14 febbraio 2020

Coronavirus III° / La Super Bufala Del Primo Isolamento Allo Spallanzani


La bufala del secolo sparata in prima pagina su tutti i giornali e lanciata in coro da tutte le tivvù: Italia prima nell’isolare il coronavirus!
Esplode in una incontenibile gioia da stadio il ministro della Salute Roberto Speranza, spara i tric trac Nicola Zingaretti, 5 Stelle 5 Stars, la stampa e i partiti di destra inneggiano all’orgoglio italiano.

La più classica delle fake news, gigantesca, creata e amplificata da Media & Vati da anni pronti ad accusare proprio di fake news quelli che cercano di far luce sui maxi affari di Big Pharma, ad esempio sul fronte dei vaccini, con Roberto Burioni portabandiera.
Ma vediamo più in dettaglio come è salita la montatura.
E, soprattutto, occhio ai tempi e ai luoghi.

DIAMO I PRIMI NUMERI

Le tre ricercatrici dello Spallanzani. In apertura l’ingresso dell’Istituto e a destra il ministro Roberto Speranza
L’equipe rosa dello Spallanzani indice una conferenza stampa il 2 febbraio per comunicare il risultato: tre ricercatrici sono riuscite a isolare il Coronavirus (il ministro Speranza subito precisa: “il virus del Coronavirus”, meglio abbondare per rendere il concetto).
E giù fiumi di inchiostro e di interviste alle tre eroine che arrivano dal Sud, meravigliose imprese di dedizione, passione e scienza allo stato puro. Nel team c’è anche la giovane precaria a 1.500 euro mese: storie che fanno piangere di commozione (e di orgoglio) gli italiani, opportunamente “distratti” dai problemi veri, ben più grandi.

Dopo poche ore la cosa, però, comincia lievemente a scolorarsi.
Primi in Europa, viene precisato, perché tutti avevamo immediatamente pensato ad un primato mondiale. Quindi restiamo campioni d’Europa. Ottimo e abbondante, la Champions League è il trofeo comunque più ambito a livello internazionale.
Ma peccato che non sia proprio così. E stiliamo allora una classifica, non taroccata.
16 gennaio. Al German Center for Desease Research di Berlino arriva uno storico plico dalla Cina. Contiene la scoperta, quella vera, circa l’isolamento del virus che i laboratori hanno portato a termine il 12 gennaio, condividendola subito con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’OMS, quindi, fin dal 12 gennaio sa che il Coronavirus è stato isolato dai cinesi.
E cosa fanno adesso a Berlino? Si occupano di sviluppare, sulla base della scoperta cinese, i nuovi metodi di laboratorio per diagnosticare la patologia. In sostanza, i cinesi hanno fornito il propellente, effettuato la scoperta, elaborato il software, mentre i tedeschi provvedono all’organizzazione tecnologica, puntano all’hardware. Un gemellaggio che funziona.

PASTEUR & DOHERTY
A ridosso la Francia, che isola il virus il 29 gennaio, quindi 4 giorni prima di noi. E’ lo storico Istituto Pasteur a portare a buon termine la sua ricerca, e come di rito comunica subito il risultato all’OMS, prima ancora di indire una conferenza stampa (così del resto hanno fatto tutti gli altri paesi).
E tutto viene comunicato, altre che all’OMS, anche alla World Medical Association che ha sede a Ginevra.
Quindi a questo punto già mezza Europa sa; con ogni probabilità tutta, per via delle ulteriori comunicazioni dell’OMS agli organismi nazionali europei preposti.

L’Istituto Pasteur di Parigi
Noi quindi non primi, ma forse ultimi e sparando i tric trac!
Per non parlare di quel che è successo al di fuori dell’Europa.
La hit estera vede così disposte le formazioni: prima Cina (ovvio del resto fosse così, per i casi scoppiati in anticipo, of course, rispetto agli altri paesi); poi Australia, quindi Giappone e Stati Uniti.
In Australia si è attivata con grande efficacia una eccellenza sul fronte dell’identificazione virale, il Peter Doherty Institute for Infection and Immunity di Melbourne. I ricercatori hanno lavorato, evidentemente, sulla scorta dei dati riscontrati sul primo paziente australiano affetto dal Coronavirus.
Negli Usa, invece, si sono rimboccati le maniche al CDC, ovvero Contagious Desease Center di Atlanta, in Georgia; dove tra l’altro c’è il quartier generale della celebre Food and Drug Administration. E in brevissimo tempo gli americani hanno predisposto (come del resto i tedeschi) il kit per effettuare una diagnosi in tempo brevissimo.

