Internationl Crisis Group (ICG), dell'East West Institute, dell'Istituto Internazionale per l'Educazione, tra gli altri. Tanto per avere un'idea, l'ICG è una ONG internazionale diretta da politici di professione e globalisti neoliberisti imperialisti per vocazione, che dice di voler prevenire le guerre e, a questo scopo, cerca di far pressione sui governi di tutto il mondo che l'Occidente giudica scomodi, affinchè si sottomettano o levino le tende. Tra questi pacifisti troviamo Javier Solana e il famoso pacifista Wesley Clark, ex comandante supremo della Nato".
Eccoci quindi ad altri pezzi da novanta nella task force delle truppe targate Soros.
Anatole Kaletsky, dirigente di Gavekal Dragonomics (Hong Kong e Pechino), azienda di investimenti globali; dirigente di JP Morgan per il ramo mercati emergenti. Annette Laborey invece si vantava di sostenere gli intellettuali 'indipendenti' in Jugoslavia, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Romania, Bulgaria, Germania Est e Repubbliche Baltiche, fino a che non sono crollati i regimi socialisti. Marck Mallock Brown è particolarmente interessante: ex numero due dell'Onu, membro del Foreign Office e della Camera dei Lord, dirigente della Society of Ginecologic Oncology, una società diventata nel 2012 ONG i cui partners sono le più grandi multinazionali farmaceutiche; dirigente di Investec, multinazionale della finanza, e di Seplat, compagnia petrolifera nigeriana; dirigente di Kerogen, multinazionale del petrolio e del gas. Quindi vicesegretario Onu sotto Kofi Annan, docente alla Oxford University e alla Yale University". Ottimo e abbondante.
Tra le sigle nell'arcipelago tanto umanitario partorito da Soros, da rammentare un'altra ONG baciata dalla fortuna, Refugee International, dedita all'aiuto quotidiano dei rifugiati di tutto il mondo. Che però, secondo non pochi addetti ai lavori, recita una grande "sceneggiata" solo per drenare soldi e raccogliere applausi, come è stato nel caso dei Rohingya del Myanmar (l'ex Birmania) nel 2017.
Ma chi è il numero uno di Refugee? Si chiama Eric P. Schwartz. "Un pezzo da novanta – dettaglia l'autrice – ha ricoperto l'incarico di assistente Segretario di Stato Usa per il settore Popolazione, Rifugiati, Immigrati; consulente per gli Affari Internazionali e assistente speciale del presidente per gli Affari Multilaterali e Umanitari. Ha giocato un ruolo fondamentale, Schwartz, nel dispiegamento di forze Usa nell'Africa Occidentale e nei rilevanti impegni Usa in Centroamerica e in Kossovo; ha lavorato con la segretario di Stato Hillary Clinton; ha diretto il Connect US Fund, una multifondazione ONG finalizzata a promuovere l'impegno 'responsabile' degli Usa oltreoceano".
Un pedigree anche stavolta multistellare.

SIAMO LA COPPIA PIU' UMANITARIA DEL MONDO 
Siamo ora al cospetto della coppia più bella del mondo sul fronte 'umanitario', gli arcimiliardari Bill e Melinda Gates, a bordo di un'altra super corazzata, la Bill & Melinda Gates Foundation (BMGF), la più ricca al mondo. Un tandem che ha molto a cuore la salute dell'umanità, i destini dei poveri, l'istruzione negata a tanti bimbi del mondo e via di questo passo, con carità & passione.

