20 agosto 2009

LA GUERRA AL TERRORISMO E' UN MITO

Intervista a WEBSTER TARPLEY
ReOpen911 e GeoPolIntel

Webster TARPLEY, storico e giornalista statunitense, lavora sulle forme di ingerenza, e in particolare sullo sfruttamento della minaccia terroristica. Si è specializzato nello studio delle operazioni false flag, ossia operazioni commando o terroristiche che usano false rivendicazioni per provocare una situazione conflittuale.

“Non si può capire la politica attuale degli Stati Uniti se si sottovaluta la portata reale dell'11 settembre. Gli attentati dell'11 settembre sono stati un colpo di Stato. La guerra contro il terrorismo si basa su un mito e a partire da questi eventi è diventata una religione di stato obbligatoria. Il solo modo di combattere i neoconservatori è di distruggere questo mito. L'apertura di una commissione di verità come quella di Russell-Sartre al momento della guerra del Vietnam, potrebbe contribuire a distruggerlo".

Non si può negare che Tarpley sia un esperto di geopolitica e la sua conoscenza dei meccanismi complessi della situazione attuale ci ha naturalmente spinti a chiederne il parere sulla situazione presente. Le domande sono state co-redatte da ReOpen911 e il sito 
GeoPolIntel che ha realizzato un'analisi estensiva dello scudo ABM (Anti Missili Balistici).

Prima di affrontare l'intervista vera e propria, Webster G. Tarpley, autore di diversi libri, tra cui la straordinaria opera 9/11 Synthetic Terror: Made in USA, ci ha chiesto di completare l'intervista con il paragrafo seguente.

“Il principale progetto americano-britannico del momento è di balcanizzare il Pakistan, in modo che non possa diventare un corridoio energetico per la Cina, l'Iran e il Medio Oriente, come possiamo vedere con la posizione del porto di Gwadar. La folle escalation di violenza in Afghanistan, che porta il segno di Obama, ha senso solo se capiamo che lo scopo è di distruggere il governo centrale del Pakistan e provocare l'esplosione di questo paese in cinque fasi, secondo il prolungamento del piano di Bernard Lewis.

Il Pakistan è un obiettivo molto più importante dell'Iran. Esiste addirittura un piano americano-britannico per distruggere la catena dei paesi pro-cinesi lungo l'Oceano Indiano. Ma lo Sri Lanka ha evacuato l'esercito del terrore (sostenuto dagli Stati Uniti e il Regno Unito): terroristi che avevano i loro quartieri generali a Londra e conosciuti con il nome di Tigri Tamil. Era davvero grottesco vedere Kouchner e Milliband (Ministri degli Esteri francese e britannico) cercare disperatamente di salvare le Tigri Tamil, affinché i macellai potessero combattere ancora! I posti come lo Zimbabwe, il Sudan, la Thailandia, la Cambogia, il Bangladesh e diversi gruppi di isole, sono oggi un campo di battaglia tra la Cina (quest'ultima fa pressioni in favore di un commercio e uno sviluppo pacifico), e l'alleanza Stati Uniti e Gran Bretagna che cerca di mandarli in rovina e di mantenere il consenso screditato di Washington contro il consenso di Pechino, che respinge l'intimidazione imperialista del tipo FMI-Banca Mondiale-WTO".

ReOpen911 : La lettera di Obama a Medvedev, nella quale chiede ai Russi di negoziare l'abbandono del nucleare iraniano, non sarebbe un mezzo per rinfocolare una nuova guerra in Medio Oriente?

Webster G. Tarpley: Come ho scritto in Obama, The Postmodern Coup, la politica generale dell'amministrazione Obama è di fomentare i conflitti tra l'Iran e la Russia. Lo chiamano il gioco della patata bollente – mettono uno Stato nemico contro un altro, sperando che entrambi vengano danneggiati o distrutti durante il processo. Il regime Obama vorrebbe spingere la Russia in una posizione di ostilità verso l'Iran, giocando sulla paura della Russia di ciò che alla fin fine l'Iran potrebbe fare con le armi nucleari nel caso ne avesse qualcuna. Con persone come Putin e Lavrov, i Russi non sono pronti a cadere in un trabocchetto del genere. La recente esperienza delle sommosse e della mobilitazione in Iran è incoraggiata da persone della CIA, una rivoluzione colorata, una rivoluzione di velluto che non sembra particolarmente riuscita.

Se una marionetta anglo-americana prendesse il potere in Iran, una delle prime cose che farebbe sarebbe tagliare l'approvvigionamento di petrolio in Cina, dato che, di questi tempi, è lì che si trova il maggior interesse degli Stati Uniti e della Gran Bretagna in Medio oriente. Il discorso di Obama al Cairo non è nient'altro che un tentativo di usare il mondo arabo-islamico del Medio oriente contro la Russia e la Cina.

Anche l'India è uno dei principali candidati a diventare la seconda arma eurasiatica degli Stati Uniti e del Regno Unito, ma anche qui, gli Indiani possono rivelarsi troppo intelligenti per cadere nella trappola. Tutti sanno che il Congresso americano ha adottato delle leggi ricorrenti che chiedono un cambio di regime in Iran, con il finanziamento di 400 milioni di dollari, e da cinque anni e passa, Seymour Hersh ha descritto nel New Yorker il ruolo attivo delle squadre di spionaggio e di destabilizzazione statunitensi in Iran, che tentano di fomentare le ribellioni con gli Arabi, gli Azeri, i Kurdi, i Baloutches, i Pashtun e altri, con lo scopo finale di dividere e balcanizzare l'Iran, nello stesso modo in cui lo furono la Jugoslavia, l'Iraq, e come potrebbe esserlo ben presto il Sudan. Il colore della rivoluzione in Iran è in gran parte l'opera del gruppo “soft power" (NdT: che sostiene una politica esterna di “bassa intensità") ispirato dagli scritti di Joseph Nye, e che include le cerchie di Brzezinski alla Rand Corporation, così come l'International Crisis Group e altri operatori che per raggiungere i propri scopi usano la sinistra come copertura, gli slogan umanitari, i diritti dell'uomo.

Se ho ben capito Jacques Sapir, egli sembra dire che gli slogan umanitari sono stati così bistrattati dagli imperialisti occidentali al servizio dei propri scopi predatori, che questi slogan sono stati completamente screditati in virtù dell'ipocrisia e del loro effetto “due pesi, due misure". Se sono proprio questi i propositi di Sapir, sono completamente giustificati. Direi che è tempo di sottolineare i diritti economici dei paesi in via di sviluppo, a cominciare dall'industrializzazione, il pieno impiego, e eliminando la povertà, la malattia, l'analfabetismo, e una situazione in cui vediamo un miliardo di persone che patiscono la fame o che rischiano la carestia, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, e forse 2 miliardi di persone ridotte a un'esistenza miserabile, con meno di un dollaro al giorno. Queste sono le vere domande che oggi l'umanità deve affrontare.

ReOpen911: Il piano Gates-Brzezinski prevede un nuovo approccio con l'Iran. Se questo piano non funzionasse, gli Stati Uniti potrebbero colpire l'Iran con l'arma atomica, come diceva Schneider JR?

Webster G. Tarpley: Tutta la base del regime di Obama, tra le cerchie imperialiste statunitensi, è sempre più cosciente del fatto che gli Stati Uniti sono troppo deboli, troppo odiati, troppo in fallimento per intraprendere ora nuove avventure in Medio oriente. Ecco perché si tirano indietro addossando la responsabilità ad altri, facendo la guerra con l'uso di mandatari o marionette kamikaze, come avvenne con l'Etiopia, usata contro la Somalia qualche anno fa.

ReOpen911: Se gli Stati Uniti e la Russia falliscono nel tentativo di far accettare all'Iran la fine del suo programma nucleare, Israele può colpirlo come colpì l'Iraq di Saddam Hussein?

Webster G. Tarpley: In seguito Gates, Panetta, Biden e Obama stesso hanno ordinato a Israele di lasciar perdere, di abbandonare qualsiasi idea di attaccare da solo l'Iran, cosa che l’avrebbe staccato dai propri alleati. Ne parlo nel libro Obama: The Unauthorized Biography. Credo che gli Inglesi siano sulla stessa linea. Il senatore Kerry e Obama hanno anche detto che l'Iran ha diritto ad un programma nucleare pacifico. Tutto questo rinforza l'idea che gli Stati Uniti vogliano fare dell'Iran una marionetta kamikaze contro la Russia e/o la Cina. Chi continua ad ignorare questa tendenza vive nel mondo com'era prima del dicembre 2007, quando le valutazioni ufficiali dei servizi segreti statunitensi dicevano che non c'era nessun programma d'armi nucleari iraniano. Dubito che gli Israeliani avviino un tale attacco. Se lo facessero, si tratterebbe di una vera e propria catastrofe mondiale. I nostri amici del Quai d'Orsay (Ministero degli Esteri francese, Ndt) dovrebbero fare tutto il possibile per dissuadere Netanyahu & co.

ReOpen911: Dato che i servizi segreti statunitensi hanno detto che l'Iran ha fermato il proprio programma nucleare militare dal 2003, dobbiamo accettare un Iran con un nucleare civile?

Webster G. Tarpley: Certo, nonostante la demagogia bellicistica di Sarkozy e di Kouchner su quest'argomento quando tentarono di andare al fronte. Ogni paese ha un diritto inalienabile alla scienza, alla tecnologia, all'industria e alla produzione di energia moderna, e nel mondo d'oggi, questo può significare solo lo sfruttamento pacifico dell'energia nucleare. Questa era la base della politica estera americana durante la maggior parte della guerra fredda, l'iniziativa “Atomi per la pace" di Eisenhower.