Quel kit che comincia ad arrivare nei presidi sanitari italiani. Per esempio al Cotugno di Napoli – il polo per la cura delle malattie infettivi di maggiore importanza nel Mezzogiorno – il kit è arrivato la mattina del 3 febbraio.

LA CILIEGINA DI LANCET
Ciliegina sulla torta. La prestigiosa rivista scientifica Lancet ha pubblicato un ampio servizio sul Coronavirus e soprattutto circa il suo isolamento, focalizzando l’attenzione sulla scoperta cinese subito comunicata all’OMS e all’Università di Berlino (come visto, al German Center for Infection Research).
E sapete di quando è il reportage di Lancet? Del 29 gennaio!

Il Peter Doherty Institute for Infection and Immunity di Melbourne
Da quel giorno in poi, quindi, chiunque avrebbe potuto isolarlo, anche un laboratorio di provincia. Altro che scoperta del secolo allo Spallanzani!
Da una tempistica all’altra, eccoci al cuore del problema, i mega interessi di Big Pharma, la gigantesca mole di soldi che affluirà nelle casse delle star del settore farmaceutico per brevettare il taumaturgico vaccino.
Anche a proposito dei tempi per la realizzazione del vaccino se ne sono sentite di tutti i colori: si va con estrema facilità dai 6-8 mesi ai 12, fino addirittura ad un anno e mezzo. Fake su fake, a pioggia. Nella gara di cimenta il gotha della virologia, pronto a dare i numeri.

La sede di Sanofi
Sentiamo cosa osa osservare qualcuno al ministero della Salute: “Adesso che negli altri paesi, certo non da noi (è stato inscenato il tutto – spiega – perché l’Italia potesse sedere al tavolo con gli altri paesi per il business del vaccino), è stato isolato il virus, comincia la frenetica corsa al vaccino d’oro. Ma sappiamo bene che in un caso del genere colosso non mangia colosso. Come succede per le grandi tariffe elettriche o assicurative, decide il Cartello, e a quanto pare stavolta la scelta spetta agli Stati Uniti: i quali sembra stiano dando disco verde ad una azienda europea, francese per la precisione, Sanofi, che punta le sue fiche sui celebri laboratori Pasteur. Una sorta di lasciapassare di Trump a Macron, una cortesia stramiliardaria che verrà ovviamente ricambiata. Ma come altrettanto bene si sa, tutte le case farmaceutiche leader nel settore dei vaccini riceveranno danari con la pala e vivranno una stagione d’oro. Nei periodi di emergenza e crisi, a godere sono le star che diventano ancora più luminose. E ricche”.


Di seguito pubblichiamo una nota scientifica elaborata da Giulio Tarro, il nostro maggior virologo, due volte candidato al Nobel per la medicina.

L’attuale malattia respiratoria dalla Cina


Il professor Giulio Tarro
È stato identificato un nuovo virus della famiglia dei coronavirus come responsabile della sindrome respiratoria acuta che iniziando dalla città cinese di Wuhan sta adesso diffondendosi in tutto il mondo. I focolai di polmonite sono iniziati a dicembre scorso particolarmente in persone che avevano visitato il mercato del pesce e già il 9 gennaio di quest’anno veniva identificata la sequenza genetica del virus appartenente alla stessa famiglia che aveva contagiato migliaia di persone nel 2002-2003 con una mortalità del 10%, la SARS (Sindrome Acuta Respiratoria Severa). Dopo un mese dalla comunicazione ufficiale all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ci troviamo difronte al contagio di 9.700 casi con 213 morti (31-01-2020).
La trasmissione da una persona all’altra è stata stabilita dopo tre settimane della denuncia all’OMS e così il passaggio da Wuhan in Tailandia, Hong Kong e Corea del Sud. Esperti dell’università di Southampton hanno identificato le città e le nazioni a più alto rischio nel mondo per la diffusione del nuovo coronavirus (2019-nCoV). Dopo un mese il virus è già arrivato in tutti i continenti dall’Asia (Taiwan, Giappone, Singapore, Malesia, Vietnam, Nepal, India) all’Australia, all’Africa (Costa D’Avorio), alle Americhe (USA, Canada, Messico) e all’Europa (Francia, Germania, Finlandia) e da ieri in Italia – due cinesi di un gruppo turistico che dopo una settimana da Milano sono poi arrivati a Roma.