Hillary Clinton

Vediamo adesso chi è al timone di BMGF, oltre ai due "pupazzetti" Bill e Melinda, come li colorisce Sonia Savioli.
"Warren Buffett ne è l'amministratore fiduciario. Un finanziere dalla pelle dura e dallo stomaco impellicciato con un patrimonio stimato nel 2017 da 75 miliardi di dollari (quindi ai vertici della hit internazionale dei Paperoni, ndr). Guadagnato con i fondi d'investimento, cioè con speculazioni perlopiù sulla pelle dei poveri del terzo mondo e dei lavoratori in genere. E' importante azionista di Coca Cola, Gillette, Mc Donald's, Kirky Company, Walt Disney. Possiede la terza compagnia di assicurazioni a livello mondiale. Ed è anche uno dei maggiori licantropi, pardòn, filantropi".
Così prosegue la ricostruzione delle mirabolnati imprese di Bill & Melinda. "Abbiamo poi qualcuno che non si occupa direttamente di affari, Susan Desmond Hellman. Questa signora, amministratore delegato di BMGF, è un'oncologa e biotecnologa. Ma chissà se si è mai occupata di un paziente in vita sua. Di fatto il suo mestiere è realizzare prodotti per l'industria farmaceutica, chemioterapici in particolare. In questa veste ha lavorato per le multinazonali chimico-farmaceutiche, sempre in posizioni dirigenziali, e nel comitato esecutivo della Organizzazione delle Industrie Biotecnologiche. (…) C'è poi Christoper Elias, direttore esecutivo di PATH, Program for Appropriate Technology in Health (Programma per la Tecnologia Avanzata Sanitaria). Quindi Mark Suzman, capo dell'Uffico Strategia di BMGF, un tecnico di alto livello della globalizzazione, specializzato negli affari internazionali, corrispondente del Financial Times da Londra, Washington e Joannesburg, e collaboratore dell'Onu".
Commenta Savioli: "La Fondazione Gates, come le altre organizzazioni cosiddette filantropiche (più di 80 mila nei soli Usa), è un ufficio di rappresentanza mascherato delle multinazionali. Uno strozzino che si finge opera pia. Uno dei numerosi tentacoli della piovra capitalista globale".
Stiamo arrivando ad uno dei cuori pulsanti negli affari di BMGF, i fiumi di dollari che corrono nel mondo della sanità.
Continua l'inchiesta edita da Zambon. "Nel solo 2106 la BMGF ha speso circa 1 miliardo e 300 milioni di dollari per sovvenzionare progetti nell'ambito della sanità. Una delle loro missioni sanitarie è la contraccezione 'delle donne povere dei paesi poveri'. Un'altra sono le vaccinazioni. Sempre dei bambini poveri dei paesi poveri. Per dedicarsi a queste missioni la Fondazione Gates ha prodotto a sua volta altri due tentacoli: GAVI e PATH".

IL GRANDE BUSINESS DEI VACCINI
Ecco di che si tratta. "GAVI (Global Alliance for Vaccines and Immunization) è un'organizzazione che unisce soggetti pubblici e privati, di cui fanno parte governi dei paesi in via di sviluppo e di paesi donatori, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'Unicef, la Banca Mondiale, le industrie dei vaccini…. Una potente alleanza di mercato nella quale ha un ruolo dichiarato la cosiddetta 'società civile': nella veste di ONG".


To see the article visit www.lavocedellevoci.it

07 febbraio 2019

L’articolo 13 è tornato. E peggiora, anziché migliorare


di Julia Reda

Riassunto delle puntate precedenti: il 18 gennaio scorso i negoziati sulla nuova legge europea sul diritto d'autore si sono bruscamente interrotti dopo che i governi degli Stati membri non si sono accordati su una posizione comune sull'articolo 13, che costringerebbe le piattaforme internet a censurare i post dei loro utenti utilizzando filtri di upload.

Senza un tale accordo, i negoziati a tre delle riunioni finali, in cui la legge doveva essere finalizzata insieme ai rappresentanti del Parlamento europeo, ha dovuto essere annullata – e il tempo a disposizione si stava esaurendo, con le elezioni dell'UE che rimescoleranno tutte le carte a maggio.

Al contrario di quanto era stato scritto in alcuni articoli, tuttavia, l'articolo 13 non è stato accantonato perché la maggioranza dei governi dell'UE ha capito che i filtri di caricamento sono costosi, soggetti a errori e minacciano i diritti fondamentali.

Senza dubbio, l'opposizione pubblica senza precedenti ha contribuito al fatto che 11 governi degli Stati membri hanno votato contro il procedimento, rispetto ai soli 6 dell'anno scorso. Tuttavia, è rimasta una maggioranza a favore dell'articolo 13 in generale, con solo qualche distinguo sui dettagli. La questione è stata ora risolta, e il processo di promulgazione della legge è di nuovo in corso.