Tutti i paesi del mondo che vogliono affermare la propria sovranità e il diritto allo sviluppo considerano seriamente l'esame di un'applicazione importante dell'energia nucleare, a cominciare dalla Cina, l'India, la Russia, la Giordania e molti altri. In questo seguono il ben riuscito esempio francese, molto più eloquente dei discorsi di Sarkozy. Dopo le violazioni massicce del regime di non proliferazione, suggellato da Stati Uniti e India sul nucleare, gli Stati Uniti non si fanno scrupoli quando si tratta di intimidire o tormentare gli altri su questo aspetto.

ReOpen911: La colonna vertebrale della politica estera americana in Europa è il Trattato ABM e l'allargamento della NATO. Cosa ne pensate di questa provocazione verso la Russia e del rischio di vedere affrontarsi alleati europei?

Webster G. Tarpley: Nella migliore delle ipotesi, l'allargamento della NATO è inutile e assai pericoloso nella maggior parte degli scenari probabili. Quale persona di buon senso si impegnerebbe a battersi e a morire per un demente come Saakashvili, dopo che quest'ultimo ha mostrato la propria instabilità mentale con l'attacco kamikaze contro la Russia nell'agosto 2008? Che persona di buon senso vorrebbe essere impegnata nell'ultima avventura di questi cleptocrati dell'FMI a Kiev? Quando la Germania dell'Est è stata reintegrata nella Germania dell'Ovest, gli Stati Uniti hanno preso degli impegni seri con la Russia: le forze della NATO non sarebbero entrate nell'ex Germania dell'Est. Ora, sono andate molto più lontane. È il momento di invertire questa tendenza. Invito la Francia a riconsiderare l'idea di reintegrare la struttura di comando della NATO.

Tenendo conto dell'impegno americano nei regimi instabili e aggressivi non lontani dalla Russia, la Francia corre il rischio di essere trascinata in una guerra catastrofica sulla scia anglo-americana. Questo non è il futuro di una grande nazione come la Francia. Possiamo vedere anche una seconda serie di paesi provocatori composta da Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Ucraina e altri paesi, che possono essere buttati nella lotta contro la Russia per questioni come l'interruzione della distribuzione di gas naturale in Europa dell'Ovest quasi ogni inverno.

ReOpen911: Riguardo al trattato ABM, cosa ne pensate dell'impianto dello scudo spaziale in paesi dell'Europa dell'Est come la Repubblica Ceca, senza previo accordo con il Parlamento europeo? Cfr http://fr.rian.ru/world/20081110/118227844.html

Webster G. Tarpley: Ho richiamato diverse volte Obama in pubblico affinché prendesse degli impegni precisi, se vuole provare di essere davvero l'angelo della pace che dice di essere. Il primo è annunciare che non ci sarà nessun schieramento di sistemi ABM in Polonia, poiché possono essere facilmente messi in atto in un primo attacco nucleare preventivo strategico contro la Russia, ributtando così il mondo nel contesto esplosivo della vecchia guerra fredda. Obama potrebbe semplicemente annunciare: “La crisi dei missili poloni non avverrà". L'altro impegno che Obama potrebbe prendere sarebbe quello di ritirare tutto il sostegno degli USA all'allargamento della NATO. È quello che qualsiasi Europeo con un po’ di buon senso esigerebbe che facesse. Invece, l'estate scorsa abbiamo avuto 200.000 fans raggirati da Obama alla porta di Brandeburgo.

ReOpen911 : In questo contesto, cosa ne pensa dell'integrazione della Francia alla NATO, e la sua partecipazione alla guerra contro il terrorismo?

Webster G. Tarpley : Raccomanderei alla Francia di non sottomettersi al comando della NATO. Il presidente de Gaulle aveva completamente ragione quando espulse da Versailles i quartieri generali della NATO e ritirò la Francia dalla struttura di comando della NATO. Questo non ha offuscato le relazioni franco-americane, ma ha impedito che gli elementi anarchici presenti nell'organizzazione causassero seri problemi alla Francia. In particolar modo penso al generale Lyman Lemnitzer, sostenitore dell'operazione Nothwood (NdT: piano concepito da alti dirigenti del Dipartimento della Difesa USA allo scopo di suggestionare l'opinione pubblica statunitense ed indurla così a sostenere un attacco militare USA contro il regime cubano di Fidel Castro) quand'era Presidente del Pentagono e stava per diventare il Comandante della NATO, e che fece di tutto per installare Gladio in Italia e nella maggior parte dei paesi della NATO (NdT: organizzazione paramilitare del secondo dopoguerra, legata ai servizi segreti occidentali promossa dalla NATO per contrastare un'eventuale invasione sovietica dell'Europa occidentale). Riassumendo, De Gaulle aveva ragione, l'Occidente ha bisogno che la Francia mantenga la propria indipendenza intellettuale e l'attitudine a sviluppare una critica responsabile e realista sugli eccessi degli Anglo-americani. Ciò che fece De Gaulle, è ciò che ci si aspetta dai futuri leader francesi.

ReOpen911 : Riguardo all'11 settembre, pensa che possa nascere un'inchiesta indipendente? E in caso affermativo, sarebbe per volere della giustizia americana o di un'azione internazionale come i "Politics for 9/11 Truth" (NdT: Dirigenti politici per la verità sull'11 settembre)

Webster G. Tarpley: L'importanza del movimento per la verità sull'11 settembre, sviluppatosi nella società americana tra il 2006 e il 2007, si è ampiamente disgregata fino a diventare impotente. Mentre la campagna delle primarie cominciava a riunire le energie nel 2007, molti vecchi attivisti dell'11/9 han commesso il grave errore di sacrificare la propria attività a politici professionisti che avevano promesso di fare qualcosa per indagare sulla questione. Dennis Kucinich, candidato di sinistra al partito liberal-democratico, promise pubblicamente che avrebbe indagato sull'11/9, così come sull'affaire del B-52 “canaglia" (NdT: Bombardiere strategico a largo raggio prodotto dalla Boeing) avvenuta tra l'agosto e il settembre 2007, poco dopo che un gruppo di attivisti di cui facevo parte emise l'avvertimento di Kennebunkport, col quale dicemmo che Cheney stava facendo un ultimo tentativo per avviare la guerra contro l'Iran. Questo succedeva nel momento in cui gli Israeliani lanciavano il raid aereo contro la Siria. Ma Kucinich non mantenne la promessa. Una parte ancor più grande dell' 11/9 Truth Movement venne inghiottita da Ron Paul, il deputato del Texas e candidato libertario repubblicano. Non fece promesse in pubblico come Kucinich, ma in privato disse agli attivisti dell'11/9 Truth Movement che condivideva il loro punto di vista e che l'avrebbe detto pubblicamente al momento opportuno. Con queste certezze, molti attivisti diedero il proprio tempo, denaro e sostegno alla campagna presidenziale di Ron Paul. Ma quando, durante un dibattito nazionale sulla televisione via cavo a cui assisteva tutta la stampa nazionale, Ron Paul venne interrogato, affermò con forza che riteneva assurde le idee dell'11/9 Truth Movement e che queste lo imbarazzavano; aggiunse inoltre che gli attivisti avrebbero dovuto abbandonare i loro sforzi. Disse anche che il suo scetticismo riguardo al rapporto della Commissione dell'11 settembre era uguale al suo scetticismo per i documenti del governo, né più né meno. Alla fine, quando fu chiaro che Obama aveva una reale possibilità di diventare Presidente, il resto dei liberali di sinistra rinunciò all'attivismo e si unì alla quête messianica e utopica proposta da Obama.

Di conseguenza, il movimento per la Pace, il movimento per la destituzione (NdT: e il processo di Bush) e l'11/9 Truth Movement vennero letteralmente spazzati via. Tutto questo mostra il ruolo importante svolto da Obama nella soppressione delle proteste e la protezione dell'Establishment di Wall Street contro l'agitazione popolare. Ora ci vorrebbe l'implicazione decisiva di uno o più leader mondiali fuori dagli Stati Uniti per realizzare l'indispensabile inchiesta internazionale indipendente dalla Commissione per la verità sull'11/9.

ReOpen911 : Molti cittadini hanno scoperto la geopolitica e i retroscena dei conflitti cercando di saperne di più sugli attentati dell'11 settembre 2001. Cosa direbbe a queste persone che scoprono, spesso con orrore, che un buon numero di guerre e attentati sono fatti dagli Stati Uniti e/o da gruppi di interesse contro gli interessi delle popolazioni?

Webster G. Tarpley: Il problema della politica straniera statunitense non si trova essenzialmente all'interno del governo federale, ma viene dal fatto che la politica straniera statunitense è ampiamente prodotta dagli interessi bancari della potentissima Wall Street, che opera attraverso organismi come il Council on Foreign Relations, la Commissione Trilaterale, il gruppo Bildeberg e l'insidiosa Mont Pelerin Society che si occupa di economia. Obama, Biden, Holbrook e molti altri sono i servi di questi banchieri di Wall Street. Queste forze non seguono una politica americana nazionale che imporrebbe, per esempio, buone relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia, come erano mantenute durante la Rivoluzione Americana nel momento della Guerra Civile americana e durante l'amministrazione di F.D. Roosevelt.

Invece di una politica nazionale americana, abbiamo una politica favorevole ai finanzieri e agli imperialisti. È la stessa mentalità della City di Londra e di una parte della Commissione Europea e della Banca Centrale. Viviamo un'epoca di preponderanza oligarchica su tutto il globo. Il solo modo di cambiare questa situazione è aumentare la politicizzazione e l'attivismo di una parte della società moderna che si limita solitamente a uno stupore passivo, all'apatia, a un'alienazione attraverso la cultura popolare.

ReOpen911 : Internet gioca un ruolo importante nel mettere a disposizione le informazioni e quindi a ciò che potremmo chiamare un' “educazione delle masse"; secondo lei, un'azione concertata che sfoci su una censura su questa rete è all'ordine del giorno?