Cerchiamo adesso di stabilire l’eziopatogenesi, cioè il come ed il perché dell’attuale SARS e soprattutto come possiamo prevenire futuri scoppi epidemici. La sindrome respiratoria del medio oriente (MERS) ci aiuta a capire la porta di entrata delle cellule da parte del virus sia del pipistrello che dei cammelli o dei diversi animali (zibetto, furetto, roditori, maiali, cani, gatti, scimmie) per arrivare poi a noi umani.
“Angiotensin converting enzyme 2” (ACE 2) è lo stesso recettore di superficie della cellula usato dal virus studiato dal gruppo scientifico dell’Istituto di Virologia di Wuhan. Pertanto è noto come il virus abbia raffigurato la chiave adatta ad aprire il buco della serratura, cioè la base biochimica per penetrare la cellula umana. Sono stati isolati almeno 50 coronavirus nei pipistrelli (per lo più dall’intestino) che rappresentano il vero serbatoio di questa famiglia virale.
Il 3% degli agricoltori che lavorano nei campi della provincia di Yunnan, sudovest della Cina, presentano anticorpi nei riguardi di questi coronavirus dei pipistrelli. Il significato di tutto ciò è che in questa regione esiste una infezione da parte dei suddetti virus con una malattia mite senza segni clinici oppure causando una malattia respiratoria giammai diagnosticata in modo appropriato. Questo scoppio epidemico è successo adesso nel territorio meridionale della Cina.
Se poi vogliamo ipotizzare che il virus sia stato diffuso per un maldestro spargimento dal centro di ricerca batteriologica di Wuhan (tecnico o ricercatore contagiato a sua insaputa), allora possiamo temere maggiormente sulla globalizzazione dell’agente infettante per i motivi prima riportati.
Se pensiamo realmente che le epidemie e le pandemie potranno emergere ancora, come accaduto in questo periodo è necessario approfondire gli studi sulle terapie mediante gli anticorpi monoclonali o potenziali vaccini al costo di poche centinaia di milioni di dollari altrimenti ne spenderemo miliardi di milioni di dollari per non parlare delle vite umane.

                                                                                                                           Giulio Tarro

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12 febbraio 2020

Coronavirus II°/ Il Laboratorio Segreto Di Wuhan – I Mega Business Americani


Al centro di Wuhan, la megalopoli cinese dove si è registrato il primo caso di coronavirus, da tre anni è stato installato un gigantesco laboratorio in cui vengono studiati i più letali virus al mondo. Più che pensare al mercato del pesce da cui sarebbe partito il virus, non sarebbe il caso di riflettere su quel centro che più segreto non si può?



Bill e Melinda Gates. In apertura folla a Wuhan per ricevere medicinali e informazioni
Secondo fronte. Appena 100 giorni fa a New York si è svolta una simulazione di pandemia globale: guarda caso da coronavirus. Ad organizzare l’Evento 201 – così è stato battezzato – tre star dell’american system: la ‘Fondazione Bill & Melissa Gates’, il ‘Johns Hopkins for Health Security’ e il ‘World Economic Forum’. Un bel tris d’assi.
Nel frattempo, stanno cominciando a scorrere fiumi e fiumi da miliardi di dollari e le major di Big Pharma stanno raccogliendo le prime, già colossali cifre. Una casa farmaceutica di medie dimensioni, in particolare, si sta mettendo in luce per il suo frenetico attivismo e per la eccezionale capacità di calamitare palate di dollari: si tratta di Moderna Inc., una corporation nata dieci anni fa a Cambridge e che collabora anche con la Fondazione di Bill e Melinda Gates. I casi della vita.
Direte. Ma come si collegano le tre situazioni? Senza peraltro glissare sulla anomala coincidenza temporale tra lo scoppio della pandemia e il forum di Davos. Non azzardiamo ipotesi. Cerchiamo invece di raccogliere elementi in grado di mettere meglio a fuoco il tutto.