Un accordo ha richiesto un compromesso tra Francia e Germania, che per le loro dimensioni possono fare o rompere una maggioranza. Entrambi i Paesi sono d'accordo con i filtri per gli upload: il punto su cui non sono riusciti a trovare un accordo è chi dovrebbe essere costretto a installarli:

La posizione della Francia

L'articolo 13 è grandioso e deve applicarsi a tutte le piattaforme, indipendentemente dalle dimensioni. Devono dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il caricamento di materiale protetto da copyright. Nel caso delle piccole imprese, ciò può significare o meno l'uso di filtri per l'upload – in ultima analisi, un tribunale dovrebbe fare quella chiamata.
(Questa era in precedenza la posizione di maggioranza tra i governi dell'UE, prima che il nuovo governo eletto in Italia ritirasse completamente il loro sostegno all'articolo 13.).

La posizione della Germania

L'articolo 13 è grandioso, ma non dovrebbe applicarsi a tutti. Le imprese con un fatturato inferiore a 20 milioni di euro all'anno dovrebbero essere escluse del tutto, per non danneggiare le startup europee di Internet e le PMI.
(Si tratta di una posizione più vicina a quella attuale del Parlamento europeo, che chiede l'esclusione delle imprese con un fatturato inferiore a 10 milioni di euro e meno di 50 dipendenti).

Su cosa concordano: peggiorare ulteriormente l'articolo 13

Nell'accordo franco-tedesco [PDF], trapelato oggi, l'articolo 13 si applica a tutte le piattaforme a scopo di lucro. I filtri di upload devono essere installati da tutti, ad eccezione di quei servizi che soddisfano tutti e tre i seguenti criteri estremamente ristretti:
  • Disponibile al pubblico per meno di 3 anni
  • Fatturato annuo inferiore a 10 milioni di euro
  • Meno di 5 milioni di visitatori unici al mese
Innumerevoli applicazioni e siti che non soddisfano tutti questi criteri avrebbero bisogno di installare filtri di upload, gravando sui loro utenti e operatori, anche quando la violazione del copyright non è un problema per loro. Alcuni esempi:
  • Forum di discussione su siti commerciali, come i forum di Ars Technica o Heise.de (di età superiore a 3 anni)
  • Patreon, una piattaforma con l'unico scopo di aiutare gli autori ad essere pagati (non soddisfa nessuno dei tre criteri)
  • Reti sociali di nicchia come GetReeled, una piattaforma per i pescatori (ben al di sotto dei 5 milioni di utenti, ma con più di 3 anni)
  • Piccoli concorrenti europei di grandi marchi statunitensi come Wykop, una piattaforma polacca di condivisione delle notizie simile a Reddit (fatturato ben al di sotto dei 10 milioni di euro, ma può raggiungere i 5 milioni di visitatori ed ha più di 3 anni).
Inoltre, anche le piattaforme più piccole e più recenti, che soddisfano tutti e tre i criteri, devono comunque dimostrare di "aver fatto tutto il possibile" per ottenere le licenze dai titolari dei diritti, come le case discografiche, gli editori di libri e i database di foto stock per qualsiasi cosa i loro utenti possano pubblicare o caricare – un compito impossibile. In pratica, tutti i siti e le applicazioni in cui gli utenti possono condividere i contenuti saranno probabilmente costretti ad accettare qualsiasi licenza che il titolare dei diritti offre loro, indipendentemente dalle cattive condizioni e dal fatto che vogliano o meno che il materiale protetto da copyright del titolare dei diritti sia disponibile sulla loro piattaforma, per evitare l'enorme rischio legale di entrare in conflitto con l'articolo 13. Il Comitato ritiene che la Commissione non sia in grado di valutare se i siti e le applicazioni in cui gli utenti possono condividere i contenuti.
In sintesi:
  • Il compromesso di Francia e Germania sull'articolo 13 richiede ancora che quasi tutto ciò che pubblichiamo o condividiamo online richieda l'autorizzazione preventiva di "macchine per la censura", algoritmi che sono fondamentalmente incapaci di distinguere tra violazioni del copyright e opere legali come parodie e critiche.
  • Trasformerebbe il web da un luogo in cui possiamo esprimerci (con una certa moderazione applicata eventualmente dopo eventuali violazioni) in un luogo in cui i grandi titolari dei diritti aziendali sono i custodi di ciò che può e non può essere pubblicato prima ancora che venga pubblicato. Permetterebbe a questi titolari dei diritti di intimidire qualsiasi sito commerciale o app che includa una funzione di posting.
  • L'innovazione europea sul web sarebbe scoraggiata dai nuovi costi e dai rischi legali per le startup, anche se si applicano solo quando le piattaforme hanno tre anni di vita o raggiungono un certo successo. I siti e le applicazioni straniere che non possono permettersi eserciti di avvocati sarebbero incentivati a bloccare geograficamente tutti gli utenti dell'UE per essere sul sicuro.