Webster G. Tarpley: Uno degli aspetti positivi del sistema statunitense è stata la forte protezione della libertà d'espressione incarnata dal Primo Emendamento della Costituzione americana. Potete confrontarla con la terribile situazione di un paese come la Gran Bretagna. I liberali totalitari del regime Obama sono ostili al proseguimento della tradizione di libertà d'espressione. Vorrebbero ridurre l'ambito della libertà d'espressione usando il pretesto della legislazione del crimine destinata a dichiarare illegale non atti criminali, ma le opinioni sostenute da coloro che hanno commesso tali atti criminali – dichiarare illegali le opinioni è un'idea alquanto strana in giurisprudenza.

Il Partito Democratico sembra anche voler ridurre al silenzio o intimidire l'ala destra o i commentatori radio reazionari più in vista nel paese, e che rappresentano una delle forze principali che criticano il regime Obama. Con il pretesto d'obbligare i diffusori che usano le onde pubbliche, quest'ultimo è tentato di offrire un'ampia varietà di opinioni politiche, o di rappresentare gruppi di comunità locali. Sarebbe stato meglio vietare a una corporation il possesso totale dei mass media in una data città e lasciare così che il discorso evolvesse.

ReOpen911 : Lei che è spesso pessimista riguardo al futuro (basta pensare la suo ultimo libro nel quale spiega perché nutre poca speranza in Obama) ha qualche speranza per un futuro più pacifico?

Webster G. Terpley: Non credere alla demagogia delle marionette di Wall Street come Obama non fa di me un pessimista, ma un realista. Obama ha superato il proprio apogeo; si trova ora sulla discesa, sebbene il pericolo di nuove operazioni false flag che mirano alla Russia, alla Cina, al Sudan, al Pakistan o ad altri nuovi bersagli aumenti senza dubbio in questo momento. Avendo studiato Platone, Leibniz e Machiavelli, sono ottimista per ciò che riguarda le prospettive d'azione in questo mondo. Su questi punti sono con Leibniz e contro Voltaire. Approverei anche ciò che dice Dante sul punto essenziale della Divina Commedia nel Canto di Marco Lombardo, dove l'accento è messo sul fatto che lo stato del mondo non dipende da Dio, dalla predestinazione o dalla cattiva sorte, ma che si tratta invece di un compito dato agli esseri umani che devono esercitare il loro libero arbitrio.

Le persone devono capire che l'azione storica mondiale è più realizzabile al presente che in qualsiasi altro momento della storia; è il momento di trarre vantaggio da queste possibilità prima che la porta delle opportunità si chiuda, cosa che può succedere in qualsiasi momento.

ReOpen911 : Lei che conosce bene gli ingranaggi dei Machiavelli del nostro tempo, cosa possono fare i nostri lettori e i cittadini per aiutare il mondo a essere migliore e più in pace?

Webster G. Tarpley: Non c'è nessuna ragione di subire una depressione economica mondiale, né una guerra mondiale che potrebbe seguire la stessa sequenza di eventi che abbiamo conosciuto negli anni 1930.

Innanzitutto, le leggi dell'economia non sono affatto un mistero. Le spiego nel mio ultimo libro 
Surviving the Cataclysm (Sopravvivere al Cataclisma). Per uscire dalla depressione in primis bisogna fare tutto ciò che è necessario per ridurre il fardello del capitale fittizio e delle entrate speculative dell'economia mondiale.

Questo significa fare cose come vietare la bolla dei derivati di 1,5 milioni di miliardi di dollari, o tassare i derivati fino alla loro scomparsa, vietare i prestiti ipotecari a tasso aggistabile, dichiarare illegali i “fondi di copertura" altamente speculativi (hedge funds), fermare i pignoramenti delle case, delle fattorie, delle fabbriche, tassare gli speculatori con la tassa Tobin dell'1%, regolare di nuovo i mercati petrolieri, pignorare e chiudere le banche zombie in bancarotta che dominano Wall Street e la City di Londra.

Dobbiamo sequestrare la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, le banche centrali controllate da privati e nazionalizzarle. Dovrebbero cominciare col fare prestiti allo 0% per le attività produttive, ossia la creazione di beni fisici tangibili sotto forma di industria, agricoltura, costruzione, trasporti, edilizia, miniere, ricerca scientifica, attrezzature sanitarie e altri preamboli dell'esistenza umana.

Tutto questo è particolarmente necessario qui negli Stati Uniti, poiché tutta l'economia si avvicina al punto del crollo fisico e termodinamico. In questo paese dovremmo costruire un migliaio di ospedali, cento reattori nucleari ad alta temperatura di quarta generazione, costruire 170.000 km di rotaie Maglev (NdT: treno a levitazione magnetica), ricostruire il sistema autostradale interstatale, e ricostruire tutte le infrastrutture d'acqua e di depurazione. Abbiamo bisogno di un programma convincente in fisica di alta energia per risolvere i problemi attuali della fusione dell'energia termonucleare. Abbiamo bisogno di un programma persuasivo nella ricerca biomedica per trovare rimedi alle malattie che colpiscono l'umanità. Sono sforzi che per definizione dovrebbero essere internazionali.

Certo, dobbiamo finanziare e restaurare la rete di previdenza sociale, che sarà fondamentale per le vittime della depressione nei prossimi due o tre anni. E per finire, avremo bisogno di una nuova conferenza monetaria mondiale per creare un sistema monetario mondiale vivibile per rimettere in moto il commercio mondiale e promuovere lo sviluppo economico e tecnologico dell'Africa, dell'Asia meridionale, della maggior parte dei paesi dell'America Latina, dell'Europa dell'Est e di altre zone il cui sviluppo economico è stato impedito.

Bisogna interessarsi ai grandi progetti d'infrastruttura mondiale come il Maglev di Dakar a Dubai, il Maglev da Cap Town al Cairo, i ponti e i tunnel lungo il Mediterraneo a Gibilterra e tra la Sicilia e la Tunisia, un sistema Maglev eurasiatico, un ponte-tunnel sullo stretto di Bering, un nuovo Canale Thai (NdT: l'istmo di Kra in Malesia), una “Tennessee Valley Authority" per il Gange, il Brahmaputra, il Mekong, l'Amazzonia e altri sistemi fluviali nel mondo (NdT: Tennessee Valley Authority: impresa americana incaricata della navigazione, del controllo delle piene, della produzione di elettricità e dello sviluppo economico della valle del Tennessee), e lo sviluppo del trasporto fluviale in Africa con un sistema di chiuse e di canali tra l'alto Nilo e l'alto Congo.

Dovremmo fare tutto questo con la piena coscienza che se non realizziamo queste tappe progressive necessarie finché viviamo, la civiltà mondiale potrebbe sprofondare in un periodo di caos, di orrori che al momento è difficile concepire, ma che dovrebbero essere sufficientemente chiari. La mia litania preferita è quella di un minatore spagnolo di una regione settentrionale della Spagna, le Asturie, che mi diceva che il suo credo personale era: “La tua scelta nel mondo moderno è chiara. Sii attivo prima di diventare radioattivo. Allora scegli". Quest'alternativa non è cambiata molto. 
La mia speranza è che sempre più persone scelgano di essere attive.

ReOpen911 e GeoPOlIntel intervistano Webster Tarpley
Fonte:
http://www.reopen911.info
Link: http://www.reopen911.info/11-septembre/interview-de-webster-tarpley/
13.07.2009

Traduzione per
www.comedonchisciotte.org a cura di MARINA GERENZANI


28 luglio 2009

Bilancio a un mese dal golpe in Honduras

Bilancio a un mese dal golpe in Honduras

copinhEsattamente un mese fa, il presidente legittimo della Repubblica dell’Honduras, Manuel “Mel” Zelaya, veniva sequestrato da un commando golpista dando inizio così all’ultimo colpo di Stato nel XXI secolo. Di eversori in America latina continuano ad essercene moltissimi ma, soprattutto dopo la sconfitta del golpe in Venezuela dell’11 aprile 2002 si pensava che la forma golpe, i governi civico-militari, i cadaveri degli oppositori sul ciglio della strada, gli appoggi o i silenzio-assenso da parte dei grandi burattinai fossero cosa del passato.

di Gennaro Carotenuto

Mel Zelaya nel corso di questo mese è diventato una sorta di simbolo. Questo non perché rappresenti un politico nel quale meriti necessariamente riconoscersi, ma per l’istituzione democratica che incarna rispetto all’istinto autocratico delle forze golpiste, intorno alle quali sta pascolando la peggior feccia della storia latinoamericana, sicari come Joya Améndola, neonazisti come Peña Esclusa, terroristi internazionali come Otto Reich. Alla testa di questi si è installato Roberto Micheletti, un famelico personaggino subito adottato da parecchi media italiani, pronti a passar sopra al golpe e a fare l’ennesima ignobile figura facendo il tifo per il dittatore (presunto) tifoso dell’Atalanta.

Ma la parte interessante, e che riempie di speranza per quanto sta avvenendo in Honduras, non risiede nel quadro politico istituzionale ma nel protagonismo dei movimenti sociali, indigeni, contadini.

Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.

Giornalismo partecipativo

25 luglio 2009

H. Clinton e la "temeraria" scelta della non violenza in Honduras

Hillary Clinton e la “temeraria” scelta della non violenza in Honduras

Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sulla Resistenza al golpe in Centroamerica!

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Adesso sappiamo che Hillary Clinton avrebbe dato del “temerario” anche al Mahatma Gandhi, al tempo della marcia del sale. La stessa cosa avrebbe fatto con Rosa Parks e con Martin Luther King. Adesso sappiamo che anche Salvador Allende, non piegandosi al colpo di Stato di Augusto Pinochet e non tradendo il suo mandato “non aiutò a trovare una soluzione”.

di Gennaro Carotenuto

Eppure è stato questo, “il ritorno di Mel Zelaya in Honduras è temerario e non aiuta a ristabilire l’ordine costituzionale in Honduras”, il raggelante commento del segretario di stato statunitense al tentativo del presidente legittimo dell’Honduras, riconosciuto come tale da tutti i governi del mondo e da tutte le organizzazioni internazionali, che ieri è entrato pacificamente per pochi minuti in territorio honduregno.