IL LABORATORIO BIOLOGICO SEGRETO DI WUHAN
Partiamo dalla Cina e dallo scoppio della pandemia, che da giorni occupa le prime pagine della stampa mondiale.
Fresca la notizia di Wuhan come capitale internazionale per la produzione di mascherine, quelle che si usano in tutto il mondo per proteggersi la bocca e mezzo viso. Le fanno lì dove è si è registrato il primo focolaio di coronavirus; come dire, ce le mettiamo in faccia e arrivano proprio dall’epicentro del dramma.

Un bruscolino, comunque, la notizia rispetto alla scoperta di quel mega laboratorio nel cuore di Wuhan, tenuto a battesimo nel 2017, nel più totale silenzio mediatico internazionale.
Più che positivo lo scopo, quello di fronteggiare le minacce biologiche di ogni giorno. Molto diversa è la realtà, la quale parla di studi che comportano gravissimi rischi di contaminazione, anche se – sulla carta, quindi solo in teoria – per la sua realizzazione sono state usate tutte le precauzioni possibili e nel laboratorio esisterebbe il massimo livello di biosicurezza.
Ma resta in piedi il gigantesco interrogativo. Non è più credibile l’ipotesi di una qualche perdita, di una fuoruscita anche minima di sostanza batterica capace di scatenare quell’inferno? Piuttosto che andare a pesca di virus nel mercato – non certo igienico né tantomeno consigliabile – di Wuhan, ora chiuso dalle autorità?
I sospetti, d’altra parte, sono ancora più alimentati dall’intervista che il Washington Time ha realizzato con un ex ufficiale dell’intelligence militare israeliana, Dany Shoham, esperto sul fronte delle guerre batteriologiche. A suo parere, il laboratorio di Wuhan è collegato con il programma segreto di armi chimiche elaborato a Pechino. Se vi par poco!

QUELLA PROFETICA SIMULAZIONE

Il Forum Economico Mondiale
Ci saranno voluti mesi e mesi per organizzare un evento di tale portata, non a caso denominato Event 201. E, come detto, sono scesi in campo degli autentici colossi, come la Fondazione dei Paperoni del mondo, Bill e Melinda Gates, nonché il prestigioso Forum economico mondiale e un’eccellenza scientifica come il centro Hopkins.
Mesi e mesi di durissimo lavoro per vederne i frutti quel fatidico 18 ottobre nel cuore di New York. Lo scopo, per la precisione, era quello di conoscere, gestire e ridurre le conseguenze economiche su larga scala di un’eventuale pandemia globale, a base – guarda caso – di coronavirus, dagli effetti economici e sulla salute incalcolabili (si è parlato espressamente di 65 milioni di morti).

Allo scoppio dell’epidemia, settimane fa, il centro Hopkins è stato investito da una marea di richieste di chiarimento dai cittadini, e si è visto costretto a diramare un comunicato, in cui si cerca di minimizzare il caso. Hanno infatti precisato che “lo scenario era modellato su una pandemia immaginaria di coronavirus” e dichiarato che “non si trattava di una previsione”. Aggiungendo ancora che “non prevediamo ora che l’epidemia noCoV-2019 ucciderà 65 milioni di persone. Sebbene il nostro esercizio da tavolo includesse un finto coronavirus”.
Esercizi da tavolo? Finto coronavirus? Danno i numeri o cosa?

LA GROSSA COALIZIONE
Come i cinesi hanno realizzato a Wuhan un ospedale da mille posti in quindici giorni, altrettanto hanno impiegato gli americani per mettere in piedi una maxi Coalizione in grado di dichiarare guerra all’invasione virale. Si tratta della “Coalition for Innovations in Preparation for Epidemics”.
Ma chi ne sarà mai il portabandiera? L’onnipresente, infaticabile Bill Gates, pronto a scendere in campo al primo squillar di trombe per difendere la propria amata bandiera a stelle e strisce.
E quale è stato il primo provvedimento preso dalla grande Coalition? Quello di stanziare cash 11 miliardi di dollari a favore di due star del firmamento farmaceutico. Non le solite big – che stanno comunque rastrellando danari con la pala, Merck & Co, Sanofi, GlaxoSmitheKline e Pfizer – ma due sigle più che mai in rampa di lancio, Inovio e Moderna.
Queste ultime, Inovio e Moderna, in compagnia di una terza casa farmaceutica, Novavax, stanno infatti correndo per riuscire a brevettare un vaccino nel più breve tempo possibile e quindi decretare la propria fortuna per sempre.
La Coalition, comunque, non foraggia solo le stelle di casa sua, perché la generosità è senza limiti e senza confini: per fare un solo esempio, ha già finanziato l’Università del Queensland, in Australia, impegnata nella caccia al vaccino anti coronavirus.
Osserva un analista finanziario di Wall Street: “Basta seguire i listini e vedere non solo adesso ma soprattutto nelle prossime settimane, come andranno i titoli. In picchiata quelli industriali e commerciali, in stratosferica impennata quelli di Big Pharma. Perché in queste grandi emergenze, spesso gonfiate a dismisura, c’è sempre chi costruisce le proprie fortune”.

