31 marzo 2018

Lo strabismo dei media anti Assad che dimenticano lo Yemen

Assad, presidente della Siria
Assad, presidente della Siria
Verrebbe voglia di parafrasare il vecchio William Shakespeare:  Much Ado about nothing, "Molto rumor per nulla". E invece nossignori: non è così. Stavolta il rumore è per qualcosa.
Permettetemi un'oziosa premessa da professore di storia, che non vuol dir nulla e non dev'essere accolta come jettatoria (però, se avete un cornetto di corallo da qualche parte dateci una passata: non si sa mai…). Sapete qualcosa della "guerra di San Saba"? E della "guerra di Crimea"? E magari del Great Game?
Se non avete mai sentito nominar nulla di tutto ciò, non è grave. Si tratta di due episodi bellici e di una lunghissima tenzone durata quasi un secolo. Nel 1257-1258, veneziani e pisani da una parte e genovesi dall'altra se le dettero di santa ragione nel porto di Acri (oggi Akko in Israele): la rissa coloniale si trasformò in una guerra combattuta nel Tirreno e nell'Adriatico. Nel 1854, un banale incidente in Terrasanta (una stella d'argento trafugata in una basilica dove convivevano – malamente – cattolici e ortodossi) causò una guerra durata due anni che coinvolse francesi, inglesi e turchi tutti schierati contro la Russia zarista; vi s'intrufolò per volontà del conte di Cavour anche il Piemonte, che non c'entrava nulla ma che intendeva lucrare un bonus diplomatico presso le potenze occidentali. Fu la guerra di Crimea, quella della carica di Bataclava; ne fu testimone d'eccezione il conte Tolstoj, in uniforme zarista. Quanto al Great Game, fu la contesa per l'egemonia in Asia giocata tra le truppe russe, che scendevano dalla Siberia, e quelle inglesi, che salivano dall'India lungo i passi afghani. Ce l'hanno raccontata Kipling e Verne. E fu una guerra principalmente di spie (guarda guarda…) che per poco non si trasformò in un enorme conflitto eurasiatico.
Che le guerre occidentali comincino in Oriente non è una regola generale, ma quasi: da quando i persiani hanno invaso la Grecia due millenni e mezzo or sono. Ora, che alcuni esuli russi muoiano abbastanza spesso in terra britannica, che il governo inglese reagisca prima con noncuranza e quindi (tuttanbotto, direbbero a Napoli) con repentina energia espellendo – senza produrre grandi prove, a onor del vero – ventitré diplomatici accreditati  ma bollati senza complimenti come spie e che un di solito discreto e compassato statista russo reagisca ricordando che "non si minaccia con leggerezza una potenza nucleare", non è – consentite – cosa da farci dormire su due guanciali. Sarà un fuoco di paglia, d'accordo: ma anche i fuochi di paglia possono esser pericolosi: specie se c'è del combustibile nei paraggi.
E qui ce n'è anche troppo. E si sta accumulando almeno dal 2011, quando un paio d'iniziative non troppo felici – francese di Sarkozy la prima, francoinglese di Hollande e Cameron l'altra – scatenarono il finimondo, sfruttando l'abbrivio delle cosiddette "primavere arabe" per toglier di mezzo due statisti per loro ingombranti: il libico Gheddafi e il siriano Assad. In entrambi i casi, l'intenzione strategica era un mutamento di governo e una ridefinizione di territori e d'influenze. Nel primo caso si riuscì a eliminare l'obiettivo dell'operazione ma non a dare al territorio libico l'assetto auspicato dall'Eliseo e dalla Total. Nel secondo ci s'infilò in un terribile ginepraio nel quale entrarono turchi, curdi, irakeni, iraniani e indirettamente anche sia i russi, sia gli americani, la NATO e Israele. Alla crisi del 2011 tenne dietro, in stretta correlazione, quella siro-curdo-irakena protagonista della quale fu  il "califfato musulmano" detto ISIS o più propriamente DAESH, una realtà statuale-terroristica nata nel '14 e sostenuta da alcune potenze arabo-sunnite, specie quelle affiliate alla setta wahhabita, le quali immisero nella già tormentata questione orientale il veleno della fitna, la guerra civile e religiosa tra sunniti e sciiti.
Le vicende di quella che per tre anni è stata presentata come l'operazione di "polizia internazionale" contro i tagliatori di teste del califfo al-Baghdadi, e che si è sempre più chiaramente configurata come un tentativo di  mutare sia il regime, sia l'assetto politico-territoriale di Siria e d'Iraq, hanno condotto alla presenza sempre più massiccia nell'area di contingenti sia turchi, sia russi, sia iraniani, sfiorando il coinvolgimento d'Israele, mentre la guerra civile in Siria non è stata risolta e noi occidentali abbiamo avuto – grazie ai nostri media – l'impressione che l'ISIS/DAESH non esista più e che gran parte di quel che accade in Siria risalga alla responsabilità del governo di Assad che infierisce contro il suo popolo.  Risultato: contingenti della NATO impegnati nel Vicino Oriente, sottomarini nucleari russi nella acque siriano-libanesi, Israele quasi mobilitata: frattanto, si sta profilando un'inedita alleanza militare turco-russo-iraniana. Si tratta di un accordo fra tre storici nemici geopolitici: dal Cinquecento chi governa a Istanbul è nemico di chi governa a Mosca (o a  San Pietroburgo) e di chi governa a Teheran. Prodigi della diplomazia occidentale, e negli ultimi mesi in particolare di quella statunitense di Trump bravissimo nel farsi nemici dappertutto?
Il caso May-Putin
Ma ora, la rapidità della reazione britannica a un supposto (solo supposto, a quel che finora sembra) colpo di mano russo su un esule politico, ha lasciato perplessi. La diplomazia russa ha risposto ironicamente, parlando di un'iniziativa pretestuosa, di un "circo equestre". Senonché, la repentina – quanto meditata? – discesa in campo di statunitensi, francesi e tedeschi al fianco del governo di Londra ha ricreato d'un tratto un clima da "guerra fredda". Né gli umori dei britannici sono concordi. Il leader della sinistra Jeremy Corbin ha ricordato che l'ex-spia Aliksandr Litvinbenko fu ucciso in circostanze misteriose nel 2006 ma che solo nel 2014 s'istituì al riguardo una commissione d'inchiesta: il passo di lumaca finora usato stride al confronto con la fulminea rapidità con la quale adesso, nel giro di poche ore, si espellono ben 23 diplomatici e si mette su una coalizione internazionale. Che tutto ciò abbia a che vedere col fatto che da tempo la City londinese funziona come centro di riciclaggio di molto denaro sporco, tra il quale c'è anche quello di alquanti oligarchi russi compresi alcuni che nell'isola di Albione possiedono perfino squadre di calcio e quotidiani? Da noi, i media hanno prontamente reagito proclamando il filoputinismo di Corbyn (vergogna!…) e assicurando che ormai in Inghilterra il fazioso iperlaburista è un isolato. Peccato solo che così non paia, in realtà.
Insomma, un Occidente diviso dalla guerra dei dazi scatenata dal neoprotezionista Trump si ricompatta politicamente e riscopre l'Impero del Male di reaganiana e bushista memoria. La revolverata di Sarajevo, in quel lontano luglio del '14, fece  sulle prime quasi meno rumore. Magari non succederà per nulla, sarà un altro much Ado about nothing. Ma chissà. Ora che anche grazie a loro zar Putin ha vinto le elezioni nel suo paese – a colpi di brogli e d'intimidazioni, senza dubbio… -, i nostri lungimiranti leaders occidentali potrebbero anche decidere di rifarsi alzando il tiro.
Intanto, quanto meno, la serrata campagna di disinformazione continua. C'avete fatto caso, come avrebbe detto il grande e compianto Aldo Fabrizi, che ormai da mesi tutto il tormentato mondo vicino e mediorientale, dallo Yemen dove le aeronautiche saudite ed egiziane massacrano gli sciiti fino all'Iraq dove continua la fitna sunnita e all'Afghanistan dove ormai da quasi quarant'anni non comanda più nessuno ma si muore tutti i giorni, è scomparso dalle cronache mediatiche e televisive? Che ne è di Daesh e del suo califfo più volte morto e risorto? Dove sono finiti  i "terroristi islamici" dei quali siamo stati nutriti dal 2001 fino all'altro ieri a colazione, pranzo e cena? Nulla, Nacht und Nebel, oscurità e bruma. I morti che da anni sono seminati dalla libera e prode coalizione delle potenze occidentali, ormai, non si contano nemmeno più: anzi, sono scomparsi. E' semplice: basta spegnere i riflettori mediatici incautamente puntati su di loro e voilà, loro non esistono più e noi per l'ennesima volta ci autoassolviamo come siamo abituati da fare da mezzo millennl, da quando è cominciato il colonialismo, salvo – quando prorpio non se ne può fare a meno – trovare lo Hitler o lo Stalin di turno ai quali addossare tutte le colpe.
Ma ora, negli ultimi mesi, siamo proprio diventati bravi. Appena è apparso chiaro al di là di ogni evidenza che dietro la mano dei fanatici di al-Qaeda prima, del Daesh poi, ci poteva essere quella di qualche saudita, e da essa magari era non troppo impossibile risalire addirittura a qualche israeliano e a qualche statunitense, il terrorismo fondamentalista islamico che quotidianamente ci accompagna ormai da quasi vent'anni si è misteriosamente dissolto, fatta salva la surrealistica "spiritosa invenzione" (come l'avrebbe chiamata l'avvocato Carlo Goldoni) di Trump il quale, incurante del fatto ch'esso sia di marca squisitamente sunnita e wahhabita, ne ha denunziato una leadership iraniana e sunnita. Al suo posto, è subentrata l'attività criminale del trio assadista-iraniano-russo (su Erdoğan lorsignori non sano ancora troppo bene come regolarsi), non solo accusato – e purtroppo, va detto, giustamente – di sbagliar politica con i curdi che si sono ben guadagnato il loro diritto all'ìindipendenza lottando eroicamente contro la gentaglia di al-Baghdadi (ma chi appoggiava, fin dai lontani Anni Ottanta, il dittatore Saddam Hussein che era ancora quello definito da Kissinger il "presidente del sorriso", e massacrava i curdi a colpi di bombe e di gas asfissiante?), ma altresì accusato di ogni nefandeza contro la malcapitata popolazione civile siriana.
E' risaputo che il "nuovo Hitler" Assad massacra il suo stesso popolo. Ce lo ha ripetuto un elegiaco Massimo Gramellini sul "Corrierone" del 17 marzo scorso (Il bimbo nella valigia), a proposito dell'esodo dei poveri civili del quartiere Goutha alla periferia di Damasco, bombardato dai siriani lealisti dell'esercito di Assad. Ma quanti poveri civili muoiono continuamente nei villeggi afghani senza posa bombardati da un quarantennio, e dei quali abbiamo perduto ormai il conto? Ma, di grazia, a Gaza non ci sono forse anche  dei poveri civili, oppure pensate che ci siano soltanto dei fanatici terroristi di Hamas che si fanno scudo dei corpi dei loro bambini che le forze armate israeliane sono quindi costrette ad uccidere?
I nostri media insistono sulle malefatte dei russi e dell'esercito lealista di Assad nella provincia di Idlib, Siria del nordovest,  ancora occupata dai ribelli che piacciono tanto agli Amis de la Syrie confortabilmente installati a Parigi e lodati da Bernard-Henri Lévy tra una soirée all'Opéra-Bastlle e l'altra. Si lamentano altresì i raids delle congiunte forze di Mosca e di Damasco ai danni dei curdi e delle milizie antiassadiste della provincia di Rojava, a nordest (ma tra Idllb a ovest e Rojava a est non esiste continuità territoriale: nel mezzo c'è un'enclave occupata dall'esercito turco e dai siriani antiassadisti suoi alleati: con quanta gioia die curdi, è immaginabile). E giustamente si rende il dovuto omaggio al periodico di "Medici senza Frontiere", che nel suo numero del gennaio scorso denunzia quella in Siria come Una guerra senza regole né pietà e sottolinea (p. 5) che quella benemerita organizzazione umanitaria "non è presente nella aree controllare dal governo (di Assad), nonostante abbia ripetutamente richiesto l'accesso a Damasco". E' cosa gravissima: che è doveroso denunziare e stigmatizzare. Ma, di grazia, giornalisti e politici vari, dove siete – e che cosa leggete – quando "Medici senza Frontiere" denunzia altresì, come fa di continuo, situazioni infami e intollerabili dal Bangladesh al Myanmar, dallo Yemen al Lago Ciad? O esistono forse vittime di serie A e di serie B, a seconda che la loro presenza serva o meno alla propaganda di chi vi tiene sul suo registro-paga oppure, al contrario, ostacoli il business di certe multinazionali? Oppurevogliam dire che  quelli fatti da Assad sono "morti buoni", mentre magari quelli provocati dalla multinazionali del petrolio sono solo ingombranti fetentissimi cadaveri nemici del progresso da far sparire al più presto possibile?