Zelaya, che si sta dimostrando un uomo degno, lo ha fatto per lanciare un messaggio al paese e al mondo intero: “nessuno può accettare un golpe nel secolo XXI, noi siamo venuti per dare un esempio di pace”.

Il segretario di Stato statunitense, lo ha commentato il suo omologo honduregno, un’altra donna, la coraggiosa Patricia Rodas (nella foto), “deve fare una seria riflessione tra violenza e non violenza, tra un uomo pacifico che, nel proprio pieno diritto entra da presidente nel suo paese disarmato, e chi affronta tutto un popolo puntando fucili contro i manifestanti inermi”.

Mel Zelaya ha passato la frontiera, ha lanciato il suo messaggio di pace e in difesa delle istituzioni democratiche ed è quindi stato respinto di nuovo oltre frontiera dalla forza bruta dei golpisti di Roberto Micheletti. E’ stato accolto da migliaia e migliaia di persone, represse duramente e più volte dall’esercito golpista, tra lacrimogeni, imponenti posti di blocco e più volte colpi di arma da fuoco, vari feriti e molti arrestati, con uno stadio d’assedio che oggi, sabato, nella zona di frontiera si prolungherà per tutto il giorno ma non impedirà ad altre migliaia di persone che continuano a sfidare la repressione di arrivare da Tegucigalpa percorrendo per vie di fortuna i 110 km che separano la capitale dalla frontiera con il Nicaragua.

Hillary Clinton considerando tutto ciò temerario e inutile ha rivelato non una trama o una connivenza tra il proprio governo, che pure considera Zelaya presidente legittimo, e i golpisti, ma qualcosa di molto peggiore. Ha rivelato una visione di mondo nella quale i popoli possono difendere le istituzioni solo quando e nelle forme scelte dal “grande fratello” statunitense. E’ una visione nella quale la democrazia non è una conquista ma un dono concesso dall’alto.

Si mettano tranquilli gli honduregni, vuol dire il segretario di stato nordamericano, si metta tranquillo Mel Zelaya, che in questo schema è atteso da un destino come quello toccato a Jean Bertrand Aristide che passò anni elemosinando udienze al tempo di Clinton marito, siamo noi del Nord che sappiamo quel che è bene per loro.

Se invece i popoli vogliono prendere il proprio destino nelle mani e modificarlo in maniera pacifica e non violenta (nonostante il diritto internazionale darebbe ragione al popolo honduregno anche se resistesse in armi al dittatore di Bergamo alta) allora i popoli divengono “temerari”.

Al contrario Hillary Clinton (e mi piacerebbe che Marco Pannella ed Emma Bonino lo riconoscessero)! Temerario sarebbe fidarsi di voi come tutta la storia dell’America latina dimostra.

In Honduras siamo oramai di fronte a una straordinaria maturazione di un popolo che non è già più inginocchiato e disposto a piegare la testa di fronte alla violenza golpista e ad attendere supino una giustizia che non è di questo mondo. E’ un popolo, quello honduregno, che da un mese sta resistendo in maniera non violenta al colpo di stato. E’ un popolo che dimostra così, nelle ore più difficili e con i gorilla al potere, che il seme del lavoro sotterraneo di vent’anni da parte dei movimenti sociali in favore di una democrazia partecipativa sta oggi, nel momento più difficile, germogliando frutti meravigliosi in termini di coscienza civile e sta cambiando la storia.

www.gennarocarotenuto.it

18 luglio 2009

:: Straker - Tanker Enemy ::: 24 ore

Il blog "Straker: a great survivor", nacque nel luglio 2006 (sono tre anni esatti oggi) con lo scopo di raccontare umilmente quello che i media asserviti non dicono. Nel mare infinito dei blogs, il blog di Straker rappresenta obiettivamente un granello di sabbia nel deserto di menzogne, ma era doveroso tentare di contrastare l'imperante disinformazione che, soprattutto in questo paese, ha avuto modo di attecchire come un mostruoso parassita, grazie all'acquiescienza di giornalisti e networks, in gran parte di proprietà degli stessi personaggi che ci governano. Quel 17 luglio 2006 non mi sarei mai aspettato che un giorno sarei divenuto un problema. Scopro, infatti, che il mio blog è stato sottoposto ad uno scrupoloso esame per opera del Comando generale dei Carabinieri, durato addirittura 22 ore e 58 minuti. Molto probabilmente tutto il materiale contenuto nella pagina personale è stato ricopiato, stampato ed archiviato da solerti militari che si sono avvicendati in almeno due turni, come si evince dai logs delle visite al sito. Lo scopo di tutto ciò? Provate ad indovinare... Non è una novità se il sottoscritto è uno dei principali "responsabili", insieme con il fratello e pochi altri coraggiosi ricercatori indipendenti, dell'uscita dall'ambito Internet della "questione scie chimiche". Il problema ha scavalcato i confini della Rete grazie ad alcune mie/nostre apparizioni in televisione e grazie anche a numerose conferenze in giro per l'Italia. E' chiaro quindi che Rosario Marcianò (Straker) è divenuto un ostacolo e, dopo il fallimento degli innumerevoli tentativi di discredito ad opera di agenti incaricati di danneggiare la mia immagine e quindi di ridurre la questione chemtrails ad una semplice leggenda metropolitana collegata a pazzi paranoici, resta solo un'opzione, se si vuole escludere, almeno per ora, l'eliminazione fisica. [1] Questa opzione è un classico nelle regie occulte di stato e consiste nel neutralizzare il soggetto scomodo con un'indagine su un qualsivoglia reato infamante perfettamente inventato. Probabilmente, concludo, si sta tentando di aprire un fascicolo sul sottoscritto che non abbia assolutamente alcuna attinenza con le scie chimiche, in modo tale che la magistratura possa agire, senza particolari imbarazzi ed impedimenti: in questo progetto i Carabinieri svolgono un più o meno inconsapevole compito. E' amaro constatare che, dopo aver eseguito esposti alla magistratura ed anche segnalato di persona (presso il comando del N.O.E. di Genova) le attività clandestine di aerosol, siano proprio i Carabinieri stessi ad aver probabilmente avuto l'incarico (da parte di chi?) di trovare materiale penalmente utile a rendermi, una volta per tutte, inoffensivo. Le mie conclusioni sono dettate da esagerata fantasia? Lo escludo, anche se mi piacerebbe sbagliarmi. Non penso, però, che il Comando generale dei Carabinieri sia particolarmente interessato ad un anonimo blog per "studiare" e documentarsi sulle verità che i media ufficiali censurano, come, ad esempio, gli autoattentati del giorno 11 settembre 2001 oppure sul danno dei vaccini o ancora sulla chemioterapia. Dubito fortemente che il motivo sia questo. Dobbiamo aspettarci quindi un colpo di scena? Marcianò finirà sui giornali accusato di un reato del tutto inventato alla bisogna? Volendo citare una frase di Paolo Attivissimo, il famigerato capofila della disinformazione in Italia, la questione scie chimiche "sta mietendo vittime anche a livello governativo e questo è pericoloso per noi tutti". Visti i precedenti nella storia di questo paese, non sarebbe poi così impossibile chiudere i giochi attraverso l'ultima opzione valida prima dell'eliminazione fisica dell'avversario.
[1] Nei paesi cosidetti "democratici" vige una regola: riportare l'ordine attraverso la diffusione di notizie distorte, ma abilmente congegnate, in tal modo da apparire realistiche. In principal modo, si mira a delegittimare il nemico del sistema (colui che esce dal gregge) attraverso il discredito e la diffamazione. In un paese "democratico" si preferisce non eliminare fisicamente l'avversario, ma renderlo innocuo, dandogli del pazzo psicopatico, meglio ancora se ladro, disonesto, paranoico etc. Questo è il principale obiettivo del disinformatore, al quale non mancano mezzi e risorse, oltre che denaro. Chi paga costoro? Lo stato. Chi li gestisce? I servizi segreti "deviati". Nel libro "Colpo di Stato: manuale pratico", di Edward Luttwak, esperto militare nonché consigliere di Ronald Reagan, superconservatore e militarista, leggiamo: "Ogni individuo che si oppone dovrà operare in isolamento. Quindi dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie. Se qualche resistenza compare, dobbiamo SOTTOLINEARE CON FORZA CHE ESSA VIENE DA INDIVIDUI ISOLATI, OSTINATI, MAL INFORMATI E DISONESTI, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. Il lavoro costante sul tema dell'isolamento farà APPARIRE LA RESISTENZA INUTILE E PERICOLOSA". "Faremo uso di SELEZIONE adatta di FRASI SGRADEVOLI (per esempio ANTI-AMERICANISMO ANTI-SEMITISMO... oppure, aggiungo io, 'SCIACHIMISTA, termine dispregiativo coniato da Paolo Attivissimo') anche se il loro significato è stato oscurato dal loro normale uso costante e deliberato, esse restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo".
:: Straker - Tanker Enemy ::: 24 ore

16 luglio 2009

"Usiamo i partiti...": una prima risposta a obiezioni e critiche

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        14 luglio 2009

Dibattito: "Usiamo i partiti per i nostri valori"
Flores d'Arcais: una prima risposta a obiezioni e critiche

BRESCIA Marino, il Pd e i “cittadini senza partito”


 
Il Criminoso
Come diventare Matteo Salvini in 10 mosse di Andrea Scanzi
Tutti noi vorremmo essere Matteo Salvini. Proprio per questo, venendo incontro alle vostre grigie esigenze trotzkiste, ho redatto un vademecum che vi permetterà di emulare in sole dieci mosse le gesta del vostro idolo.
 
La mosca Tzè Tzè
Tagliolini di Marco Travaglio
Un giorno, in un teatro di provincia, un baritono fu sommerso di fischi. Lui s’interruppe e si rivolse al loggione: “Fischiate me? Sentirete il tenore!”. Ecco, in Italia bisogna sempre conservare una riserva di fischi per quelli che verranno dopo...
 