MODERNA & MELINDA
Qualche parola in più sulla star emergente, Moderna Inc. Costituita nel 2010, è cresciuta molto in fretta, stabilendo – come si suol dire – sinergie operative con la Fondazione Gates, con la stella già splendente Merck, e un’altra azienda che fa la sua fortuna in pillole, Astrazeneca. Per non sottolineare, poi, gli stretti rapporti di collaborazione di Moderna con DARPA, Defense Advanced Research Projects Agency, vale a dire l’Agenzia del Dipartimento americano della Difesa che si occupa di ricerche militari. Un bel programma di… difesa immunitaria!
La lista della spesa per le ricerche, ora, è in pieno sommovimento. Da tener presenti anche i 7 miliardi di dollari che la già onnipresente Coalition sta muovendo in direzione del National Institute of Health onde utilizzare la sua piattaforma di sviluppo di farmaci genetici per produrre un vaccino sperimentale. Un occhio, dunque, non solo per Big Pharma, ma anche per il settore pubblico, dove proliferano di possibilità di consulenze a tanti zeri per research & friends.


Una strada di Wuhan deserta per il cordone sanitario
Per finire, passiamo in rapida carrellata quanto emerge da un questionario inviato da un sito scientifico americano a proposito delle strategie che le singole case farmaceutiche stanno adottando.
Una delle più attive, oggi, è il gigante Johnson & Johnson, con il capo scientifico Paul Stoffels super impegnato nell’elaborazione di un programma che possa consentire di arrivare ad un vaccino in circa sei massimo dodici mesi, e da poter produrre su larghissima scala, vista la l’enorme capacità del gruppo (oltre 1000 unità produttive sparse per il mondo). I suoi esperti ritengono che il virus somigli più al tipo Zika che a Ebola.
I quattro calibri prima citati (Merck & Co, Sanofi, Glaxo e Pfizer) sono considerati i leader per quanto concerne la produzione di vaccini, e quindi ovviamente stanno lavorando a mille.
Per la precisione Glaxo sta monitorando molto da vicino la situazione; Sanofi sta seguendo con attenzione gli sviluppi e fa parte essa stessa della CoalizioneMerck ha formato un agguerrito, nutrito team di super esperti e anche loro promettono grossi risultati entro massimo otto mesi un anno; bocche del tutto cucite a Pfizer.
Alla fine del tour, balzano in tutta evidenza i mega affari che si stanno sviluppando negli Stat Uniti, con la stessa velocità di propagazione del coronavirus.
D’altra parte balza in evidenza l’esistenza – fino ad oggi ignota – del maxi laboratorio segreto di Wuhan, che lavora ad un altro programma segreto, quello sul fronte biologico, vale dire di biodifesa e forse anche di bio terrorismo.
Guerra dei dazi a parte, è una delle nuove facce del conflitto (o cosa) tra le due super potenze?

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10 febbraio 2020

Coronavirus – La Diagnosi Del Virologo Giulio Tarro


Ecco un breve, illuminante studio del virologo di fama internazionale Giulio Tarro, entrato per due volte nella cinquina del Premio Nobel per la Medicina.


Il professor Giulio Tarro

Il nuovo coronavirus della città cinese di Wuhan con trasmissione interumana

Un focolaio di polmonite nella città cinese di Wuhan è stato riportato all’OMS l’ultimo giorno dell’anno 2019. Una settimana dopo è stato identificato un nuovo coronavirus (2019-nCoV). L’OMS ha stabilito la guida per tutti i paesi per prepararsi alla nuova infezione virale. Dopo tre settimane le autorità cinesi hanno confermato la trasmissione del virus da una persona all’altra. Nel frattempo singoli casi sono stati riportati in Tailandia, Corea del Sud, Giappone, Stati Uniti, Russia, Australia, Costa d’Avorio, Messico. Dopo poco più di quattro settimane le persone contagiate sono 6000 e le vittime 132. Secondo calcoli statistici inglesi sarebbero già 1700 i contagiati per una città come Wuhan di 11 milioni di abitanti.