Ora tutto dipende dal Parlamento europeo

Con questo blocco stradale fuori mano, i negoziati a tre per completare la nuova legge sul diritto d'autore sono tornati. Senza tempo da perdere, ci saranno enormi pressioni per raggiungere un accordo globale nei prossimi giorni e approvare la legge in marzo o aprile.

Molto probabilmente, il compromesso di Germania e Francia sarà approvato dal Consiglio venerdì 8 febbraio e poi, lunedì 11 febbraio, si svolgerà un ultimo trilogo finale con il Parlamento.

Gli eurodeputati, la maggior parte dei quali si battono per la rielezione, avranno un'ultima parola. Lo scorso settembre, una ristretta maggioranza per l'articolo 13 ha potuto essere trovata in Parlamento solo dopo l'inclusione di un'eccezione per le piccole imprese che era molto più forte di quello che Francia e Germania propongono ora – ma purtroppo non c'è motivo di credere che il negoziatore del Parlamento Axel Voss sosterrà la sua posizione e insisterà su questo punto nel dialogo a tre. Si arriverà invece alla votazione finale nella plenaria di marzo o aprile, dove tutti i deputati hanno voce in capitolo.

Se i deputati europei respingeranno questa versione dannosa dell'articolo 13 (come hanno fatto inizialmente nel luglio scorso) o si piegheranno alla pressione dipenderà dal fatto che tutti noi glielo diciamo chiaramente:

SE ROMPETE INTERNET E APPROVATE L'ARTICOLO 13, NOI NON VI ELEGGEREMO.

Fonte: www.partito-pirata.it 

Gli Stati Uniti creano le condizioni per l’invasione del Venezuela, di Thierry Meyssan


JPEG - 35 Kb
Convinto che il sostegno degli Stati Uniti sia più importante del voto dei cittadini, Juan Guaidò si è autoproclamato presidente ad interim del Venezuela.

Il progetto degli Stati Uniti per il Bacino dei Caraibi è stato enunciato dal Pentagono nel 2001. Un progetto distruttore ed esiziale inconfessabile. È perciò necessario costruire un racconto che possa essere accettato. Questo è quanto sta accadendo in Venezuela. Attenzione: le apparenze mascherano un po’ alla volta la realtà: mentre si svolgono le manifestazioni, la preparazione della guerra non si ferma.