Laicità all’amatriciana di Telmo Pievani
Sul "Corriere della Sera" la coincidenza di due articoli, indipendenti l’uno dall’altro, restituisce al lettore una vera e propria epifania. Ora è chiaro che cos’è il liberalismo all’italiana, che cos’è una sana e vera laicità.
 
L’ultima intervista di Giovanni Arrighi, uno dei più apprezzati intellettuali italiani a livello internazionale, pubblicata la scorsa primavera dalla "New Left Review". Arrighi, scomparso il 18 giugno nel quasi totale silenzio dei media italiani, era professore di Sociologia alla Johns Hopkins University ed autore di numerosissimi saggi.
 
"Se mai gli sarà dedicata una statua, cosa poco probabile, mostratelo mentre piange. E' la cosa migliore che abbia fatto". Jonathan Schell su "The Nation" ricorda Robert McNamara, il ministro della Difesa degli Stati Uniti ai tempi della guerra nel Vietnam, morto all'età di 93 anni.
 
 
E ora Berlusconi loda il Guardian... di Giuseppe Giulietti
 
Pensieri impertinenti su Dio di Paolo Di Modica
 

12 luglio 2009

Flores d'Arcais: Usiamo i partiti per i nostri valori

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        11 luglio 2009

Dibattito
Flores d'Arcais: Usiamo i partiti per i nostri valori

di Paolo Flores d'Arcais, da il manifesto, 11 luglio 2009

La discussione sulla sinistra parte dal presupposto che ve ne sia una sola possibile, l’area Ferrero-Vendola-Diliberto-chi-più-ne-ha-più-ne-metta, dis-organizzata e frammentata, da ri-organizzare. A me sembra invece che la prospettiva vada rovesciata, assumendo il punto di vista del cittadino d’opposizione radicale (preciserò poi in che senso) e non quello delle – più che malconce – organizzazioni note. Questo cittadino esiste in carne ed ossa, in alcuni milioni di esemplari, e negli ultimi anni ha vagabondato tra quattro opzioni elettorali diverse: Partito democratico, Di Pietro, una delle varie sinistre, non-voto.
Per ciascuno di noi preso singolarmente, queste opzioni non sono equivalenti, anzi sembrano disporsi in modo diversissimo su una scala di valore. E neppure per l’insieme (i famosi milioni di cittadini d’opposizione radicale) sono equivalenti, sono però scelte fungibili. Vale a dire: fermi restando gli stessi valori e interessi, il cittadino decide che lo strumento meno lontano per la loro realizzazione è di volta in volta questo o quel partito, o addirittura la rassegnazione/protesta del non-voto.
Se andiamo a vedere i contenuti, la base elettorale dell’opposizione intransigente, benché in superficie estremamente variegata (al limite: ciascuno ha la sua sfumatura/ubbia, a cui tiene idiosincraticamente) è nella sostanza molto più omogenea di quanto siano le opzioni politiche tra cui può scegliere. Credo sia convinzione di quei milioni di cittadini che la semplice applicazione della Costituzione sarebbe oggi come oggi un vero programma di riformismo rivoluzionario. E comunque, lotta al precariato e al lavoro in affitto, allargamento del welfare nell’efficienza (meritocrazia in ogni ordine di concorsi, anzichè nepotismo), giustizia eguale per tutti (cioè eguale garantismo e/o severità per il borseggiatore da strapazzo e i Madoff nostrani), distruzione del monopolio televisivo privato e della lottizzazione in quello pubblico, drastica riduzione dei privilegi della Casta, eliminazione di ogni spesa, diretta o indiretta, per l’istruzione privata, e via seguitando: credo che tutti ci troveremmo d’accordo, al di là di ogni diatriba ideologica. D’accordo anche nel considerare che, date le tragiche condizioni di partenza, un programma minimo sarebbe già una inversione epocale.
Ne traggo una conseguenza. Questi milioni di cittadini dovrebbero agire utilizzando strumentalmente i partiti esistenti tutte le volte che se ne offra una effettiva, ancorché piccola, occasione. Dovrebbero considerare, in forma permanente, tali partiti degli attrezzi “usa e getta”, abbandonando il feticismo retrò secondo cui iscriversi era gesto di identità, quasi religioso.
Per esemplificare. Si aprono tre stagioni congressuali. Quella del Pd, quella dell’IdV, quella delle sinistre (inevitabile seppure non ancora indetta, a meno che i loro dirigenti non decidano un harakiri definitivo). Per quale motivo un “militante d’avanguardia” dell’opposizione dovrebbe scegliere a quale dei tre processi partecipare? Perché mai non dovrebbe partecipare a tutti e tre, se in ciascuno di essi si aprono brecce per una possibilità non puramente ipotetica di contare qualcosa? Passare da un partito all’altro per fare carriera si chiama opportunismo. Usare i partiti in questo modo sarebbe invece disinvoltura repubblicana, o perfino “patriottismo costituzionale”, visto che l’articolo 49 della Costituzione afferma che il soggetto sono i cittadini, i partiti sono solo uno strumento, attraverso cui essi cittadini “concorrono a decidere”.
Poiché il congresso del Pd è cronologicamente la prima scadenza: se Rossana Rossanda individualmente si iscrivesse al Pd, suonerebbe come resa. Se si iscrivesse Rodotà, sempre individualmente, smentirebbe il suo passato. E così Margherita Hack, che è stata candidata dei “Comunisti italiani”, e Revelli, e la lunghissima lista di nomi che vorrei e potrei fare (di me non parlo, per falsa modestia). Ma se decine di personalità che hanno rappresentato spesso il meglio della storia della sinistra, e oggi della società civile, si iscrivessero simultaneamente al Pd, darebbero luogo ad un piccolo Big Bang capace di mobilitare centinaia di migliaia di cittadini, e di rifondarlo questo partito, alla lettera: costruirlo su fondamenta nuove, libere da crepe di nomenklature. Se andrà male, ciascuno avrà gettato alcuni euro e qualche ora di tempo, non sarebbe una tragedia. Se funzionasse, sarebbe una nemesi e una speranza vera.
Insomma, un protagonismo organizzato, e a geometria variabile, cui potrebbero fare da catalizzatore quotidiani, riviste, siti web, associazioni della società civile, immetterebbe massiccio ossigeno democratico in una morta gora nella quale l’opposizione rischia di estinguersi. Vogliamo provarci, ora?

 
 
G30.000 di Marco Travaglio
Nonostante i tanti uccellacci del malaugurio, il G8 dell'Aquila organizzato da Silvio Berlusconi è stato un successo strepitoso che verrà ricordato per secoli nei libri di Storia...
 
Silvio e la mafia: la lettera di Peter Gomez
Una missiva che documenta i rapporti tra Berlusconi e Cosa Nostra. Anche dopo la "discesa in campo". E' stata trovata tra le carte di Vito Ciancimino.
TRAVAGLIO Lettera d'amore
 
Processo Aldrovandi: colpevole silenzio mediatico di Giuseppe Giulietti e Roberto Natale
Troppe omissioni, censure e bugie hanno circondato il vergognoso caso di cronaca del giovane ferrarese morto in seguito alle violenze subite da parte di alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine.

www.micromega.net


Amero

Amero: moneta unica nord-americana
Eugenio Benetazzo descrive il prossimo futuro valutario:
http://www.youtube.com/user/eugeniobenetazzo
http://www.youtube.com/watch?v=EsOzM1oTYOo

in aggiunta, immagini inedite dell'Amero:
http://www.youtube.com/user/billyhizzle
http://www.youtube.com/watch?v=v7Bbe_3Ho-Y

11 luglio 2009

IL 14 LUGLIO IL PRIMO SCIOPERO DEI BLOGGER

IL 14 LUGLIO IL PRIMO SCIOPERO DEI BLOGGER

E IL RUMOROSO SILENZIO DELLA RETE!!

CONTRO IL DDL ALFANO E L’OBBLIGO DI RETTIFICA PER I GESTORI DI TUTTI I “SITI INFORMATICI”.

L’iniziativa nata in Rete e per la Rete ha avuto un insperato successo raccogliendo l’adesione di migliaia di blogger, gestori di siti internet di informazione non professionistica e molte associazioni di categoria.

A questo punto il 14 luglio si avvicina e bisogna prepararsi per il rumoroso silenzio.

Ecco cosa fare:

  • alla mezzanotte del 13 luglio, se hai un blog o un sito internet pubblica il logo dell’iniziativa che puoi scaricare attraverso il sito www.dirittoallarete.ning.com con un link all’iniziativa.

- il 14 luglio, alle 19, quindi, non mancare all’appuntamento a Roma, in Piazza Navona dove la blogosfera e la Rete si siederà in circolo a fare una chiacchierata su quello che sta accadendo, perché così possiamo ancora parlare e poi ci imbavaglieremo simbolicamente per qualche minuto per far capire a tutti cosa potrebbe accadere alla libertà di informazione on-line se le disposizioni del DDL Alfano in materia di obbligo di rettifica venissero approvate.

Nel corso della manifestazione tanti giornalisti e blogger scatteranno foto e riprenderanno la manifestazione così da consegnarla poi alla memoria della Rete e consentire a quanti non potranno esserci di partecipare comunque all’iniziativa facendone rimbalzare on-line le immagini.

Ci vediamo a Roma!