30 marzo 2018

The MORO Files (Gero Grassi) - ep.3: IL RAPIMENTO DI ALDO MORO #theMOROfiles

29 marzo 2018

Quattro giorni per dichiarare una Guerra Fredda di Thierry Meyssan

La settimana appena trascorsa è stata eccezionalmente ricca di avvenimenti. Nessun media ne ha fornito un quadro complessivo perché tutti hanno deliberatamente mascherato alcuni fatti per non smentire la narrazione dei propri governi. Londra ha tentato di provocare un grave conflitto, ma ha gettato la spugna davanti alla Russia, al presidente Trump e alla Siria.

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Il governo britannico e alcuni alleati, fra cui il segretario di Stato, Rex Tillerson, hanno tentato di scatenare una guerra fredda contro la Russia.
Il piano prevedeva, da un lato, la messinscena di un attentato contro un ex agente doppiogiochista a Salisbury; dall’altro, un attacco chimico nella Ghuta contro i “ribelli moderati”. I cospiratori volevano approfittare dello sforzo della Siria per liberare la periferia della capitale e della disorganizzazione della Russia per le elezioni presidenziali. Al termine delle manovre il Regno Unito avrebbe indotto gli USA a bombardare Damasco e il palazzo presidenziale, e chiesto all’Assemblea Generale dell’ONU di escludere la Russia dal Consiglio di Sicurezza.
Tuttavia, i servizi segreti siriani e russi sono venuti a conoscenza di quel che si stava tramando. Hanno acquisito la certezza che gli agenti statunitensi, che stavano preparando proprio dalla Ghuta un attacco chimico contro la Ghuta, non dipendevano dal Pentagono, bensì da altra agenzia USA.
A Damasco, il vice ministro degli Esteri, Fayçal Miqdal, il 10 marzo ha convocato d’urgenza una conferenza stampa per allertare i siriani. Da parte sua, Mosca ha dapprima tentato di entrare in contatto con Washington per via diplomatica. Ma, sapendo che l’ambasciatore statunitense, Jon Huntsman Jr., è amministratore di Caterpillar, che ha fornito agli jihadisti traforatrici per costruire le fortificazioni sotterranee, Mosca ha cercato di aggirare la via diplomatica normale.
Ecco la concatenazione degli avvenimenti.