Introduzione
Il tratto respiratorio può essere infettato da diverse famiglie di virus che sono in grado di dare complessi sintomatologici di grado sempre più severo dal raffreddore a polmoniti fulminanti. Le infezioni virali respiratorie sono la principale causa di morbidità, ospedalizzazione e mortalità in tutto il mondo; infatti l’influenza e la polmonite sono le cause infettive prevalenti di morte del secolo scorso nel mondo. Ancora le infezioni virali respiratorie sono la causa singola più comune di malattia acuta e di ricorso al medico nonché la prima causa di prescrizione degli antibiotici. Riportiamo nella tabella alcuni dati epidemiologici significativi dei virus respiratori umani come la loro incidenza stagionale, le modalità di diffusione, i giorni di incubazione, la loro frequenza di ospedalizzazione ed infine il campione diagnostico da utilizzare.
Patogenesi
Sebbene l’estensione della replicazione virale si correla bene con la gravità della malattia, per la maggior parte dei virus respiratori il meccanismo d’infezione è diverso per i vari gruppi. Le infezioni da rinovirus e coronavirus sono in gran parte limitati al tratto superiore respiratorio, mentre i virus influenzali, il virus respiratorio sinciziale, i parainfluenzali ed il virus della SARS nonché gli adenovirus in genere infettano anche le vie respiratorie inferiori. La progressione verso una malattia delle basse vie respiratorie è più comune nei pazienti con deficit immunitari per quel che riguarda tutto il complesso dei virus respiratori. Per molti di questi pazienti la presenza di anticorpi neutralizzanti nel siero di sangue e nelle secrezioni respiratorie si correla con la protezione dalle infezioni. Per lo più l’immunità dura più a lungo e la reinfezione è meno comune con i gruppi virali che hanno molti siero tipi, per esempio rinovirus ed adenovirus, rispetto a quelli che hanno pochi sierotipi. Sebbene la reinfezione è frequente con i virus parainfluenzali ed il respiratorio sinciziale generalmente la gravità diminuisce con gli episodi successivi.

SARS
La SARS è una forma unica di polmonite virale al contrario di molte altre polmoniti virali, i sintomi respiratori delle alte vie sono in genere assenti nella SARS, sebbene tosse e difficoltà respiratoria, si osservano nella maggior parte dei pazienti. Nella forma classica i pazienti presentano una malattia generica con febbre, mialgia, malessere e raffreddamento; possono accadere episodi di franca diarrea.
La diagnosi di SARS dovrebbe essere sospettata in qualsiasi paziente con polmonite radiologicamente confermata per chiunque abbia fattori di rischio epidemiologico per la sindrome da coronavirus.

Il coronavirus della SARS è stato identificato come la causa di questa sindrome clinica da quando è stata per la prima volta riconosciuta come polmonite atipica non comune nella provincia di Guangdong, Cina, nel novembre del 2002. Nei sei mesi successivi il virus si è diffuso in molte aree geografiche risultando in 8 mila contagiati e 764 morti. I paesi maggiormente colpiti dopo la Cina sono stati Hong Kong, Singapore, Taiwan e Toronto in Canada. Il virus è di origine animale, ma il serbatoio primitivo è rimasto incerto. Presumibilmente inizialmente dai pipistrelli è passato ad animali più piccoli in particolare lo zibetto, furetto, gatti, topi e scimmie. La Propagazione da una persona all’altra è stata specialmente frequente nelle case di salute e negli ospedali, ma la trasmissione è stata anche osservata a casa, negli alberghi, nei luoghi di lavoro, negli aerei e nei taxi. È stata anche riportata La trasmissione in laboratorio del coronavirus della SARS ed anche l’origine direttamente dagli animali descritti.