(Alessandro Gilioli, Gudo Scorza, Enzo Di Frenna)

Per maggiori informazioni consulta il sito www.dirittoallarete.ning.com o scrivi a dirittoallarete@gmail.com

Webster Tarpley on Alex Jones Tv 1/3:Surviving The Nwo Cataclysm

Alex also welcomes back to the show Webster Tarpley, journalist, lecturer, GCN radio host, and author of Obama - The Postmodern Coup: Making of a Manchurian Candidate and Barack H. Obama: The Unauthorized Biography. Tarpley's latest book is Surviving the Cataclysm: Your Guide through the Worst Financial Crisis in Human History. http://prisonplanet.tv/

Attacco all'informazione

Recenti fatti ed acquisizioni ci inducono a pensare che la disinformazione stia preparando un attacco contro il Comitato Tanker Enemy, evitando, però, di sfiorare la questione "scie chimiche", ma appigliandosi a cavilli del ginepraio normativo. E' quindi possibile che qualcuno decida di ricorrere a calunnie, ad insinuazioni e ad accuse del tutto pretestuose, pur di bloccare la divulgazione sulle scie chimiche. Qualsiasi eventuale azione contro il Comitato Tanker Enemy, nella forma di sabotaggio del blog o di iniziative "legali" contro i suoi rappresentanti dovrà essere interpretata come un pretesto per censurare l'informazione. Qualsiasi eventuale misura, dichiarazione ed addebito ai danni del Comitato e dei suoi esponenti sarà una plateale scusa volta a criminalizzare la libertà di espressione e di ricerca.

Rebus - ARMI NON CONVENZIONALI, le guerre sporche

Andato in onda lunedì 4 MAGGIO 2009 ALLE 20.45 E ALLE 22.00 CIRCA Odeon e Odeon24 (SKY827) REBUS 2009, LA NUOVA SERIE "ARMI NON CONVENZIONALI, le guerre sporche" Si chiamano armi non convenzionali ed è proibito utilizzarle. Nonostante ciò, lindustria bellica continua a testare indebitamente armi terribili nei più disparati scenari di guerra. A rimetterci sono militari inconsapevoli e civili indifesi. Con un altissimo costo di vite umane. Dal Kosovo a Gaza. Ospiti in studio: Matteo Scanni, autore LItalia chiamò Luca Galassi, inviato di Peacereporter a Gaza Nel corso della puntata verranno mostrati stralci del documentario di Angelo Miotto, Matteo Scanni e Leonardo Brogioni "LItalia chiamò" - http://www.litaliachiamo.net/ e alcuni stralci del materiale video raccolto da Luca Galassi a Gaza dopo l'operazione "piombo fuso" - http://it.peacereporter.net/articolo/... L'intero servizio: http://mariorossinet.ning.com/video/rebus-armi-non-convenzionali

Rebus - Scie Chimiche, quale verità?

Andato in onda lunedì 11 MAGGIO 2009 ALLE 20.45 E ALLE 22.00 CIRCA Odeon e Odeon24 (SKY827) REBUS 2009, LA NUOVA SERIE "SCIE CHIMICHE, quale verità?" Secondo alcuni studiosi, nei nostri cieli vengono condotte sperimentazioni indebite riferibili a tecnologie militari. Si tratta di una fobia ingiustificata o di timori fondati? E possibile che alcune scie rilasciate da aerei in volo possano nascondere verità terribili? Ospiti in studio: Rosario Marcianò, informatico e studioso di "scie chimiche" Giorgio Pattera, biologo Nel corso della puntata verranno mostrati stralci del documentario elaborato da Spazioindaco (www.spazioindaco.com), oltre a una piccola porzione del docu-film sul tema di Discovery Science. L'intero servizio: http://mariorossinet.ning.com/video/rebus-scie-chimiche-quale

08 luglio 2009

Enigma: Cedric Tornay 1 parte

A Enigma, RaiTre, di Corrado Augias, la storia della Guardia Svizzera Cedric Tornay, ingiustamente accusato di un suicidio/omicidio dal vaticano. Enigma: Lettera di Tornay 2 parte http://www.youtube.com/watch?v=3ZvzFzQLV98 Enigma: Autopsia su Tornay 3 parte http://www.youtube.com/watch?v=LakjzRz6uqw

04 luglio 2009

Hal Turner ha parlato troppo?

Strana faccenda alla frontiera di Chiasso. Sequestrati 124,5 miliardi di Us dollari. Fonte: AsiaNews 1 2 4 m i l i a r d i di d o l l a r i in titoli di Stato USA nascosti sotto la biancheria di trolley, portato da due signori Giapponesi. E Hal Turner, che per primo fece la rivelazione sull'Amero, viene incarcerato dalla CIA per aver diffuso la notizia che i 124,5 miliardi di dollari in titoli di Stato Usa sono veri. Sembra che i due signori, uno dei quali aventi rapporti col Governatore della Banca del Giappone, fossero stati incaricati di disfarsi della merce nel "mercato parallelo" svizzero, sapendo dell'imminente crollo del dollaro...

03 luglio 2009

Ave Hesperia: Un Oscar per Neda

Tanto per chiarire in anticipo che il mondo non è affollato solo da idioti e da ingenui, menziono una delle non rare, ma solo un pò scarse, eccezioni. Thierry Meyssan è un giornalista e scrittore francese, nonchè politico militante nell'area radicale e gay dichiarato. Per quanto concerne i gusti politici, oltre che sessuali, certamente non posso personalmente avere nulla in comune con il sig. Meyssan, tuttavia a lui non può non andare tutta l'ammirazione di cui sono capace perchè è una delle rare voci realmente libere, informate ed intelligenti. Soprattutto egli conosce molto bene il vero volto della diabolica triade anglosassone-israeliana e delle azioni, condotte a vari livelli e con varie tecniche, messe in atto da costoro in ogni angolo del mondo ove vi sia una situazione politico-economica e strategica contraria ai loro interessi. Con i suoi due libri, L'incredibile menzogna e Il pentagate, Meyssan ha dimostrato, con una massiccia testimonianza documentale, come ciò che è accaduto l'11 settembre 2001 a New York e al Pentagono sia qualcosa di completamente diverso da quanto appositamente confezionato ad arte per il popolo americano ed il mondo intero, chiamando in causa la diretta responsabilità e la regia del governo USA. Il risultato, più che onorevole a ben vedere, è che Meyssan è attualmente considerata persona non gradita dal governo americano. Egli è anche presidente di una associazione chiamata Rèseau Voltaire con la quale si batte per la piena libertà di pensiero e di espressione e dirige il sito www.voltairenet.org/ dove è possibile leggere anche in italiano i suoi preziosi articoli. Ovviamente quanto sta accadendo in Iran non è sfuggito alle analisi argomentate ed alle denunce precise di Meyssan. Basta dare uno sguardo sul sito su menzionato e si può leggere in modo dettagliato delle strategie, le tecniche ed i mezzi con i quali gli angloamericani hanno avviato e diretto la crisi iraniana, montando il crescendo degli avvenimenti, a partire dal falso broglio elettorale e via andando con le varie messe in scena delle manifestazioni divulgate con l'ausilio di video e testimoni fasulli. E da questo punto di vista, purtroppo, la paura che ha scosso il governo di Ahmadinejad e la conseguente opera di censura generale, non ha fatto altro che fare il gioco degli organizzatori occulti. Difficile da credere dite? Il solito complottismo anti-americano? Ammetto che qualche dubbio ha sfiorato anche me, ma non troppo, almeno fino a quando non mi sono imbattuto in quella che secondo me è una prova tangibile che potete verificare tutti. ... Avrete sentito parlare certamente di Neda, la ragazza che sarebbe stata uccisa durante una delle prime manifestazioni e del video che la riprende mentre giace morente sull'asfalto. Questo avvenimento è stato di importanza cruciale per l'escalation di violenza che ne è seguita, con l'intensificarsi delle manifestazioni successive (corredate finalmente di tanto di quadretti con il martire, accessorio necessario per "cortei a regola d'arte") e della conseguente dura repressione della polizia e le inevitabili vittime (magari qualcuna anche vera). E si, perchè quella di Neda ha tutta l'aria di essere una clamorosa "sola" sfuggita a i più, tutti quelli ansiosi di gridare alla resistenza contro la terribile dittatura illiberale e oppressiva di Ahmadinejad. Con lo stesso filmato sono stati confezionati più video, tutti presenti su Youtube, e vanno da quelli della CNN, con il volto di Neda opportunamente ofuscato, alle clip montate dai vari "partigiani" del web. Quello che segue è il video senza aggiunte od omissioni. Si vede inizialmente il corpo della ragazza attorniata da due persone, con la parte inferiore sporca di sangue; le braccia sono piegate e si vede chiaramente la mano sinistra che stringe qualcosa; si nota poi come ella apra gli occhi e cominci a guardare intorno finchè non fissa qualcuno che subito si avvicina e si frappone avanti alla videocamera, un istante dopo si riesce a vedere molto bene come Neda si avvicini la mano sinistra sulla bocca e si versi, da qualcosa simile ad una fiala che stringe in pugno, del liquido rosso che comincia a colare sul viso, dopo di che si nota molto bene come ritragga subito la mano dopo aver fatto roteare il polso nel classico movimento che si fa quando si smette di versare il liquido da un recipiente. Consiglio di visionare la sequenza a schermo intero, anche se la definizione è bassa, e di stare attenti in modo particolare ai fotogrammi che intercorrono da 0:09 a 0:13. Ad avvalorare la netta impressione di trovarsi di fronte ad una clamorosa montatura, si aggiunge anche l'incredibile collezione di foto da modella che ritraggono Neda bella e viva e che ha invaso il web, oltre, addirittura, ad un altro filmato che riprende Neda in compagnia del padre mentre camminano nel corteo e vengono curiosamente seguiti da una videocamera, come se qualcuno già sapesse che di lì a poco sarebbe accaduto qualcosa alla ragazza. Non si capisce infatti, perchè qualcuno si sarebbe preso la briga di seguire i due e filmarli, se non perchè sapeva già di dover diffondere il filmato di una ragazza che sarebbe diventata famosa come martire della libertà degli iraniani. Quanto vi ho descritto non potrà sfuggirvi, anche perchè ho constatato che c'è già tanta gente che si è accorta del trucco, degno del più sfortunato mago Casanova, e della conseguente messa in scena che è stata attuata a tutto consumo degli ingenui idioti che popolano il "grande regno della libertà e della democrazia" in lotta contro il "diavolo" di turno (Ahmadinejad in questo caso). Alla bella Neda un premio Oscar ci vuole tutto, bisogna solo decidere se per la migliore interpretazione o per gli effetti speciali. La consegna dell'omino dorato è giusto che la faccia Barack Obama in persona, non vedo chi altri. E in quanto a noi, in fondo le vere vittime, non può che toccarci un bel "boccalone d'oro", gigante però, per compensare tutto ciò che finora ci siamo bevuti senza fare una piega e per tutto ciò che continueremo a berci. Ah, dimenticavo: "viva Ahmadinejad, il legittimo presidente iraniano democraticamente e regolarmente eletto!".
Fonte: http://hesperia-nobis.blogspot.com/2009/07/un-oscar-per-neda.html

30 giugno 2009

Testimonianza dall'Honduras: non credete ai media officiali,

In considerazione del livello di disinformazione e su precisa richiesta dall’Honduras di chi resiste al golpe di far sentire la loro voce e non lasciarli soli si prega di far circolare il più possibile questa informazione, forse la prima testimonianza in italiano dal paese centroamericano. A questo link [www.gennarocarotenuto.it/8789-ultimora-sequestrato-il-presidente-zelaya-il-golpe-accelera-in-honduras] invece si trovano gli articoli via via pubblicati.