12 marzo 2018

L’esercito siriano sequestra due laboratori di armi chimiche, uno il 12 marzo a Aftris, un secondo il giorno successivo, a Chifonya. Nel frattempo, la diplomazia russa spinge l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC) a entrare nell’inchiesta di Salisbury.
Alla Camera dei Comuni, il primo ministro britannico, Theresa May, accusa in modo violento la Russia di essere il mandante dell’attentato di Salisbury. Secondo May, l’ex agente doppiogiochista Serguej Skripal e la figlia sarebbero stati avvelenati con una sostanza nervina di uso militare, del tipo «sviluppato dalla Russia» sotto il nome di «novitchok». Poiché il Cremlino considera i disertori russi bersagli legittimi, May ne trae la conclusione che è altamente probabile che l’atto criminale sia stato voluto da Mosca.
Il novitchok è conosciuto grazie alle rivelazioni di due personaggi sovietici, Lev Fyodorov e Vil Mirzayanov. Nel 1992 lo scienziato Fyodorov pubblicò sul settimanale russo Top Secret (Совершенно секретно) un articolo in cui metteva in guardia sull’estrema pericolosità del prodotto e lanciava l’allarme sul possibile uso da parte degli occidentali delle vecchie armi sovietiche per distruggere l’ambiente e rendere la Russia invivibile. In ottobre 1992 Fyodorov e un responsabile del controspionaggio, Mirzayanov, pubblicarono su Notizie da Mosca (Московские новости) un secondo articolo in cui denunciavano la corruzione di alcuni generali e il traffico di novitchok da loro gestito, ignorando però a chi potessero venderlo. Mirzayanov fu arrestato per alto tradimento e poi rilasciato. Fyodorov è morto in Russia lo scorso agosto, Mirzayanov vive in esilio negli Stati Uniti, dove collabora con il dipartimento della Difesa.
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L’ex ufficiale russo del controspionaggio Vil Mirzayanov si è rifugiato negli Stati Uniti. Ora ottantatreenne, da Boston commenta il caso Skripal.
Il novitchok era fabbricato in un laboratorio sovietico a Nurus, nell’attuale Uzbekistan. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica fu distrutto da specialisti statunitensi. L’Uzbekistan e gli Stati Uniti sono quindi inevitabilmente entrati in possesso di campioni della sostanza e li hanno studiati. Entrambi i Paesi sono in grado di produrre il novitchok.
Dopo un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, il segretario di Stato, Rex Tillerson, a sua volta condanna la Russia per l’attentato di Salisbury.
Nel frattempo, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU si discute della situazione della Ghuta. La rappresentante permanente degli Stati Uniti, Nikki Haley, dichiara: «È passato quasi un anno dall’attacco al gas sarin del regime siriano a Khan Shaykhun, gli Stati Uniti avevano messo in guardia il Consiglio. Avevamo detto che, di fronte all’inazione sistematica della comunità internazionale, gli Stati Uniti sono talvolta costretti ad agire da soli. Non c’è stata reazione da parte del Consiglio, quindi gli Stati Uniti hanno colpito la base aerea dalla quale Al Assad aveva sferrato l’attacco ad armi chimiche. Oggi rinnoviamo l’avvertimento».
I servizi dell’intelligence russa fanno circolare documenti dello stato-maggiore statunitense da cui risulta che il Pentagono è pronto a bombardare il palazzo presidenziale e i ministeri siriani, sul modello di quanto fatto per conquistare Bagdad (dal 3 al 12 aprile 2003).
Commentando la dichiarazione di Nikki Haley, il ministero russo degli Esteri, che ha sempre bollato l’affare di Khan Shaykhun come «manipolazione dell’Occidente», rivela che le false informazioni che hanno indotto in errore la Casa Bianca, spingendola a bombardare la base di Al-Shayrat, provenivano da un laboratorio britannico che non ha mai rivelato come si era procurato i campioni.

13 marzo 2018

Il ministero russo degli Esteri pubblica un comunicato che condanna un possibile intervento militare degli Stati Uniti e annuncia che, qualora cittadini russi fossero colpiti a Damasco, Mosca non mancherebbe di rispondere in misura proporzionata, dal momento che il presidente russo è costituzionalmente responsabile della sicurezza dei suoi concittadini.
Aggirando la via diplomatica ufficiale, il capo di stato-maggiore russo, generale Valery Gerasimov, contatta l’omologo USA, generale Joseph Dunford, per informarlo dei timori di un attacco chimico sotto falsa bandiera nella Ghuta. Dunford prende la cosa molto seriamente e allerta il segretario della Difesa, generale Jim Mattis, che a sua volta riferisce al presidente Donald Trump. Vista la sicurezza con cui i russi sostengono che il tiro mancino sarebbe preparato all’insaputa del Pentagono, la Casa Bianca chiede al direttore della CIA, Mike Polpeo, di scovare i responsabili del complotto.
Non conosciamo gli esiti dell’inchiesta interna, ma il presidente Trump si convince che il segretario di Stato, Rex Tillerson, è implicato. Tillerson è immediatamente invitato a interrompere il viaggio ufficiale in Africa e a rientrare a Washington.
Theresa May scrive al segretario generale dell’ONU accusando la Russia di aver ordinato l’attentato di Salisbury e chiede la convocazione di una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza. Senza aspettare, espelle 23 diplomatici russi.
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Il libro di Amy Knight, pubblicato un mese e mezzo prima dell’attentato di Salisbury, anticipa quella che sarebbe diventata la tesi dell’MI5. L’autrice stessa afferma di non aver la minima prova di quanto sostiene.
Su richiesta della presidente della Commissione dell’Interno della Camera dei Comuni, Yvette Cooper, la ministra dell’Interno, Amber Rudd, annuncia che l’MI5 (servizi segreti militari interni) sta per riaprire 14 inchieste su morti che, secondo fonti USA, sarebbero state ordinate dal Cremlino.
Così facendo, il governo britannico sposa le teorie della professoressa Amy Knight, una sovietologa americana che, il 22 gennaio 2018, aveva pubblicato uno strano saggio, Ordini di uccidere: il regime di Putin e l’assassinio politico. L’autrice, che è “la” specialista dell’ex KGB, tenta di dimostrare che Vladimir Putin è un assassino seriale, responsabile di dozzine di uccisioni politiche, dagli attentati di Mosca del 1999 a quello della Maratona di Boston del 2013, passando per l’esecuzione a Londra nel 2006 di Alexandre Litvinenko e per quella a Mosca nel 2015 di Boris Nemtsov. L’autrice stessa però confessa di non avere alcuna prova di quanto sostiene.
I liberali europei entrano in azione. L’ex primo ministro belga, Guy Verhofstadt, presidente del gruppo dei liberali al parlamento europeo, invita l’Unione Europea ad adottare sanzioni contro la Russia. Il suo omologo a capo del partito liberale britannico, Sir Vince Cable, propone il boicottaggio europeo della Coppa del Mondo di calcio. Immediatamente, Buckingham Palace annuncia l’annullamento del viaggio in Russia della famiglia reale.
L’autorità di controllo britannica, l’OFCOM [Office of Communications, ndt], annuncia che per ritorsione potrebbe oscurare Russia Today, benché la rete televisiva non abbia violato in alcun modo le leggi britanniche.
Il ministero russo degli Esteri convoca l’ambasciatore britannico a Mosca per informarlo che misure a titolo di reciprocità gli saranno indicate da lì a poco, in ritorsione dell’espulsione da pare di Londra dei diplomatici russi.
Ancor prima di averlo comunicato all’interessato, il presidente Trump annuncia su Twitter di aver destituito il segretario di Stato. Tillerson viene sostituito da Mike Pompeo, ex direttore della CIA, che il giorno prima aveva confermato l’autenticità delle informazioni trasmesse dal generale russo Dunford. Arrivato a Washington, Tillerson ottiene conferma della propria destituzione dal segretario generale della Casa Bianca, generale John Kelly.
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Rex Tillerson, ex patron della più grande multinazionale al mondo, Exxon Mobil, si riteneva al di sopra della mischia. Con sua grande sorpresa, è stato invece brutalmente licenziato da Donald Trump. Tillerson pensava di essere al servizio del mondo anglosassone, Trump lo ha ritenuto invece un traditore della patria.
L’ex segretario di Stato, Rex Tillerson, proviene dalla borghesia texana. Lui e la sua famiglia si sono impegnati negli Scout statunitensi, di cui divenne il presidente nazionale (2010-2012). Culturalmente vicino all’Inghilterra, quando divenne presidente della mega multinazionale Exxon Mobil (2006-2016), non esitò sia a condurre una campagna politicamente corretta perché i giovani gay fossero ammessi negli scout, sia a reclutare mercenari nella Guyana britannica. Sarebbe membro della Pilgrims Society, il più prestigioso club anglo-statunitense, presieduto dalla regina Elisabetta II, di cui numerosi membri fecero parte dell’amministrazione Obama.
Nelle funzioni di segretario di Stato, la sua buona educazione ha rappresentato una guarentigia per Donald Trump, reputato dall’alta società statunitense un istrione. Tillerson è entrato in conflitto con il presidente su tre questioni di primaria importanza, che ci permettono di tracciare l’ideologia dei cospiratori:
-  come Londra e lo Stato Profondo Usa, Tillerson riteneva utile demonizzare la Russia per consolidare il Potere degli anglosassoni nel campo occidentale;
-  come Londra, Tillerson pensava che per salvaguardare il colonialismo occidentale in Medio Oriente occorreva favorire il presidente iracheno, sceicco Rohani, contro la Guida della Rivoluzione, l’ayatollah Khamenei. Sosteneva quindi l’accordo 5+1;
-  come lo Stato Profondo USA, Tillerson riteneva che l’oscillazione della Corea del Nord verso gli Stati Uniti doveva rimanere segreta ed essere sfruttata per giustificare un dispiegamento militare, diretto in realtà contro la Cina Popolare. Era dunque favorevole a colloqui ufficiali con Pyongyang, ma si opponeva a un incontro tra i due capi di Stato.