La SARS è stata diagnosticata sulla base dell’evidenza epidemiologica, del sospetto clinico e dei test diagnostici. A suo tempo la definizione di SARS è stata fornita dai centri di controllo della malattia e prevenzione di Atlanta (CDC). In particolare una storia recente di viaggio in Cina, Hong Kong o Taiwan o stretto contatto con persone provenienti da questi paesi, entro dieci giorni prima dell’inizio dei sintomi.
Un metodo efficiente per produrre anticorpi monoclonali umani da cellule B della memoria ha dimostrato la neutralizzazione consistente del coronavirus della SARS (Elisabetta Traggiai, Stephan Becker e Antonio Lanzavecchia. Nature Medicine 10, 871-875, 2004). Anticorpi monoclonali umani come profilassi per l’infezione da coronavirus della SARS sono stati utilizzati nei furetti (J. ter Meulen et al. The Lancet 26, 6, 2004).

MERS
Nel settembre del 2012 un nuovo coronavirus umano è stato isolato in un paziente dell’Arabia del Sud con una malattia tipo SARS caratterizzata da febbre, tosse e respiro ridotto. Il paziente è morto per la sindrome respiratoria ed un blocco renale. La sindrome respiratoria del medio oriente è stata definita come MERS (Middle Est Respiratory Syndrome). Un ulteriore passo avanti è stato compiuto nell’identificare anticorpi monoclonali neutralizzanti umani contro questo nuovo coronavirus della MERS (MERS-CoV). Il pericolo di malattie infettive emergenti come la SARS e la MERS, sottolineano la necessità di un approccio immediato che ci permetta di identificare con immediatezza antivirali efficaci per combattere i virus. Il recente successo di identificare anticorpi umani neutralizzanti (mAbs contro MERS-CoV) suggerisce la possibilità di usare queste metodologie per una risposta rapida nei confronti di virus emergenti e con potenziale di causare pandemie [Tianlei Ying, Haoyang Li, Lu Lu, Dimiter S Dimitrov e Shibo Jiang. Microbes Infect. 2015 Feb; 17(2): 142-148].





CORONAVIRUS / I MEGA AFFARI DI PIG-BIG PHARMA


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Hanno annusato il business del secolo, le star dell’industria farmaceutica. E Big Pharma è pronta a macinare miliardi di dollari a palate speculando sulla salute dei cittadini e incoronando – è il caso di dirlo – il Coronavirus come un autentico, imperdibile Bingo.
Ecco subito una cifra da brividi che corre tra gli addetti ai lavori, quelli del miliardario mondo in pillole: 3 mila miliardi di dollari, un business da gustare vaccino per vaccino, studio per studio, brevetto per brevetto.
Ricorderete bene i precedenti. La SARS ha garantito alle case farmaceutiche profitti per 40 miliardi di dollari. Ebola ne aveva assicurati addirittura 55. La suina una cifra compresa fra i 45 e i 55 miliardi di dollari.
Oggi siamo a quel top da 3 mila, autentico Guinness dei primati, pari al 2,2 per cento del Pil mondiale!
E da tener presente quanto è successo in tanti paesi, a cominciare dagli Stati Uniti per finire con il nostro. In occasione delle precedenti pandemie sono stati acquistati da Big Pharma tanti di quei vaccini che montagne, poi, sono rimaste come scorte nei magazzini e negli scantinati.
Siglando folli contratti capestro – come successe al nostro ministero per la Salute – con le case farmaceutiche: io compro tante centinaia di migliaia di confezioni, pago in modo gonfiato e anche anticipato, poi chi si è visto si è visto.
Da qui giganteschi sperperi di danari pubblici, ottimi e abbondanti per ingrassare i Pig di Big Pharma!
Ma tutto è scientifico, niente succede per caso.
E così capita – incredibile ma vero – che all’Organizzazione Mondiale per la Sanità, la sempre caritatevole e ‘preveggente’ OMS, lavorino anche dei chiromanti. I quali parecchi mesi fa preconizzavano che “una pandemia sarebbe comparsa dal nulla, mettendo in evidenza l’impreparazione dei governi”.
Come al solito, tanto per spendere subito e cash palate miliardarie.
Precisava la profezia OMS: “La concreta minaccia di una pandemia in rapida diffusione, altamente letale, di un agente patogeno respiratorio che uccida da 50 a 80 milioni di persone e cancelli quasi il 5 per cento dell’economia globale”.
Ci ‘azzeccheranno’ in pieno?
Intanto è prioritario comprare comprare comprare dalle stars di Pig-Big Pharma…

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Di seguito l’inchiesta di maggio 2003 della Voce su giallo Sars.