Suscitare il conflitto

Negli ultimi mesi gli Stati Uniti sono riusciti a convincere un quarto degli Stati membri dell’ONU ¬– 19 dei quali americani – a non riconoscere le elezioni presidenziali venezuelane di maggio 2018. Ne deriva che questi Paesi disconoscono la legittimità del secondo mandato del presidente Nicolas Maduro.
In un’intervista al Sunday Telegraph, pubblicata il 21 dicembre 2018, il ministro britannico della Difesa, Gavin Wiliamson, dichiara che Londra sta negoziando l’installazione di una base militare permanente in Guyana per riprendere la politica [imperiale] precedente la crisi di Suez. Il giorno stesso, un deputato della Guyana fa inaspettatamente cadere il governo e si rifugia in Canada. Il giorno dopo ExxonMobil sostiene che una nave, noleggiata per esplorazioni petrolifere nelle acque contestate tra Guyana e Venezuela, è stata fatta allontanare dalla marina militare venezuelana. La spedizione era autorizzata dal governo uscente della Guyana, che di fatto amministra la zona contesa. Immediatamente il Dipartimento di Stato USA, indi il Gruppo di Lima denunciano il rischio rappresentato dal Venezuela per la sicurezza della regione. Ma il 9 gennaio 2019 il presidente Maduro pubblica registrazioni audio e video che provano come ExxonMobil e il Dipartimento di Stato abbiano deliberatamente mentito al fine di creare una situazione conflittuale e spingere gli Stati latino-americani a farsi guerra fra loro. I membri del Gruppo di Lima, a eccezione di Paraguay e Canada, ammettono la macchinazione.
Il 5 gennaio 2019 l’Assemblea Nazionale del Venezuela rinnova il proprio presidente, Juan Guaidò, e rifiuta di riconoscere la legalità del secondo mandato del presidente Maduro. Viene enunciato il concetto che trattasi di situazione analoga all’impedimento del presidente per malattia, previsto dall’articolo 233 della Costituzione. In questo caso – ma non nella fattispecie odierna – il presidente dell’Assemblea Nazionale assume la carica di presidente ad interim.
Il 23 gennaio 2019 oppositori e sostenitori Maduro organizzano due manifestazioni contemporanee a Caracas. Nella prima Guaidò si proclama presidente ad interim e presta giuramento. Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Israele riconoscono immediatamente il nuovo presidente del Venezuela. La Spagna, che partecipò a tentativi di colpo di Stato contro Hugo Chavez, preme perché l’Unione Europea si aggreghi.
La successione degli avvenimenti porta il Venezuela alla rottura diplomatica con gli Stati Uniti e alla chiusura dell’ambasciata a Washington. Gli Stati Uniti non riconoscono la legittimità della rottura e non chiudono l’ambasciata a Caracas, da dove continuano a gettare benzina sul fuoco.
JPEG - 44.1 Kb
Il 24 gennaio il ministro della Difesa, generale Vladimir Padrino, è apparso in televisione circondato dall’intero stato-maggiore per riaffermare l’impegno delle forze armate al servizio della nazione e del presidente costituzionalmente eletto, Nicolas Maduro. Padrino ha poi invitato il presidente a proseguire il dialogo con l’opposizione filo-USA. Le forze armate sono l’unica istituzione efficiente, su cui il Paese fa affidamento.

Applicare uno schema già sperimentato

Nella situazione attuale il Venezuela si trova con un presidente costituzionale eletto e un presidente ad interim autoproclamatosi.
Contrariamente a quel che credono i venezuelani, lo scopo degli Stati Uniti non è rovesciare Maduro, ma applicare al Bacino dei Caraibi la dottrina Rumsfeld-Cebrowski di distruzione delle strutture statali. Questo presuppone sicuramente l’eliminazione di Maduro, ma anche quella di Guaidò.
Lo schema attuale è già stato messo in atto per far passare la Siria da una situazione di disordini interni (2011) a un’aggressione da parte di un esercito di mercenari (2014). Nel caso del Venezuela, il ruolo della Lega Araba è svolto dall’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), il cui segretario generale ha già riconosciuto il presidente Guaidò; quello degli Amici della Siria dal Gruppo di Lima, che coordina le posizioni diplomatiche degli alleati di Washington; il ruolo di capo dell’opposizione, Burhan Ghalioun, da Juan Guaidò.
In Siria, il collaboratore di lunga data della NED, Burhan Ghalioun, è stato sostituito da altri, poi da altri ancora, al punto che nessuno più ricorda il suo nome. È probabile che anche Guaidò sarà sacrificato allo stesso modo.
Tuttavia il modello siriano ha funzionato solo in parte. Innanzitutto perché Russia e Cina si sono opposte numerose volte nell’ambito del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Poi perché il popolo siriano si è progressivamente radunato attorno alla Repubblica Araba Siriana e ha dato prova di eccezionale resilienza. Infine perché l’esercito russo ha equipaggiato e sostenuto l’esercito siriano contro i mercenari e contro la NATO che li coordinava. Sapendo che non potrà più utilizzare gli jihadisti per indebolire lo Stato siriano, il Pentagono sta per lasciare la continuazione dell’opera nelle mani del Tesoro, che sta facendo di tutto per impedire la ricostruzione del Paese e dello Stato.
Nei prossimi mesi l’autoproclamatosi presidente ad interim Guaidò creerà un’amministrazione parallela per:
-  incassare il denaro del petrolio nelle controversie in corso;
-  risolvere la contesa territoriale con la Guyana;
-  negoziare la situazione dei rifugiati;
-  cooperare con Washington e, accampando vari pretesti giuridici, far imprigionare i dirigenti venezuelani negli Stati Uniti.
Se consideriamo l’esperienza in Medio Oriente Allargato degli ultimi otto anni, non possiamo interpretare quanto sta accadendo in Venezuela facendo un parallelo con quel che accadde in Cile nel 1973. Il mondo post-Unione Sovietica non è più quello della guerra fredda.
A quell’epoca gli Stati Uniti volevano controllare l’insieme delle Americhe ed escludervi ogni influenza sovietica. Volevano sfruttare le ricchezze naturali della zona al minor costo possibile e riducendo al minimo il controllo degli Stati nazionali.
Oggi invece gli Stati Uniti persistono a voler pensare il mondo come unipolare. Non hanno più né alleati né nemici: o un popolo è integrato nell’economia globalizzata, oppure vive in territori ricchi di risorse naturali, che gli Stati Uniti non intendono necessariamente sfruttare, ma di cui devono avere il controllo. Ebbene, poiché queste risorse naturali non possono essere controllate al tempo stesso da Stati-Nazione e dal Pentagono, le strutture statali di queste regioni devono essere ridotte all’impotenza.
JPEG - 26.1 Kb
Questa mappa è estratta da un Powerpoint presentato nel 2003 da Thomas P.M. Barnett, assistente dell’ammiraglio Arthur Cebrowski, a una conferenza al Pentagono. Essa mostra le zone da distruggere (colorate in rosa). Questo progetto non è legato né alla guerra fredda né allo sfruttamento delle risorse naturali. Dopo il Medio Oriente Allargato, gli strateghi USA si preparano a ridurre in macerie il Bacino dei Caraibi.