14 marzo 2018

Mentre Washington è ancora sotto shock, Theresa May interviene di nuovo alla Camera dei Comuni per sviluppare le proprie accuse. Che vengono ribadite dai diplomatici britannici in numerose organizzazioni intergovernative di tutto il mondo. Rispondendo al primo ministro, il deputato blairista Chris Leslie definisce la Russia uno Stato-canaglia e chiede venga cacciata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Theresa May s’impegna a esaminare la questione rimarcando che tale cacciata non potrà che essere decisa dall’Assemblea Generale, per poter così aggirare il veto russo.
Il Consiglio del Nord-Atlantico, cioè la NATO, si riunisce a Bruxelles su richiesta della Gran Bretagna. I 29 Stati membri stabiliscono un nesso tra il ricorso alle armi chimiche in Siria e l’attentato di Salisbury. Tutti considerano la Russia come « probabilmente» responsabile di entrambi questi eventi.
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Jens Stoltenberg, segretario generale della NATO, insieme alla rappresentante permanente della Gran Bretagna nel Consiglio del Nord-Atlantico, Sarah MacIntosh. Costei è ex direttrice delle problematiche della difesa e dell’intelligence al ministero inglese degli Esteri, incarico che lasciò a Jonathan Allen, attuale incaricato d’affari all’ONU.
A New York, il rappresentante permanente della Russia, Vasily Nebenzya, propone ai membri del Consiglio di Sicurezza di adottare una dichiarazione comprovante la volontà condivisa di far luce sull’attentato di Salisbury, affidando l’inchiesta all’OPAC, nel rispetto delle procedure internazionali. Ma la Gran Bretagna si oppone a ogni testo che non contenga l’affermazione secondo cui la Russia sarebbe « probabilmente responsabile» dell’attacco.
Durante il dibattito che segue, la Gran Bretagna è rappresentata dal proprio incaricato d’affari, Johathan Allen. È un agente del MI6 [spionaggio per l’estero], che ha creato il servizio di propaganda bellica del Regno Unito e ha attivamente sostenuto gli Jihadisti in Siria. Allen dichiara: «La Russia ha già interferito negli affari di altri Paesi; si è già fatta beffe del diritto internazionale in Ucraina; disprezza la convivenza civile, come mostra l’attacco a un aereo commerciale sui cieli dell’Ucraina da parte di mercenari russi; ancora, la Russia difende l’uso da parte di Assad di armi chimiche (…). Lo Stato russo è responsabile di questo tentativo di assassinio». Il rappresentante permanente della Francia è François Delattre, che grazie a un decreto derogatorio del presidente Nicolas Sarkozy fu formato dal dipartimento di Stato degli USA. Delattre interviene per ricordare come il proprio Paese si sia fatto promotore di un’iniziativa per mettere fine all’impunità di coloro che usano armi chimiche. Lascia intendere che tale iniziativa, diretta contro la Siria, potrebbe rivolgersi anche contro la Russia.
L’ambasciatore russo, Vasily Nebenzya, ricorda che la seduta è stata convocata su richiesta di Londra, ma che è la Russia a volerla pubblica. Osserva che la Gran Bretagna viola il diritto internazionale giacché evoca questa vicenda al Consiglio di Sicurezza mentre tiene l’OPAC al di fuori dell’inchiesta. Rimarca che, se Londra ha potuto identificare il novitchok, è perché ne possiede la formula e può dunque fabbricarne direttamente. Ricorda ancora il desiderio della Russia di collaborare con l’OPAC, nell’ambito delle procedure internazionali.

15 marzo 2018

La Gran Bretagna diffonde una dichiarazione comune, firmata la vigilia insieme alla Francia, alla Germania, nonché a Rex Tillerson, all’epoca ancora segretario di Stato degli USA. Il testo fa proprio il sospetto britannico: denuncia l’uso «di una sostanza neurotossica di qualità militare, di un genere sviluppato dalla Russia». Afferma che è «altamente probabile che la Russia sia responsabile dell’attacco».
Il Washington Post pubblica un articolo d’opinione firmato da Boris Johnson, mentre il segretario statunitense al Tesoro, Steven Mnuchin, adotta nuove sanzioni contro la Russia. Queste non sono legate alla vicenda in corso, ma alle accuse di ingerenza nella vita pubblica degli Stati Uniti. Il decreto sanzionatorio fa tuttavia riferimento all’attentato di Salisbury, assunto a conferma dei comportamenti subdoli della Russia.
Il ministro britannico della Difesa, il giovane Gavin Williamson, dichiara che la Russia, alla luce dell’espulsione dei suoi diplomatici, dovrebbe «smetterla» (sic). Dalla fine della Seconda Guerra mondiale è la prima volta che il dirigente d’uno Stato membro permanente del Consiglio di Sicurezza ricorre a simili termini nei confronti di un altro membro del Consiglio. Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, commenta: «È un giovanotto affascinante che vuole sicuramente conquistare un posto nella Storia facendo dichiarazioni shock. [...] Ma forse gli difetta l’educazione ».
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Nel corso di tutta la sua storia, l’Inghilterra non ha mai esitato a mentire e a venir meno alla parola data pur di difendere i propri interessi. Di qui il soprannome francese di Perfida Albione (dal nome latino dell’Inghilterra).

Conclusioni

In soli quattro giorni la Gran Bretagna e i suoi alleati hanno creato le premesse di una nuova divisione del mondo, cioè d’una guerra fredda.
Ma è un fatto che la Siria non è l’Iraq e l’ONU non è il G8, dal quale peraltro la Russia è stata esclusa in seguito all’adesione della Crimea alla sua Federazione e al proprio sostegno alla Siria. Gli Stati Uniti non vogliono distruggere Damasco e la Russia non sarà esclusa dal Consiglio di Sicurezza. La Gran Bretagna, dopo essersi ritirata dall’Unione Europea e aver rifiutato di firmare la dichiarazione cinese sulla via della seta, pensava così di accrescere la propria statura politica eliminando un concorrente. Un colpo basso con il quale s’illudeva di conquistare una nuova dimensione, diventando la Global Britain annunciata da Theresa May. Ma, così facendo, la Gran Bretagna ha soltanto distrutto la propria credibilità.