Testimonianza dall’Honduras: non credete ai media officiali, la gente vota e resiste!

[www.gennarocarotenuto.it/8844-testimonianza-dallhonduras-non-credete-ai-media-officiali-la-gente-vota-e-resiste]

DSC038331Dopo ore di tentativi finalmente Giornalismo partecipativo riesce a comunicare con P. T. cooperante di un paese europeo residente da anni in Honduras. “E’ che il primo segnale che stava succedendo qualcosa è che i militari hanno staccato la luce in tutta la città. Solo da poco ci siamo procurati un generatore, ma abbiamo pochissima benzina perché è razionata, non si vende, e quindi posso restare collegata pochissimo tempo”.

di Gennaro Carotenuto

Quando avete saputo del golpe? “in mattinata prestissimo si è saputa la notizia che hanno preso il presidente con la forza. La capitale ha iniziato a reagire, mentre dalle altri parti del paese si è animata la gente a continuare a votare per il referendum. Anzi le ultime notizie sono che anche nella capitale dove può sta votando in massa”.

Si sta votando che tu sappia? “Qui dove mi trovo sono arrivati i militari e hanno sequestrato le urne per impedire il voto. Nella capitale è successo in molti posti ma ho molte testimonianze che in tutto il resto del paese e anche in alcune zone della capitale la gente sta correndo a votare come forma di dire NO al golpe”.

I media funzionano? “Hanno spento tutto. Appena hanno sequestrato il presidente Zelaya hanno chiuso il Canal 8, l’unico favorevole al governo e poi anche tutti gli altri. Adesso credo funzioni solo una radio della destra golpista HRN”.

Che tipo di reazione c’è da parte dei movimenti? “ti dico solo che i popoli indigeni hanno iniziato una marcia a piedi verso la capitale. Inoltre molte persone sono andate al palazzo presidenziale. Ma non ho informazioni verificate”. Riuscite a comunicare? “la mancanza di corrente fa che i cellulari sono quasi tutti scarichi. Qui dove sono li possiamo ricaricare ma le centinaia di persone nascoste non hanno maniera di farlo”.

Ci sono le notizie di violenza? “Gira voce di almeno un morto, ma non posso confermartela. Le uniche violenze sicure che ho io sono quelle contro i medici cubani. Alcuni sono stati aggrediti, gli altri li stiamo nascondendo. Inoltre qui da noi quando hanno sequestrato le urne del referendum hanno detenuto tre persone ma sono stati costretti a rilasciarli quasi subito. Inoltre ho notizie di liste nere di dirigenti popolari che vengono ricercati, soprattutto quelli che hanno lavorato al referendum. Non ho notizie di persone precise arrestate. Ma centinaia se non migliaia di persone si sono dovute nascondere”.

Sei uscita? Com’è la città? Che idea ti sei fatta sui rapporti di forza? “Ho girato per il quartiere ma come straniera non mi sono avvicinata al punto dove si votava. I militari sono estremamente aggressivi, puntano le armi in faccia alla gente. La gente sta chiamando alla calma e cerca di parlare loro e si stanno facendo azioni pacifiche in tutto il paese. Il messaggio è calma, pace e non opporre altre forme di resistenza”.

Che messaggio puoi lasciarmi in conclusione? “Faccio un appello internazionale a non lasciare solo l’Honduras e a fare informazione su quello che sta succedendo in Honduras. Non credete ai media ufficiali”.

Altro dall’Honduras: Honduras resiste al golpe

Sequestrati gli ambasciatori di Nicaragua, Cuba, Venezuela e il Ministro Patricia Rodas

Manuel Zelaya in diretta dal Costarica, ecco cosa dice

Honduras: avrebbe giurato come presidente il dittatore Roberto Micheletti

L’Unione Europea condanna il golpe e chiede l’immediata liberazione di Manuela Zelaya

Honduras, Uruguay, Argentina, domenica di democrazia in America latina

Honduras: il pericolo del golpe sta scemando, il referendum si farà

“El País”: come ti nascondo il golpe in Honduras

Colpo di Stato in Honduras: il Presidente Manuel Zelaya, con al fianco i movimenti sociali, resiste

Giornalismo partecipativo

[www.gennarocarotenuto.it]

28 giugno 2009

ULTIMORA Sequestrato il Presidente Zelaya, il golpe accelera

AZIONE URGENTISSIMA RICHIESTA: SONO ORE DECISIVE PER SALVARE LA VITA DI MEL ZELAYA E LA DEMOCRAZIA IN HONDURAS

zelayaCirca un’ora fa un commando di militari incappucciati ha sequestrato il presidente della Repubblica dell’Honduras Manuel Zelaya.

Nel paese è in corso il referendum per decidere se in novembre si eleggerà una nuova costituente.

Anche la televisione Canal 8 è stata presa d’assalto dai militari e in questo momento non trasmette e il ministro degli esteri Patricia Rodas denuncia che sarebbero in azione francotiratori nelle strade della capitale Tegucigalpa.

Il perché il referendum di oggi abbia provocato addirittura un golpe è presto detto: sarà una pietra miliare nella storia del paese. In Honduras infatti ben il 30% del territorio nazionale è stato alienato a imprese straniere, soprattutto dei settori minerari e idrici. Le multinazionali quasi non pagano tasse in un paese dove tre quarti della popolazione vive in povertà. Così l’opposizione, al solo odore di una nuova Costituzione che affermi che per esempio l’acqua è un bene comune e che imponga per lo meno un sistema fiscale che permetta processi redistributivi, è disposta a spezzare il simulacro di democrazia rappresentativa che evidentemente considera utile solo quando sono i poteri di sempre a comandare.

SONO ORE DECISIVE PER SALVARE LA VITA DI MEL ZELAYA E LA DEMOCRAZIA IN HONDURAS

Giornalismo partecipativo

www.gennarocarotenuto.it

27 giugno 2009

Colpo di Stato in Honduras: il Presidente Manuel Zelaya con

Colpo di Stato in Honduras: il Presidente Manuel Zelaya, con al fianco i movimenti sociali, resiste
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MELLe parole drammatiche nella notte del presidente dell’Honduras Manuel Zelaya: “È in corso un colpo di stato nel paese” sono state confermate e supportate dall’ONU. Il presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Manuel D’Escoto, nella notte ha condannato con parole fermissime il tentativo di colpo di stato in corso in Centroamerica: “condanniamo fermamente il colpo di stato in Honduras contro il governo democraticamente eletto di Manuel Zelaya” dove i poteri di fatto di sempre, le élite, l’esercito, le alte gerarchie cattoliche, le casta politica, sono disposti a tutto perché nel paese neanche si parli di Assemblea Costituente. È infatti questo l’oggetto del contendere che ha scatenato la sedizione: un referendum che domenica prossima dovrà decidere se convocare o no l’elezione di un’assemblea Costituente voluta secondo i sondaggi dall’85% della popolazione.

di www.gennarocarotenuto.it

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[www.giannimina-latinoamerica.it/visualizzaNotizia.php?idnotizia=249] Su precisa richiesta dai movimenti che in Honduras stanno resistendo al golpe si invita alla particolare diffusione di questo articolo. Nelle prossime ore aggiornamenti.

Contrordine: niente Consiglio dei Ministri oggi per la riforma dell’Università [www.gennarocarotenuto.it/8733-contrordine-niente-consiglio-dei-ministri-oggi-per-la-riforma-delluniversit]

Escort: edulcorando la lingua italiana

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22 giugno 2009

Le carte di Silvio Berlusconi per uscire dalla casa del "Grande fratello"

Le carte di Silvio Berlusconi per uscire dalla casa del “Grande fratello”

economistGiuliano Ferrara, sulle pagine de “Il Foglio”, ha invitato in settimana Silvio Berlusconi a riprendere in mano il proprio destino: “Berlusconi deve liberarsi della molta stupidità e inesperienza politico-istituzionale che lo circonda, e deve decidersi: o accetta di naufragare in un lieto fine fatto di feste e belle ragazze oppure si mette in testa di ridare, senza perdere più un solo colpo, il senso e la dignità di una grande avventura politica all’insieme della sua opera e delle sue funzioni”.

di Gennaro Carotenuto

Il quotidiano della CEI “Avvenire” intanto ha messo sul tappeto un punto ineludibile: Berlusconi deve “sgomberare il terreno dagli interrogativi più pressanti, che non vengono solo dagli avversari politici ma anche da una parte di opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier”.