Rendere ciechi i protagonisti

Pur supponendo che Guaidò si sia autoproclamato presidente ad interim credendo di poter risolvere la crisi e servire il proprio Paese, in realtà ha fatto il contrario. Il suo gesto provocherà una situazione che verrà assimilata a una guerra civile. Guaidò o i suoi successori chiameranno in soccorso i fratelli latino-americani. Brasile, Guyana e Colombia dispiegheranno [sedicenti] forze di pace sostenute da Israele, Regno Unito e Stati Uniti. I disordini continueranno fino a quando intere città saranno ridotte in macerie. Poco importa che il governo venezuelano sia bolivariano o liberale, che sia filo- o anti-USA. lo scopo non è sostituirlo, ma fiaccare in modo durevole lo Stato. Il processo avviato in Venezuela si estenderà ad altri Paesi del Bacino dei Caraibi, a iniziare dal Nicaragua, fino a che nell’insieme della regione non rimarrà un potere politico degno di questo nome.
La situazione è limpida agli occhi di molti arabi, che già sono caduti nella stessa trappola e che hanno dovuto prima o poi soccombervi. Per il momento non è invece chiara ai latino-americani.
Naturalmente c’è sempre la possibilità che i venezuelani, malgrado il loro orgoglio, prendano coscienza della manipolazione di cui sono vittime, superino le divisioni e salvino il Paese.

www.voltairenet.org

06 febbraio 2019

LA BANCA D'ITALIA NELLA MANI DI VISCO Sarò Franco ED. SPECIALE

LILLI GRUBER/ QUELLE QUIRINARIE STRAVINTE DA IMPOSIMATO


Clamoroso scivolone di Lilli Gruber nel suo salotto di Otto e mezzo. La puntata è dedicata alla richiesta di rinvio a giudizio per il titolare del Viminale Matteo Salvini avanzanza dal tribunale dei ministri per il “sequestro” della nave zeppa di immigrati. Tra gli ospiti c’è il fondatore di EmergencyGino Strada, al solito lucidissimo nelle sue analisi e ovviamente schierato contro le politiche da pieno far west dello sceriffo leghista.
Ad una domanda della conduttrice, Strada fa sapere di non aver votato – come da tanti ritenuto – per i 5 stelle alle ultime elezioni. Molti, infatti, rammentavano l’alto gradimento tra le fila dei pentastellati fatto segnare dal chirurgo che ha speso la sua vita per salvare gli ultimi.