28 marzo 2018

Siria: l'Occidente continua ad abbeverarsi alla fonte della propaganda jihadista


Come accadde durante la guerra libica del 2011 e come accade ormai da sette anni n Siria, da quando iniziò la guerra civile, è la propaganda jihadista a ispirare la comunità internazionale e il mondo dei media. Come è successo ad Aleppo e oggi a Ghouta Est, l’Occidente si indigna per le stragi di civili provocate dalle forze di Bashar Assad e ignora i morti provocati dai ribelli, premendo per instaurare tregue e cessate il fuoco che andranno a tutto vantaggio delle milizie jihadiste.
Per inciso, le stesse che ideologicamente propugnano lo Stato islamico retto dalla sharia e appoggiano e giustificano il terrorismo e il jihad contro gli infedeli (cioè noi) che colpisce negli Usa e in Europa.
Difficile distinguere tra buoni e cattivi in una guerra civile ma, pragmaticamente, pare evidente che l’alternativa al governo di Damasco non è la democrazia cantonale svizzera ma uno Stato islamico basato sulla legge coranica e in cui non ci sarebbe spazio per sciti, cristiani o altre fedi diverse dal più ortodosso islam sunnita.
Ciò nonostante Usa ed Europa continuano a sostenere i ribelli siriani appoggiati da Turchia e monarchie sunnite del Golfo benchè questo conflitto abbia comportato una serie di minacce devastanti per il Vecchio Continente, dalla fuga dei cristiani all’immigrazione illegale, dai foreign fighters al terrorismo.
alnusra
Una cecità spiegabile solo con la valutazione che la nostra classe politica non sa quello che fa o che i miliardi di petrodollari investiti in Europa dai monarchi del Golfo hanno permesso di comprare non solo aziende, armi, alberghi e squadre di calcio ma anche molte coscienze politiche.
Non si può interpretare diversamente la credibilità accordata dai governi e dai media Occidentali, così come dalle organizzazioni internazionali, alle notizie provenienti da Ghouta, sobborgo di Damasco in mano da anni a diverse milizie jihadiste, alle notizie a senso unico fornite da Ong e fonti tutte legate a doppio filo agli insorti.
Certo l’assenza di fonti neutrali è dovuta anche al rischio di omicidio e rapimenti che corrono i giornalisti che dovessero spingersi nelle aree in mano ai ribelli ma è altrettanti evidente che queste aggressioni compiute più volte ai danni dei media hanno il chiaro obiettivo di tenere lontane dal fronte le fonti neutrali per poter spacciare a piene mani la propaganda jihadista.
Gli esempi più eclatanti? I supposti attacchi con armi chimiche attribuiti al regime di Damasco sono stati maldestramente documentati da “Aleppo media center” e “Idlib media center”, cioè dagli uffici stampa delle milizie di al-Qaeda in Siria amplificati da diverse tv e media arabi per lo più basati nelle monarchie del Golfo ma hanno ugualmente avuto ampia eco e patenti di credibilità in tutto l’Occidente
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Un copione già visto nel 2011 durante la guerra libica che determinò la caduta e la morte di  Muanmmar Gheddafi.  Ciò nonostante da sette anni i media italiani e di tutto il mondo riportano quasi sempre acriticamente le informazioni diffuse dall’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), Ong con sede a Londra e a tutti gli effetti vicina ai ribelli.
L’Ondus diffonde dati sullòe vittime dei raid aerei e dei bombardamenti di artiglieria governativi su Ghout impossibili verificare ma che vengono ciò nonostante riportati dai media senza esporre dubbi circa la loro veridicità o circa l’affidabilità della fonte, di parte come lo è, dall’altro lato della barricata, l’agenzia di stampa governativa siriana SANA.
Per questo è ridicolo che Ue e Onu si straccino le vesti per le condizioni dei civili a Ghouta, sotto attacco in seguito all’offensiva delle truppe di Assad ma non si preoccupino della popolazione di Damasco bersagliata dai mortai e dai razzi dei ribelli (di cui peraltro parlano in pochissimi).
Eppure fonti di tenore opposto o meno allineate, come quelle del clero cristiano siriano, non mancherebbero per cercare di offrire un’informazione quanto meno bilanciata.
Esercito conquista al Nusra
Ad Aleppo come a Raqqa e ora a Ghouta i jihadisti non consentono l’evacuazione dei civili perché li utilizzano come scudi umani e per sacrificarli sull’altare della propaganda. Lo hanno fatto in precedenza anche i miliziani dello Stato Islamico a Sirte e Mosul e quelli di Hamas a Gaza, a conferma che si tratta di una tattica comune ai gruppi insurrezionali.
In questo contesto appare chiaro per quale ragione la comunità internazionale chieda il ripristino di un cessate il fuoco a Ghouta che ha l’obiettivo non certo di soccorrere i civili ma di dare respiro alle milizie jihadiste circondate e condannate alla sconfitta.
Qualcuno vuole forse farci credere che cibo e medicinali consegnati a Ghouta Orientale vengano distribuiti alla popolazione invece che gestiti direttamente dai miliziani islamisti?
Le truppe governative appoggiate dalle milizie scite alleate e dalle forze aeree russe avanzano su tutti i fronti applicando la stessa tattica utilizzata con successo per espugnare il centro di Aleppo, città tornata a una parvenza di vita normale dopo la cacciata dei ribelli, in gran parte stranieri.
Inevitabili, come in tutti i conflitti, le vittime tra i civili ma attribuirle a una sola fazione in campo significa voler diffondere “fake news” (quelle che fino a ieri definivamo “bufale”) in modo consapevole.
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Eppure lo stesso Occidente che piange per i ribelli jihadisti di Ghouta , dove i governativi evacuano i civili per completare le operazioni belliche, sembra aver dimenticato i curdi che pure celebravamo come eroi quando combattevano lo Stato Islamico a Kobane. Ora che combattono gli invasori dell’esercito turco e delle milizie “moderate” dell’Esercito Siriano Libero, l’Europa si volta dall’altra parte.
Del resto c’è poco da aspettarsi dai “Cuor di Leone” che governano l’Europa, proni ai petrodollari del Golfo e al “sultano” di Ankara che ci prende ormai da anni a calci da Cipro alla Libia, dal fronte dei flussi migratori a quello del gas senza mai perdere occasione di accusare gli europei di nazismo e islamofobia.
Certo alla Turchia si può rimproverare la mancanza di scrupoli ma non certo di coerenza nel perseguire i propri interessi nazionali: negli anni scorsi Ankara non ha esitato a sostenere lo Stato Islamico, acquistandone il petrolio estratto nei pozzi occupati in Iraq e Siria e favorendo l’attacco jihadista a Kobane, pur di cacciare o vedere sottomessi i curdi in Siria.
Ciò nonostante non c’è bisogno di scomodare grandi giuristi per sapere che l’invasione turca di Afrin viola il diritto internazionale, così come la presenza militare statunitense in Siria. Possibile che in quella grande coniglieria che è divenuta l’Europa nessuno senta il bisogno di mostrare un sussulto di dignità?
FILE - This Jan. 28, 2018 file photo, Turkish troops take control of Bursayah hill, which separates the Kurdish-held enclave of Afrin from the Turkey-controlled town of Azaz, Syria. Nearly a month into Turkey's offensive in the Syrian Kurdish enclave of Afrin, hundreds of thousands of Syrians are hiding from bombs and airstrikes in caves and basements, trapped while Turkish troops and their allies are bogged down in fierce ground battles against formidable opponents. (DHA-Depo Photos via AP, File)
Anche in virtù dei nostri interessi considerato che ogni occupazione militare porta alla fuga di masse di persone che almeno in parte cercheranno di riversarsi in Europa, anche perchè le ricche monarchie sunnite del Golfo che hanno voluto la guerra civile siriana non li vogliono.
D’altra parte quali equilibri guidino oggi la cosiddetta “comunità internazionale” anche nell’ambito della gestione dei conflitti è apparso chiaro l’anno scorso quando un rapporto dell’Onu accusò i sauditi e le altre monarchie del Golfo Persico impegnate nel conflitto nello Yemen di colpire volontariamente i civili nelle regioni in mano ai ribelli sciti Houthi.
Riad minacciò di togliere i suoi cospicui finanziamenti alle Nazioni Unite se il documento di condanna non fosse stato ritirato e il segretario generale, all’epoca Ban Ki-moon, obbedì al diktat saudita pur esprimendo “profondo rammarico”.
Foto Reuters, AP e AFP
Siria: l'Occidente continua ad abbeverarsi alla fonte della ...   Analisi Difesa