Figurarsi, pensa lo stolto, con l’estate alle porte, l’anziano libertino (“rattuso” in napoletano) starà visionando i book delle nuove Noemi da portarsi a Villa Certosa e i famigli (chissà se lo fanno di persona Gasparri, Cicchitto, Bondi…) staranno già caricando le casse di champagne sui voli di Stato e chiunque non crede, obbedisce, combatte è comunista. Nella chiusura della campagna elettorale, a Cinisello Balsamo, un Berlusconi particolarmente iracondo ha insultato così chi lo contestava prima di inscenare la solita gag compiacente sulle signore presenti: “Siete dei poveri comunisti. Vergogna!” Non è così, ha ricordato il quotidiano della CEI. Esiste un’opinione pubblica che magari ha votato per Berlusconi, che non è certo manipolata da Marco Travaglio e Rupert Murdoch (che, uomo di destra, agirebbe per ripicca, sic!) e considera Vauro blasfemo, ma non è così evoluta da accettare questo simulacro della realtà. Non è pronta, semplicemente, ad accettare un primo ministro e un governo (prima ancora che un paese) che va a puttane e dove alle feste, in mancanza di farina, non resta che affiancare la forca.

No, Silvio non può più stare a pettinare le veline. E Berlusconi non è uomo da arrendersi senza combattere. Per anni, dalla bicamerale in avanti, il centrosinistra si è illuso come Chamberlain a Monaco di poterlo contentare, limitare, addomesticare, sostenendo perfino che l’antiberlusconismo non paghi. Ma adesso Berlusconi, che un paio di mesi fa sembrava avere i colli fatali di Roma ai suoi piedi e che invece oggi teme di vivere un 24 luglio prolungato e si guarda le spalle tra i suoi alla ricerca del Bruto che sferrerà la prima coltellata, sa che non se la caverà con un Minzolini compiacente, con un Ghedini troppo cinico da ragliare quell’agghiacciante utilizzatore finale come sinonimo di “puttaniere” oppure tagliando qualche nastro all’Aquila o magari facendo le corna a Barack Obama al G8. La vicenda Mauro a Strasburgo lo conferma. Qualcuno dotato di senno può sostenere che ci sia un complotto franco-polacco o del PPE contro Berlusconi? Semplicemente il nostro capo del governo non aveva l’autorevolezza per imporre il proprio uomo.

Per resistere Berlusconi deve ricostituire quel consenso con i poteri fattici, la CEI, la BCE, Confindustria, senza il quale né le maggioranze bulgare di cui dispone in parlamento più che nel paese né l’infinita capacità corruttiva che lo caratterizza possono bastare. Altrimenti Mario Draghi, Gianfranco Fini o chi per loro, eletti o meno ma con la stessa maggioranza e blocco sociale, potrebbero davvero fare quel governo del fare che l’uomo del fare non è stato capace di fare mentre naufragava negli ozi di Capua (o Villa Certosa o Palazzo Grazioli o dove vuole, anni fa un magistrale pezzo di Luigi Pintor aveva calcolato che solo nelle ville in Sardegna Berlusconi possedesse 77 cessi), rimuovendolo senza neanche promuoverlo al Quirinale.

Ci siamo baloccati per anni a pensare che purtroppo gli italiani sono così, che amano Berlusconi e che l’invidiano nel senso buono del termine: vorrebbero essere come lui, con Noemi sulle ginocchia, Patrizia che l’aspetta in camera da letto e Apicella che fa finire tutto a tarallucci e vino. E invece mai come in questo momento la distanza tra Silvio e gli italiani è stata così siderale. L’uomo dei 77 cessi o delle 77 chirurgie plastiche è altrove, pensa a sé come neanche al tempo delle leggi ad personam e può solo nascondere le rughe del paese: “la crisi è percepita, spendete” blatera da mesi copiando George Bush del post-11 settembre. Sappiamo come è finita nelle strade d’Iraq e in quelle statunitensi e già oggi non basta più la censura né sulla crisi né sui ginecei. La crisi economica non può essere esorcizzata col silenzio e non un ricco qualsiasi ma il “presidente del fare” non può passare di festa in festa con costumi che non solo la maggioranza cattolica del paese considera disdicevoli.

L’argine è rotto. Da una parte “l’Espresso” fa flop con foto dove nulla di rilevante penalmente si vede e dove neanche si dà soddisfazione al voyerismo dell’antiberlusconismo più irriflessivo. Dall’altra parte in compenso entra in scena un faccendiere come Giampaolo Tarantini, l’imprenditore pugliese che avrebbe speso 100.000 Euro al mese per la villa accanto a Villa Certosa per ingraziarsi il primo ministro. Sembra un personaggio da fiction per lo squallore che emana. Poi spunta una Patrizia D’Addario, una Barbara Montereale… Nelle foto di questa poveretta senz’arte né parte c’è tutta una visione di mondo: gli abbracci a Flavio Briatore, Fabrizio Corona, Emilio Fede come carta d’identità. Basterà il racconto della poveretta in questione del re taumaturgo che le dona 10.000 Euro per lenire i danni?

berlusconi_imperatoreNon basta più, ma s’illude chi può pensare che le soluzioni alla crisi possono essere cercate al di fuori del regime, magari in un’opposizione che resterà allo sbando a lungo e dove perfino Francesco Rutelli si concede all’antiberlusconismo in assenza totale di altre idee. Al più si stanno accelerando i tempi per quel berlusconismo senza Berlusconi che la biologia comunque avvicina. Ma ad oggi è ancora il padrone di Mediaset quello che dà le carte e che ora deve passare alla controffensiva non con le stesse armi tristi ma efficaci del gruppo “L’Espresso”(foto di Di Pietro a Montenero di Bisaccia? Rivelazioni sulla vita sessuale di Franceschini?), ma governando il paese e ricostituendo il consenso scalfito che le urne due settimane fa ci hanno detto essere limitato a un italiano su tre tra quanti si sono presi il disturbo di andare a votare. Per resistere e rilanciare ci sono almeno tre fronti dove il primo ministro, per dimostrare di essere ancora in arcione, si deve esercitare subito, presto e bene. Uno di questi è coperto, sugli altri due dovrà giocare alla luce del sole e non sarà facile.

Il primo fronte è quello del segreto. Non basta più neanche la legge sulle intercettazioni per rassicurare il primo ministro. Quanta gente è in grado di ricattare il primo ministro? Non parlo di accompagnatrici occasionali come Patrizia D’Addario o dal ruolo ancora incerto come Noemi Letizia. Di quanti avvocati Mills comprati con 600.000 sterline è disseminata la carriera di Berlusconi? Quanti Gianpaolo Tarantini allietano la vita di Berlusconi? All’apice del successo poteva convenire loro star zitti ma al momento della frana potrebbero tornare all’incasso o pensare che convenga loro parlare. Quanti “eroi” come Vittorio Mangano sono stati finora in silenzio ma da domani potrebbero tornare a ricattare il signor B.?

Può fidarsi di servizi segreti che hanno permesso che Villa Certosa e Palazzo Grazioli diventassero un colabrodo? Forse non è a rischio l’incolumità del capo del governo, chi può volergli male? Ma anche un primo ministro che ha fondato la televisione commerciale in Europa quanto può resistere vivendo come fosse nella casa del “Grande fratello”? E soprattutto Silvio Berlusconi è l’uomo più ricco e più potente d’Italia o è solo l’uomo più ricattabile?

Sciolto, non si sa come, questo primo ineludibile nodo, Berlusconi dovrà passare al contrattacco alla luce del sole. Verso la chiesa cattolica e verso quella parte di consenso di massa e per scelta che vanta ma verso i quali ha potuto poco: le piccole e medie imprese, le partite IVA. Sono i punti due e tre del piano di uscita dalla crisi personale in cui si è cacciato. Se riprendere i deliri dell’epoca della povera Eluana Englaro e convertirli in legge sul testamento biologico sarebbe economicamente a costo zero, gli altri punti del prezzo da pagare alla CEI per chiudere un occhio su una vita libertina poco consona a un politico devoto, ha invece un costo altissimo: scuole cattoliche e sostegno alle famiglie.

Sulle scuole ha sguinzagliato Mariastella Gelmini (leggete questo magistrale Geppino Aragno) in rampa di lancio per succedere a Roberto Formigoni come governatore della Lombardia, con in testa una sola idea meravigliosa: togliere alla scuola pubblica per dare alla privata. Non è facile, perché se l’obbiettivo è quello di fare uscire le private da un mercato di nicchia e farle diventare come da programma un’alternativa reale alla pubblica istruzione i costi, economici prima che politici, divengono altissimi, e aprono dossier sindacali inestricabili. Finora i tagli (come se fosse poco) hanno inciso sulla qualità dell’educazione e sul destino dei giovani precari. Difficile ma necessario andare oltre.

Ancora peggio va sul fronte quoziente familiare e simili. Una cosa sono le parole o fare le scampagnate al family day e un’altra sono politiche vere di sostegno alle famiglie e alla natalità (basterebbe guardare alla Francia) che costano punti del PIL. E ancora più difficile è il punto tre, accontentare le piccole e medie imprese, il popolo delle partite IVA che per Berlusconi ha votato in massa e che non può più essere tenuto a freno solo aizzandolo contro gli immigrati o chiudendo gli occhi sull’evasione fiscale. Adesso per non mugugnare si aspettano una politica robusta ed espansiva, detassazioni, aiuti fiscali, una spallata alle banche che avranno pure resistito meglio di quelle straniere alla crisi ma solo perché conservative e incapaci di aiutare il paese quando ne ha bisogno. E’ quello che si è fatto all’estero e che Berlusconi ha creduto di poter solo fingere di fare.

Soldi, soldi, soldi, Berlusconi per venir fuori dalla casa del Grande fratello ha bisogno di montagne di soldi per governare davvero. Dovrebbe avere una visione di futuro come quella di Barack Obama e soprattutto dovrebbe convincere Giulio Tremonti a trovare le risorse senza far esplodere conflitti sociali irrisolvibili. Forse è vero, la stagione di Silvio Berlusconi sta per finire. Ma è difficile che per l’Italia ci sarà un lieto fine di feste e belle ragazze.

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