Ferdinando Imposimato
Ma eccoci all’autogol griffato Gruber. “Alle quirinarie ricordiamo tutti che lei fu tra i più votati, insieme a Milena Gabanelli e Stefano Rodotà. Se non sbaglio lei fu secondo, prima la Gabanelli e poi Rodotà”.
Ricorda male la rossa di Otto e mezzo. E non rende omaggio alla memoria di Ferdinando Imposimato, che alle quirinarie del 2015 fu stravotato come primo dal popolo 5 stelle, staccando tutti i ‘concorrenti’: ottenne, infatti 1 voto on line su 3, il 32 per cento. A distanza siderale il secondo, Romano Prodi con il 20 per cento, e il terzo, Nino Di Matteo con il 13 per cento. Ed infatti il nome di Imposimato fu votato in modo compatto dai grillini nelle prime “chiamate” per nominare il nuovo capo dello stato.
La circostanza è facilmente reperibile su internet, e fa testo il breve resoconto di Rainews del 29 gennaio 2015. E SergioMattarella diventò capo dello Stato due giorni dopo.
Con ogni probabilità Gruber confonde con le precedenti primarie, una sorta di “allenamento” perchè non c’era, nel 2013, alcun presidente da scegliere per il Colle. In quella votazione on line – e solo allora – si verificò la classifica evocata ad Otto e mezzo: prima Gabanelli, al secondo posto Strada, al terzo Rodotà. Tanto per rammentare ancora, Gustavo Zagrebelsky fu quarto e Imposimato quinto.
E’ doveroso restituire ad Imposimato quel che è di Imposimato. Un uomo che ha difeso la Costituzione e la Giustizia (quella vera) per tutta la sua vita, con enorme coraggio e passione civile.

05 febbraio 2019

Internet è salvo? Purtroppo no! Save The Internet

Save The Internet ha appena condiviso un aggiornamento sulla petizione Internet è in pericolo e tu puoi salvarlo Guardalo e lascia un commento:
Aggiornamento sulla petizione

Internet è salvo? Purtroppo no!


Purtroppo alcune false informazioni circolano in rete promettendo che internet è stato salvato! La controversa riforma del diritto d'autore nel mercato interno digitale è fallita dopo che il Consiglio dell'UE ha cancellato il trilogo di lunedì scorso. Purtroppo questo non corrisponde al vero. Ecco quindi un breve chiarimento da parte nostra sulla situazione attuale:

Attualmente vi è...
Leggi l'aggiornamento completo

04 febbraio 2019

20 modi in cui abbiamo perso la privacy


Postini che aprono la nostra corrispondenza per controllare se all'interno delle buste non ci sia materiale che viola la proprietà intellettuale di qualcuno. Proprietari di bar che vengono multati o mandati in carcere se qualche cliente affigge messaggi "sbagliati" sulle bacheche. Televisori che ci guardano e registrano ciò che diciamo, autorità che sono sempre al corrente della nostra posizione anche se non siamo sospettati di nessun crimine.

Fino a qualche decennio fa, tutti questi scenari avrebbero fatto gridare allo scandalo la generazione dei nostri genitori, quelli dell'era analogica; eppure oggi sono serenamente accettate come assoluta normalità, semplicemente perché non avvengono nel "mondo analogico", ma nel cyberspazio digitale.

Questa è la contraddizione su cui insiste Rick Falkvinge, fondatore del movimento politico globale chiamato Partito Pirata, in una serie di 21 post pubblicati sul suo blog, e che qui vi offriamo raccolti e tradotti in italiano.

Uno storytelling estremamente efficace, che ruota attorno ad una domanda tanto semplice quanto spiazzante: perché le nuove generazioni ("i nostri figli digitali") non dovrebbero avere almeno gli stessi diritti delle vecchie ("i nostri genitori analogici")? Il fatto che la tecnologia sia nel frattempo estremamente progredita è forse una ragione accettabile per rinunciare alla privacy?

Questa serie di brevi articoli costituiscono una lettura assolutamente fondamentale, al giorno d'oggi. La difesa della privacy è considerata dall'uomo medio, nella migliore delle ipotesi, una questione secondaria e irrilevante, e in alcuni casi addirittura un ostacolo alla "ben più urgente" (e perenne) emergenza sicurezza.

Eppure, il mondo sta diventando una distopia forse anche peggiore di tutte quelle immaginate dagli artisti negli anni passati. La Cina è già andata oltre Black Mirror, introducendo il grottesco Sistema di Credito Sociale. La vicenda di Cambridge Analytica ha svelato al mondo come una piccola agenzia di marketing possa influenzare in modo decisivo l'esito di elezioni o referendum contando "solo" sulla giusta quantità di Big Data.
SCARICA IL TESTO

Fonte: www.partito-pirata.it