27 marzo 2018

VACCINI / IL MANUALE ANTI FAKE NEWS FIRMATO DAL VIROLOGO GIULIO TARRO

Un vero manuale anti bufale, un volume che tutti i genitori e le famiglie dovrebbero leggere per districarsi nella giungla dei vaccini, un libro da far adottare in tutte le scuole, da imporre ai politici di ogni colore, in particolare alla ministra (per fortuna ex) della Salute Beatrice Lorenzin, un must per il Mago di ricette & provette Stefano Burioni, che su questo fronte considera tutti "Somari", anche il Nobel Luc Montagnier, protagonista, lo scorso 2 marzo in occasione dei 50 anni dell'Ordine Nazionale dei Biologi, di un pesantissimo j'accuse sull'uso obbligatorio di massa dei vaccini. Come neanche ai tempi della Gestapo.
Autore del fresco di stampa è il virologo napoletano Giulio Tarro, già candidato al Nobel per la Medicina, allievo di Albert Sabin e presidente della Commissione sulle biotecnologie della virosfera all'Unesco. "10 cose da sapere sui vaccini", il titolo dell'e book appena in rete per i tipi di Newton Compton.



Il libro del professor Giulio Tarro, che vediamo nella foto in alto
Un libro scientificamente super attrezzato, corredato da una imponente bibliografia, arricchito da documenti, cifre, statistiche e dichiarazioni dei più accreditati scienziati a livello internazionale e soprattutto con un pregio che lo caratterizza: l'estrema chiarezza, la lucidità nell'analisi, la capacità di trasmettere con semplicità ed efficacia notizie e fatti di per sé complessi, e qui affrontati con la pacatezza della ragione, lontana mille miglia dall'arroganza di tanti tromboni che popolano accademie e salotti parascientifici, ben protetti e foraggiati dai ricchi rubinetti di Big Pharma.
Ci sembra oltre che un diritto all'informazione, anche un dovere civile riportare alcuni passaggi salienti del volume, trattandosi, appunto, di una materia estremamente delicata, che coinvolge la vita di tutti e soprattutto di tanti bimbi, spesso neonati, che i Vati al soldo dell'industria farmaceutica e la scodinzolante politica di casa nostra (in testa il Pd di Matteo Renzi) costringono a raffiche di vaccinazioni. Come mandrie al macello.
Partiamo proprio da questo punto bollente, e dolente, l'obbligo vaccinale introdotto da lady Lorenzin & C. e del tutto inesistente nella maggior parte dei paesi europei.

UN OBBLIGO VACCINALE CAMPATO PER ARIA
La "soglia di sicurezza è un concetto basato su contestati algoritmi, ma in nome del quale è stato giustificato lo strumento del decreto per imporre una campagna vaccinale di cui nessuno – tranne gli addetti ai lavori – sentiva il bisogno". E ancora: "Considerato che non era imminente alcuna epidemia, ci sarebbe da domandarsi il perchè di un provvedimento di urgenza, come il 'decreto Lorenzin', invece di un disegno di legge che avrebbe garantito una discussione più pacata e certamente più produttiva".
E poi, nel capitolo "Una sbalorditiva campagna vaccinale", prosegue Tarro: "le innumerevoli polemiche sorte a seguito della malaccorta campagna vaccinale hanno dato vigore a mantra salmodiati in Tv quali 'La scienza non è democratica' o 'Due più due fa sempre quattro anche se il mondo votasse che fa cinque' che avrebbero dovuto rintuzzare le obiezioni di chiunque pone qualche osservazione critica su alcune vaccinazioni". Ovvio il riferimento al Mago dei vaccini Burioni e alle vergognose pagine e pagine disinformative dei grandi media – sic – a cominicare da Repubblica.


Beatrice Lorenzin

Ma eccoci al merito del problema, ossia perchè la vaccinazione obbligatoria non solo è profondamente sbagliata ma soprattutto pericolosa per eserciti di bimbi.
"I vaccini sono farmaci veri e propri ed è quindi ovvio che possano causare reazioni avverse". "Se usati in modo generalizzato possono essere utili in alcuni soggetti, inutili in altri e dannosi in altri ancora".
Quindi: "l'efficacia delle vaccinazioni non è così sicura e generalizzata come alcuni sostengono. La mortalità da molte malattie era calata nel Paesi industrializzati ben prima dell'introduzione delle vaccinazioni", perchè "i fattori di igiene e di nutrizione hanno un ruolo determinante".
Circa le forti perplessità verso le vaccinazioni di massa vengono citati i pareri di non pochi scienziati. Ad esempio quello del professor Eric Hurwitz della prestigiosa Ucla School of Public Health, secondo cui "la vaccinazione è un salto nel buio" e "la mancanza di fiducia nella loro sicurezza non si può definire un equivoco ma una paura scientificamente giustificabile".

LE NON IMPREVEDIBILI REAZIONI AVVERSE
Eccoci al nodo delle 'reazioni avverse'. Sottolinea il più noto allievo di Sabin: "da un punto di vista immunologico si sa che la reazione che la vaccinazione innesca, sia a livello del sistema immunitario sia a livello di altri sistemi, generalmente ha una durata nel tempo molto lunga e in alcuni casi può addirittura durare per tutta la vita. Ebbene, altrettanto lunga può essere la durata delle reazioni avverse".
E ancora: "Si dice che le vaccinazioni sono sicure, ma spesso si tralascia di considerare l'altro lato della questione: la vaccinazione può innescare reazioni immunopatologiche anche a distanza di tempo, proprio perchè stimola il sistema immunitario per un lungo periodo sia per la via non fisiologica di somministrazione, sia per l'aggiunta di adiuvanti (in particolare l'alluminio, come viene ampiamente documentato, ndr). Ciò si può tradurre in patologie nuove oppure in scatenamento o peggioramento di patologie immunomediate che erano latenti nel momento della vaccinazione".
Non è certo finita: "la letteratura scientifica attuale conferma l'evidenza clinica che quanto maggiore è il numero dei vaccini somministrati contemporaneamente e quanto più piccolo, immaturo e/o nato prematuramente il bambino, tanto maggiori sono i rischi di reazioni avverse: ospedalizzazioni per gravi patologie o addirittura morte".
Drammatiche le cifre riportate nello studio di due scienziati statunitensi, Gary Goldman e Nail Miller, basato su dati VAERS (Vaccine Adverse Events Reporting System). Nella maggior parte dei casi le reazioni avverse registrate sono "lievi effetti indesiderati" (come febbre e reazioni locali), ma nel 13 per cento dei casi si tratta di "reazioni gravi", come pericolo di vita, ospedalizzazione, invalidità permanente o morte. Ma – viene precisato – i dati sono abbonantemente sottostimati, perchè lo stesso Vaers "è un sistema di farmacovigilanza passivo, intrinsecamente soggetto a sotto-segnalazione": secondo alcune rilevazioni, "una sottostima pari a 50 volte di eventi avversi". Tragico il bilancio stilato da David Kessler, ex commissario della Food and Drug Administration, che sovrintende al sistema Vaers: "vengono segnalati solo circa l'1 per cento degli eventi avversi gravi". Cifre e percentuali che fanno venire i brividi.
Commenta Tarro: "si può ritenere che i vaccini, analogamente agli inquinanti ambientali e alle sostanze chimiche in generale (xenobiotici) svolgano un effetto disorganizzante il sistema immunitario e quindi squilibrante / scatenante le patologie latenti che ogni organismo ha. Ciò è particolarmente facile in quei soggetti più deboli o geneticamente predisposti in cui la vaccinazione può scatenare, tanto più facilmente quanto più il bambino è immaturo, la patologia sottostante e, in casi veramente eccezionali, anche la morte".

SOS VACCINAZIONI MULTIPLE
Clamoroso il caso dei militari deceduti a causa di "vaccinazioni multiple", come documentato nel 'progetto Signum', condotto su quasi mille soldati impegnati nell'operazione 'Babilonia' in Iraq, che ha portato a concludere: "le vaccinazoni, e in particolare le modalità di somministrazione scorrette, sono tra i fattori di rischio per la salute dei militari".
A questo punto si domanda e domanda Tarro: "se in giovani adulti (i militari) è stato accertato da una Commissione parlamentare che i vaccini, specie quelli somministrati in numero maggiore di cinque, hanno causato gravi danni immunitari e oncologici agendo come concause o fattori scatenanti in un organismo già immunocompromesso a causa di altri agenti stressanti, non è forse legittimo sospettare che i medesimi vaccini possano a maggior ragione fungere da fattori scatenanti anche in neonati o comunque in individui con un sistema immunitario immaturo o immunocompromesso?".
E' molto frequente il caso, osservato nella esperienza clinica, di bambini non vaccinati ma più sani di quelli vaccinati: meno soggetti a patologie infettive, intestinali oppure neurologiche, per fare solo alcuni esempi. I motivi possono essere molteplici e il virologo partenopeo li rammenta: "le vaccinazioni non sono state personalizzate ma vengono effettuate anche a bambini che non le necessitavano e che vengono danneggiati da queste; le vaccinazioni disorganizzano il sistema immunitario in bambini predisposti; le vaccinazoni vengono somministrate a bambini immaturi; le vaccinazioni sono numericamente troppe".
Il pericolo per il futuro: "Non si sa ancora quali saranno le conseguenze a lungo termine sulla popolazione delle vaccinazioni quando vengono effettuate in modo massivo. Alcuni si pongono questa domanda: come mai negli ultimi decenni sono in continuo e preoccupante aumento molte malattie pediatriche?".
Ancora: "Come possiamo accettare con leggerezza le vaccinazioni di massa non personalizzate in neonati immunologicamente immaturi dei quali non conosciamo nulla e ai quali inoculiamo una miscela di farmaci biologici e chimici i cui effetti a lungo termine sono del tutto sconosciuti e il cui rapporto rischi / benefici è ancora meno noto?".

E BIG PHARMA CONTA LE SUE MONTAGNE DI EURO & DOLLARI
Chi ha solo una montagna di benefici senza correre alcun rischio è l'industria farmaceutica, che può contare dollari ed euro sul pallottoliere e tuffarsi come nella piscina di Paperone. Mentre i media strombazzano che lo fanno per puro spirito di servizio, autentico slancio umanitario e missionario perchè con i vaccini si guadagna poco e niente.
Un'altra fake news, una vera bufala che pascola nei prati dell'ignoranza, della malainformazione e soprattutto della malafede. I dati che Tarro riporta nel suo libro sono chiari e incontrovertibili: quello dei vaccini è un gigantesco, sterminato business.
"E' vero che nel fatturato farmaceutico globale i vaccini occupano un posto limitato (2-3 per cento), ma stanno godendo di un inaspettato esponenziale sviluppo economico. Estremamente interessante e chiarificatore è un documento pubblicato da Miloud Kaddar, senior adviser e health economist dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ci riporta il fatturato e alcuni suggerimenti su come sviluppare il mercato delle vaccinazioni, confermando che la vendita dei vaccini è diventata per l'industria una miniera d'oro che deve essere curata e preservata per mezzo di politiche sanitarie che nei vari Paesi sostengano, promuovano e incentivino le vaccinazioni: triplicazione del fatturato da 5 miliardi di dollari nel 2000 a quasi 24 miliardi nel 2013; le vendite di vaccini nei Paesi sviluppati hanno un incremento del 10-15 per cento all'anno contro una crescita del 5-7 per cento di altri farmaci; mentre solo il 15 per cento della popolazione appartiene ai Paesi industrializzati, l'82 per cento della vendita dei vaccini è effettuata in questi; obiettivo per i prossimi anni: raggiungere i 100 miliardi di dollari entro il 2025 grazie ai 120 nuovi prodotti che sono stati programmati e di cui 60 vengono dichiarati rilevanti per i Paesi in via di sviluppo. Kaddar sostiene che 'i vaccini stanno diventando il motore dell'industria farmaceutica'".


Miloud Kaddar

Continua la disamina 'economica' del business vaccini: "In questo suo documento Kaddar afferma la necessità di far spendere ai governi dei Paesi in via di sviluppo miliardi di dollari in vaccini, quando una delle priorità per quelle aree del mondo è investire in qualcosa che per la salute è ben più vitale, come alimentazione adeguata, istruzione, migliori condizioni igienico-sanitarie negli ambienti di vita e di lavoro, accesso a strutture ospedaliere efficienti, disponibilità di acqua potabile, senza i quali i vaccini nulla possono per migliorare le aspettative di vita. Comunque – aggiunge lo scienziato partenopeo – anche nei Paesi industrializzati ci chiediamo quante risorse utilmente incanalabili verso un miglioramento delle prestazioni del sistema sanitario vengano disperse grazie alla esponenziale politica di espansione economica dei manager dei vaccini". Parole che pesano come macigni.
Nel corso del suo intervento all'Ordine Nazionale dei Biologi, Luc Montagnier ha sottolineato la basilarità del concetto – oltre che di Prevenzione – anche e soprattutto di Precauzione. A questo proposito Tarro rammenta le parole dell'oncologo Lorenzo Tomatis dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro: "Adottare il principio di precauzione e quello di responsabilità significa accettare il dovere di informare e impedire l'occultamento di informazioni su possibili rischi per la salute ed evitare che si continui a considerare l'intera specie umana come un insieme di cavie sulle quali saggiare tutto quanto è capace di inventare il progresso tecnologico".
Parole che dovrebbero entrare nella zucca di tanti, troppi giornalisti al servizio di Big Pharma e di tanti, troppi scienziati alla Burioni.

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26 marzo 2018

I “ribelli moderati” della Ghouta, di Thierry Meyssan

Nel momento in cui le forze della Repubblica e della Russia stanno liberando la Ghouta orientale e ogni ora 800 siriani trovano rifugio a Damasco, pubblichiamo questo studio sui combattenti che gli occidentali qualificano "ribelli moderati".
I media occidentali asseriscono che, nella Ghouta orientale, Siria e Russia stanno annientando valorosi difensori della democrazia.
Secondo i governi di Regno Unito e Francia si tratta di tre distinti gruppi armati: l'Esercito dell'Islam, la Legione Rahman e Ahrar el-Sham.
Secondo Siria e Russia invece, i nomi di questi tre gruppi non designano una diversa ideologia. Queste tre formazioni non difenderebbero in realtà ciascuno una propria idea sulla Siria, bensì gli interessi dei rispettivi sponsor. Si sarebbero uniti grazie alla risoluzione 2401 e all'attacco che ora stanno subendo.
Molti sono i dati che circolano sul numero dei soldati di ciascuno di questi gruppi e sul numero degli abitanti della Ghouta orientale. In realtà sono cifre non verificabili, tant'è vero che l'ONU ha rinunciato a quantificarli. Non vi è dubbio che i civili della Ghouta sono siriani, non si ha certezza invece della nazionalità dei combattenti. Sicuramente alcuni di loro sono siriani, spesso pregiudicati, molti altri sono invece stranieri (che per definizione non possono essere qualificati "ribelli"). Anche in questo caso si tratta di stime non verificabili.
Due sole cose si sanno con certezza di questi gruppi:
-  Innanzitutto sappiamo di quali armi disponeva nel 2015 l'Esercito dell'Islam. È un dato superato, però verificabile grazie al video di una parata militare, organizzata nel 2015 nella Ghouta dal capo del gruppo, in cui sfilano quattro blindati e circa 2.000 uomini, ossia un numero di combattenti dieci volte inferiore a quello rivendicato.
-  In secondo luogo le informazioni che si possono ricavare dagli strumenti di propaganda: loghi, bandiere, siti internet, account Twitter, portavoce.
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Logo di Jeïch el-Islam

Jeïch el-Islam

Jeïch el-Islam, ossia Esercito dell'Islam, è l'unica organizzazione radicata localmente. È stato creato a settembre 2013 dalla famiglia Allouche, a partire da un altro gruppo, la Brigata dell'Islam. Agisce con i metodi da gang, imponendo la propria legge ai commercianti della Ghouta e giustiziando pubblicamente, senza esitare, chi ne contesta il potere.
Jeïch el-Islam all'inizio fu diretto da Zahran Allouche, figlio del predicatore Abdallah Allouche, membro dei Fratelli Mussulmani, rifugiatosi in Arabia Saudita. Dal 2009 al 2011 Zahran Allouche è stato in prigione perché affiliato alla Confraternita dei Fratelli Mussulmani. Fu liberato grazie a un'amnistia generale, decretata dal presidente el-Assad su richiesta di Paesi terzi. Per parecchi anni Zahran Allouche ha terrorizzato gli abitanti di Damasco dichiarando che avrebbe "ripulito" la città. Ogni venerdì [1] annunciava gli attacchi che avrebbe sferrato alla capitale. Nel 2013 ad Adra rapì delle famiglie alauite [2]. Utilizzò alcuni alauiti come scudi umani e ne portò a spasso, rinchiusi in gabbie, un centinaio. Giustiziò poi gli uomini perché gli "infedeli" sapessero quale sorte li aspettava. Alla sua morte gli subentrò un uomo d'affari, lo sceicco Isaam Buwaydani, detto "Abu Hamam".
Il cugino di Zaharan Allouche, Mohammed Allouche, si rese celebre per la repressione dei costumi. Creò il Consiglio Giudiziario Unificato, che impose a tutti gli abitanti della Ghouta la versione saudita della sharia. È noto in particolare per aver organizzato esecuzioni di omosessuali, lanciandoli dai tetti delle case. Costui è ora il rappresentante di Jeïch el-Islam ai negoziati dell'ONU a Ginevra.
La famiglia Allouche oggi vive confortevolmente a Londra.
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Il blasone della Brigata dell'Islam (a sinistra) si è trasformato nel blasone dell'Esercito dell'Islam quando il secondo gruppo si è formato partendo dai combattenti del primo.
Quando fu creato, l'Esercito dell'Islam riunì una cinquantina di gruppuscoli. In un comunicato ampiamente divulgato in Asia, l'organizzazione si è presentata come difensore dei mussulmani, chiamando a raccolta i mussulmani del mondo intero per fare la jihad in Siria.
Come risultato della mediazione egiziano-saudita, a luglio 2017 l'Esercito dell'Islam ha accettato di riconoscere la Ghouta orientale "zona di de-escalation" sotto controllo russo.
Il suo account Twitter: https://twitter.com/islamarmy_eng3
Il suo canale YouTube è da poco stato chiuso.
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Su questa schermata del sito dell'Esercito dell'Islam (consultato il 15 marzo 2018) si può leggere una preghiera contro i non-sunniti, siano mussulmani sciiti o cristiani o ebrei. Si conclude così: «Uccideteli. Dio li tormenta per mezzo delle vostre mani. Dio vi concederà la vittoria».
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Logo della Legione l'Immensamente Misericordioso
Faylaq al-Rahman
Faylaq al-Rahmane, ossia la "Legione dell'Immensamente Misericordioso" è un gruppo mercenario del Qatar, da cui viene equipaggiato con armamenti moderni, soprattutto RPG [lanciagranate portatile anticarro, ndt]. È composto massicciamente da stranieri.
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Nel calligramma della Legione dell'Immensamente Misericordioso, il sottotitolo in inglese "Corpo Al-Rahman" indica che si rivolge principalmente agli jihadisti occidentali che non leggono l'arabo.
Il suo account Twitter diffonde molti video che esaltano la missione del terrorista: https://twitter.com/alrahmancorps
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Logo di Ahrar el-Cham

Ahrar el-Cham

Harakat Ahrar al-Sham al-Islamiyya, abbreviato in Ahrar al-Sham, si traduce con Movimento Islamico degli Uomini Liberi del Levante. Gli "uomini liberi" non sono tali in rapporto al concetto occidentale di libertà. Non si sono liberati da una dittatura, ma sono stati liberati dalla condizione umana attraverso la pratica dell'islam salafita. Per fugare ogni dubbio sull'interpretazione dell'aggettivo, sul logo c'è un minareto.
Questo gruppo di carattere internazionale fu creato dagli egiziani quando Hosni Mubarak fu rovesciato dagli Stati Uniti [3]. Diversi membri siriani dei Fratelli Mussulmani, incarcerati perché appartenenti a quest'organizzazione terrorista, dopo essere stati amnistiati nel 2011 su richiesta di Paesi terzi, si unirono al Movimento Islamico. Molti di loro sono stati collaboratori di Osama Bin Laden, prima in Afghanistan poi in Jugoslavia, il che spiega la loro vicinanza ai Talebani, da loro spesso citati come esempio di fede.
Nelle loro pubblicazioni il gruppo si definisce «movimento islamico completo, che combatte per Allah e difende la religione».
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La bandiera di Ahrar al-Sham, nelle mani di un combattente a cavallo che sfila in parata militare.
Il gruppo è comandato da Hassan Sufan, detto "Abu al-Bara", che ha passato in prigione una decina d'anni perché membro della Confraternita dei Fratelli Mussulmani.
Il ministro degli Esteri di Ahrar al-Sham, Labib al-Nahahs, circola liberamente in occidente. È un britannico, ufficiale dell'MI6 (servizi segreti). A luglio 2015 ha pubblicato articoli d'opinione sul Washington Post e sul Daily Telegraph.
Il gruppo è sostenuto da Qatar e Turchia. Gli Emirati Arabi Uniti lo considerano invece un'organizzazione terrorista.
Il loro sito internet: ahraralsham.net
Il loro account Twitter: https://twitter.com/ahrar_alsham_en
Il loro canale YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCCAgcKXwipFldow9ipQH2oA/videos

Punti comuni di questi tre gruppi

Non ci sono differenze ideologiche fra questi tre gruppi. Tutti si richiamano al pensiero dei Fratelli Mussulmani [4]. Secondo loro, la vita di ogni giorno si divide tra ciò che, alla luce della loro concezione dell'islam, è lecito e ciò che non lo è.
Ci sono tuttavia differenze nel modo in cui ritengono debbano essere trattate le persone che non condividono la loro ideologia. In ogni caso, non c'è più persona che viva sotto il loro dominio che non sia sunnita.
Come accade per tutti i combattenti della "rivoluzione islamica", queste tre organizzazioni di frequente si combattono e si alleano fra loro e i loro uomini cambiano spesso bandiera. Sarebbe assurdo trarne conclusioni di fondo. In questi scontri e alleanze al più si possono vedere dispute dei capi per il territorio e opportunismo dei soldati.
Questi tre gruppi, al pari di molti altri, dispongono di bandiere e di loghi ben disegnati e diffondono video di qualità. Tutto questo materiale di propaganda è prodotto nel Regno Unito, che, nel 2007, si è dotato di un'unità per la propaganda di guerra, il RICU (Research, Information and Communications Unit), diretto da un ufficiale dell'MI6, Jonathan Allen. A iniziare dalla vicenda delle armi chimiche dell'estate 2013, il RICU si avvale dei servizi di una società esterna che assiste nella propaganda i combattenti in Siria (nonché quelli in Yemen). Dapprima fu la compagnia Regester Larkin, poi Innovative Communications & Strateies (InCoStrat), entrambe dirette da un ufficiale dell'MI6, il colonnello Paul Tilley.
Quanto a Jonathan Allen, il cui grado non è noto, è diventato il numero due della rappresentanza permanente britannica alle Nazioni Unite. È lui che, al presente, conduce nel Consiglio di Sicurezza l'attacco alla Russia e alla Siria.
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L'ufficiale dei servizi segreti britannici e incaricato degli affari di Sua Maestà, Jonathan Allen, mentre tiene una conferenza stampa all'ONU in compagnia dell'alleato privilegiato, l'ambasciatore di Francia, François Delattre.

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